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ANTICA


N. 2 - Febbraio 2008 (XXXIII)

I VIAGGI DI SAN PAOLO IN GRECIA

ASPETTI ARCHEOLOGICI - Parte I

di Maria Cristina Ricci

 

La cronologia relativa a San Paolo stata oggetto di svariati studi, ed ancora oggi gli esegeti non sono del tutto concordi; nel testo stata seguita la datazione proposta da R. Fabris, che colloca il secondo viaggio missionario di San Paolo negli anni 50-52 d.C.; A. Penna propone una cronologia compresa tra gli anni 50-53 d.C., mentre M. Adinolfi tra il 49 ed il 52 d.C. Il viaggio si svolse per terra e per mare.

 

Tra le strade percorse da Paolo va ricordata la via Egnazia. Costruita con chiari intenti militari, da Apollonia-Dyrrachion attraversava i Balcani, toccando in Macedonia Eraclea, Edessa, Pella, quindi i centri interessati dal viaggio di san Paolo, da Tessalonica a Neapoli. Superata la Tracia, la strada giungeva fino all'Ellesponto e a Bisanzio. La sua cronologia ancora motivo di discussione: F.W. Walbank ritiene possibile che la strada sia stata costruita qualche anno dopo la riduzione a provincia della Macedonia (146 a.C.).

 

Al contrario G. Molisani tende ad alzare la cronologia agli anni immediatamente successivi al 168 a.C., quando i Romani sconfissero Perseo, in base a due iscrizioni che riportano il nome di Cn. Egnatius: la prima (Suppl. CIL III,98), scoperta a Corinto sul basamento di una statua, secondo Molisani precedente al 146 a.C. (anno in cui Corinto fu distrutta), la seconda, trovata a Lucus Feroniae, di et repubblicana (lo studioso pur con qualche incertezza suggerisce di sciogliere l'abbreviazione PR PR di quest'ultima iscrizione con praetor proconsole; anche se gli ex pretori potevano governare province di media importanza, va per detto che questo scioglimento piuttosto insolito).

 

F.W. Walbank tuttavia non accetta una datazione cos alta e ritiene pi plausibile che il Cn. Egnatius della strada omonima sia stato, nel 145 a.C., il diretto successore di Metellus Macedonicus, primo governatore della provincia macedone. Inoltre non escluso che la persona citata nell'epigrafe di Corinto abbia vissuto in questa citt anche dopo il 168, periodo in cui avrebbe comunque potuto offrire i propri servizi a L. Antonius Damonicus, i cui figli fecero costruire la statua dedicatoria.

 

Anche sull'interpretazione di PR PR data da G. Molisani lo studioso ha sollevato alcuni dubbi, notando che il miliario scoperto a Gallico, in cui compare il nome di Cn. Egnatius, presenta l'abbreviazione PRO COS (proconsul), che, in base a quanto riportato, andrebbe sciolta come praetor proconsule, dando luogo ad una evidente forzatura.

 

Per Aik. Romiopoulou Cn. Egnatius appartenne alla trib Stellatina, rivestendo la carica di proconsole tra gli anni 146 e 120 a.C.; St. Samartzidou, che ha esaminato un altro miliario (Kavala Museum L 1209) trovato ad Amygdaleon, con un'iscrizione bilingue in cui compare il nome di Cn. Egnatius, si limita a presentare le varie ipotesi avanzate dai suoi predecessori.

 

Il viaggio di Paolo per Atene invece si svolge per mare, probabilmente partendo da Pidna o da Dium; probabile che la rotta abbia costeggiato la Tessaglia passando successivamente per il mare Euboicum attraverso lo stretto dell'Euripo e doppiando il Capo Sunio. Molte fonti attestano il passaggio delle navi attraverso lo stretto dellEuripo, nonostante fosse largo solo 60 m. e le sue correnti, in base alla testimonianza di Strabone (Strabo IX 403), Seneca (Sen. Herc. Oet. 779-781), Plinio (Nat. Hist. II 219) e Pomponio Mela (Pompon. Chor. II 108), cambiassero frequentemente corso di giorno e di notte; anche il Casson sostiene che San Paolo lo abbia attraversato. Di diverso avviso il Fabris, che considerando la pericolosit di questo tratto di mare, ha ipotizzato che lApostolo sia passato al largo dellEubea.

 

Da Atene a Corinto, mancando elementi interni al testo che indichino un viaggio per nave, forse Paolo segu un tratto della via Sacra e la via Scironiana; da questa strada, attraversato il Diolkos, si poteva raggiungere Corinto da nord, passando per il porto del Lechaion, oppure da sud, superando Isthmia e Kenkreai.

 

Il viaggio in Asia Minore si era concluso con l'imbarco da Troade in Frigia alla volta della Macedonia, dove San Paolo ed il suo seguito approdano dopo aver oltrepassato Samotracia.

 

Neapoli
(At. 16,11)

 

Il porto che li accoglie quello di Neapoli, punto di scalo della pi importante Filippi, ad esso collegata dalla Via Egnazia; questo centro portuale, tappa di passaggio per Paolo, non ha lasciato grandi tracce della sua passata esistenza (At. 16,11: 'Anacqntej d p TrJdoj equdromsamen ej Samoqrkhn, t d piosV ej Nan plin; sul suo sito sorta l'odierna Kavala, la cui presenza non ha permesso di condurre in quest'area opportune indagini archeologiche.

 

Al contrario, lungo il tratto di strada di circa 12 miglia che unisce l'antica Neapoli a Filippi, nella localit di Vassilaki vicina al villaggio di Amygdaleonas, sono stati riportati alla luce i resti di una fonte e di alcuni pozzi, identificabili con la statio Fons co; segnalata nella Tabula Peutingeriana segm. VII,3 tra Filippi (It. Ant. 320,5 mpm XXXIII; It. Hier. 603,10 mil. 10) e Nespoli (It. Ant. 321,1 mpm XII; It. Hier. 603,9 mil. 9) col disegno stilizzato di un tempio; per i Levi indicava la presenza di alloggi per i viandanti, mentre per Bosio un importante centro cultuale che avesse anche la funzione di mansio.

 

La via Egnazia da Neapoli si dirigeva verso ovest, lungo un percorso che fu successivamente ripreso in et medievale dalla strada lastricata del monastero di San Silas; attraversato lo stretto passaggio tra le pendici del monte Symbolon la strada girava intorno ad una collina fortificata, ai cui piedi sono stati trovati i resti della fonte, superava l'odierna Amygdaleon per proseguire nella piana di Filippi con orientamento SE-NO.

 

Filippi
(At. 16,12-40)

 

All'altezza della localit Megalo Lithari, dove fu eretto il monumento al legionario Gaio Vibio Quarto (CIL X,647) e dove la presenza di una fonte aveva inizialmente portato a credere che qui si trovasse Fons CO, la strada piegava bruscamente ad angolo retto e si dirigeva ad ovest, nella citt di Filippi, che sorgeva al centro di una zona molto fertile, ricca di fiumi e ruscelli; oggi la sua posizione messa in evidenza da un'ansa piuttosto accentuata della strada Kavala-Dramas, a circa 12 km a nord di Kavala. Dalla grande Porta di Neapoli, difesa da due torri avanzate, la Via Egnazia, passando lungo il lato settentrionale del foro, attraversava la citt della quale era lasse urbano principale.

 

Qui San Paolo inizia a diffondere il nuovo Credo, rivolgendosi soprattutto alla comunit ebraica del posto che, per celebrare i propri riti (il luogo di preghiera probabilmente era un recinto a cielo aperto), si riuniva il sabato fuori da Filippi oltre la porta occidentale, nei pressi di un fiume (At.16,13 t te mrv tn sabbtwn xlqomen cw tj plhj par potamn o nomzomen proseucn enai, ka kaqsantej lalomen taj sunelqosaij gunaicn).

 

Probabilmente i Giudei non volevano celebrare i loro riti in un ambiente in cui prevalevano i culti pagani; inoltre non da escludere che questa comunit fosse talmente piccola da non potersi permettere di costruire una sinagoga. Durante il suo regno Claudio aveva emanato una legge secondo cui gli ebrei, a causa dei recenti tumulti che avevano causato, non potevano risiedere a Roma; possibile che qualche colonia abbia seguito l'esempio della capitale.

 

La frase xlqomen cw tj plhj par potamn si riferisce con ogni probabilit ad una porta, identificata da alcuni con una volta monumentale, ancora esistente ai tempi di Collart, che sorgeva presso le sponde del fiume Angites. L'arco, dalle linee semplici e a fornice singolo, era stato costruito sulla linea del pomerium; la zona compresa tra questo e la cinta muraria era considerata sacra.

 

Tuttavia, se lo si confronta con monumenti simili (ad es. ad Aosta e a Gerasa) si nota che in genere la loro distanza dalle mura non supera i 400 m, mentre in questo caso raggiunge i 2 km.; di conseguenza il Frothingham ha considerato il monumento di Filippi un arco territoriale che marcava la zona rurale della citt, non quella urbana.

 

Secondo altri studiosi invece questo monumento commemorava la battaglia di Filippi che in effetti si era svolta nelle vicinanze, mentre Koukouli-Khrysantaki identifica pi semplicemente l'arco con la porta occidentale della citt, e riconosce nel fiume citato uno dei tanti ruscelli che scorrono nel territorio di Filippi; tuttavia ogni ipotesi presentata non ha avuto finora conferma, quindi la questione ancora aperta.

 

Invece sulla presenza di ebrei a Filippi stata scoperta di recente, presso il cimitero ovest, una stele molto interessante, che conferma l'esistenza di questa comunit.

 

Si tratta di una lastra in marmo locale, la cui larghezza diminuisce verso la base, lavorata rozzamente, priva di cornice, con sommit curva. Le numerose scheggiature presenti lungo i bordi, specialmente quelle sul lato sinistro e sulla sommit, non impediscono la lettura dell'epigrafe greca che al primo rigo preceduta da una foglia d'edera. Le dimensioni sono: altezza 90 cm, larghezza alla sommit 70 cm, larghezza alla base 58 cm; lo spessore varia dai 10 ai 15 cm; le dimensioni delle lettere hanno un'altezza tra i 3 ed i 5,5 cm. Catalogazione: trovata nel cimitero occidentale di Filippi, oggi conservata nel museo della citt (N inv. L1529).

 

NIKOSTRATO

AUR.OCUCOLIOS

EAUTO KATASKEU

BASA TO CAMWSO

RON TOUTW. OS AN DE

ETERWN NEKUN KATAQE

SE DWSIPROSTEIMOU THSU

NAGWGH Q MR

Nikstra(toj)

Ar(lioj) 'Ocuclioj

aut kataske

basa t camw/so

ron totw. Oj n d

terwn nkun kataq

se(i) dsi prostemou t su

nagwg Q MR

 

Nikostratos Aurelios Oxycholios stesso ha costruito questa tomba. Se qualcuno vi deporr il cadavere di altri pagher una multa alla sinagoga.

 

Dallo studio dei nomi di vari ebrei stabilitisi in Grecia emerso che era piuttosto comune usare la lingua e l'onomastica greca (Nikostratos Oxycholios) oltre al gentilicium romano (Aurelios); tuttavia ci non dimostra che questa minoranza si fosse integrata con la gente del posto.

 

In particolare l'analisi del nome ricordato nella stele permette la datazione della tomba, poich il gentilicium indica una data non antecedente al 212 d.C., anno della Constitutio Antoniniana, e il cognomen greco Oxycholios compare solo a partire dal III sec. d.C. Di conseguenza la tomba d'epoca posteriore al viaggio di San Paolo, ma costituisce una testimonianza tangibile dell'esistenza a Filippi di una comunit ebraica nel III sec.

 

La predicazione in questa citt si rivel fruttuosa e port alla conversione di Lidia, una commerciante di porpora, e della sua famiglia (At. 16,14 ka tij gun nmati Luda, porfurpwlij plewj Quaterwn sebomnh tn qen, kouen, j krioj dnoixen tn kardan proscein toj laloumnoij p to Palou. 15 j d baptsqh ka okoj atj).

 

La guarigione di una schiava posseduta, che aveva la facolt di predire il futuro, fu per i padroni motivo di profondo risentimento nei confronti di San Paolo, a tal punto che lo condussero nella pubblica piazza affinch fosse giudicato dai capi della citt.

 

L'agor cui si fa riferimento nel testo greco (At.16,18 lkusan ej tn gorn p toj rcontaj) oggi presenta solo resti di fase antonina; le indagini di scavo hanno mostrato che alcuni edifici pubblici, tutti orientati a NE-SO, sono stati rifondati, con le stesse funzioni ma con un'architettura pi imponente, sullo stesso sito occupato dalle strutture preesistenti.

 

Il lato occidentale della piazza aveva carattere prevalentemente amministrativo, quello orientale era dedicato al culto dellimperatore e della sua famiglia, mentre lungo il lato meridionale erano disposte delle botteghe.

 

Il lato settentrionale infine era chiuso da una fila di monumenti che fiancheggiavano la tribuna degli oratori, o bema, formato da una struttura indipendente (infatti non era il prolungamento del pronao di un tempio, n dipendeva da una scalinata anteriore), addossata alle mura del Foro e alla strada, in modo da dominare cos tutta l'area della piazza.

 

Secondo alcuni Paolo fu giudicato proprio di fronte al bema, sebbene altri propongano di cercare il luogo del processo tra gli edifici del lato occidentale dell'agor, dove, nell'angolo NO, stata localizzata la curia, sede degli strategoi o archontes, cui era affidato il compito di giudicare i reati di tradimento e di impietas (asebeia, capo di accusa contro Paolo secondo la voce del popolo).

 

Anche questa struttura fu ricostruita nel II secolo d.C. nello stesso sito occupato durante la fase giulio-claudia.

 

Nell'area centrale del foro si ergevano numerosi monumenti e statue dedicati a cittadini di rilievo(vedi ad esempio l'iscrizione per M. Lollius di I sec. a.C.), ad antichi re traci (vedi l'iscrizione per Roemitalces, che si schier con Roma per reprimere varie ribellioni sviluppatesi in Tracia nel corso del primo trentennio del I sec. d.C.) e ad imperatori tra cui spiccano un ritratto di marmo in onore del giovane Ottaviano o di Gaio Cesare, risalente ai primi venti anni del I sec. d.C., ed un altro di Lucio Cesare, dello stesso periodo.

 

Con le loro accuse i padroni della schiava riuscirono a far rinchiudere in prigione Paolo e Sila (At.16,23 pollj te piqntej atoj plhgj /balon ej fulakn paraggelantej t desmoflaki sfalj thren atoj), finch un terremoto di notevole intensit, verificatosi nella notte, non convinse i capi a liberare i due prigionieri, che nel frattempo avevano reso noto il loro stato di cittadini romani (At.16,26 fnw d seismj gneto mgaj ste saleuqnai t qemlia to desmwthrou: necqhsan d paracrma a qrai psai ka pntwn t desm nqh ... 35 `Hmraj d genomnhj psteilan o strathgo toj abdocouj lgontej: pluson toj nqrpouj kenouj. 36 pggeilen d desmoflac toj lgouj totouj prj tn Palon ti pstalkan o strathgo na poluqte: nn on celqntej poreesqe n ernV. 37 d Paloj /fh prj atoj: derantej mj dhmosv katakrtouj, nqrpouj `Romaouj prcontaj, balan ej fulakn, ka nn lqrv mj kbllousin; o gr, ll lqntej ato mj xagagtwsan. 38 pggeilan d toj strathgoj o abdocoi t mata tata. 'Efobqhsan d kosantej ti `Romao esin, 39 ka lqntej pareklesan atoj ka cagagntej rtwn pelqen p tj plewj).

 

Per lungo tempo stata identificata con la prigione una struttura romana, probabilmente una cisterna, inglobata nel cortile rettangolare che precedeva l'atrio della Basilica A (V sec.); la presunta prigione divent luogo di culto cristiano dal periodo in cui vennero distrutte la Basilica A e l'Ottagono (fine VI - inizi VII sec.), come attestano gli affreschi l ritrovati.

 

Recentemente M. Torelli ha ipotizzato che in origine il cortile appartenesse a un tempio romano orientato come l'ala occidentale del Foro, con cui comunicava tramite la scalinata collegata con l'arco d'ingresso e visibile davanti alla cisterna.

 

Ch. Koukouli Chrysantaki sostiene che la cisterna fosse annessa ad un edificio romano inglobato nel complesso della Basilica A, insieme ad un altro edificio esistente ai tempi di Paolo, un piccolo tempio formato da un pronaos ed una cella e costruito in marmo (probabilmente questo edificio templare risale al IV sec. a.C., ed era connesso con il culto di Filippo II, come fa supporre un'iscrizione riutilizzata in un muro della basilica).

 

Ripreso il viaggio, Paolo e Sila si diressero verso la citt di Tessalonica; il percorso della Via Egnazia a questo punto attraversava il ponte scoperto nei pressi del villaggio di Mavrolefki e la piana di Filippi fino alla mutatio ad Duodecimum, citata solo nell'Itinerarium Hierosolymitanum, 604,2, ed individuata tra la stazione ferroviaria di Fotalivi e il raccordo con la strada Eleutheropolis - Drama.

 

A questo punto, arrivata alle pendici settentrionali del monte Pangeo, la strada formava un arco e raggiungeva la mutatio Domerus (It. Hier. 604,3), il cui nome la forma corrotta della parola doberus (castello in macedone).

 

Il sito di questa tappa potrebbe trovarsi presso il moderno villaggio di Straviki (Draviskos).

 

Anfipoli
(At. 17,1)

 

Da qui la strada, dirigendosi a sud, conduceva direttamente ad Anfiboli (It. Ant. 320,4; Tabula Peutingeriana segm. VII,2 mp XXXIII da Tessalonica; It. Hier. 604,4 mil XIII da Domerus), sorta su una collina (154 m s.l.m.) sulla riva destra della grande ansa che il fiume Strymon forma poco prima di sfociare nel Golfo di Orfani. Questo centro citato in At. 17,1 Diodesantej d 'Amfpolin, come semplice punto di passaggio: il tratto meridionale delle mura cittadine presenta un'interessante porta rinforzata con una torre rettangolare all'interno ed una simile all'esterno, separate da un cortile: in et augustea la porta fu restaurata, secondo quanto riportato dalle iscrizioni di due basamenti di statue poste ai suoi lati. Forse questa porta costituiva l'uscita dalla citt della via Egnazia, che entrava ad Anfipoli da nord, probabilmente in corrispondenza con il ponte ligneo tramite cui nel 424 a.C. Brasida riusc a penetrare nella periferia della citt e a conquistarla (Thuc. 5.10.6).

 

Prima di giungere alla citt di Tessalonica la Via Egnazia passava per le tappe Pennana (It. Hier. 604,5) e Perpidis (It. Hier. 604,6), forse identificabile con l'Argilo citata da Erodoto (VII, 115), oggi individuata presso Asprovalta; da qui la strada costeggiava il golfo fino alla moderna Kato Stavrs per poi penetrare nell'entroterra e arrivare a Peripidis (nelle strette vicinanze di Rendna), situata sulle coste orientali del lago Volvi (l'antico Bolbe), e ritenuta il luogo dove fu sepolto Euripide (la parola Peripidis una forma corrotta per Euripidis).

 

Apollonia
(At. 17,1)

 

Sulle coste meridionali del lago sorgeva Apollonia (It. Hier. 605,1; It. Ant. 320,3; Tab. Peut. segm. VII,2), altro punto di passaggio nel viaggio missionario di San paolo (At. 17,1 Diodesantej d 'Amfpolin ka tn 'Apollwnan); la situazione di questa citt unica tra tutte quelle ricordate, perch non ancora stata individuata con certezza la sua posizione, sebbene si siano susseguite numerose ricerche nel corso degli anni, dalla fine del secolo XIX ad oggi; in base agli studi pi recenti il sito potrebbe essere localizzato nella zona compresa tra i fiumi Megalo Reuma e Cholomontas Reuma (gli antichi Amnites ed Olinthiakos), lungo la strada Apollonia - Marathousa, dove sono stati trovati sia frammenti ceramici risalenti all'et classica ed ellenistica, sia i resti di una cinta muraria.

 

Tessalonica
(At. 17,1-9)

 

La Via Egnazia, proseguendo il suo percorso, raggiungeva Herakleustibus (It. Hier. 605,2) sorta a met strada tra i laghi Volvi e Koronia, dove oggi sorge il villaggio di Stivos.

 

Oltrepassati questi siti arrivava a Melissurgin (It. Ant. 320,2 mpm XX da Tessalonica; per la Tab. Peut. mp XVIII, segm. VII,2) (Aghios Vassilikos), presso le coste sud-occidentali del Lago Koronia; quindi la strada si dirigeva a nord fino a Duodecimum o Duodea (It. Hier. 605,3), che probabilmente si trovava nella zona compresa tra i villaggi di Laina e Kisla.

 

Con una larga curva la strada girava verso sud entrando nella citt di Tessalonica (Tab. Peut. segm. VII,2), l'ultima delle tappe citate negli Atti raggiungibili tramite la via consolare romana.

La via Egnazia collegava la Porta Cassandreotica (Porta Calamaria) ad est con la Porta d'Oro (oggi Porta Vardar) ad ovest, probabilmente lungo il tracciato di una strada urbana di et ellenistica.

 

Nella citt esisteva una fiorente comunit ebraica, cui facevano riferimento tutti i giudei di questa zona della Macedonia. San Paolo si diresse subito tra loro e per tre sabati predic nella sinagoga (At. 17,2 kat d t ewqj t PalJ eslqen prj atoj ka p sbbata tra dielcato atoj p tn grafn, 3 dianogwn ka paratiqmenoj ti tn cristn dei paqen ka nasqnai k nekrn ka ti otj stin cristj 'Ihsoj n g kataggllw mn. 4 ka tinej c atn pesqhsan ka proseklhrqhsan t Paul t ka t Sil tn te sebomnwn `Ellnwn plqoj pol, gunaikn te tn prtwn ok lgai).

 

Il successo riscosso soprattutto tra i greci e tra le nobildonne del posto caus una violenta ribellione tra i Giudei, che decisero di portare di fronte ai capi della citt Sila e Paolo; non avendoli trovati a casa di Giasone, che li aveva ospitati, portarono lui ed altri cristiani davanti al popolo (At. 17,5 Zhlsantej d o 'Ioudaoi ka proslabmenoi tn gorawn ndraj tinj ponhroj ka clopoisantej qorbon tn plin ka pistntej t okv 'Isonoj ztoun atoj proagagen ej tn dmon: 6 m erntej d atoj suron 'Isona ka tinaj delfoj p toj politrcaj bontej ti o tn okoumnhn nastatw/santej otoi ka enqde preisin, 7 oj poddektai 'Iswn: ka otoi pntej pnanti tn dogmtwn Kasaroj prssousin basila teron lgontej enai 'Ihson).

 

Della sinagoga e della casa di Giasone, come di numerosi edifici citati da altre fonti, non sono state rinvenute tracce, mentre alcuni saggi di scavo nell'agor tardo romana condotti al di sotto del lastricato pavimentale hanno riportato alla luce una statua di Atlante tardo ellenistica e frammenti ceramici di et poco precedente, che documentano l'esistenza della fase ellenistica dell'agor.

 

Non mancano testimonianze risalenti ad et repubblicana: ad O dell'agor si apre uno spazio libero in cui probabilmente in et romana fu edificato un luogo di culto imperiale (BCH LXXXI 1958, pag. 759), come attestato da una statua di Augusto (BCH LXIII 1939, pag. 315) venuta alla luce nel 1939; inoltre in una casa di Via dell'Olimpo stata scoperta un'iscrizione del 60 a.C. (IG x I, No. 5). In base a quanto riportato da Cicerone, (Cic. Planc., XLI.[99]) che visse per un certo periodo a Tessalonica, c'era un Quaestorium di cui non si sa nulla, come sono sconosciuti il palazzo e la piazza con un tesoro seppellito al centro di cui parla Diodoro Siculo (Diod. Sic. XXXII, 15,2); secondo Vickers si potrebbe ipotizzare che il palazzo fosse quello di Filippo V, il quale trascorse gli ultimi anni della sua vita a Tessalonica.

 

La notte dello stesso giorno in cui Giasone ed i cristiani che con lui erano stati portati a giudizio vennero liberati, Paolo e Sila furono costretti a riprendere il loro viaggio verso Berea (Tab. Peut. segm. VII,1).



 

 

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