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N. 38 - Febbraio 2011 (LXIX)

RUDOLF HESS
LA FUGA

di Fabio Patacca

 

10 Maggio 1941 ore 23.00, un forte boato echeggia nella foresta, un uomo è appena arrivato sul suolo inglese, si è lanciato con il paracadute, sembra piuttosto agitato e si dirige verso il castello del duca Hamilton. Qualche ora prima, verso le 22.00, i segnalatori della R.A.F. avvistano l’aereo, un “Messerschmitt 110”, un modello nuovo e veloce. Uno “Spitfire” dell’aviazione inglese si alza subito in volo e tenta di fermarlo, ma inutilmente.

 

Ore 22.20, un contadino nei pressi di Eagleshame, vede un aereo precipitare non lontano da casa sua, dopo qualche istante decide di dare un’occhiata e si spinge nella buia foresta. Sono passati venti minuti, ma del pilota dell’aereo non vi è traccia, allora l’anziano contadino decide di ritornare a casa, quando tra i cespugli spunta un uomo alto, con capelli scuri. Il contadino è raggiunto da un’ansia spaventosa, l’uomo indossa una divisa dell’aviazione tedesca ed è ferito ad una gamba. Nel silenzio della foresta si percepiscono poche parole: Portatemi dal duca Hamilton. Intanto altre persone hanno visto l’aereo precipitare e in pochi minuti l’area è circondata dai soldati inglesi, ma il sopralluogo dura poco, infatti, la divisa tedesca indossata dell’uomo attira subito la loro attenzione. Condotto nell’ospedale militare per farsi curare dalle ferite causate dalla caduta, l’ufficiale tedesco tenuto sotto stretta sorveglianza continua a replicare le stesse parole pronunciate al contadino. Ma chi è quest’uomo? Perché desidera vedere il duca Hamilton? Come ha fatto un ufficiale tedesco ad arrivare sul suolo inglese e lanciarsi con il paracadute senza alcun problema in piena guerra? Qual è la sua vera missione?


11 Maggio, ore 07.00, svegliato di buon ora, il duca Hamilton accompagnato da cinque militari, si reca dal prigioniero per saperne di più. Sdraiato sul letto, l’uomo non indossa più l’uniforme tedesca, ma un pigiama che copre una vistosa fasciatura alla gamba. Hamilton richiude la porta e fissa attentamente il prigioniero negli occhi, tenta di capirne di più, ma l’uomo senza batter ciglio pronuncia il suo nome: Rudolf Hess. Il duca è stravolto, quasi non crede a quelle parole, si avvicina esitando, ma guardandolo più attentamente lo riconosce. Allontanatosi velocemente dalla stanza, Hamilton ordina ai militari di sorvegliare il prigioniero e di non fare entrare nessuno, poi con due soldati sale in auto per raggiungere il ministro degli affari esteri e successivamente il primo ministro. Hamilton è turbato, le sue mani iniziano a tremare, non può credere che il successore di Hitler, il secondo uomo più importante del terzo Reich si trova sul suolo inglese. Intanto nella sua stanza Churchill legge tranquillo il suo giornale, quando viene informato che Hess il “Delfino” di Hitler, è tenuto sotto stretta sorveglianza e chiede un colloquio privato con lui.

 

Dopo pochi istanti di esitazione, il primo ministro convoca d’urgenza Hamilton e alcuni agenti segreti per scoprire la vera identità dell’ufficiale tedesco, ma il duca alquanto turbato, conferma che il prigioniero è proprio Rudolf Hess. Churchill siede preoccupato, ma inspiegabilmente rifiuta di vedere Hess e incarica lo stesso Hamilton di scoprire, il più precisamente possibile il vero motivo della sua visita e di tenerlo informato. Il duca è impaziente, deve assolutamente capire cosa ha spinto Hess a rischiare la vita sorvolando quella notte i cieli inglesi e raggiunge Buchanan Castle nella serata.

 

Intanto, l’ufficiale tedesco, sembra essersi tranquillizzato e dopo aver bevuto del buon tè inglese, inizia a fare le sue proposte. Hess afferma che la vittoria della Germania è scontata e che tra breve i bombardamenti sull’Inghilterra si intensificheranno e propone un accordo tra le due nazioni. Un armistizio, dunque, che lascerà alla Germania l’intera Europa e all’Inghilterra la possibilità di mantenere il suo impero e la pace. Hamilton scuote la testa più volte guardando incredulo il prigioniero, che inoltre pretende che Churchill lasci immediatamente il governo inglese. Ma è possibile tutto ciò?Hitler sapeva del progetto di Hess? Il delfino di Hitler è forse soltanto un pazzo in cerca di gloria? Come può credere che Churchill possa accettare le sue proposte? Dopo qualche ora, perplesso Hamilton e gli agenti segreti inglesi lasciano la stanza di Hess e increduli si dirigono dal primo ministro per informarlo del colloquio, ma dopo poco più di un mese dalla prigionia di Hess, non ci furono risvolti significativi. Churchill, infatti, sembrò non volersi esporre alle parole di un pazzo e diede soltanto l’ordine di trattare bene il prigioniero. Il delfino di Hitler depresso e amareggiato aveva fallito la sua missione, era stato trasferito nella torre di Londra e non poteva avere contatti con l’esterno, né leggere i giornali, né ascoltare la radio. Chiuso in una cella, è tenuto sotto stretta sorveglianza giorno e notte per paura che fosse rapito dai tedeschi, Hess sempre più scoraggiato, pensò di far ritorno in Germania, quasi non si fosse reso conto che ormai era soltanto un prigioniero.


Ma allora che cosa sperava realmente di ottenere il “Delfino” di Hitler? Il suo era un piano ben studiato oppure investendosi di una missione divina, aveva soltanto l’intenzione di apparire ancora più importante agli occhi del Führer? Inoltre perché nei suoi colloqui con gli inglesi, Hess dichiarò più volte dei suoi terribili sogni e delle visioni di donne e bambini morti nei bombardamenti aerei? Che collegamento poteva esserci con la sua missione? Hitler sapeva tutto e dopo l’arrivo di Hess in Inghilterra, preparò l’invasione dell’U.R.S.S con la speranza però di avviare prima una trattativa segreta con gli inglesi? Dunque Hess è l’uomo incaricato dal Hitler per negoziare con gli inglesi?
Secondo molti storici, anche i russi credevano in un’alleanza tedesco-inglese contro di loro, inoltre Hess decollò con un “Messerschmitt 110”, un veicolo tutt’altro che facile da pilotare e soprattutto con una capienza di carburante insufficiente per raggiungere la tenuta di Hamilton. Come è possibile che Hess avesse potuto sorvolare la “Zona proibita”, ovvero una’area controllata dalla Luftwaffe senza che nessuno lo fermasse? E perché nessuno sapeva dei suoi numerosi voli di prova? Possibile, che la polizia segreta tedesca ignorasse questi particolari? Davvero Hitler non era stato informato?
Quale sia la verità, quando il capitano Pintsch, cui Hess aveva affidato la lettera si reca a Berchtesgaden per consegnarla ad Hitler e informarlo della sua partenza per l’Inghilterra, le testimonianze sono contrastanti. Secondo alcuni, il dittatore resta stranamente calmo, per altri sembra il demonio in persona. Quella mattina, Pintsch, sembra più nervoso del solito, ma resta anche per colazione.

 

Al tavolo con il Führer c’è anche Eva Braun e dopo poche ore arriva il maresciallo del Reich Goering. Nessuno sembra credere a questa storia, l’aereo di Hess non può raggiungere l’Inghilterra e Goering dichiara apertamente che le probabilità che l’aereo venisse intercettato e abbattuto erano altissime, ma c’è chi credeva anche che Hitler stesse recitando, che in realtà sapesse della partenza di Hess. Il 12 Maggio, lo stesso dittatore, fa diffondere un comunicato attraverso la radio, dove si evince che Hess senza autorizzazione si è impossessato di un aereo ed è decollato da Augsburg. Hess, continua il comunicato, è in preda ad allucinazioni, crede di poter formare un’alleanza con gli inglesi, ma il popolo tedesco può star tranquillo perché la vicenda non avrà nessuna ripercussione sulla Germania che continuerà la sua avanzata in Europa. Dunque Hess è pazzo? La sua missione non è altro che frutto delle sue allucinazioni? Perché Hitler attende due giorni prima di far diffondere il comunicato alla radio? E perché Churchill si mostra eccessivamente misurato nei suoi confronti? Per quale ragione i colloqui con Hess sono condotti da intermediari e non dallo stesso primo ministro?


Volendo esaminare quei giorni, ci rendiamo conto subito che l’Inghilterra è in una situazione drammatica, gli aeri nazisti scaricano tonnellate di bombe sulle città inglesi, le condizioni di vita della popolazione sono durissime. Allora cosa succederebbe se l’opinione pubblica si convincesse della possibilità di negoziare con la Germania? Forse Churchill teme proprio questo, ovvero che gli inglesi che eroicamente resistono da mesi, abbassino la guardia? Dunque ritenere Hess “Una questione poco importante per l’Inghilterra”, fu un dovere per il primo ministro che non voleva accettare nessun accordo con il dittatore tedesco? Anche se insolito, reputare Hess, come un folle poteva in qualche modo sia per Hitler che per Churchill accantonare quell’imbarazzante situazione?


Se fosse pazzo oppure no, tutta la vita di Rudolf Hess è in parte contrassegnata dal suo profondo legame con il mondo dell’occulto, anche dopo l’ascesa al potere del Führer. Particolare risalto ha avuto pertanto anche l’ipotesi che Hess fosse in contatto con sette esoteriche inglesi, pronte ad aiutare il nazional-socialismo nei suoi propositi di pace separata. Dunque, quella sconvolgente missione sarebbe stata accompagnata da motivi sommersi e avvolti dal mistero dell’occulto? In Inghilterra illustri personaggi vicini all’esoterismo o seguaci di dottrine filo-naziste erano pronti ad un accordo segreto con i tedeschi?


Il viaggio di Hess verso l’Inghilterra rimane ancora oggi uno dei più controversi misteri della Seconda guerra mondiale. Al processo di Norimberga, Hess visibilmente scosso e smagrito entra nell’aula di tribunale con altri feroci ufficiali nazisti. Ormai il terzo Reich è crollato, Berlino è ridotta ad un cumulo di macerie, Hitler è morto. Il processo si apre il 20 novembre del 1945, Hess che secondo il suo avvocato è colto da amnesia, non ricorda nulla, ma ciò non lo scagiona dalle accuse: crimini di guerra, crimini contro l’umanità e cospirazione. Hess nel suo ultimo discorso confuso, parlerà di forze misteriose che hanno influenzato i giudici, ma soprattutto non rinnegherà la sua stima e ammirazione verso Hitler. La sentenza dichiarò Hess colpevole di cospirazione e crimini contro la pace, ma prosciolto dalle accuse di crimini di guerra e contro l’umanità.

 

Verrà rinchiuso nel carcere di Spandau, sfuggendo così alla pena di morte. Morirà nel 1987 a 93 anni, in circostanze misteriose con un filo elettrico legato alla gola.



 

 

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