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N. 49 - Gennaio 2012 (LXXX)

l'affondamento della corazzata roma
la ragion di stato e il "ricamo" di badoglio

di Giorgio Falchi

 

Leggendo un articolo apparso nel 1993 su una rivista specializzata di storia, mi turbò molto la sorte infausta degli uomini imbarcati sulla corazzata “Roma”. Mi chiesi se fosse stato possibile evitare una simile tragedia.

 

Rilessi il contributo dello storico Decio Romano e rimasi sconcertato da alcune sue proposizioni. Possibile che la nostra marina sia stata utilizzata come moneta di scambio per la salvezza del Re?

 

Possibile che nella loro supposta garanzia per la sopravvivenza dello Stato, il re, il capo del governo e altri, si siano venduti la vita di uomini come Carlo Bergamini, che con il loro onore, la loro obbedienza e il loro coraggio hanno ribadito la grandezza dell’Italia?

 

Certo è che questi uomini di valore, nulla hanno a che fare con gli oltre duecento fuggiaschi (tra questi figuravano capi di stato maggiore, generali e altri codardi) assiepati all’una di notte del 10 settembre del 1943 nel molo di Ortona in attesa di potersi imbarcare sul “Baionetta” con il re.

 

Quale onore nel soldato che nasconde il suo grado di Ufficiale! Quale coraggio in colui che fugge! In quella notte, a Ortona, l’onore, il coraggio e l’obbedienza erano totalmente assenti.

Per poter parlare del supposto “ricamo” di Badoglio e del perché (sempre che esista un solo perché!) la corazzata “Roma” sia stata affondata, mi pare utile una cronologia dettagliata dei fatti che sono successi nei giorni che vanno dal 2 al 20 settembre 1943.

2 settembre                          

Il Capo di Stato Maggiore generale Roatta firma un documento contenente disposizioni sul comportamento da tenere in caso di attacco tedesco.

Il documento, elaborato dal Comando Supremo, noto come “Memoria 44 op” (dove la sigla 44 op è il numero di protocollo del documento), viene copiato a macchina dal colonnello Mario Torsiello in sole 12 copie e sarà inviato subito dopo ai comandi dislocati sia nel territorio italiano che fuori, in particolare una copia sarà inviata al generale Antonio Basso e una al generale Giovanni Magli rispettivamente comandanti delle Forze Armate in Sardegna e in Corsica. Il documento, una volta letto, dovrà essere distrutto.

 

3 settembre – ore 17.15

 

A Cassibile, alla presenza del generale Eisenhower comandante in capo delle forze alleate anglo-americane, il generale Castellano e il generale Bedell Smith firmano un documento in 12 punti dove emerge chiara la resa senza condizioni dell’Italia, questo significa la consegna delle tre armi: esercito, marina e aviazione (quindi non si tratta di armistizio!).

 

3 settembre

Il Capo del Governo, maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, convoca il ministro della Marina, l’ammiraglio De Courten, e gli accenna di “trattative in corso” per la conclusione di un armistizio, senza precisare alcun che su data, contenuti e avvenuta firma. Su queste trattative impone il segreto di Stato inibendo qualsiasi informativa anche al sottocapo di stato maggiore, ammiraglio Sansonetti.

3 settembre

Il generale Basso riceve la “Memoria 44 op”. Il documento è suddiviso in quattro punti: premessa (1), compiti generici per tutti i Comandi (2), compiti specifici (3) e prescrizioni varie (4).

I compiti generici (2) prevedono: “rinforzare la protezione delle comunicazioni e degli impianti; sorvegliare i movimenti germanici; predisporre colpi di mano per impossessarsi dei depositi munizioni, viveri, carburanti, materiali vari e centri di collegamento dei tedeschi, prevedendone l’occupazione o la distruzione; predisporre colpi di mano su obiettivi considerati vulnerabili per le forze germaniche; presidiare edifici pubblici, depositi, Comandi, magazzini e centrali di collegamento italiani”.

Tra le prescrizioni varie (4) vi è l’applicazione delle disposizioni contenute nel documento, che si devono effettuare “a seguito di ordine dello Stato maggiore” oppure “di iniziativa dei comandanti in posto in relazione alla situazione contingente”. Purtroppo non si conoscono i compiti specifici (3) ma è facile supporre (prendendo spunto dalla “Memoria 44 op” consegnata al comandante delle Forze armate in Corsica) che figuri una specificità del tipo: “nel caso foste attaccati dai tedeschi il compito dei reparti italiani sarà quello di far fuori la 90a divisione corazzata”.

4 settembre

Presso il Comando delle Forze Armate in Corsica, il generale Magli riceve la “Memoria 44 op” dove (oltre a quello che figura nel documento consegnato nelle mani del generale Basso) nei compiti specifici (3) risulta che: ”nel caso foste attaccati dai tedeschi il compito dei reparti italiani sarà quello di far fuori la Brigata corazzata SS tedesca Reichs Fuhrer”.

5 settembre

In riferimento all’armistizio, Il diplomatico di professione, Mario Badoglio, figlio dell’allora Capo del Governo italiano, confida ad un amico del “ricamo” del padre: "Un ricamo! Vedrai, un ricamo!".

6/7 settembre

Il maggiore Bernhard Jope, comandante dei bombardieri del tipo Dornier 217 K di stanza a Istres-Marsiglia viene convocato dal Comando della Luftwaffe per preparare l'azione contro la Flotta italiana. I “suoi” bimotori sono gli unici che hanno in dotazione l’arma segreta FX 1400: una bomba radio-guidata. L’ordine di procedere all’attacco sarà comunicato solo due ore prima. Durante l’attacco Jope è convinto che non incontrerà nessun aereo italiano a protezione delle unità navali in quanto al Comando non l’avevano informato di questa eventualità.

Gli aerei impiegheranno circa 1 ora e mezza per arrivare al bersaglio.

7 settembre

La figlia e la nuora del Maresciallo Badoglio sono a Losanna in Svizzera, mentre il Capo di Stato Maggiore, generale Ambrosio, è a Torino per mettere al sicuro le sue sostanze, egli sa benissimo che il 3 settembre è stato firmato l’armistizio.

8 settembre – mattina

Eisenhower “costringe” Badoglio a dichiarare l’armistizio firmato il 3 settembre: "Se non coopererete come concordato, farò pubblicare in tutto il mondo i dettagli di questo affare".

8 settembre – ore 16.30

Radio New York anticipa la notizia della firma dell’armistizio con l’Italia.

8 settembre – ore 17.30

Radio Algeri da notizia della firma dell’armistizio e successivamente alle 18 è lo stesso Eisenhower a confermarlo con poche parole: "Il Governo Italiano ha dato ordine alle sue forze armate di arrendersi senza condizioni".

8 settembre – ore 18.00

In una riunione al Quirinale, il Re informa i presenti che il generale Eisenhower, questa sera stessa, comunicherà alla Radio la notificazione dell’Armistizio, mentre questo avrebbe dovuto avvenire solo fra qualche giorno, "ho voluto riunire Lor signori per conoscere la loro opinione su questa improvvisa ed imprevista modifica della situazione", la risposta dell’ammiraglio De Courten è: "Non ho conoscenza che sia stato concluso un armistizio, né le sue clausole, né di una data fissata per la sua notificazione, non mi sento quindi di esprimere un parere su una questione della quale ignoro gli esatti termini".

Il Re allora invita il generale Ambrosio ad illustrare a De Courten la situazione con in più il fatto che la data indicata dai negoziatori per la notifica dell’armistizio poteva essere il 12 o il 13 settembre.

8 settembre – ore 19.45

Badoglio con un messaggio radiodiffuso, comunica al Paese che: "il governo italiano, … ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, … La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza". Le Forze armate, essendo prive di direttive precise, sono allo sbando.

8 settembre – ore 23.45

Supermarina (il comando generale della Marina a Roma) invia un fonogramma all’ammiraglio Carlo Bergamini (Comandante in Capo delle Forze Navali da Battaglia) con l’ordine di salpare per La Maddalena.

9 settembre – ore 03.00

La corazzata “Roma” con l'insegna di nave ammiraglia della flotta, salpa per dirigersi a La Maddalena, insieme alle corazzate “Vittorio Veneto” e “Italia” più altre unità presenti nel porto di La Spezia. Circa 5 ore dopo la formazione navale diretta a La Maddalena sarà costituita da 23 unità.

9 settembre – prime ore

Badoglio, durante la fuga e l’abbandono di Roma, è visto con una valigetta che egli stesso dichiarerà contenere oltre alle sue sostanze anche 10 milioni di Lire italiane e 1 milione di Franchi svizzeri.

Nel dicembre del 1944, in un processo a carico dell’ex governatore della Banca d’Italia Vincenzo Azzolini, emergerà il fatto che, prima della notifica dell’armistizio, Badoglio ritirò in quattro distinti prelevamenti gran parte dei 24 milioni depositati dalla presidenza del Consiglio.

I primi due prelievi finiranno in Svizzera, mentre gli ultimi due si ipotizza che siano quelli contenuti all’interno della succitata valigetta.

9 settembre – ore 05.40

Un gruppo iniziale di 7 auto con 22 persone a bordo prende la via Tiburtina diretta verso Pescara: in esse tra gli altri si trovano il re, la regina, il principe Umberto, Badoglio e suo nipote Valenzano, il duca Acquarone e il colonnello De Buzzaccarini.

Nelle ore successive, il genero del Re, Calvi di Bergolo, è a colloquio con il feldmaresciallo Albert Kesselring per la consegna della città di Roma che sarà formalizzato il giorno dopo.

9 settembre – ore 06.30

Supermarina ordina all'incrociatore “Scipione l'Africano” e alle corvette “Scimitarra” e “Baionetta”, che sono alla fonda a Taranto, Brindisi e Pola, di accorrere alla massima velocità a Pescara.

9 settembre – ore 10.30

Le 7 vetture giungono a Crecchio. Saranno ospiti nel castello dei duchi di Bovino. Durante la fuga l’autocolonna supererà tre posti di blocco tedeschi e ogni volta De Buzzaccarini sporgendosi dal finestrino dell’auto dirà: “Ufficiali generali” ottenendo l’immediato via libera.

Si noti che l’11 settembre la stessa casa che ha dato ospitalità alla famiglia reale sarà bruciata e i Bovino deportati in Germania.

9 settembre – ore 10.30

4 aerei da caccia del tipo “Macchi MC202” al comando del capitano Remo Dezzani si alzano in volo da Vena Fiorita (Olbia) per fornire una scorta aerea a protezione della “Roma” e delle altre unità navali.

L’ordine ricevuto da Superaereo è quello di individuare le unità navali tra la Corsica e la Toscana. Supermarina si era “dimenticata” di segnalare a Superaereo la nuova rotta che era quella a ovest della Corsica.

9 settembre – mattina

La 90a Divisone tedesca di stanza in Sardegna chiede al comandante militare italiano generale Antonio Basso, di transitare da La Maddalena per evacuare verso la Corsica e di qui per il continente.

Basso da ordine all’ammiraglio Bruno Brivonesi (comandante militare marittimo della Sardegna alla Maddalena) di non interferire in alcun modo nei movimenti dei germanici. Sia Basso che Brivonesi sono a conoscenza dell’arrivo di 23 navi della Regia Marina.

9 settembre – ore 11.00

Brivonesi informa Supermarina che il Comando de La Maddalena insieme ad altre strutture presenti sull’isola sono occupate dai tedeschi. Con ciò si raccomanda di avvertire l’ammiraglio Bergamini.

9 settembre – ore 14.24

Bergamini riceve il messaggio da Supermarina dell’occupazione de La Maddalena. Inoltre nel messaggio si comunica alla flotta di dirigere verso il porto di Bona (Algeria).

9 settembre – ore 14.33

Supermarina ordina ai cacciatorpedinieri Vivaldi e Da Noli di "uscire dall’estuario della Maddalena verso ponente, affondando durante il passaggio tutti i mezzi tedeschi che stavano trafficando tra Sardegna e Corsica".

9 settembre – ore 16.11

La corazzata “Roma” gravemente danneggiata si capovolge e si spezza in due tronconi che affondano verticalmente. Si conteranno un totale di 1393 morti diretti o conseguenti agli eventi di quei tragici momenti. L’eroe Bergamini è tra questi.

9 settembre – notte

Badoglio e De Courten si imbarcano a Pescara sulla corvetta “Baionetta” per raggiungere il porto di Ortona.

9 settembre – notte

Il Capo di Stato Maggiore, generale Mario Roatta, fuggito anche lui da Roma, incontra gli altri fuggiaschi (generali, colonnelli e altri della corte reale) a Chieti. Si toglie la divisa e si mette in abiti borghesi facendosi consegnare un paio di mitra.

Questa richiesta la giustifica asserendo che sono ordini del Re. Inoltre confida ad alcuni ex-fascisti che presto Mussolini sarà liberato.

10 settembre – ore 01.00

Porto di Ortona. Il “Baionetta” parte alla volta di Brindisi con la famiglia reale, Badoglio, De Courten, Roatta, ministri, generali e altri fuggiaschi. La corvetta sarà scortata dalla gemella "Scimitarra" e dall'incrociatore "Scipione l'Africano".

10 settembre – ore 16.00

“Baionetta”, “Scimitarra” e “Scipione l’Africano” entrano nel porto di Brindisi dopo una navigazione priva di imprevisti. Durante la traversata le navi sono avvistate e sorvolate da aerei tedeschi, ma non subiscono attacchi da parte degli ex alleati. Anzi, un ricognitore Junker 88, partito da Chieti Scalo, segue per l’intera traversata il piccolo convoglio con i fuggiaschi scattando delle fotografie dove si vedono i reali seduti a poppa.

12 settembre – ore 14.00

A Campo Imperatore, Mussolini viene “liberato” dagli uomini di Harald Mors. L’unica difficoltà è l’atterraggio dei 9 alianti nel piccolo pianoro dove è l’albergo: uno di questi si rovina provocando dei feriti.

Si noti che nell’aliante in questione è presente il capitano delle SS Otto Skorzeny che aveva chiesto al pilota di scendere in picchiata contravvenendo all’ordine del generale Kurt Student.

Skorzeny disobbedendo agli ordini ed assumendo incarichi di comando rischia di mandare a monte la missione che il maggiore Mors aveva pianificato a partire dal pomeriggio del giorno precedente.

16 settembre

L’ammiraglio Brivonesi firma un accordo che consente ai tedeschi di imbarcarsi per Palau solo dopo aver abbandonato le posizioni che avevano occupato il 9 settembre.

20 settembre

I tedeschi a Roma, requisiscono l’intera riserva aurea della Banca d’Italia (oltre 100 tonnellate d’oro) che Badoglio si era “dimenticato” di mettere al sicuro.

Considerando l’ultimo dato cronologico, una perplessità sorge spontanea: tra la data della firma dell’armistizio e la sua notifica al Paese, sono trascorsi ben 5 giorni, un tempo più che sufficiente per mettere al sicuro l’oro presente all’interno della Banca d’Italia, ma il nostro Capo del Governo si preoccupa di portare al sicuro la figlia e la nuora in Svizzera (atto lodevole per chi sa che la reazione tedesca potrebbe essere particolarmente efferata) inoltre si preoccupa per tempo di fare 4 prelevamenti dalla Banca d’Italia per un totale di circa 24 milioni di lire.

Solo questi due fatti sono sufficienti per fare una supposizione: forse quell’oro è l’ultima moneta di scambio per la fuga di Badoglio e quella del Re.

Ma l’oro non è sufficiente per la salvezza dei codardi, infatti occorre far contento Hitler che vuole l’amico Mussolini, anche perché ha necessità di un uomo “forte” e “autorevole” per la gestione della “sua” Repubblica Sociale Italiana.

La “liberazione" sarà festeggiata a Campo Imperatore con un brindisi (a base di vino) proposto da Skorzeny tra le sue SS, i soldati della Wehrmacht, i carabinieri e gli uomini di Giuseppe Gueli preposti alla custodia dell’ospite.

L’operazione apparentemente molto rischiosa è facile nella sua soluzione positiva grazie ai buoni uffici di Badoglio: con un paragone si potrebbe dire che è stata creata una situazione dove in un’associazione di delinquenti il capo banda è sorvegliato da un altro bandito della stessa associazione (Giuseppe Gueli oltre che essere un uomo di sicura fede fascista è anche un convinto sostenitore di Mussolini).

Ma forse Badoglio “ricama” anche su un’altra “merce” in cambio della salvezza del Re e della propria: la consegna della città di Roma ai tedeschi.

Nella notte tra l’8 e il 9 settembre del 1943 la città di Roma è caratterizzata da un “esodo” massiccio di “graduati” italiani verso Chieti e di “graduati” tedeschi verso Firenze: i primi perché timorosi della rappresaglia dei tedeschi, i secondi perché convinti che ci sarebbe stato un grande sbarco delle forze anglo-americane sulle coste laziali.

L’unico che rimane a Roma è Kesselring con “sole” due divisioni. Questo fatto mi suggerisce una ipotesi: è un’esclusiva di Kesselring (grazie a Badoglio) sapere che non ci sarà nessun aviosbarco delle forze americane a sud di Roma, inoltre solo Kesselring è in grado di fornire la parola d’ordine (“ufficiali generali”) che sarebbe occorsa per la fuga del Re, Badoglio e una dozzina di generali lungo la via Tiburtina lasciando senza comandi i vertici militari di Roma e quindi procedendo di fatto alla consegna della città in mano ai tedeschi.

Per dare un’idea di quanto insulsa fosse la presenza dei vertici di comando posti a difesa della città di Roma cito un fatto poco conosciuto: circa 24 ore dopo la notifica dell’armistizio, alla presenza dei generali Giacomo Carboni (comandante del corpo d'armata motocorazzato posto a difesa di Roma) e Calvi di Bergolo (genero del Re) da una parte e il feldmaresciallo Albert Kesselring dall’altra, era stata apposta una firma ad un documento umiliante e disonorevole (che non venne mai reso pubblico) in cui si chiedeva, tra l’altro, ai soldati italiani di passare sotto le bandiere tedesche, giurando fedeltà ad Hitler e con ciò a sentirsene onorati. Ovviamente il documento in questione venne firmato da un tenente colonnello, Leandro Giaccone, che davanti a Kesselring affermò “giuridicamente la mia firma, essendo io di grado inferiore, non ha nessun valore”.

Il documento in questione lo si può trovare in “Due anni di storia 1943-1945” un libro scritto da Attilio Tamaro. Anche per la flotta italiana è possibile ipotizzare uno scambio: sacrificare una parte delle unità navali in cambio della fuga del Re, Badoglio e affini.

Si consideri che al più tardi il 7 settembre il maggiore Jope era stato posto sull’avviso di un’azione contro la flotta italiana. Ma a quella data eravamo ufficialmente ancora alleati dei tedeschi. Nemmeno De Courten sapeva dell’avvenuta firma del 3 settembre e men che mai l’ammiraglio Bergamini che fino alla sera del giorno 8 era convinto di salpare contro gli angloamericani.

Un altro aspetto importante è l’atteggiamento della Luftwaffe: nel Tirreno bombardava le nostre unità navali mentre in Adriatico quasi le proteggeva.

Infine Supermarina che stranamente si dimentica di informare Superaereo che le unità navali sono a ovest della Corsica. Non potrebbe essere altrimenti visto e considerato che, durante l’attacco il comandante della squadriglia di bombardieri, maggiore Jope, è convinto che non incontrerà nessun aereo italiano a protezione delle unità navali in quanto non l’avevano informato di questa eventualità.

Gli elementi per azzardare l’ennesima ipotesi di una trama ordita da Badoglio ci sono tutti. Però arrivati a questo punto della storia è opportuno focalizzare l’attenzione sui fatti che hanno portato al cambio d’ordine dato a Bergamini di non dirigersi più alla Maddalena.

Il generale Antonio Basso riceve una richiesta da parte del comando della 90a divisione tedesca e cioè quella di transitare da La Maddalena per evacuare verso la Corsica e di qui per il continente. Basso acconsente ordinando all’ammiraglio Bruno Brivonesi di non ostacolare i movimenti dei germanici.

Ora entrambi sanno bene che stanno per arrivare 23 unità della Regia Marina. Qui voglio sottolineare solo la manifesta incapacità del generale Basso che al fine di evitare la guerra in Sardegna si accordò con il generale Lungerhausen (quest’ultimo il 23 agosto, su iniziativa di Hitler, consegnerà al nostro comandante delle forze armate l’onorificenza della croce di ferro) per l’esodo dei soldati tedeschi verso la Corsica fino a fornire anche i mezzi per il trasporto delle truppe; l’idea di far proprio il motto “ponti d’oro al nemico che fugge” funziona fino a quando non si trasforma in quest’altro, “braghe abbassate al nemico che ti fotte”: con l’occupazione da parte dei tedeschi dell’isola di La Maddalena è successo proprio questo.

Non mi intendo di strategie, ma per andare in Corsica penso sia preferibile passare per Santa Teresa e non per la Maddalena in quanto le opportunità di evitare eventuali attacchi aerei su un autocolonna che si muove sul terreno sono superiori a quelle in mare, quindi meno tempo si trascorre in mare meglio è per la propria sopravvivenza e infatti il 16 settembre i soldati tedeschi lasciano l’isola di La Maddalena passando per Palau e non direttamente via mare per Bonifacio.

Voglio credere che a questo il generale Basso non ci abbia pensato e che abbia agito in assoluta buona fede. Piuttosto balza agli occhi la perfetta scelta temporale della richiesta da parte dei tedeschi di transitare per l’isola. Si dice che a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca: chi ha dato l’informazione ai tedeschi del previsto arrivo delle 23 unità navali?

Prima di concludere vorrei porre in evidenza il modo di agire del comandante delle forze armate in Corsica, generale Giovanni Magli pensando al comportamento del generale Antonio Basso.

Dopo i fatti del 25 luglio del 1943 (arresto di Mussolini) il generale Frido Von Senger und Etterlin comandante della brigata corazzata delle SS di stanza in Corsica, proporrà a Magli di inserire le sue truppe tra quelle italiane ed inoltre l’artiglieria tedesca tra le batterie costiere italiane. Magli non accetterà. Questa sua decisione si rivelerà saggia e lungimirante in considerazione del proclama di Badoglio dell’8 settembre.

Una volta appresa la notizia dell’armistizio, il comandante delle forze armate italiane in Corsica convoca tutti i suoi sottoposti ordinando loro che: "ove mai si attentasse da parte di chicchessia ad esprimere atti che possano offendere il nostro sentimento di italiani e di soldati, la reazione deve essere immediata", mentre a Von Senger comunica che da quel momento le forze italiane non avrebbero più potuto fornire alcuna assistenza a quelle tedesche.

Questi rassicura Magli che i tedeschi se ne andranno pacificamente. Ma il comandante tedesco come il nostro capo del governo o il sovrano, non sono campioni di lealtà. Non erano trascorse che poche ore, quando la notizia dell’occupazione del porto di Bastia da parte dei tedeschi costringe Magli ad agire con fermezza riprendendosi il porto a cannonate.

Von Senger si scusa attribuendo la responsabilità dell’accaduto ad alcuni suoi sottoposti. Ma il nostro comandante gli comunica che "non sarà tollerato alcun atto di ostilità nei riguardi delle truppe italiane; alla forza si risponde con la forza; al fuoco col fuoco", lo stesso comunicato sarà diramato immediatamente a tutti i reparti italiani presenti in Corsica.

Ho voluto scrivere di questi fatti perché penso che questo è il comportamento che un comandante avrebbe dovuto tenere nel territorio di sua competenza. La battaglia in Corsica la vincemmo anche grazie alla collaborazione dei francesi: Bastia, distrutta dai bombardamenti, sarà ripresa il 4 ottobre dai bersaglieri che devono cedere questo onore ai francesi. Da parte sua il generale De Gaulle si rifiuterà di stringere la mano al generale Magli, il vero liberatore della Corsica. L’isola sarà il primo dipartimento liberato di Francia.

Un ultima provocazione: ad oggi non mi risulta che Bastia o altre città della Corsica abbiano una via o piazza dedicata al generale italiano Giovanni Magli, mentre dal dicembre del 2009 la città di Cagliari ha una piazza dedicata al generale Antonio Basso; se la proposta di una via o piazza venisse fatta nella mia città, Porto Torres, mi auguro che la scelta cada su uomini come il ventiduenne cagliaritano Stanislao Palomba sottotenente di vascello sulla “Roma” e deceduto in seguito al bombardamento tedesco.



 

 

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