.

home

 

progetto

 

redazione

 

contatti

 

quaderni

 

gbeditoria


.

[ISSN 1974-028X]


RUBRICHE


attualità

.

ambiente

.

arte

.

filosofia & religione

.

storia & sport

.

turismo storico



 

PERIODI


contemporanea

.

moderna

.

medievale

.

antica



 

EXTEMPORANEA


cinema

.

documenti

.

multimedia



 

ARCHIVIO


 

 

 

 

 

 

 

.

CONTEMPORANEA


N. 46 - Ottobre 2011 (LXXVII)

Kypros-Kibris: la miopia del presente
Le radici del problema cipriota - parte i

di Lawrence M.F. Sudbury

 

George Orwell, ormai molti anni fa, ebbe modo di scrivere che "Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato". Onestamente la speranza è che numerosi leader europei (inclusi alcuni leader italiani), nell'assumere una posizione più o meno apertamente filo-turca nelle recenti emergenze dell'annoso problema cipriota si siano ispirati alla seconda parte dell'assunto e non siano stati mossi, come, per altro, appare più probabile, da una gretta mentalità legata alle convenienze economiche e geo-politiche dell'oggi, ignorando completamente le origini storiche della questione che hanno portato alla situazione attuale.

Se il compito della scienza storica è anche quello di essere memoria capace rimettere le "pedine" degli scenari attuali nella loro giusta prospettiva, vale, forse, la pena di tentare di tracciare un breve quadro retrospettivo degli accadimenti che hanno portato alla situazione odierna. Tale situazione, quasi banale sia nella sua emergenza più cronachistica (in sostanza la Turchia ha espresso, in vari termini, la sua contrarietà verso la possibilità di una presidenza greco-cipriota dell'Unione Europea e, al contempo, rivendica il diritto di escavazione di pozzi petroliferi in acque territoriali evidentemente cipriote), sia nella necessità, da parte dei governi (o di alcuni governi) europei di abbozzare e caldeggiare soluzioni mediatorie e, in definitiva, favorevoli al "baluardo" turco, partner economico e politico privilegiato, piuttosto che supportare la piccola e povera Cipro (indipendentemente dal suo essere membro dell'Unione), ha, infatti, radici così profonde da non poter essere sbrigativamente liquidate relativizzandole al puro dato contingente.

Il che non significa, comunque, che a tale profondità corrisponda, dal punto di vista del diritto internazionale (e si sarebbe quasi tentati di dire della morale internazionale se tale ambito non esulasse dal compito storico), una particolare difficoltà di giudizio. In fin dei conti, infatti il problema di Cipro, semplice nella sua essenza, è stato complicato unicamente dall'intervento straniero e solo per questo è cresciuto fino ad assumere i tratti di una controversia capace di mettere in pericolo la pace nella già ipersensibile regione mediorientale e fino ad occupare le Nazioni Unite e altre sedi internazionali quasi senza sosta negli ultimi trent'anni (senza che, comunque, le procedure esistenti si rivelassero adatte ad affrontare la vertenza in modo efficace e atto a ristabilire pace e ordine in questa piccola isola): sostanzialmente, infatti, tutta la questione cipriota si riduce nel risultato della politica aggressiva turca contro un piccolo Stato e nel fallimento (o della mancata volontà, il che, in ultima analisi, è equivalente) degli organi internazionali di porre rimedio ad una violazione di tutti gli accordi diplomatici da parte di Ankara.

L'invasione turca del luglio - agosto 1974, in seguito al mal concepito e fallimentare colpo di stato anti-Makarios e la successiva occupazione di circa il 37% del territorio dell'isola, che ha provocato lo sfollamento di circa 200.000 greco-ciprioti e la distruzione della prosperità e di gran parte delle prospettive di sviluppo del Paese non può, come vedremo più dettagliatamente, essere definita altrimenti che un puro atto di aggressione e il protrarsi di un assurdo quanto evidente insulto a ogni più basilare regola internazionale da parte di un governo fantoccio nord-cipriota, che attua sistematicamente politiche di pulizia e ricomposizione etnica degne della più pura tradizione stalinista, non è altro che il frutto dell'ignavia degli organi internazionali (così "attivi" in altre situazioni) nell'imporsi sulla Turchia e della loro "politica di accomodamento" che ha portato unicamente all'inutile presenza di truppe straniere all'interno di uno Stato sovrano, una presenza atta, paradossalmente, solo a dare consistenza giuridica a quello che non può essere considerato diversamente da un "semplice" tentativo di annessione (e, ci si domanda, quale sia la differenza tra questo tentativo e quello dell'Iraq sul Kuwait che ha portato alla I Guerra del Golfo?).

Per renderci conto di ciò, tentiamo di procedere sistematicamente.

Geograficamente Cipro è la terza isola del Mediterraneo, con una superficie di 9.251 chilometri quadrati. Si trova nel nord-est del bacino del Mediterraneo orientale, al punto di incontro di tre continenti, Europa, Asia e Africa (cosa questa che indubitabilmente ha avuto notevole importanza sia nello sviluppo dell'isola che nelle sue più recenti vicissitudini). La popolazione globale dell'isola, alla fine del 1992 (ultimo censimento attendibile), era di 718.000 unità, con un 81,7% (filo-greco) formato da greco-ciprioti, maroniti, armeni, latini e altri e un 18,3% (filo-turco) di turco-ciprioti.

Fin dai tempi più antichi Cipro ha avuto una storia movimentata, per lo più risultato proprio della sua posizione geografica.

L'isola è apparsa per la prima volta nella storia della civiltà nel VII millennio a.C., durante il periodo neolitico e ha avuto una storia a sé stante lungo tutto il periodo calcolitico e per gran parte dell'età del bronzo. Verso il termine di quest'ultima, però, nel XIII secolo a.C., i greci micenei giunsero per la prima volta a Cipro come mercanti e emigrati, si stanziarono e introdussero lingua e cultura greche, che si sono, in larga misura, conservate fino ad oggi. Alla fine del IV secolo a.C. Cipro divenne parte del Regno di Alessandro Magno; durante il I secolo a.C. divenne una provincia del grande Impero Romano e tale rimase fino al IV secolo d.C., quando venne inclusa nella parte orientale dell'Impero Romano. Ciò segnò l'inizio del periodo bizantino, che durò fino al XII secolo d.C. quando, durante le Crociate, re Riccardo Cuor di Leone, conquistò l'isola. Ben presto, però, Cipro passò sotto il dominio della famiglia Lusignano, che governò Cipro fino al XV secolo. Nel 1489 Cipro divenne parte della Repubblica di Venezia e nel 1571 fu conquistata dagli Ottomani.

Cipro rimase sotto il dominio ottomano insieme con la Grecia continentale e le altre isole greche per secoli. Tuttavia, dopo l'insurrezione greca e la lotta di liberazione del 1821, le varie parti della Grecia, a poco a poco, raggiunsero l'indipendenza e la questione di Cipro (che aveva partecipato alla guerra d'indipendenza, ad esempio con un gran numero di ciprioti nella battaglia di Atene del 1828) e della sua incorporazione nello stato greco fu sollevata fin dal 1830. Una serie di eventi internazionali, però, rese tale incorporazione impossibile e Cipro rimase sotto il dominio ottomano fino al 1878, anno in cui un accordo turco-britannico legato all'aiuto inglese alla Turchia durante la guerra contro la Russia, portò, in completa violazione dei desideri e gli interessi del popolo cipriota (favorevole all'annessione alla Grecia), l'isola nell'alveo dell'Impero Britannico, al quale venne formalmente annessa allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, venendo poi, nel 1925, dichiarata colonia della Corona britannica.

è importante comprendere che, a questo punto, la Turchia, in forza del Trattato di Losanna del 1923, articolo 16, aveva già rinunciato a qualsiasi pretesa su Cipro e, in forza dell'articolo 27 dello stesso trattato, si era privata dell'esercizio di qualsiasi potere o giurisdizione in materia politica, legislativa, amministrativa sul Paese o sui cittadini di Cipro. Nel momento in cui Cipro venne dichiarato colonia della Corona britannica, inoltre, la popolazione turca dell'isola, formata in prevalenza da discendenti dei membri delle forze di occupazione turca e da espatriati dalla Turchia, venne invitata a scegliere tra il rimpatrio in Turchia o l'insediamento permanente a Cipro con la sottomissione assoluta alle leggi vigenti nello Stato di elezione, cose che, per altro, almeno fino all'aprile 1955, cioè all'inizio della lotta per la liberazione dal dominio britannico da parte dei greco-ciprioti, avvenne senza problemi e con una coabitazione pacifica tra greci e turchi.

Nel 1955, dopo una lotta lunga ma infruttuosa per raggiungere la libertà con mezzi pacifici, il popolo di Cipro prese le armi contro il potere coloniale e il governo britannico, nel tentativo di ostacolare le aspirazioni cipriote all'autodeterminazione, tentò di sfruttare la presenza a Cipro della minoranza turco-cipriota e di ottenere aiuto dalla Turchia per bloccare le formazioni indipendentiste. Dopo qualche esitazione il governo turco accettò l'invito ad intervenire a Cipro, a dispetto dell'impegno solenne preso con il Trattato di Losanna, e una parte della minoranza turco-cipriota divenne lo strumento sia del colonialismo britannico che della nuova tendenza espansionista turca. Il governo britannico, inoltre, cominciò a minacciare che se l'autodeterminazione fosse mai stata ottenuta da Cipro il risultato sarebbe stato la divisione dell'isola dal momento che alla minoranza turco-cipriota sarebbe stato offerto il diritto all'autodeterminazione in forma separata: ciò, ovviamente, fece della divisione dell'isola un obiettivo della politica estera turca e un forte gruppo di turco-ciprioti prese le armi contro i combattenti per la libertà cipriota, mentre la leadership turco-cipriota sosteneva o la partizione o la continuazione del dominio coloniale britannico 

A conclusione di una conferenza a Zurigo, l'11 febbraio 1959, Grecia e Turchia raggiunsero un accordo, ratificato il 19 febbraio alla Conferenza di Londra (a cui parteciparono i rappresentanti di Grecia, Turchia, Gran Bretagna e delle due comunità cipriote), per una soluzione definitiva della controversia e Cipro venne proclamato Stato indipendente il 16 agosto 1960.

In realtà l'accordo venne piuttosto imposto al popolo cipriota, i cui rappresentanti, in ogni caso, firmarono il trattato come unica via per ottenere la libertà ed evitare la eventuale partizione forzata dell'isola.

La Costituzione varata in occasione dell'indipendenza divideva, come deciso negli accordi di Zurigo, la popolazione in due comunità distinte sulla base dell'origine etnica, finendo per dare alla minoranza turco-cipriota diritti sproporzionati alle sue dimensioni reali. Così, il presidente doveva essere un greco-cipriota eletto dai greco-ciprioti e il vicepresidente un turco-cipriota eletto dai turco-ciprioti ma al Vice-Presidente veniva concesso diritto di veto finale sulle leggi approvate dalla Camera dei Rappresentanti e sulle decisioni del Consiglio dei Ministri, composto da dieci ministri, tre dei quali dovevano essere i turco-ciprioti (con già evidente sproporzione rispetto al 18% della popolazione di origine turca) scelti dal Vice-Presidente stesso. Alla Camera dei Rappresentanti, i turco-ciprioti venivano eletti separatamente dalla loro comunità ma il vero paradosso sussisteva nel fatto che qualsiasi legge fondamentale potesse essere modificata solo nel caso in cui la modifica venisse approvata da 2/3 dei deputati greci e da 2/3 dei deputati turchi e che qualsiasi modifica della legge elettorale, delle norme relative ai comuni e della legislazione fiscale richiedesse il voto della maggioranza semplice sia della componente greco-cipriota del parlamento, sia di quella turco-cipriota, con voto disgiunto tra le due: così, 8 membri turco-ciprioti della Camera potevano impedire la promulgazione di una legge votata da 35 membri greco-ciprioti e 7 membri turco-ciprioti (cosa che accadde, ad esempio nel caso di un tentativo di modifica della legge fiscale nel 1963).

Un ulteriore paradosso consisteva nel fatto che la Corte Suprema Costituzionale e la Corte di Giustizia, dovessero essere presiedute da non meglio specificati "presidenti neutri", di fatto pressoché impossibili da reperire e che i greco-ciprioti potessero essere giudicati solo da giudici greco-ciprioti e i turco-ciprioti solo da giudici turco-ciprioti, cosa mai avvenuta prima, nel periodo coloniale, quando ogni giudice poteva giudicare chiunque: in questo modo, nel caso di un reato, anche minimo, che coinvolgesse un greco e un turco, due giudici dovevano essere presenti, con costi processuali che lievitavano in modo assurdo.

Se queste disposizioni erano già di per sé irragionevoli e impraticabili, ancora peggiore era la situazione nei comuni in cui due Consigli distinti etnicamente si contendevano i poteri legislativi e amministrativi in
 
 materia di istruzione, associazioni religiose, culturali, sportive, sulle questioni di beneficenza, cooperative e di credito e sulle domande di status personale. Come se non bastasse, vennero previsti Comuni distinti per greco-ciprioti e turco-ciprioti nelle cinque più grandi città dell'isola: una separazione non solo impraticabile, in quanto le popolazioni e le proprietà in molti luoghi erano mescolate, ma anche eccessivamente onerosa per centri relativamente piccoli come quelli dell'isola. Infine, i turco-ciprioti detenevano il 30% dei posti nella pubblica amministrazione e il 40% dei ruoli nelle forze di polizia e nell'esercito.

Insomma, come risultato degli accordi di Zurigo e Londra, il corretto funzionamento dello Stato era praticamente impossibile su base costituzionale.

La cosa peggiore, comunque, era che, a lato della Costituzione, a Londra erano stati firmati due trattati che costituivano una palese violazione dell'indipendenza della Repubblica di Cipro:

- il "Trattato di Garanzia" tra Cipro da un lato e Grecia, Gran Bretagna e Turchia dall'altra, per cui queste ultime tre potenze avevano
 
 diritto di azione comune o anche unilaterale allo scopo di ristabilire la situazione creata dal Trattato di Londra;

- il "Trattato di Alleanza" tra Cipro, Grecia e Turchia che permetteva lo stazionamento di contingenti greci e turchi sull'isola.

Nell'insieme, dunque, la Repubblica di Cipro nasceva già con una legislazione in diretto conflitto con i principi basilari del diritto internazionale, con i principi della Carta delle Nazioni Unite e con il diritto di ogni Stato alla piena sovranità e indipendenza, tanto che il mediatore delle Nazioni Unite a Cipro, Dr. Galo Plaza, al punto 163 della sua relazione al Segretario Generale dell'ONU nel marzo 1965, descrisse la Costituzione del 1960 come una "stranezza costituzionale" e, al punto 129, affermò che le difficoltà nell'attuazione della trattati firmati sulla base degli accordi di Zurigo e Londra era cominciata quasi immediatamente dopo l'indipendenza.

Nonostante ciò, il popolo di Cipro si sforzò di garantire il corretto funzionamento del nuovo Stato, ma ogni tentativo era destinato al fallimento.

Nel novembre 1963 l'allora Presidente della Repubblica, Arcivescovo Makarios, per rendere attuabile praticamente il dettato costituzionale, suggerì tredici emendamenti alla Costituzione: tali modifiche furono presentate ai leader della minoranza turco-cipriota di Cipro ma, prima che essi avessero la possibilità di esaminarle, il governo turco dichiarò che esse erano inaccettabili, obbligando così la leadership turco-cipriota a seguire il diktat di Ankara.

Il mese successivo il governo turco fomentò una ribellione contro lo Stato da parte del TMT (l'organizzazione terroristica turca di Cipro) e minacciò una invasione dell'isola come contromisura nel caso di attuazione di emendamenti costituzionali.

Il vicepresidente in carica, Dott. Kutchuk, dichiarò pubblicamente che la Repubblica di Cipro aveva cessato di esistere e, insieme con i tre ministri turco-ciprioti, i membri turco-ciprioti della Camera e i dipendenti turco-ciprioti della pubblica amministrazione, si ritirò dal governo.

Con il falso (accertato come tale da tutti gli organi internazionali) pretesto che il governo di Cipro stava per annientare la minoranza turco-cipriota, gli agenti della Turchia a Cipro, controllati da ufficiali turchi provenienti direttamente dalla Turchia, fecero ricorso alla movimentazione forzata di ampi strati della popolazione turco-cipriota, non tanto per la loro protezione, come sostenuto al momento, ma per creare aree compatte turche e realizzare una separazione geografica della minoranza turca dal popolo cipriota. Nel frattempo, il contingente turco di stanza a Cipro secondo il "Trattato di Alleanza", assisteva i ribelli e spostò la sua caserma nella parte nord di Nicosia, compiendo un atto di occupazione del territorio di Cipro.

Ciò che risulta più scioccante è che il governo turco non facesse nessun tentativo di nascondere il suo appoggio ad una partizione dell'isola e che nessun provvedimento venisse mai preso, a causa del veto della componente governativa turca di Cipro, contro le violenze che il TMT perpetrava già almeno dal 1958 (quando, il 12 giugno, otto civili innocenti e disarmati della componente greco-cipriota del villaggio di Kondemenos vennero uccisi da terroristi provenienti dal vicino villaggio a maggioranza turca di Geunyeli) e che raggiunsero il loro apice nel 1963 con gli scontri del quartiere di Omorphita a Nicosia, invaso e occupato dai turchi che scacciarono tutte le famiglie greche, uccidendo un numero imprecisato di civili, tra i quali donne e bambini.

Nel gennaio 1964, in considerazione della grave situazione derivante dai combattimenti a Cipro, delle minacce di intervento esterno e del movimento forzato della popolazione, il governo britannico convocò una conferenza a Londra per affrontare il problema, ma pochi giorni dopo che la conferenza aveva avuto inizio risultò chiaro che il suo scopo era quello di convincere il governo cipriota di accettare:

a) l'invio di truppe a Cipro da vari Paesi amici e alleati di Gran Bretagna e Turchia con lo scopo dichiarato di mantenere la legge e l'ordine;

b) la costituzione di un comitato intergovernativo per l'invio di contingenti per l'approvvigionamento delle truppe presenti sull'isola.

I rappresentanti di Cipro, comprendendo che l'accettazione della proposta avrebbe significato inevitabilmente l'occupazione "de facto" della Repubblica da parte di truppe straniere e la sostituzione dell'autorità del governo con quella del cosiddetto "comitato intergovernativo" (come richiesto da Ankara), si opposero a tale piano e il governo di Cipro portò la questione davanti alle Nazioni Unite, in un clima di crescente tensione, con aerei militari turchi che sorvolavano continuamente l'isola e con continui sbarchi clandestini di truppe e attrezzature militari turche, che culminarono con il bombardamento assolutamente proditorio di villaggi e città dell'agosto 1964 (con 100 morti tra la popolazione civile).

Nel marzo del 1964, in Consiglio di Sicurezza dell'O.N.U. votò la risoluzione 186 che prevedeva l'invio a Cipro di una "peace-keeping force", la UNFICYP (originariamente per tre mesi ma è ancora sull'isola) e la nomina (1965) di un mediatore internazionale per risolvere la questione nella persona prima del finlandese Tuomioya e poi dell'equadoregno Galo Plaza.

Nel suo rapporto, Galo Plaza dichiarò che era necessario trovare una soluzione che soddisfacesse i desideri della maggioranza della popolazione, pur assicurando protezione adeguata dei diritti legittimi della minoranza (Doc. S/62555, par. 130): il rapporto venne immediatamente respinto dalla Turchia che propose una soluzione di separazione o di federazione delle due componenti etniche (una federazione era già stata esclusa nel 1956 dal costituzionalista britannico Lord Radcliffe, non sussistendo i presupposti di divisione territoriale tra le due componenti).

Le Nazioni Unite, a questo punto, risultando chiaro che la Turchia rappresentava una minaccia per la sovranità e l'indipendenza di Cipro, approvarono, il 18 dicembre 1965, una risoluzione all'interno della quale si legge:

"L'Assemblea Generale:

- prende atto del fatto che la Repubblica di Cipro, come membro paritario a pieno diritto delle Nazioni Unite, in conformità con la Carta, dovrebbe godere di piena sovranità e indipendenza completa senza alcun intervento o interferenza straniera;

- invita tutti gli Stati, in conformità con i loro obblighi derivanti dalla Carta, in particolare l'articolo 2, commi 1 e 4, a rispettare la sovranità, l'unità, l'indipendenza e l'integrità territoriale della Repubblica di Cipro e ad astenersi da ogni intervento diretto contro di essa;

- raccomanda al Consiglio di Sicurezza la continuazione del lavoro di mediazione delle Nazioni Unite, in conformità con la risoluzione del Consiglio 186 (1964) del 4 marzo 1964".

Nel giugno 1968, seguendo le raccomandazioni del Segretario generale dell'O.N.U. e nonostante i continui attacchi a civili greci da parte del TMT (in particolare nel 1967, con l'uccisione, tra gli altri, di quattro monaci) e la creazione di una cosiddetta amministrazione turco-cipriota provvisoria istituita al fine di promuovere la partizione (e responsabile della chiusura di alcune aree ai greci), si diede inizio a colloqui tra i greco-ciprioti e i turchi per trovare una soluzione al problema di Cipro, ma, rimanendo l'obiettivo turco quello della partizione dell'isola non si registrarono progressi di alcun genere.

Le reali intenzioni turche vennero, infine, allo scoperto nel febbraio del 1974, quando, dopo una lunga crisi di governo dopo le elezioni generali in autunno, il gabinetto di coalizione turco formato dal Partito Repubblicano del Popolo e dal Partito Nazionale della Salvezza, sotto la guida del Premier Bulent Ecevit, firmò un protocollo in cui si dichiarava che l'unica soluzione accettabile per Cipro sarebbe stata quella federativa.

A seguito di questa dichiarazione ufficiale, che annullava ogni prospettiva di un accordo in conformità ai principi precedentemente accettati, la Turchia incominciò a preparare la macchina bellica per l'invasione dell'isola.

A questo punto fu la Grecia dei colonnelli a fornire ad Ankara il miglior pretesto per dar corpo ai suoi piani, organizzando, il 15 luglio 1974, un colpo di stato filo-greco che diede temporaneamente (per 8 giorni appena) il potere al leader dei terroristi ultranazionalisti greci dell'EOKA-B Nikos Sampson.

Immediatamente la Turchia invase Cipro, ufficialmente come "garante" dell'indipendenza dell'isola, ma con l'unico scopo di annetterne una parte: il 20 luglio 1974 40.000 soldati turchi sbarcarono sull'isola assistiti da copertura aerea e da forze navali, in violazione della Carta delle Nazioni Unite e di tutti i principi che regolano i rapporti internazionali.

Seguì, il 14 agosto, una seconda invasione in violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza O.N.U. che aveva immediatamente chiesto un cessate il fuoco e il ritiro delle truppe d'invasione.

Il risultato dell'attacco fu che circa il 40% del territorio totale della Repubblica di Cipro (una percentuale, per altro, in termini economici molto più significativa di quanto possa apparire, tenendo conto che l'area invasa conteneva circa il 70% del potenziale economico del Paese), passò sotto occupazione militare turca e circa il 40% del totale della popolazione greco-cipriota venne scacciata e costretta a rifugiarsi nella parte greca, con migliaia di civili uccisi o maltrattati e un numero ancora imprecisato di persone scomparse nel nulla.

Nel corso della sua XXIX sessione, nel novembre 1974, l'Assemblea generale dell'ONU adottò all'unanimità la risoluzione 3212, intesa a fornire il quadro per una soluzione del problema cipriota: nella sua disposizione centrale si chiedeva il rispetto della sovranità, dell'indipendenza, dell'integrità territoriale e del non-allineamento della Repubblica di Cipro, il rapido ritiro di tutte le forze armate straniere presenti nella Repubblica, la cessazione di ogni ingerenza straniera e l'adozione di misure urgenti per il ritorno dei rifugiati alle loro case in totale sicurezza. Tale risoluzione dell'Assemblea Generale venne approvata dal Consiglio di Sicurezza con la risoluzione 365 (1974) del 13 dicembre 1974 e, quindi, la sua attuazione fu automaticamente resa obbligatoria per tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, inclusa la Turchia, che, però, si rifiutò (senza alcuna sanzione) di rispettarne le disposizioni.

Il 10 febbraio 1975, il Governo greco-cipriota, nel tentativo di avviare negoziati significativi con la parte turco-cipriota per trovare una soluzione pacifica e praticabile al problema della divisione, inviò proposte alla controparte turco-cipriota sulla base delle risoluzioni delle Nazioni Unite ma la risposta turca fu la dichiarazione del 13 febbraio 1975, nella quale si annunciava l'istituzione dello "Stato federato turco di Cipro" ("TFSC").

Il Consiglio di Sicurezza con la risoluzione 367 (1975) del 12 marzo 1975, non poté fare altro che rammaricarsi di questa azione unilaterale e raccomandare l'attuazione urgente ed efficace di tutte le parti della risoluzione dell'Assemblea Generale 3212 (XXIX), ma, ancora una volta, nessuna azione di ritorsione venne intrapresa contro Ankara.

Nel perseguimento dei suoi piani di partizione, e in violazione delle Convenzioni di Ginevra del 1949 e dei suoi obblighi internazionali in materia di rispetto dei diritti umani, oltre, ovviamente, che di tutte le risoluzioni O.N.U., la Turchia organizzò, l'8 giugno 1975, in collaborazione con la leadership turco-cipriota, un "referendum" nella parte occupata della Repubblica, dalla quale l'80% della popolazione di etnia greca era stato espulso (rendendo il "referendum" non solo nullo ma anche ridicolo), per l'accettazione di una nuova Costituzione. Le disposizioni di tale "Costituzione" del cosiddetto Stato federato turco di Cipro sono eloquenti: nel suo preambolo si afferma, ad esempio, che "la comunità turco-cipriota costituisce la parte inseparabile della grande nazione turca" e che tutti i membri dell'Assemblea nazionale sono tenuti a "rispettare i principi di Ataturk" (e non i principi della Costituzione di Cipro), che i cittadini ciprioti sono "turchi a tutti gli effetti" e che i ciprioti greci delle enclave contenute nei territori occupati, così come tutte le altre comunità non-turche nel territorio sotto occupazione sono, "alieni" e, come tali, soggetti ad una "legge speciale" (che, di fatto, li priva di ogni diritto politico) e passibili di espropriazione dei beni (cosa che è continuamente avvenuta, con una scandalosa redistribuzione della proprietà greco-ciprioti ai turchi).

Verso la fine di giugno 1975, a seguito del varo della Costituzione, si assistette, conseguentemente, ad una ondata di espulsioni illegali e disumane delle popolazioni indigene greco-cipriote dalla zona occupata, spesso con preavviso di pochissime ore e con il divieto di trasporto di qualunque genere di effetti personali. Tale pratica di sostanziale "pulizia etnica" è proseguita a lungo, nonostante varie risoluzioni contrarie da parte degli organi internazionali, con metodi di pressione diretti e indiretti che hanno incluso divieti di creazione di strutture sanitarie, educative e religiose per i non-turchi e che sono stati bollati come inumani persino in un rapporto del 30 ottobre 1979 del Segretario generale dell'ONU.

La ragione di tale politica turca e turco-cipriota è ovvia: la volontà che palesemente traspare è quella di fare spazio per i turchi che sono stati "importati" come parte dell'attuazione del piano della Turchia di cambiare la struttura demografica della regione occupata, primo passo per l'eventuale annessione. Allo stato attuale, già 80.000 coloni sono stati trasferiti a Cipro dalle province più povere dell'Anatolia e dalle aree costiere del Mar Nero, ma gli analisti internazionali stimano che i piani di Ankara prevedano di giungere a 200.000 coloni entro il 2015, senza che né le pertinenti risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e della Commissione dei Diritti Umani (che ha condannato il governo fantoccio turco-cipriota per gravi violazioni dei diritti umani in una sentenza del 10 luglio 1976), né il ricorsi di Cipro alla Commissione europea dei diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa siano mai stati presi in considerazione da Ankara.



 

 

COLLABORA


scrivi per InStoria



 

EDITORIA


GBe edita e pubblica:

.

- Archeologia e Storia

.

- Architettura

.

- Edizioni d’Arte

.

- Libri fotografici

.

- Poesia

.

- Ristampe Anastatiche

.

- Saggi inediti

.

catalogo

.

pubblica con noi



 

links


 

pubblicità


 

InStoria.it

 


by FreeFind

 

 

 

 

 

 

 

 


[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE]


 

.