[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 224 / AGOSTO 2026 (CCLV)


contemporanea

VOLTI E DESTINI DEL FEMMINILE
PROSPETTIVE CANGIANTI

di Francesco Graziano

 

Che spazio ha avuto la donna nella recente storia italiana? La risposta cambia radicalmente a seconda della lente letteraria attraverso cui la si osserva. Leggendo in parallelo il saggio storico di Giovanni Rinaldi, C’ero anche io su quel treno (2021), e il romanzo L’anniversario (2025) di Andrea Bajani, salta subito agli occhi un contrasto netto nel ruolo attribuito alle protagoniste femminili. Tutto questo sorprende ancora di più se consideriamo che non è solo la materia trattata a essere diversa, ma lo è l’anagrafe stessa dei due autori, testimoni di due Italie profondamente distanti. L’una è l’Italia dell’autore pugliese, cresciuto in un Sud dove scoppiavano quindici bombe al giorno e la gente aveva paura ad uscire di casa. L’altra è quella di Bajani, autore nato alla metà degli anni Settanta, quando c’erano già state, ad esempio, la legge sul divorzio, la legge istitutiva dei consultori familiari del 1970 e il referendum con il quale gli italiani confermarono la validità di quel provvedimento che diede una grande libertà alle donne.

 

Dopo tre anni, Aldo Moro sarebbe stato rapito in via Fani e ucciso in via Caetani, inaugurando gli anni del riflusso, del disimpegno e della voglia di dimenticare un periodo terribile.

 

Giovanni Rinaldi è del 1954, studia a Bologna e conosce, oltre alla stagione del terrorismo di cui si è detto, l’esplosione di fantasia che si verificò in quell’«isola felice» che era la Bologna degli anni Settanta. La storia, meritoriamente pubblicata da Solferino, narra l’organizzazione perfetta che le donne dell’UDI (Unione Donne in Italia) fecero dei treni della speranza.

 

In un Sud arretrato, caratterizzato dalla lotta tra la polizia e i contadini, sovente capitava che ragazzini di nove, dieci o undici anni rimanessero a casa da soli, senza ricevere un’istruzione e in condizioni igienico-sanitarie pessime. Quelle donne – che pure avevano alle spalle il Partito Comunista Italiano, il quale diede l’impressione di non credere fino in fondo nell’opera di riscatto sociale (tanto è vero che non opposero alcun veto, ma non si registrarono adesioni entusiastiche) – portarono i bambini dalla miseria di un Meridione dominato dalla criminalità e li affidarono a famiglie del Centro e del Nord Italia che, di fatto, li adottarono.

 

Rinaldi racconta benissimo questo aspetto in alcune scene commoventi dedicate agli incontri tra le due famiglie, restituendo il senso di un’Italia solidale che cercava di riscattarsi da una dittatura che ne aveva soffocato il futuro.

 

Ne L’anniversario ci immergiamo in un’Italia diversa, sebbene il libro tocchi memorie complesse e sfuggenti. Eppure la figura paterna raccontata da Andrea Bajani – autore di opere come Se consideri le colpe e Domani niente scuola – rappresenta una nota stonata rispetto a un contesto di emancipazione. Il padre descritto nel romanzo ha improvvisi scoppi d’ira, soffoca l’identità di una madre che, invece di ribellarsi, lo subisce passivamente, sia negli atteggiamenti fisici che nella gestione della casa.

 

In una delle pagine più forti, l’uomo arriva a prendere a pugni in faccia il figlio. È come se si creasse una dialettica tra l’ambiente esterno, dove i protagonisti vivono, e l’ambiente interno, dove a dominare è una figura maschile che appare come un residuo anacronistico, frutto di un retaggio autoritario e fascista di cui non riesce a liberarsi e che condiziona pesantemente la sua psiche. Non sorprende allora la scelta radicale di Bajani di allontanarsi dalla sua famiglia.

 

Rimane da indagare la figura passiva della madre, inconsapevole dei suoi diritti e vittima del tiranno che spadroneggia in casa pretendendo di avere tutto sotto controllo. Bajani ha un’idea precisa sul ruolo della madre che qui, per chi ancora non avesse letto il libro, non riveliamo; ma è pur vero che il romanzo è narrato con una forte soggettività, attraverso una narrazione a focalizzazione interna fissa (che in teoria letteraria è quel regime narrativo che porta il protagonista a narrare la storia solo attraverso il proprio punto di vista, costringendo i lettori a seguirlo).

 

In assenza di prove oggettive, non possiamo far altro che prendere per buone le parole che Bajani dedica alla madre e alla sua interpretazione del comportamento materno. Anche se la “verità” rimarrà sempre sfuggente e il lettore, legittimamente – alla fine della lettura –, potrebbe elaborare una prospettiva diversa rispetto a quella messa nero su bianco dall’autore, creando così una divisione tra gli amanti del libro, ossia tra chi sposa la tesi di Bajani e chi invece la mette in dubbio.

Ma questo è il fascino del racconto romanzesco fortemente soggettivo, dove a dominare è un punto di vista parziale.

 

La storia della letteratura ritorna sempre a interrogarsi su questo tema: possiamo veramente affermare con certezza che la lettura data da Bajani sul comportamento della madre sia credibile, così come possiamo dare per credibile il racconto che il protagonista di Fuoco pallido di Vladimir Nabokov fa di un altro personaggio spacciandosi per suo grande amico? È vero o è falso ciò che i protagonisti che narrano in prima persona raccontano dei loro rapporti? Non lo sapremo mai; lo statuto di quella che nella vulgata comune intendiamo come “verità”, qualsiasi cosa essa significhi, la letteratura lo demolisce.

 

L’impressione generale che se ne ricava è comunque quella di due testi – appartenenti a generi profondamente diversi – che, pur muovendosi da prospettive temporali differenti, fanno riflettere sul ruolo complesso che la donna ha avuto nella storia del nostro Paese.

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

Giovanni Rinaldi, C’ero anche io su quel treno. La vera storia dei bambini che unirono l’Italia. Milano: Solferino, 2021.

Andrea Bajani, L’anniversario. Milano: Feltrinelli, 2025.

Andrea Bajani, Se consideri le colpe. Torino: Einaudi, 2007.

Andrea Bajani, Domani niente scuola. Torino: Einaudi, 2008.

Vladimir Nabokov, Fuoco pallido. Milano: Adelphi, 1962.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]