[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 225 / SETTEMBRE 2026 (CCLVI)


attualità

E LA STRAGe CONtiNUA
VITTIME INNOCENTI (Dati Unicef e Save the Children)

di Giovanna D'Arbitrio

 

Pensando con sgomento alla strage degli innocenti che continua non solo a Gaza e in Ucraina, ma anche in Sudan e in tante guerre dimenticate, ci viene in mente una poesia di Bertolt Brecht che denuncia tutti i conflitti e forse ci sollecita anche a non regalare armi giocattolo ai bambini, per educare gli esseri umani alla pace: I bambini giocano alla guerra. Eccola in parte:

 

È raro che giochino alla pace

perché gli adulti

da sempre fanno la guerra,

tu fai “pum” e ridi;

il soldato spara

e un altro uomo

non ride più. È la guerra.

C’è un altro gioco

da inventare: far sorridere il mondo,

non farlo piangere.

 

Purtroppo i dati Unicef e Save the Children, reperibili on line, evidenziano che i conflitti armati nel mondo stanno causando crescenti violenze e gravi violazioni di diritti umani contro i minori: oltre 500 milioni di bambini (circa uno su cinque a livello globale). Nel 2024 le Nazioni Unite hanno verificato oltre quarantamila gravi violazioni (uccisioni, mutilazioni, rapimenti, attacchi a scuole e ospedali, negazione di aiuti) contro i minori, in aumento nel biennio successivo.

 

Secondo i dati Unicef, l’ultimo rapporto del Segretario Generale sui bambini e i conflitti armati evidenzia 38.558 gravi violazioni accertate ai danni dei bambini nel 2025: piccoli uccisi e mutilati, bambini-soldato, rapiti, minori sottoposti a violenze sessuali, soggetti a cui è stata negata l’assistenza umanitaria o privati dell’istruzione. Nel 2025, quasi il 70% delle vittime tra l’infanzia è stato causato da armi esplosive. I numeri più elevati sono stati verificati in Palestina, Libano, Ucraina, Afghanistan e Myanmar. Siamo nel 2026, ma la strage continua.

 

Perché uccidiamo i bambini? Perfino gli animali difendono i loro cuccioli. E poi sopprimere i piccoli significa negare il futuro dell'umanità, come ha denunciato con forza anche il compianto papa Francesco. Eppure, questo accade sempre nei conflitti armati, poiché i fanciulli vengono considerati quasi come «danni collaterali», usati come bersagli in strategie del terrore, dell’odio, sacrificati all’altare del potere e di interessi di vario genere. Ci sono zone del mondo in cui predomina un’estrema povertà, dove i soggetti più fragili muoiono di malattie per la mancanza di cure mediche, per mancanza di cibo, acqua potabile e quant’altro, cause spesso non messe abbastanza in evidenza dai mass media, e così si diventa ancora meno sensibili agli orrori. Il suddetto pontefice denunciò anche la cultura dello scarto e dell’insensibilità: «E quando una società non riesce a proteggere la propria infanzia, quale potrà essere il futuro della Terra?!».

 

Lodevole anche l’omelia del cardinale Mimmo Battaglia che, in occasione della messa per il miracolo di San Gennaro, ha denunciato le stragi di innocenti nelle guerre. Eccone almeno una parte: «Quest’anno vorrei chiedere a San Gennaro una grazia (...): quando torneremo qui, il prossimo anno, fa' che l’unico sangue di cui dovremo parlare sia il tuo. Perché non voglio più venire qui, davanti alla tua ampolla, e dover dire che il tuo liquido vitale assomiglia a quello dei bambini uccisi. Non voglio più dover dire che il rosso fluido si mescola idealmente a quello delle vittime innocenti. Non voglio più nominare la Palestina. Non voglio più nominare l’Ucraina. Non voglio più aggiungere il nome dell’ennesima terra ferita, dell’ennesima città distrutta, dell’ennesima madre che stringe un corpo troppo piccolo tra le braccia. (...) Sono stanco di un’umanità che prima produce vittime e poi costruisce monumenti per piangerle. Sono stanco delle nostre commemorazioni perfette e delle nostre paci impossibili. Sono stanco di vedere l’uomo diventare bravissimo a contare i morti e terribilmente incapace di smettere di farli. Davanti a te, Gennaro, oggi non voglio abituarmi. Perché forse il male più grande non è nemmeno la guerra. Tale piaga immensa è abituarsi alla guerra. È svegliarsi la mattina, accendere un telefono, vedere una città bruciare e continuare a fare colazione. È ascoltare il numero dei morti e non vedere più i defunti. Cinquanta. Cento. Mille. Come se oltre una certa cifra il dolore smettesse di avere un nome. Come se un fanciullo morto cento volte diventasse una statistica. No. Il sangue non è una statistica. Esso ha sempre un nome. Ha una madre. Ha una casa. Ha un odore. Ha qualcuno che quella sera continuerà ad apparecchiare un posto in plus, almeno con gli occhi».

 

Infine, il porporato ha lanciato un duro appello contro la criminalità organizzata che purtroppo coinvolge i giovani e miete vittime rubando loro un futuro. Concludo citando il libro Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi, scritto da Cristina Castelli (Edizioni Mondadori), che include le testimonianze di minori coinvolti nelle zone di guerra, con approfondimenti dedicati a educatori e insegnanti.

RUBRICHE


attualità

ambiente

arte

filosofia & religione

storia & sport

turismo storico

 

PERIODI


contemporanea

moderna

medievale

antica

 

ARCHIVIO

 

COLLABORA


scrivi per instoria

 

 

 

 

PUBBLICA CON GBE


Archeologia e Storia

Architettura

Edizioni d’Arte

Libri fotografici

Poesia

Ristampe Anastatiche

Saggi inediti

.

catalogo

pubblica con noi

 

 

 

CERCA NEL SITO


cerca e premi tasto "invio"

 


by FreeFind

 

 


 

 

 

[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]