[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

191 / NOVEMBRE 2023 (CCXXII)


attualità

SULLA VIOLENZA DI GENERE
l’evoluzione degli studi su una tragica questione

di Riccardo Renzi

 

Il presente lavoro prende le fila da un mio recentissimo intervento che ho tenuto nella tavola rotonda contro la violenza sulle donne dal titolo “Ne dobbiamo parlare” che si è tenuta sabato 25 novembre 2023 presso l’Urban center di Venetico Superiore, organizzata dall’Associazione Eccoci.

A partire dagli ultimi quaranta anni a questa parte, la ricerca storica ha inserito tra le sue materie d’indagine anche la violenza di genere. Una prima svolta si ebbe con l’abbandono della “questione femminile” a favore di un più complesso e articolato dibattito sui sessi. Fondamentale per questo filone di studi fu il saggio di Gaye Rubin, The traffic in women: notes on the “political economy” of sex, in Taurad and Anthropology of Women, a cura di R.R. Retter, edito nel 1975 a New York, il quale ebbe il merito della diffusione e canonizzazione del concetto di genere.

Inoltre tale lavoro crea una cesura tra le differenze anatomiche tra i due sessi e le loro conseguenti posizioni sociali nella storia. Su tale dibattito qualche anno più tardi intervennero anche Vincenza Perilli e Liliana Ellena con il saggio del 2012, Sesso/genere. Le trappole della naturalizzazione, in Femministe a parole. In tale saggio si va a denunciare il fatto che tale differenza antropologica abbia poi costituito un sistema sociale binario asimmetrico e gerarchico, ove il maschile ha ricoperto sempre un ruolo superiore.

Per molto tempo in Italia si sono studiati i vincoli matrimoniali, ma senza comprendere a fondo che spesso la violenza è racchiusa proprio all’interno della relazione coniugale e di tale vincolo. Una prima svolta si ebbe negli anni Novanta del Novecento quando si iniziarono a studiare sistematicamente le fonti processuali riguardanti la violenza domestica. Anche in Inghilterra iniziarono a diffondersi rapidamente studi su questo tema, detti anche “marrige wars”.

Attualmente gli studi più diffusi sono quelli che indagano la violenza domestica in età tardo-medievale e prima età moderna. Lo studio si concentra particolarmente sull’organizzazione gerarchica all’interno della famiglia, che vede il capofamiglia in dovere di esercitare sulla coniuge lo ius corrigendi e lo ius in corpos, in altre parole l’uomo può accedere al corpo della donna quando e come egli voglia. Tale concetto a fatto sì che in Italia si iniziasse a parlare di “stupro coniugale” solo dagli anni Sessanta del Novecento.

Un altro tema d’indagine recente è quello legato all’ossessione da parte maschile per il controllo della sessualità femminile, controllo legato da dogmi secolari all’onore dell’uomo stesso. Si pensi a tal proposito al delitto d’onore che in Italia venne abrogato solo con la Legge 442 del 5 agosto del 1981. La storia della conservazione dell’onore legata al corpo coniugale femminile, a partire dal diritto romano, sino all’età moderna, ha individuato nella sessualità femminile un patrimonio sociale era proprietà e dominio dei capi famiglia.

Tale struttura sociale aborra l’unione sessuale rivolta al mero piacere e impronta tutto a una tutela paternalistica dell’onestà femminile. Partendo da tutte queste basi, in Italia, in questi ultimi decenni si è sviluppato un filone di ricerca legato alla storia dello stupro. Un’altra branca, però più psicologica e storico-contemporanea, si è concentrata sulla correlazione violenza di genere e social/internet nella contemporaneità. La violenza online è spesso interconnessa alla violenza offline, e inseparabile da essa, poiché la prima può precedere, accompagnare o dare seguito alla seconda.

I tipi più comuni di violenza di genere online sono reati quali le molestie online, gli atti persecutori online, la violazione della vita privata connessa alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, compresi l’accesso, l’acquisizione, la registrazione, la condivisione e la creazione e manipolazione di dati o immagini, anche di natura intima, senza consenso.

Secondo il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, le sue cause e conseguenze, la definizione di «violenza online contro le donne» si estende a qualsiasi atto di violenza di genere contro le donne commesso, coadiuvato o aggravato in tutto o in parte mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. L’incidenza economica negativa della violenza di genere e i problemi di salute mentale che ne derivano possono avere un grave impatto sulle vittime, anche sulla loro capacità di cercare lavoro, e possono essere causa di problemi finanziari.


 
Riferimenti bibliografici:
 

G. Rubin, The traffic in women: notes on the “political economy” of sex, in Taurad and Anthropology of Women, a cura di R. R. Retter, New York 1975.

B. Petroselli, Il crimen stupri nelle fonti giudiziarie maceratesi (prima metà del 19. sec.), in Studia Picena, 87(2022), pp. 213-238.

Human Rights Watch, These Everyday Humiliations: Violence Against Lesbians, Bisexual Women, and Transgender Men in Kyrgyzstan, Human Rights Watch, 2008.

E. de Celis, Prevención de la violencia de género, in Perspectivas de la violencia de género, Madrid, Grupo 5 Editorial, 2011.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]