È raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più. È la guerra.
C’è un altro gioco
da inventare: far sorridere il
mondo,
non farlo piangere.
Purtroppo i dati Unicef e Save the
Children, reperibili on line,
evidenziano che i conflitti armati
nel mondo stanno causando crescenti
violenze e gravi violazioni di
diritti umani contro i minori: oltre
500 milioni di bambini (circa uno su
cinque a livello globale). Nel 2024
le Nazioni Unite hanno verificato
oltre quarantamila gravi violazioni
(uccisioni, mutilazioni, rapimenti,
attacchi a scuole e ospedali,
negazione di aiuti) contro i minori,
in aumento nel biennio successivo.
Secondo i dati Unicef, l’ultimo
rapporto del Segretario Generale sui
bambini e i conflitti armati
evidenzia 38.558 gravi violazioni
accertate ai danni dei bambini nel
2025: piccoli uccisi e mutilati,
bambini-soldato, rapiti, minori
sottoposti a violenze sessuali,
soggetti a cui è stata negata
l’assistenza umanitaria o privati
dell’istruzione. Nel 2025, quasi il
70% delle vittime tra l’infanzia è
stato causato da armi esplosive. I
numeri più elevati sono stati
verificati in Palestina, Libano,
Ucraina, Afghanistan e Myanmar.
Siamo nel 2026, ma la strage
continua.
Perché uccidiamo i bambini? Perfino
gli animali difendono i loro
cuccioli. E poi sopprimere i piccoli
significa negare il futuro
dell'umanità, come ha denunciato con
forza anche il compianto papa
Francesco. Eppure, questo accade
sempre nei conflitti armati, poiché
i fanciulli vengono considerati
quasi come «danni collaterali»,
usati come bersagli in strategie del
terrore, dell’odio, sacrificati
all’altare del potere e di interessi
di vario genere. Ci sono zone del
mondo in cui predomina un’estrema
povertà, dove i soggetti più fragili
muoiono di malattie per la mancanza
di cure mediche, per mancanza di
cibo, acqua potabile e quant’altro,
cause spesso non messe abbastanza in
evidenza dai mass media, e così si
diventa ancora meno sensibili agli
orrori. Il suddetto pontefice
denunciò anche la cultura dello
scarto e dell’insensibilità: «E
quando una società non riesce a
proteggere la propria infanzia,
quale potrà essere il futuro della
Terra?!».
Lodevole anche l’omelia del
cardinale Mimmo Battaglia che, in
occasione della messa per il
miracolo di San Gennaro, ha
denunciato le stragi di innocenti
nelle guerre. Eccone almeno una
parte: «Quest’anno vorrei chiedere a
San Gennaro una grazia (...): quando
torneremo qui, il prossimo anno, fa'
che l’unico sangue di cui dovremo
parlare sia il tuo. Perché non
voglio più venire qui, davanti alla
tua ampolla, e dover dire che il tuo
liquido vitale assomiglia a quello
dei bambini uccisi. Non voglio più
dover dire che il rosso fluido si
mescola idealmente a quello delle
vittime innocenti. Non voglio più
nominare la Palestina. Non voglio
più nominare l’Ucraina. Non voglio
più aggiungere il nome dell’ennesima
terra ferita, dell’ennesima città
distrutta, dell’ennesima madre che
stringe un corpo troppo piccolo tra
le braccia. (...) Sono stanco di
un’umanità che prima produce vittime
e poi costruisce monumenti per
piangerle. Sono stanco delle nostre
commemorazioni perfette e delle
nostre paci impossibili. Sono stanco
di vedere l’uomo diventare
bravissimo a contare i morti e
terribilmente incapace di smettere
di farli. Davanti a te, Gennaro,
oggi non voglio abituarmi. Perché
forse il male più grande non è
nemmeno la guerra. Tale piaga
immensa è abituarsi alla guerra. È
svegliarsi la mattina, accendere un
telefono, vedere una città bruciare
e continuare a fare colazione. È
ascoltare il numero dei morti e non
vedere più i defunti. Cinquanta.
Cento. Mille. Come se oltre una
certa cifra il dolore smettesse di
avere un nome. Come se un fanciullo
morto cento volte diventasse una
statistica. No. Il sangue non è una
statistica. Esso ha sempre un nome.
Ha una madre. Ha una casa. Ha un
odore. Ha qualcuno che quella sera
continuerà ad apparecchiare un posto
in plus, almeno con gli occhi».
Infine, il porporato ha lanciato
un duro appello contro la
criminalità organizzata che
purtroppo coinvolge i giovani e
miete vittime rubando loro un
futuro. Concludo citando il libro
Lettere dei bambini ai fabbricanti
di armi, scritto da Cristina
Castelli (Edizioni Mondadori), che
include le testimonianze di minori
coinvolti nelle zone di guerra, con
approfondimenti dedicati a educatori
e insegnanti.