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[ISSN 1974-028X]

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ANTICA


N. 3 - Marzo 2008 (XXXIV)

I VIAGGI DI SAN PAOLO IN GRECIA

BEREA, ATENE, CORINTO, KENCHREAI - Parte II

di Maria Cristina Ricci

 

Berea
(At. 17,10-14)

 

La prima parte del viaggio per questa citt si svolgeva ancora lungo la via Egnazia, che superava le tappe ad Decimum (It. Hier. 605,5) e Gephyra (It. Hier. 605,6), stazione al ponte sul fiume Axios, fino all'altezza dell'odierna Nea Khalkhidon da dove partiva un'antica strada che si dirigeva a SO verso Berea ed Atene, stazione che si potrebbe localizzare nelle prossimit del villaggio di Yefira, che si affaccia sulla riva occidentale destra del fiume, oppure sulla sponda sinistra, nel punto in cui passa la ferrovia da Belgrado.

 

La presenza di una fiorente citt moderna, Veria, sorta su quella antica, ha reso praticamente impossibile la scoperta di strutture. Abbiamo invece numerose epigrafi.

 

A Berea le parole di San Paolo ricevono un'ottima accoglienza tra alcune nobildonne del posto e tra i Giudei che frequentavano la sinagoga; l'eco di questo successo giunge fino a Tessalonica, dove coloro che avevano gi una volta ostacolato l'opera missionaria di Paolo decidono di intervenire contro di lui anche in questa citt (At. 17,10 O d delfo eqwj di nuktj cpemyan tn te Palon ka tn Siln ej Broian, o/tinej paragenmenoi ej tn sunagogn tn I)oudawn pV/esan. 11 otoi d san egensteroi tn n QessalonkV , otinej dcanto tn lgon met pshj proqumaj kaq mran nakrnontej tj grafj e coi tata otwj. 12 pollo mn on c atn psteusan ka tn 'Ellhndwn gunaikn tn eschmnwn ka ndrn ok lgoi. 13 j d gnwsan o p tj Qessalonkhj 'Ioudaoi ti ka n t Berov kathgglh p to Palou lgoj to qeo, lqon kke saleontej ka tarssontej toj clouj).

 

Nuovamente in pericolo, Paolo viene portato verso la costa, come riportato in At. 17,14 eqe/wj d tte tn Palon 'ecapsteilanoi (a)delfo poreesqai wj p tn qlassan, forse a Pidna identificata dal Pritchett a sud della citt di Makrygialos o Bada (Tab. Peut. segm. VII,1), sul Golfo Termaico, dopo aver superato Acerdos, forse detta anche Ascordus, da un fiume ricordato da Livio (Liv. XLIV,7,6) che successivamente ha cambiato nome in Palatisa (Tab. Peut. segm. VII,1); e Aloros o Arulos, sito non ha ancora una localizzazione certa: Plinio (Plin. NH IV,34) ricorda che la citt si trovava tra Pidna e il fiume Haliakmon, mentre Strabone (7 frg. 22) la colloca a 70 stadi da Methone, in Bottiaea e non in Pieria, la Tab. Peut. segm. VII,1 indica una distanza di 15 miglia tra Acerdos e Aloros; o a Dion (localizzata nei pressi di Malathria) o, ancora pi a sud, a Sabatium (Tab. Peut. segm. VII,2), il cui sito stato localizzato a N dell'odierna Platomona. In base allo studio della Tab. Peut. segm. VII,1, Pritchett registra altre due tappe tra Pidna e Dion, Anamo, localizzata presso Korinos, a 9-10 km da Pidna, e Hatera, che probabilmente corrisponde allodierna Katerine (nella Tabula annotata una distanza di 12 miglia tra Hatera e Dion, che non contraddetta dalle attuali misurazioni).

 

Atene
(At. 17,15-34)

 

Probabilmente per arrivare ad Atene Paolo prefer imbarcarsi, in quanto un viaggio via terra attraverso la Tessaglia, oltre ad essere estremamente lungo, era anche piuttosto pericoloso per la presenza di predoni.

 

Preso il mare da Pidna, dopo aver costreggiato la Tessaglia, la rotta doppiava il capo Sepas, si inoltrava nel mare Euboicum, toccava Calcide e, attraversato lo stretto dell'Euripo, puntava verso il capo Sunio per risalire poi lungo la costa occidentale dell'Attica fino ad Atene.

 

Secondo R. Fabris Paolo sbarc nel porto del Falero, pi piccolo del Pireo, dove attraccavano le grandi navi da guerra, ma pi vicino alla capitale: il porto del Falero per le sue dimensioni era preferibile per l'attracco di piccole imbarcazioni destinate al traffico locale; al contrario il Pireo ospitava spesso grandi navi mercantili e da guerra.

 

La testimonianza di Strabone (Strabo IX.21) ricorda che il Falero era il primo demo sulla costa ad est del Pireo, e Pausania (Paus. VIII.10.4) lo colloca a venti stadi da Atene; queste indicazioni hanno favorito l'identificazione del sito della citt con l'area del promontorio in cui sorge la Chiesa di Haghios Georgios, mentre l'ampia rada della spiaggia di Phaleron tra il promontorio e Mounychia ad O probabilmente era il porto.

 

Seguendo la strada che collegava il Falero ad Atene, si arriva alla porta sud, detta anche Halde, sbucando proprio di fronte alla Sto di Eumene, al Teatro di Dioniso e all'Odeon di Pericle, alle cui spalle sorge l'Acropoli.

 

In At 17,16 viene evidenziato come Paolo si irritasse nel vedere quanti idoli fossero sparsi per la citt (At. 17,16 'En d taj 'Aqnaij kdecomnou atoj to Palou parwcneto t pnema ato n at qewrontoj katedwlon osan tn plin), in pi, oltre a predicare nella sinagoga, spesso si recava tra i pagani nell'agor (At. 17,17 dielgeto mn on n t sunagwg toj 'Ioudaoij ka toj sebomnoij ka n t gor kat psan mran prj toj paratugcnontaj), in cui sorgeva un numero notevole di templi.

 

Passando lungo la via delle Panatenee, che tagliava trasversalmente l'agor, era possibile ammirare le stoai che ne occupano il lato settentrionale e parte di quello occidentale, dove si dispongono anche il tempio di Apollo Patroos, il Metroon e la Tholos; il lato orientale della piazza costituito dalla grandiosa sto di Attalo, ed anche il lato meridionale consiste in un portico, la sto di mezzo, che separa l'agor principale dall'agor sud. Di fronte alla sto di Attalo si trova il bema, da dove San Paolo potrebbe aver parlato alla gente che affollava la piazza.

 

Nell'area interna, invece, dominano a sud il monumentale Odeon di Agrippa, intorno al quale si dispongono l'altare degli Eroi Eponimi, quello di Zeus Agoraios, costruito originariamente sulla Pnice, ed il tempio di Ares, che fu trasportato qui dal demo di Acharnai durante il regno di Augusto.

 

Inoltre, sul Kolonos Agoraios, la collina ad ovest dell'agor, svetta il tempio di Efesto, altro notevole simbolo del culto pagano ad Atene.

 

In un simile ambiente, aperto alle novit, le parole di Paolo furono inizialmente accolte con interesse da alcuni filosofi, epicurei e stoici, i quali lo portarono sull'Areopago (At. 17,18 tinj d ka tn 'Epikourewn ka Stoikn filosfwn sunballon at, ka tinej legon: t n qloi spermolgoj otoj lgein; o d: cnwn daimonwn doke kataggelej enai, ti tn 'Ihson ka tn nstasin ehggelzeto. 19 pilabmeno te ato p tn Areion pgon gagon lgontej: dunmeqa gnnai tj kain ath p so laloumnh didac; 20 cenzonta gr tina esfreij ej tj koj mn: boulmeqa on gnnai tj kain ath p so laloumnh didac; 21 'Aqenaoi d pntej ka o pidhmontej cnoi ej odn teron hkaroun lgein ti koein ti kainteron), o colle di Ares, che era la sede del pi antico tribunale di Atene e del primo Parlamento aristocratico; dalla seconda met del V sec. in poi qui si esercit solo il potere giuridico e si svolsero i processi per i casi di omicidio.

 

Secondo la testimonianza di Pausania (I,28.5-7) sull'Areopago c'era un altare dedicato ad Atena Area, formato da due pietre (la pietra dell'implacabilit e la pietra della violenza), sulle quali salivano da un lato l'accusatore, dall'altro l'imputato; sempre in questa zona sorgeva anche il Santuario delle Erinni, in cui erano conservate oltre alla tomba di Edipo, posta all'interno del recinto le statue di queste divinit insieme con quelle di Plutone, Ermes e Gea; in genere qui gli imputati prosciolti ringraziavano gli dei facendo sacrifici in loro onore. Oggi non restano tracce di questo altare, e nemmeno di quello visto da San Paolo dedicato al Dio Ignoto (At. 17,23 dierxmenoj gr ka naqewrn t sebsmata mn eron ka bwmn n peggrapto: 'Agnwst qe. O on gnoontej e sebete, toto g kataggllw mn).

 

Il messaggio cristiano tuttavia non fu compreso dagli Ateniesi, i quali trovavano assurdo il concetto di resurrezione; negli Atti viene ricordato il nome di un solo convertito, Dionigi l'Areopagita, e la mancanza nell'epistolario paolino di riferimenti ad Atene fa pensare che qui non si form una comunit cristiana come era successo nelle precedenti citt (At. 17,32 'Akosantej d nstasin nekrn o mn xleazon o d epan: kousmeq sou per totou ka plin. 33 o/twj Paloj xlqen k msou atn. 34 tinj d ndrej kollhqntej at psteusan, n oj ka Dionsioj 'Areopagthj ka gun nmati Dmarij ka teroi sn atoj).

 

Corinto
(At. 18,1-26)

 

In seguito a questi eventi Paolo lasci Atene, proseguendo il suo viaggio verso Corinto (At. 18,1 Met tata cwrisqej k tn 'Aqhnn lqen ej Krinqon); sebbene gli Atti tacciano riguardo alla strada (o alla rotta) percorsa, in genere viene accettata l'ipotesi di un percorso via terra, lungo la famosa Via Sacra fino ad Eleusi e poi per la Via Scironiana.

 

La Via Sacra, fiancheggiata lungo tutto il suo percorso da numerosi monumenti funebri e altari, da Atene passava per la localit Sciro, quindi per il demo dei Laciadi; tra i vari monumenti che si incontravano lungo la strada, alcuni sono stati individuati nel luogo in cui ora sorgono delle chiese bizantine, come nel caso del sacro recinto di Zeus Meilichios, i cui resti sono stati riutilizzati per la chiesa di Haghios Sabas, o del tempio di Kyamites, oggi Haghios Gheorghios.

 

Prima di entrare nel territorio di Eleusi era necessario superare i Riti, due laghetti di acqua marina che costituivano uno dei punti di confine tra il territorio ateniese e quello eleusino: il pi piccolo dei due era legato al culto di Demetra, mentre laltro a quello di Kore.

 

Dopo aver oltrepassato la zona detta Reggia di Crocone, dal nome del primo signore di Eleusi, il percorso raggiungeva un ponte, di cui restano tracce di et adrianea, tramite cui si superava il Kephisos (Sarantapotamos); quindi si arrivava ad Eleusi.

 

Dalla tappa successiva, Megera (Tab. Peut. segm. VI,5), si proseguiva per un breve tratto lungo ca. 4 km prima di imboccare la Via Scironiana, una strada lunga 9 km a strapiombo sul mare, nota per la sua pericolosit fin dai tempi pi antichi (Herodt. VIII 71 e Plin. Nat. Hist. IV 23); successivamente, attraversata la piana litoranea di Kinetta, si giungeva a Krommyon (Haghii Theodori), che sorgeva in un punto strategico lungo il lato nord del Golfo Saronico, e a Schoinous.

 

Superato il Diolkos presso lestremit meridionale, le tappe successive in direzione sud erano il Santuario di Poseidon, Isthmia, e Kenchreai, da dove il percorso arrivava nel cuore della citt attraversando la sto sud dell'agor; se invece Paolo prosegu il viaggio fino al Lechaion, probabilmente entr a Corinto da nord, lungo la strada del Lechaion, che portava anch'essa nell'agor, tagliandone il lato settentrionale.

 

Il Diolkos era la principale via di comunicazione tra il golfo Saronico e quello di Corinto, che permetteva un facile trasporto delle navi via terra; costruito nel VI sec. a.C. durante la tirannide di Periandro questo passaggio era formato da blocchi di pietra calcarea (oggi possibile vedere i profondi solchi lasciati dal passaggio delle navi che di solito erano sistemate su piattaforme per il trasporto); la larghezza della strada poteva raggiungere i m 6 da un minimo di m 3.40. Delle sue estremit quella occidentale consisteva in un molo pavimentato, mentre l'altra fu risistemata nel corso del IV sec. a.C.; l'utilizzo del Diolkos attestato fino al IX sec. d.C.

 

Al suo arrivo Paolo viene accolto da una coppia di giudei, Priscilla e Aquila, che erano stati costretti ad abbandonare l'Italia a causa dell'editto di Claudio (At. 18,2 ka ern tina 'Ioudaon nmati 'Aklan, Pontikn t/gnei prosftwj lhluqta p tj 'Italaj ka Prskillan gunaka ato, di t diatetacnai Kladion cwrzesqai pntaj toj 'Ioudaouj p tj `Rw/mhj proslqen aqoj); in quegli anni infatti si era manifestato un irrigidimento dell'impero nei confronti del mondo giudaico, tanto da indurre l'imperatore stesso ad ordinare che tutti i giudei residenti a Roma lasciassero la citt. Questa notizia riportata anche da Svetonio (Suet. Claud. 25) il quale per riferisce che l'ordine di espulsione era limitato ai soli seguaci di Cristo.

 

San Paolo a Corinto seguit a diffondere la Parola di Dio ogni sabato nella sinagoga, mentre durante la settimana lavorava come fabbricante di tende presso i suoi ospiti; egli aveva rivolto la sua predicazione anche alle famiglie pagane, e nonostante la reazione ostile di alcuni giudei nei suoi confronti, in molti, corinzi ed ebrei tra cui va annoverato il capo della sinagoga Crispo abbracciarono la nuova fede.

 

L'animosit dei giudei rimasti fedeli al culto ebraico era rimasta viva, a tal punto che, ad un anno e mezzo dal suo arrivo, Paolo fu trascinato nell'agor davanti al tribunale di Gallione, allora proconsole dell'Acaia, con l'accusa di diffondere un culto diverso da quello giudaico (At. 18,11 kqisen d niautn ka mnaj x didskwn n atoj tn lgon to qeo. 12 Gallwnoj d nquptou ntoj tj 'Acaaj katepsthsan moqumadn o 'Ioudaoi t PalJ ka gagon atn p t bma 13 lgontej ti par tn nmon napeqei otoj toj nqrpouj sbesqai tn qen. 14 mllontoj d to Palou nogein t stma epen Gallwn prj toj 'Ioudaouj: e mn n dkhm ti adiorghma ponhrn, 'Ioudaoi, kat lgon n nescmhn mn, 15 e d Zhtmat stin per lgou ka nomtwn ka nmou to kaq mj, yesqe ato: kritj g totwn o bolomai ena.

 

In quel periodo Corinto era una delle pi importanti e ricche citt della Grecia, e l'agor aveva beneficiato di questa situazione: divisa in due da una fila di edifici con orientamento SO-NE, la piazza era occupata nella parte inferiore da numerosi templi che si disponevano lungo il suo lato occidentale, da una sto e dalla grande via per il porto del Lechaion sul lato settentrionale. Ai lati di questa strada si affacciavano altri imponenti edifici, come la basilica settentrionale, un lungo e stretto edificio all'interno un colonnato delimitava un grande ambiente che veniva utilizzato come tribunale.

 

L'agor superiore era caratterizzata dalla monumentale sto S, che ne occupa tutto il lato meridionale; alle spalle di questo portico si alternavano botteghe ed edifici utilizzati per varie funzioni; tra di essi uno fu eliminato per permettere l'ingresso nell'agor alla via per Kenchreai.

In asse con questa strada, inserito tra le strutture che dividono la piazza, si trova il bma riguardo il quale Kent (n 322) riporta un'iscrizione che faceva parte di uno degli ortostati della decorazione, di cui attesta l'appartenenza ad un periodo compreso tra il 25 ed il 50 d.C. costituito da una piattaforma fiancheggiata da due camere poste al livello dell'agor inferiore e comunicanti con essa tramite due scalinate; l'ingresso principale si apriva sul lato meridionale, forse tra due colonne sistemate su basi quadrate, ed era completato da un parapetto la cui funzione era di offrire uno sfondo ornamentale a chi proveniva dall'agor inferiore.

 

E' probabile che proprio qui Paolo sia stato giudicato da Gallione, fratello del filosofo Seneca, citato in varie fonti (Sen. Q.Nat. IV,10 ed Ep. XVIII,1,1; Plin. H.N. XXXI,62-63; Tac. Ann. XV,73; Dio Cass. LXI,35,4 e LXII,20,1) ed in un'iscrizione scoperta a Delfi (Museo, magazz. Frgms n 3883, 2178, 2271, 4001, 728, 500, 2311) in cui si riporta il testo di una lettera inviata dall'Imperatore Claudio al proconsole Gallione; questa testimonianza permette di datare il suo incarico di proconsole tra il 51 ed il 52 d.C. e di conseguenza di collocare in questo periodo anche il soggiorno paolino a Corinto.

 

Kenchreai
(At. 18,18)

 

San Paolo, pochi giorni dopo il suo incontro con il proconsole dell'Acaia, che non aveva voluto ascoltare le lamentele dei giudei, decide di riprendere il proprio viaggio, imbarcandosi a Kenchreai alla volta di Efeso (At. 18,18 `O d Paloj ti prosmenaj mpaj kanj toj delfoj potacmenoj cplei ej tn Suran, ka sn at Prskulla ka 'Aklaj, keirmenoj n Kegcreaj tn kefaln, ecen gr ecn).

 

Kenchreai era il porto orientale di Corinto, con la quale era collegato tramite la strada che si immette nel lato meridionale dell'agor; il porto si estende lungo l'estremit occidentale del golfo Saronico in una pianura alluvionale di forma triangolare ed protetto da promontori a nord e a sud (su quest'ultimo versante con un pendio piuttosto scosceso), mentre ad est privo di barriere naturali.

 

Il porto caratterizzato da due moli a NE ed a SO, formati da rocce e terra, che racchiudono un'area di ca. 30.000 m2, alle cui estremit sorgono due templi, quello di Afrodite e quello di Iside o Asclepio; il molo SO ha origine da un largo pontile la cui estremit rivolta verso il mare formata da un complicato sistema di vivai. Da qui verso NO una schiera di magazzini fronteggia il porto per pi di m 200; lungo il lato NO dell'area portuale ci sono altre strutture commerciali dall'aspetto meno omogeneo, che si affacciano su un largo molo; a nord, accanto al porto vero e proprio, si estende una piazza fiancheggiata su un lato da una sto.

 

La partenza dal porto di Kenchreai segna la conclusione della visita di Paolo in Grecia in occasione del secondo viaggio missionario; successivamente negli Atti menzionato un suo ritorno a Filippi e a Corinto, quando iniziarono a presentarsi i primi momenti di crisi nelle nuove comunit cristiane (terzo viaggio, 53-57 d.C.).

 

Il viaggio in Grecia, rispetto agli altri, che si sono svolti nella maggior parte dei casi in Asia Minore, si svolto quasi esclusivamente via terra, in quanto probabilmente l'unica occasione in cui Paolo si imbarca per dirigersi da Berea ad Atene, anche se restano delle incertezze per il tratto da Atene a Corinto.

 

La presenza di una strada consolare come la via Egnazia, che attraversava gran parte dei centri pi importanti della Macedonia, ha sicuramente agevolato la scelta di un percorso via terra; al contrario in Asia Minore San Paolo prefer viaggiare con la nave, in quanto questo mezzo permetteva degli spostamenti rapidi e mirati verso quei centri che, essendo anche porti, rappresentavano degli ottimi punti di diffusione per il nuovo Credo.

 

Citt come Efeso e Antiochia di siria rappresentano i nuovi fulcri del commercio e della ricchezza per l'impero romano, il cui interesse non pi rivolto alla Grecia, ormai solo simbolo della cultura del tempo, e priva di qualunque importanza da un punto di vista commerciale e politico, ma all'Asia minore.

 

Lo studio delle varie citt macedoni e greche ha posto l'accento su alcune problematiche legate alla presenza di moderni centri urbani sorti sui resti dei siti antichi: in questo senso sono esemplari i casi di Neapoli, Tessalonica e Berea, oggi Kavala, Salonicco e Veria, che presentano tutt'ora tracce pi o meno evidenti esclusivamente della fase tardo romana.

 

Solo per Tessalonica stato possibile dare un seppur vago quadro della situazione urbanistica di I sec. d.C., in quanto il foro antonino-severiano ed alcuni edifici hanno mantenuto la stessa posizione delle fasi precedenti.

 

Apollonia resta l'unica citt di incerta ubicazione, nonostante di recente siano stati trovati resti di una cinta muraria nella zona dove, in base ad alcune fonti, probabile che sorgesse questo centro.

 

Ad Atene, ampiamente conosciuta per la fase presa in esame, non sono state trovate tracce che indichino il luogo in cui si trovava l'altare al Dio Ignoto, menzionato da Paolo stesso durante il suo discorso sull'Areopago, e non ancora stato appurato se Paolo sia sbarcato nel porto del Pireo o del Falero, pi piccolo del precedente e utilizzato per i commerci locali, ma anche meno distante dalla citt.

 

Inoltre, se per il tragitto attraverso la Macedonia certo che Paolo abbia seguito il percorso della Via Egnazia, restano alcuni dubbi sulle altre strade e sulle rotte seguite durante il viaggio: nel testo degli Atti ad esempio non viene detto esplicitamente che l'Apostolo s'imbarc per l'Attica, ma solo che si diresse verso il mare.

 

In realt esisteva anche una via costiera, almeno fino a Sabatium, tuttavia maggiormente accettata l'ipotesi di un imbarco, probabilmente da Dium o da Pidna, per la presenza dei predoni che infestavano il territorio della Tessaglia.

 

Le indicazioni topografiche presenti negli Atti non bastano, senza un supporto archeologico o un confronto con altre fonti, per chiarire questi ed altri interrogativi legati ai luoghi della predicazione di Paolo: le stesse sinagoghe, fondamentali punti d'incontro delle comunit ebraiche, sono tutt'ora oggetto di ricerca.

 

Sotto questa luce acquista ancora maggiore importanza l'iscrizione trovata a Filippi, che costituisce l'unica testimonianza archeologica dell'esistenza di una sinagoga nella citt.

 

Abbreviazioni:

 

Adelt - Archaiologhikn Delton

Aephem - Archaiologhik Ephimers

AJA - American Journal of Archaeology

ANRW - Aufstieg und Niedergang der Rmischen Welt

BCH - Bulletin de Correspondance Hellnique

CRAI - Comptes Rendus de L' Academie des Inscriptions

EAA - Enciclopedia dell'Arte Antica Classica e Orientale

JAT - Journal of Ancient Topography

JHS - Journal of Hellenic Studies

PAE - Praktik tis en Athnais Archaiologhiks Etaireas

 

 

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