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N. 48 - Dicembre 2011 (LXXIX)

Kypros-Kibris: la miopia del presente
Le radici del problema cipriota - parte II

di Lawrence M.F. Sudbury

 

Dopo la condanna dell'invasione turca di Cipro del 1975, l'ONU, tramite il suo Segretario generale, tentò di mediare tra le parti ottenendo come risultato la ripresa dei colloqui inter-comunitari ciprioti nella riunione di Vienna del 17-20 febbraio 1976: la parte greco-cipriota fissò come punti chiave di discussione la competenza territoriale e quella costituzionale delle pretese turche presentando, sei settimane dopo, proposte dettagliate su tali aspetti e indicando le aree della regione occupata che avrebbero dovuto essere restituite al legittimo governo di Nicosia, mentre la parte turca, che tentava unicamente di guadagnare tempo per rafforzare la sua presenza sull'isola, a parte introdurre ex-novo, per bocca del suo leader Rauf Denktash, una proposta confederativa, respinse ogni richiesta greca insistendo sulla necessità di accettazione da parte del governo della "nuova realtà" creata con l'invasione e l'espulsione forzata delle popolazioni indigene come base e condizione per i negoziati.

 

A questo punto, il governo cipriota non ebbe altra alternativa che fare di nuovo ricorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, la quale, nel novembre 1976, adottò con maggioranza schiacciante una risoluzione che ribadiva pieno sostegno alla sovranità, all'indipendenza, all'integrità territoriale e al non allineamento di Cipro chiedendo la cessazione di ogni ingerenza straniera nei suoi affari e auspicando che il Consiglio di Sicurezza considerasse le misure necessarie per l'attuazione delle precedenti risoluzioni ONU.

 

Le richieste dell’Assemblea Generale di ripresa dei negoziati portarono alla risoluzione 32/15 del 1977, ma di fronte al rifiuto della parte turco-cipriota di onorare l'impegno che aveva formalmente assunto ai colloqui di Vienna di presentare proposte concrete su tutti gli aspetti del problema di Cipro il Segretario generale dell'ONU si rifiutò di convocare un nuovo round di colloqui.

 

Nel frattempo, nel gennaio 1977, il signor Denktash aveva chiesto di incontrare l’ex Presidente della Repubblica, Arcivescovo Makarios, nella sua qualità di leader della comunità turco-cipriota e Makarios aveva accettato tale incontro che si sarebbe dovuto tenere sotto l'egida delle Nazioni Unite: il 27 gennaio 1977 e il 12 febbraio 1977, alla presenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite de Cuellar Denktash e Makarios decisero, dunque, per una ripresa dei colloqui a Vienna alla fine di marzo, preceduta da consultazioni di un rappresentante speciale del Segretario generale stesso con le due parti in causa. Durante tali consultazioni furono date assicurazioni da parte turco-cipriota che a Vienna il governo di Famagosta avrebbe significativamente negoziato eventuali proposte greco-cipriote ma, alla riapertura dei colloqui, il rappresentante turco si limitò a rileggere lo stesso documento che il signor Denktash aveva letto nel 1976 e che conteneva solo principi generali senza che alcuna proposta territoriale o alcun commento sulle proposte federali greche venissero avanzate.

 

Dopo l'atteggiamento negativo della parte turco-cipriota, i colloqui rimasero in sospeso per quasi un anno, fino a che, nel gennaio del 1978, il Segretario generale dell'ONU avvio consultazioni con le due parti a Cipro e con Ankara, ottenendo la promessa che la parte turco-cipriota avrebbe presentato a lui personalmente proposte concrete e di merito sia sugli aspetti costituzionali che su quelli territoriali.

 

Le tanto attese proposte arrivarono, dopo un ritardo di tre mesi, nell'aprile 1978, senza, tuttavia, fornire alcuna base per negoziati significativi: dal punto di vista costituzionale le proposte turche erano in contrasto con gli obblighi di presentare proposte per la creazione di uno stato federale prevedendo la partizione con la costituzione di due Stati separati con diritto di firmare trattati distinti con altri Paesi, con ciascuno una propria assemblea legislativa, una banca centrale e una forza di difesa, mentre una possibile assemblea federale, nella quale sarebbero state ugualmente rappresentate entrambe le comunità (nonostante la loro sproporzione numerica), avrebbe avuto poteri molto limitati; per quanto riguarda l'aspetto territoriale le proposte turco non contenevano alcun impegno a rinunciare a qualsiasi area occupata dalle forze turche ma suggerivano unicamente alcune aree da cui le forze di occupazione turca avrebbero potuto ritirarsi (solo poco più dell'1% di tutta l'area dell'isola), mentre ”Varosha”, la nuova città di Famagosta, sarebbe rimasta sotto il controllo turco-cipriota e solo un piccolo numero di proprietari di hotel e di altri imprenditori (non più di 5000) avrebbero avuto il permesso di tornare in una enclave greca della città per gestire i loro affari (più che altro perché i turco-ciprioti potessero utilizzare l'esperienza greco-cipriota nel settore turistico per rilanciare il suo sfruttamento per mano turca).

 

Ovviamente le proposte turche furono respinte dalla parte greco-cipriota e il Segretario generale dell'ONU confermò in un comunicato che il divario tra le due parti era ancora molto ampio. Comunque, come ulteriore contributo agli sforzi di pace, l'allora Presidente della Repubblica di Cipro, Sig. Spyros Kyprianou, propose ugualmente la smilitarizzazione e il disarmo totale dell'isola e la creazione di una forza congiunta greco-cipriota e turca di polizia sotto la direzione e il controllo di una forza di polizia internazionale delle Nazioni Unite. Tale proposta, pur applaudita in tutto il mondo, fu rifiutata totalmente dalla leadership turco-cipriota e il problema di Cipro raggiunse un punto morto chiaramente dovuto all’ intransigenza turca.

 

Dopo una pausa di due anni nei colloqui, Kyprianou e Denktash si riunirono nuovamente sotto la presidenza del Segretario generale dell'ONU il 18 e 19 maggio 1979 e raggiunsero un accordo su un programma in 10 punti che delineava nuove procedure per i negoziati: l'elemento chiave dell'accordo era che la base per i colloqui fosse data dalle linee guida Makarios-Denktash del febbraio 1977 e dalle risoluzioni delle Nazioni Unite. In base allo stesso accordo, le due parti convennero di dare priorità al reinsediamento di Varosha sotto l'egida dell'ONU, con colloqui sul reinsediamento che sarebbero iniziati in contemporanea con le discussioni sui problemi costituzionali e territoriali, senza aspettare un accordo su altri aspetti del problema di Cipro, con la "smilitarizzazione di Cipro" e con la continuazione ad oltranza dei negoziati.

 

Subito dopo i colloqui, però, l'interlocutore turco-cipriota chiese che la parte greco-cipriota accettasse in anticipo l'idea di uno "stato bizonale", nonostante il fatto che le linee guida avessero previsto un "sistema bicomunitario federale". In un'intervista al giornale turco-cipriota “Olay” (16.7.79), il signor Denktash diede la sua definizione del termine "bizonale" affermando che "Il significato di bizonale è che io rappresento uno stato che ha come territorio uno dei due Stati federati, sono sovrano su molte cose all'interno di tale territorio e la mia sovranità è assoluta…”. I 10 punti vennero poi nuovamente violati dalla parte turco-cipriota quando il suo negoziatore rifiutò di dare la priorità alla questione Varosha, mentre i colloqui venivano ulteriormente sabotati dall’EVKAF, un trust religioso turco-cipriota, che affermava che la maggior parte delle proprietà greche di Varosha appartenevano originariamente al Pascià durante la dominazione ottomana e dovevano, dunque, essere ereditate dall’EVKAF stesso e su questa base intentò causa contro i legittimi proprietari, ottenendo dalla Corte distrettuale di Famagosta che il rientro greco a Varosha non venisse discusso nei colloqui fino alla risoluzione della questione della proprietà.

 

Nel novembre del 1979, l'Assemblea generale dell'ONU approvò la risoluzione 34/30 esprimendo sostegno per i “10 punti” e chiedendo l'urgente ripresa dei colloqui sotto l'egida del Segretario delle Nazioni Unite ma il lato turco-cipriota rifiutò di ritornare al tavolo dei negoziati e minacciò, invece, di dichiarare uno stato indipendente nella parte dell'isola sotto occupazione. Nel tentativo di sbloccare la situazione il Segretario generale delle Nazioni Unite propose varie "formule" alternative per la ripresa dei colloqui ma solo la concessione per la parte turco-cipriota che qualunque dichiarazione congiunta avrebbe contenuto riferimenti alla "bizonalità" trovò il consenso, il 6 giugno 1980, del governo di Famagosta, consenso, per altro, ritirato già il giorno seguente dal signor Denktash.

 

Il 9 agosto, comunque, sotto la presidenza del rappresentante speciale ONU a Cipro, signor Hugo Gobbi, Ioannides per la parte greco-cipriota e Onan per la comunità turca si incontrarono per discutere nuovamente su punti quali il reinsediamento a Varosha dai suoi abitanti greco-ciprioti sotto l'egida dell'ONU, misure concrete per promuovere la fiducia reciproca e le questioni costituzionali e territoriali. La componente greca, durante questa nuova tornata di colloqui, concentrò le proprie richieste sulla soluzione federale del problema di Cipro e sull’idea di un’articolazione statale divisa in due parti (una amministrata dai greco-ciprioti e l'altra dai turco-ciprioti, accogliendo così il concetto di bizonalità) senza confini tra regioni e con un governo centrale con poteri sufficienti per garantire l’unità dello Stato. La parte turca, a questo punto, dichiarò apertamente, per bocca del professor Soysal, di progettare una "confederazione" di "due Stati indipendenti" (nonostante il fatto che tale concetto andasse contro ogni accordo precedente) e che in questo senso andava inteso il termine “bizonale” e propose per Varosha un’area di reinsediamento piccolissima e senza sbocco sul mare (che, per altro, sarebbe rimasta sotto il controllo turco-cipriota).

 

Ciò portò all’ennesimo blocco dei negoziati, che ripresero solo nell’agosto 1981, quando la parte turco-cipriota presentò quelle che definì proposte globali per la soluzione del problema di Cipro e che comprendevano la restituzione del 2,6% del territorio occupato e il permesso per solo circa 31.000 rifugiati di tornare alle loro case ma che non mostravano sostanziali mutamenti in relazione all’assetto costituzionale. Dopo una nuova sospensione del dialogo, il Segretario generale ONU riprese colloqui esplorativi informali ma apparve ancora una volta chiaro che la leadership turco-cipriota, eseguendo gli ordini della Turchia, avrebbe continuato a mantenere un atteggiamento intransigente, con una situazione aggravata dalle minacce turche di compiere azioni militari contro il Governo di Nicosia con il pretesto che alcuni membri di organizzazioni per la liberazione armena venivano ospitati a Cipro (cosa risultata falsa a seguito di indagini svolte dall’UNFICYP).

 

In considerazione della mancanza di progressi nei colloqui e della minaccia grave per la sicurezza dei greco-ciprioti, il Governo cipriota ritenne di non aver altra scelta se non quella di internazionalizzare la questione di Cipro riproponendo ancora una volta il caso alle Nazioni Unite. Seguì un incontro tra l'allora Presidente Kyprianou e il Segretario generale dell'ONU de Cuellar, a Parigi il 24 aprile 1983 e la convocazione, due settimane dopo, dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che votò con una maggioranza schiacciante una risoluzione molto forte su Cipro (37/253), sponsorizzata anche dal Gruppo di contatto dei Paesi Non Allineati e da 12 altri Paesi. Con tale risoluzione si esigeva il ritiro immediato di tutte le truppe di occupazione dall'isola come base essenziale per una soluzione rapida e reciprocamente accettabile del problema cipriota e si invitavano pressantemente le parti interessate ad astenersi da qualsiasi azione unilaterale che potesse influenzare negativamente le prospettive di una soluzione giusta e duratura e da qualsiasi azione che violasse l'indipendenza, l'unità, la sovranità e l'integrità territoriale di Cipro.

 

La reazione della parte turco-cipriota al verdetto della stragrande maggioranza delle Nazioni del mondo fu, semplicemente, quella di introdurre la lira turca come moneta a corso legale nella zona occupata e di andare avanti con la creazione di una "Banca centrale", come un ulteriore passo per l'attuazione costante della politica di Ankara di annettere la parte settentrionale dell'isola alla Turchia. A complicare le cose, l'"Assemblea Legislativa" dei territori occupati votò il 17 giugno 1983 a favore di una "risoluzione" per tenere un "referendum" sulla dichiarazione di uno stato separato nella parte settentrionale turca dell'isola. La "risoluzione" in questione affermava, tra l'altro, che "il popolo turco di Cipro ha il diritto esclusivo di autodeterminazione" e che i Turchi avevano "il diritto di amministrare se stessi nel proprio suolo". La comunità internazionale espresse una forte opposizione a questa mossa ritenendo che sottolineare l'autodeterminazione per comunità etniche o gruppi all'interno dei confini di Stati sovrani indipendenti potesse significare la frammentazione e lo smembramento di un gran numero di Paesi.

 

Seguirono nuovi passi da parte di de Cuellar, che arrivò a proporre al governo cipriota la rinuncia alla sua sovranità su tutto il territorio della Repubblica e il riconoscimento della comunità turco-cipriota come popolo separato e autonomo, proposta che venne accettata, il 30 settembre 1983, dal presidente Kyprianou ma che venne rifiutata esplicitamente da Rauf Denktash, che, però, propose una nuova serie d’incontri. Nel frattempo l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa aveva rifiutato di accettare "deputati" dal regime illegale di Denktash e, come conseguenza, questi aveva chiesto che i due deputati rappresentati di Cipro nell'Assemblea venissero ritirati.

 

Il 14 novembre 1983 il rappresentante ONU Mr. Gobbi tornò a Cipro con nuove proposte di de Cuellar ma il risultato fu che il giorno successivo Denktash proclamò la nascita di uno "stato" separato chiamato "Repubblica turca di Cipro del Nord" ("TRNC"). Mentre la Turchia mostrava finta sorpresa per questa mossa secessionista, per poi immediatamente riconoscere il "nuovo stato" e promettergli assistenza, tutte le altre Nazioni definirono questo atto illecito e non riconobbero la nuova entità politica. I governi di Cipro, Grecia e Gran Bretagna congiuntamente richiesero una sessione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che, il 18 novembre 1983, adottò la risoluzione 541/1983 che, tra l'altro, deplorava la dichiarazione della presunta secessione di una parte della Repubblica di Cipro, considerava tale dichiarazione legalmente non valida e chiedeva il suo ritiro, con 13 voti favorevoli (tra cui tutti e cinque i membri permanenti) a uno (il Pakistan) e con un'astensione (Giordania).

 

Anche i vertici del Commonwealth, riuniti nella Conferenza di Nuova Delhi, nel comunicato finale rilasciato il 29 novembre 1983, condannarono la dichiarazione di uno stato secessionista e approvarono pienamente il Consiglio di sicurezza dell'ONU decidendo di istituire uno speciale gruppo di azione di cinque Nazioni (Australia, Guyana, India, Nigeria e Zambia) "per contribuire a garantire la conformità con la risoluzione 541 del Consiglio di sicurezza" e lavorare con le Nazioni Unite per cercare di risolvere la crisi di Cipro.

 

Nonostante il clima negativo creatosi con la dichiarazione del pseudo-stato, il Presidente greco-cipriota Kyprianou presentò, in data 11 gennaio 1984, al Segretario generale delle Nazioni Unite "un quadro per una soluzione globale della questione di Cipro" in piena conformità con le risoluzioni delle Nazioni Unite e che, a detta degli osservatori internazionali, soddisfaceva i prerequisiti essenziali per la sicurezza interna ed esterna dello stato e per lo sviluppo di un sistema federale funzionante e in grado di garantire i diritti umani e le libertà fondamentali di tutti i cittadini di Cipro ma, coerentemente con ogni suo atteggiamento precedente, la parte turca scartò senza riserve la proposta Kyprianou rifiutando perfino di discuterne e dichiarò, il 10 aprile, che si era deciso di tenere un "referendum" nel mese di agosto su una nuova "costituzione" e di procedere con "elezioni generali", nel mese di novembre. Infine, il 17 aprile, Famagosta annunciò che la Turchia aveva ufficialmente accreditato un "ambasciatore" presso il governo del TRNC e, il giorno seguente, Dentktash arrivò addirittura a negare il diritto da parte del Segretario generale dell'ONU di presentare eventuali proposte per risolvere il problema cipriota e a proporre lo smantellamento della Repubblica di Cipro come precondizione per ogni negoziato.

 

La situazione a Cipro continuò, così, a deteriorarsi, con la Turchia e la leadership turco-cipriota che proseguirono ad agire in costante violazione della risoluzione 541, minacciando ulteriori colpi di mano (come quando, nell'aprile 1984, Denktash, in risposta a un ennesimo appello del Consiglio di sicurezza, affermò di voler colonizzare anche la piccolissima enclave greca di Famagosta in caso di mancato riconoscimento ONU della Repubblica di Nord Cipro), fino a che, l'11 maggio 1984, il Consiglio di sicurezza si vide costretto ad approvare (con 13 voti a favore - ex Unione Sovietica, Francia, Cina, Gran Bretagna, India, Egitto, Perù, Ucraina, Burkina Faso, Paesi Bassi, Malta , Nicaragua e Zimbabwe -, uno contrario - Pakistan- e l'astensione degli Stati Uniti) la risoluzione 550 che "condanna tutte le azioni secessioniste, comprese lo scambio di presunti ambasciatori tra Turchia e lo pseudo-stato nord cipriota, dichiara illegale la sedicente Repubblica turca di Cipro del Nord e invalida e chiede il ritiro immediato delle truppe turche dall'isola, ribadendo l'appello a tutti gli Stati a non riconoscere lo Stato suddetto, istituito da atti secessionisti e li invitandoli a non facilitare o in alcun modo prestare assistenza alla predetta entità secessionista".

 

In conformità con le disposizioni della risoluzione del Consiglio di Sicurezza 550/1984, il Segretario generale delle Nazioni Unite de Cuellar avviò, comunque, nuove azioni finalizzate alla ripresa dei negoziati e alla rottura della situazione di stallo, incontrando a Vienna, nell'agosto 1984, i rappresentanti delle due parti per illustrare loro una serie di "punti di lavoro" accettati da entrambi i contendenti il 31 Agosto 1984. Conseguentemente, il 10 settembre si diede avvio ad una nuova conferenza a New York il cui primo e secondo round (10-20 settembre e 15-26 ottobre) non diedero, però, alcun esito a causa dell'atteggiamento intransigente della parte turca. Infine, durante il terzo round (26 novembre - 12 dicembre) e durante due incontri al vertice (17 gennaio e 23 febbraio 1985), sembrò che qualche spiraglio si stesse aprendo in relazione alla questione territoriale e al ritiro da Cipro delle truppe straniere ma tutto ripiombò in una situazione di stallo quando il regime di Denktash tenne, il 5 maggio 1985, un "referendum" per l'approvazione di una cosiddetta "nuova costituzione" per il suo pseudo-stato, seguito da cosiddette "elezioni presidenziali" il 9 giugno e da "elezioni generali" il 23 giugno, entrambe senza alcuna validità anche solo per il fatto che circa un terzo del corpo elettorale era costituito da coloni con comprovate istruzioni esplicite di voto provenienti da Ankara.

 

In un clima così avvelenato non stupisce che ulteriori colloqui a Ginevra e Londra tra 1985 e 1986 e una conferenza internazionale patrocinata dal governo russo il 21 gennaio 1986, non abbiano ottenuto alcun risultato sensibile, mentre la parte turca consolidava la sua posizione con l'accelerazione dell'importazione di coloni dell'Anatolia e il Primo Ministro della Turchia, Turgut Ozal, rifiutava una proposta d'incontro dell'ex presidente greco-cipriota Vassiliou, né stupisce il rallentamento delle iniziative delle Nazioni Unite negli anni seguenti, con poche proposte (agosto 1988, gennaio 1989, settembre 1989) tutte sistematicamente rifiutate dal governo fantoccio di Famagosta.

 

Arriviamo così agli anni '90 in una perdurante situazione di stallo dovuta all'ostruzionismo turco-cipriota, pienamente appoggiato da Ankara e chiaramente denunciato, dopo il fallimento di un nuovo summit a New York tra il 26 febbraio e il 2 marzo 1990, dal Segretario generale dell'ONU, che ha, tra l'altro, denunciato, in quell'occasione, il boicottaggio del dialogo da parte di Rauf Denktash con il suo tentativo di ridefinizione semantica del termine "due comunità", su cui si era lavorato fino a quel momento, in "due popoli" (ciascuno con un proprio diritto separato all'"auto-determinazione"), in piena e palese violazione di quanto concordato durante i negoziati preventivi, in totale incompatibilità con ogni risoluzione ONU sul problema cipriota e tale da creare un pericoloso precedente relativo ai problemi delle minoranze esistenti in molte parti del mondo.

 

Nel frattempo, anche la Comunità europea ha mantenuto un attivo interesse riguardo al problema di Cipro: il Parlamento europeo, attraverso una risoluzione adottata il 15 marzo 1990 con schiacciante maggioranza, ha condannato le azioni di Denktash per tentare di modificare il mandato del Segretario Generale dell O.N.U. sulla risoluzione della disputa cipriota e ha esortato gli Stati membri a "far sentire la loro voce in opposizione alle mosse Denktash a New York", mentre il Parlamento europeo ha inoltre invitato il governo turco a "dimostrare buona volontà e spirito di cooperazione al fine di riprendere i negoziati intercomunitari secondo il diritto internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite in modo da trovare una soluzione accettabile al problema di Cipro". Evidentemente, viste le posizioni attuali, neppure l'Europa si perita di smentire se stessa.



 

 

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