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> Storia dello sport

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N. 13 - Giugno 2006

IL SECOLO BREVE DEI MONDIALI DI CALCIO

Dalla trasferta oceanica del '30 all'Italia che quasi arrivò alla Luna

di Gilberto Trombetta

 

JULES RIMET CUP

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E' una storia lunga 78 anni. E' la storia di una passione che ha coinvolto da subito tutto il mondo. E' la storia di un sogno. Quello del francese Jules Rimet. Sognatore e combattente. Combattè in trincea (Prima Guerra Mondiale, in cui conquistò il titolo di Capitano di cavalleria e una croce di guerra). Combattente come presidente dell'FFF (Fédération Française de Football).

 

Combattente come presidente della FIFA (suo il mandato più lungo, ben 33 anni). Un combattente che subì molte sconfitte, ma che conseguì almeno una grande vittoria. Ad Amsterdam, il 26 maggio del 1928 il suo sogno divenne realtà: 22 voti a favore, 5 contrari e una sola astensione. Era nata la Coppa del Mondo di calcio. Era nata la Jules Rimet Cup.

 

URUGUAY 1930 - URUGUAY

E' la prima tappa. La Fifa sceglie l'Uruguay come paese ospitante: perché reduce dalla vittoria alle Olimpiadi di Parigi 1924, ai giochi di Amsterdam del '28 e perché nel '30 si festeggia il centenario della nascita della Repubblica, a seguito dell'indipendenza ottenuta nel 1828. La scelta del paese, se da un lato ha la sua logica per l'elevata caratura della sua rappresentativa, dall'altro incontra molti dissensi a causa della distanza dal continente europeo. E' per questo che molti paesi, tra cui l'Italia, non partecipano.

 

L'Europa sta vivendo una grande crisi economica, e una traversata oceanica come quella non se la possono permettere in molti. Basti pensare che Belgio, Francia, Jugoslavia e Romania affrontano il viaggio sulla nave italiana "Conte Verde": si imbarcano il 21 giugno a Villefranche-Sur:Mer, sbarcando a Rio de Janeiro il 29 dello stesso mese. Tra le grandi favorite, insieme a Brasile ed Argentina, l'Uruguay non tradisce l'attesa. Si aggiudica la prima edizione della Coppa Rimet, grazie soprattutto ai numeri funambolici della maravilla nigra, José Leandro Andrade.

 

La finale è con l'Argentina del filtrador, Guillermo Stabile, primo capocannoniere della rassegna mondiale (8 gol in 4 gare). C'è grandissima attesa per la finale del 30 luglio, ma anche forti preoccupazioni per il rischio di scontri ed incidenti. Tanto che l'arbitro della finale, Langenus, richiede una polizza sulla vita.

 

Già nel '30 si riscontrano episodi di bagarinaggio. I biglietti più popolari, quelli che danno accesso direttamente al campo di gioco, costano 20 cent, ma sono pagati fino a 3,50 pezzi. I posti di platea costano 2 pezzi, ma vengono comprati anche a 35-40 pezzi. Così come si registra proprio in Uruguay la prima svista arbitrale di questa competizione. Il 15 luglio si affrontano Francia e Argentina.

 

I sudamericani conducono per 1-0, ma i galletti si riversano in attacco mettendo a dura prova la difesa argentina. L'arbitro, Almeida Rego, fischia la fine dell'incontro con 3 minuti di anticipo. Grazie alle proteste dei francesi, ma soprattutto alla collaborazione dei guardalinee, il direttore di gara fa riprendere la gara che si conclude con la vittoria di misura della futura finalista.

 

ITALIA 1934 - ITALIA

Italia paese ospitante, Italia campione del mondo. Addirittura 7 delle squadre europee che avevano rifiutato l'invito per l'edizione del '30, questa volta partecipano. E' il primo mondiale "mediatico". Per la finale sono più di 300 i giornalisti accreditati, per lo più europei. Una copertura incredibile per l'epoca.

 

Nasce il mito di Nicolo' Carosio, uno dei più grandi radiocronisti della storia. E' attraverso le sue cronache, infatti, che gli italiani possono vivere le emozioni di questa Coppa Rimet che vede l'Austria (il mitico Wunderteam), insieme all'Italia, grandi favorite. Lo scontro tra i colossi del calcio europeo dell'epoca si verifica in semifinale.

 

La formazione austriaca, pur non raggiungendo i traguardi che le spettano, verrà considerata una delle più forti della storia del calcio (Sindelar e Horvath due dei giocatori più rappresentativi). La gara viene decisa da un'azione macchiata da un errore del portiere austriaco Platzer. Su tiro tiro di Schiavio, Platzer para, ma si lascia sfuggire il pallone che si ferma poco dietro, in mezzo al fango. Sul pallone ci si avventano Schiavio, Meazza e Ferrari.

 

Ad arrivare per primo è, però, Guaita, che, complice lo scontro tra Meazza e Platzer, segna il gol della vittoria. Sono del '34 anche le prime polemiche: quella dei giornalisti italiani col ct Pozzo per le sue convocazioni, quelle della stampa estera che lascia intendere che l'Italia venga aiutata dagli arbitri in quanto paese ospitante. Insomma, alla luce di quello che si vive oggi, niente di nuovo sotto il sole.

 

I Mondiali del '34 passano alla storia anche perché hanno visto in campo il più famoso portiere spagnolo della storia: Ricardo Zamora, el divino. Per l'accanito tabagista svizzero, Von Kaenel, che porta le sigarette anche in campo. Per la forte scaramanzia. Basti pensare che poco prima del fischio d'inizio della gara tra Austria e Francia, la bandiera francese cade senza apparente motivo dal pennone. Il fatto viene interpretato come un cattivo presagio.

 

La Francia, infatti, perde per 3-2 con gli austriaci, ma il gol vittoria di Schall, ai supplementari, viene realizzato in netto fuorigioco. E' anche l'anno in cui si assiste al boom dei soprannomi per i grandi campioni. IL più inflazionato, sicuramente, quello dell'attaccante austriaco Sindelar, detto cartavelina per la sua struttura fisica esile.

 

FRANCIA 1938 - ITALIA

E' la volta della Francia. Il Mondo si sta avviando verso uno dei conflitti più drammatici della sua storia. I riflessi di quanto avviene sul piano politico si vedono anche nel mondo del calcio. Una delle nazionali più forte di sempre, quel Wunderteam avversario storico dell'Italia, sparisce con l'Anschluss nazista. La Germania ne esce sicuramente rinforzata, ma la perdita della nazionale austriaca si fa sentire. Non solo, anche la nazionale italiana in Francia vedrà le conseguenze dell'orrore che sta per scoppiare in Europa.

 

Molti italiani antifascisti, scampati alla furia del Duce, si rifugiano oltralpe. A Marsiglia l'accoglienza dell'Italia è delle peggiori. Migliaia i fischi per gli uomini di Pozzo, e non soltanto perché rappresentano una delle squadre più temute. Quando gli azzurri entrano in campo e fanno il saluto romano, i fischi diventano quasi assordanti. Le cronache dell'epoca attribuiscono questa accoglienza al fatto che i padroni di casa, temessero gli 11 di Pozzo. In parte è così. Ma la verità è che in Francia vivono migliaia di profughi italiani. I fischi sono i loro, ma questo, la cronaca di regime, si guarda bene dal dirlo.

 

La semifinale è decisa soprattutto dalla supponenza del tecnico brasiliano, Adheniar Pimenta, che, sicuro di poter battere l'Italia, lascia fuori molti dei punti di forza della seleçao, tra cui la punta di diamante Leonidas da Silva che, con l'azzurro Piola, si contende la palma di miglior giocatore di Francia '38. Le sostituzioni non sono ancora ammesse, si deve aspettare il mondiale del 1970, quindi gli 11 che scendono in campo sono quelli che giocano fino al triplice fischio. In vantaggio di una rete, l'Italia si procura un rigore. Sul dischetto va Meazza che prende la rincorsa, tentenna per un attimo, calcia e tira. Il tentennamento è dovuto al fatto che l'elastico dei suoi pantaloncini si è rotto. Meazza, dunque, li regge con la mano per evitare di restare in mutande. A fine gara, quando i cronisti gli chiedono perché abbia calciato lo stesso, risponde: "Mi sono detto: batti il ferro finché è caldo". Qunado si dice la classe...

In finale c'è l'Ungheria del fenomenale Szengeller, l'altro cannoniere del Mondiale insieme al brasiliano Leonidas. L'Italia, però, è quasi inarrestabile e il 4-2 finale rende bene l'idea della differenza tra le due nazionali. In tribuna il Presidente francese Lebrun, chiede a Rimet dove fossero i francesi. Rimet, molto candidamente, risponde: "I francesi sono l'arbitro!".

 

Ora l'Italia è a due vittorie. Ad una sola, cioè, dalla conquista definitiva della "Victoire aux aoles d'or". Questo il nome della primo trofeo della Coppa Rimet, opera dello scultore francese Abel Lafleur. La prima nazionale che vincerà tre edizioni della Coppa Rimet, infatti, si terrà per sempre il trofeo.

 

BRASILE 1950 - URUGUAY

Sono gli anni del secondo dopoguerra, dopo 12 anni torna la Coppa Rimet. Si riparte dal Brasile, nazionale che aveva stupito tutti coi suoi giocolieri nell'ultima edizione, quella del '38. L'economia europea è in lenta ripresa, ma alcune nazioni dovranno rinunciare al Mondiale per i costi eccessivi del trasporto dall'altra parte del mondo: Austria, Cecoslovacchia, Ungheria, Portogallo e Turchia. Germania e Giappone, in seguito alla Seconda Guerra Mondiale, sono fuori dalla FIFA e, di conseguenza, non invitate (come alle Olimpiadi del '48). Il blocco sovietico decide di non partecipare. E' l'inizio di quella che passerà alla storia come Guerra Fredda. L'Argentina si rifiuta di giocare nell'odiato Brasile, mentre l'India resta fuori perché vuole giocare a piedi, nudi. Cosa, ovviamente, vietata dai regolamenti.

 

Il Brasile vive con enorme fermento l'attesa di questi mondiali. Nonostante la bizzarra scelta della FIFA, che proibisce il gesto tecnico della rovesciata em bicycleta, una specialità dei padroni di casa. Il simbolo è,  e non può essere altro, che lo stadio di Rio de Janeiro: il Maracanà. I lavori iniziano nel 1948, il progetto è dell'ingegner Paulo Pinheiro Guedes. Al suo compimento, il Maracanà è lo stadio più grande del mondo con luna capienza di 150.000 spettatori.

 

L'Italia parte svantaggiata ancor prima del fischio d'inizio: è la sola nazionale che decide di non affidarsi all'aereo, viaggiando via mare. La squadra azzurra si imbarca a Napoli il 3 giugno e arriva a Rio de Janeiro il 18 giugno. Inutile dire che il gruppo in quelle due settimane non si è potuto allenare. Va ricordato comunque che è passato appena un anno da quel fatidico 4 maggio del '49 in cui ha perso la vita, nella tragedia di Superga, il Grande Torino.

 

L'Italia perde così i suoi più grandi talenti calcistici e non è da escludere che la scelta di viaggiare in nave anziché in aereo sia legata al ricordo di quella tragedia, ancora così fresco nell'immaginario collettivo.

 

Nonostante tutto, però, l'Italia è tra le favorite insieme all'Inghilterra (alla sua prima apparizione) e ai padroni di casa. Purtroppo, dopo la sconfitta con la Svezia, non serve la vittoria col Paraguay: gli azzurri sono subito fuori. L'Italia, comunque, non è la sola cui il Mondiale sudamericano riserva brutte sorprese. L'Inghilterra, altra favorita, è eliminata dagli sconosciuti Stati Uniti. Uno smacco enorme per gli inglesi. Ma il dramma calcistico più grande si verifica in finale.

 

Il Brasile arriva a giocarsi il titolo con l'Uruguay. In virtù dei 4 punti, frutto delle vittorie contro Svezia e Spagna, nei confronti dei 3 dell'Uruguay, ai carioca basterebbe un pareggio per diventare campioni del mondo. Il Brasile passa in vantaggio al 2' della ripresa. I 160.000 del Maracanà esplodono in un tripudio infernale. Al 21, però, Schiaffino porta il risultato in parità.

 

Il Brasile con l'1-1 sarebbe comunque campione del mondo. Ma i brasiliani vogliono strafare, vogliono schiacciare ed umiliare l'Urugay. Perdono la testa. E così, al 34', Ghiggia in contropiede infila Barbosa. Per il Brasile si tratta di una vera e propria tragedia, che va oltre il significato sportivo. Molti cadono in depressione, qualcuno diventa folle. Ci sono suicidi, anche. Pure uno dei protagonisti, il difensore Danilo, prova a togliersi la vita. Mentre è agghiacciante quello che capita al portiere brasiliano, Barbosa, prima della finale ritenuto uno dei migliori. Sul gol decisivo di Ghiggia,l'estremo difensore verdeoro ha qualche responsabilità. Da quel momento la sua vita va a rotoli. Viene evitato da tutti e morirà in in miseria e completamente solo. Poco prima di andarsene, dirà: "In Brasile la pena più alta per un crimine ammonta a 30 anni. Io sto pagando da 42 per un crimine che non ho commesso...".

E' la più grande tragedia sportiva della storia del calcio brasiliano. Ora l'Uruguay, come l'Italia, è ad una sola vittoria dalla conquista della Coppa Rimet.

 

SVIZZERA 1954 - GERMANIA

Primo Mondiale trasmesso in tv in Italia. Altro mondiale no, però, per gli azzurri. In panchina c'è l'ungherese Lajos Czeizler. Il rapporto che ha con la stampa e con i suoi giocatori non è dei migliori. Per usare un eufemismo. Troppe incertezze sulla formazione, soprattutto nel reparto avanzato. Così la stampa trova un facile capro espiatorio nel ct. E anche i giocatori, Cappello in testa.

 

Gli azzurri, dopo essersi fatti battere 2-1 dai padroni di casa, complice l'arbitro brasiliano Viana che annulla per fuorigioco inesistente una rete di veleno Lorenzi, sconfiggono 4-1 il Belgio. Ma nella gara decisiva, ancora con gli svizzeri, ne prendono altrettanti: 4-1 e mondiale finito.

 

Una formula che non prevede teste di serie, mette di fronte nei quarti due delle possibili finaliste: Brasile e Ungheria. Si tratta di due squadre piene di campioni. I magiari, però, hanno dalla loro un'evidente superiorità tattica e non faticano a superare i sudamericani. A fine gara si registrano parecchi episodi di violenza, anche tra gli stessi giocatori. Al triplice fischio un fotografo brasiliano atterra un poliziotto. Interviene Puskas che inizia ad insultare tutti i carioca, i quali gli mandano contro Pinheiro, un vero e proprio colosso. Il magiaro le prende ovviamente di brutto, ma proprio quando sta avendo la peggio, prende una bottiglia da terra e la spacca in testa a Pinheiro. Da quel momento scoppia una rissa tutti contro tutti, nella quale resta ferito anche il Ministro dello Sport ungherese.

 

Ma la gara più bella, una delle più memorabili della storia dei Mondiali, è la semifinale tra i campioni in carica, l'Uruguay,  e la fortissima Ungheria di Puskas e Hidegkuti. Gara che viene vinta dalla squadra europea. Nella finale, i magiari sono nettamente favoriti sulla Germania. I tedeschi sovvertono, però, ogni pronostico e si aggiudicano la Coppa.

 

E' la vittoria del sistema sul metodo. E' la vittoria del nuovo calcio. Una vittoria, però, sulla quale si allunga l'ombra dell'abuso di farmaci (non si tratta di doping, non trattandosi di sostanze vietate). Per ammissione dello stesso Dr. Zeitler, medico accompagnatore della nazionale tedesca, ai giocatori, prima di ogni incontro, viene fatta un'iniezione endovenosa a base di acido ascorbico (redoxon forte), con lo scopo di non far sentire la fatica agli atleti e di migliorarne le prestazioni. Dubbi che sono confermati a distanza di anni. Molti calciatori di questa nazionale moriranno prematuramente.

 

SVEZIA 1958 - BRASILE

Un mondiale particolare, quello svedese. Per diversi motivi. Una squadra sudamericana vince in Europa. I padroni di casa pedono il Mondiale. Il più importante, però, l'esordio, che coincide con la prima vittoria del Brasile, di Edson Arantes do Nascimento. Più semplicemente Pelè, O'Rey Da notare che le uniche nazionali che hanno vinto per due volte la coppa, Italia e Uruguay, non si qualificano. Gli azzurri sono fermati dalla modesta Irlanda del Nord, l'Uruguay si fa superare nel girone di qualificazione dal Paraguay.

 

Va detto che nella prima gara con gli irlandesi, l'arbitro non si presenta a Belfast a causa della forte nebbia. L'incontro diventa così un'inutile amichevole.Nella ripetizione regolare del match, invece, i padroni di casa la mettono sul fisico, quasi sulla rissa da strada. L'Italia è comunque fuori dalla competizione.

 

Molti dei calciatori che partecipano alla competizione, arrivano in Svezia muniti di canna da pesca. Approfittando dei numerosi laghi presenti sul territorio, sembra che molti di loro si siano dati alla pesca come attività ricreativa. I padroni di casa possono contare su stelle di primissimo piano, quali Liedholm, Hamrin, Selmosson e Gustavsson.

 

Prima del fischio di inizio, quello svedese, si annuncia come uno dei mondiali più equilibrati di sempre. Alcuni gironi risultano da subito estremamente competitivi. A farne le spese sono l'Inghilterra e l'Argentina, allenata da quello Stabile, capocannoniere del primo Mondiale. La nazione non la prende bene. Il console argentino, dopo la cocente sconfitta ad opera della Cecoslovacchia, invia un cablogramma al tecnico: "Non rispondiamo vita Stabile se mette piede suolo argentino".

 

E, al rientro, la squadra viene accolta da lancio di pomodori, uova fradice e persino sassi. Tra le cause della debacle argentina, si dice ci sia la Svezia. Ma non la nazionale, bensì le donne svedesi. Sembra, infatti, che la squadra di Stabile avesse un forte debole per le bionde e che si siano lasciati un po' troppo andare durante la breve apparizione nel Mondiale. E' la prima edizione in cui esplode con forza il fenomeno del gossip.

 

L'Inghilterra, dal canto suo, paga, come l'Italia ai Mondiali del '50, lo scotto per una tragedia aerea. A Febbraio, infatti, il disastro aereo di Monaco di Baviera occorso al Manchester United, priva i leoni di gran parte dell'ossatura della squadra.

 

La Francia è la sorpresa del '58, una vera e propria macchina da gol, che si arrende soltanto in semifinale allo strapotere e alla tecnica brasiliana. Merito di questo exploit francese è di Just Fontaine, autore di 13 gol. Un record tuttora ineguagliato. La finale tocca, invece, ai padroni di casa e al Brasile di Garrincha, Didì, Vavà e Pelè. Liedholm, Svensson e il tecnico Hallden si presentano completamente rasati. Avevano infatti scommesso che la Svezia non sarebbe arrivata in finale. Avevano scommesso i capelli. La Svezia in finale, invece, ci arriva. Ma anche loro si devono arrendere all'estro e alla classe brasiliana. Pelè nella finale, non ancora maggiorenne, segna due reti. E' la nascita di un mito.

 

CILE 1962 - BRASILE

L'Italia si ricorderà di questa edizione come una della più infami. Ha dell'incredibile, infatti, il furto subito dagli 11 della coppia Mazza-Ferrari. Già la scelta del Cile come paese ospitante lascia quasi tutti interdetti. Si tratta di una nazione ai margini del calcio che conta. Inoltre la nazione attraversa una forte crisi economica ed è attanagliata da gravi tensioni sociali.

 

L'Italia non viene accolta bene, in parte anche a causa di alcuni articoli dell'epoca che dipingono la nazione ospitante come un paese retrogrado, non adatto forse ad ospitare una competizione come i Mondial. Non solo, alcuni corrispondenti, in certi pezzi di colore, definiscono il Cile come un paese di "barboni e prostitute". Inutile dire che i cileni non la prendono bene. Ma è soprattutto la stampa locale ad incitare veementemente la popolazione contro la delegazione azzurra.

 

Nella prima gara, un'Italia imbottita più che mai di oriundi e divisa dalla differenza di vedute dei due tecnici, che non riescono  mai a dare un'impronta chiara alla squadra, cambiando troppo spesso gli interpreti, pareggia 0-0 con la Germania Ovest (il ct tedesco Herberger, poco prima dell'inizio del mondiale aveva lanciato pesanti accuse in materia di doping all'Italia. Ne venne fuori una polemica incredibile, come era lecito attendersi). La seconda gara del girone è coi padroni di casa. Passerà alla storia come una delle pagine più nere del calcio mondiale, non solo italiano. Complice del misfatto, l'arbitro inglese Aston. In quella gara accade di tutto. Già all'arrivo del pullman allo stadio, l'Italia viene accolta con sputi ed insulti.

 

Per provare a stemperare un po' gli animi, prima del fischio d'inizio, Omari Sivori regala fiori ai tifosi cileni. Non serve a nulla. In campo, i padroni di casa entrano in maniera a dir poco proditoria, provocano e picchiano come mai si è visto. Dopo soli 7 minuti, Ferrini viene colpito con un calcio da Landa, restituendolo subito. L'arbitro espelle immediatamente l'azzurro. Nella mischia che ne segue Maschio, fermo ai margini,  è violentemente colpito in volto da Sànchez e riporta la frattura del setto nasale. Nessuno della terna vede.

 

I cileni continuano a picchiare, l'Italia resiste, ma al 41' ancora Sànchez cade sulla palla. David tenta di colpire il pallone tra i piedi del cileno. Sànchez si alza e assesta un destro sul viso di David. L'arbitro vede, ma fa finta di niente. Inutile la segnalazione del guardalinee. Si crea una furibonda mischia sedata a stento dalle forze dell'ordine. La gara continua e poco dopo, in una normale azione di gioco, David, mentre rinvia in sforbiciata, colpisce Sànchez. Scena madre del cileno che si rotola a terra e l'inglese Aston espelle l'azzurro. Il Cile riesce poi a segnare 2 reti, ma la gara è finita ben prima. Quello che si è visto in questa gara ha dell'incredibile.

 

Nonostante la vittoria, la furia del popolo cileno nei confronti dell'Italia non accenna a diminuire. Gli italiani vengono chiamati con disprezzo tallalrines (tagliatelle). In molti locali si trovano cartelli con la scritta: Non so atiende a italianos (Non saranno serviti gli italiani). Italia a parte, comunque, il mondiale cileno passa alla storia come uno di quelli più violenti di sempre. Gli arbitri non riescono a tenere sotto controllo la situazione. Botte da orbi si vedono tra URSS e Jugoslavia, tra Germania Ovest e Svizzera, tra Spagna e Cecoslovacchia, tra Italia e Germania Ovest nella fase a gironi. Nei quarti ancora Cile protagonista, con Landa che colpisce in testa con un calcio il leggendario portiere sovietico Yashin, lasciandolo stordito per tutto l'incontro.

 

La furia cilena si piega solamente al Brasile di Garrincha, Didì, Vavà e Amarildo, sostituto dell'infortunato Pelè. A farne le spese è proprio Landa, che al quarto gol brasiliano, messo a segno da Vavà, inizia una vergognosa caccia all'uomo che termina con la sacrosanta espulsione del cileno. L'allontanamento di Landa non serve, però, a raffreddare gli animi. Poco dopo Garrincha, vittima dell'ennesimo fallo, reagisce colpendo a freddo Rojas. Espuslo immediatamente dall'arbitro Yamasaki, Garrincha è colpito da una pietra lanciata dagli spalti mentre esce dal campo. Viene curato con 4 punti di sutura. Tecnicamente si registra il passaggio dal 4-4-2 al 4-3-3.

 

INGHILTERRA 1966 - INGHILTERRA

E' finalmente la volta dell'Inghilterra, patria del calcio. Da dire subito che anche questa edizione si contraddistingue per la grande violenza nel gioco, a scapito, ovviamente, dello spettacolo. Per l'Italia un altro Mondiale da dimenticare. Ma se 4 anni prima gran parte del "merito" è stato dell'arbitro inglese Aston, questa volta si tratta di una delle pagine più umilianti del calcio azzurro.

 

L'Italia viene, infatti, buttata fuori dalla Corea del Nord. E pensare che il Mondiale inizia nel migliore dei modi. L'Italia nella prima gara affronta il Cile, superandolo per 2-0. Una tradiva, ma soddisfacente "vendetta" per i torti subiti proprio in Cile contro i padroni di casa 4 anni prima. C'è poi la sconfitta di misura con l'URSS. E quella coi coreani diventa così la gara del dentro o fuori.

 

Ovviamente anche nel '66, anni in cui l'economia si è ormai ripresa e alla soglia delle grandi proteste giovanili che scoppieranno 2 anni più in là, ma che già iniziano a fiorire in vari parti d'Europa, si sa che l'esito di una gara di calcio non è mai scontato. Ma tutti gli addetti ai lavori vedono il fatto di avere l'ultima gara del girone contro gli sconosciuti nordcoreani, come una manna dal cielo. Una garanzia del passaggio del turno.

 

Il ct Myung Re Hyung sembra, invece, sicuro del fatto suo e continua a ripetere "Non sottovalutateci, avrete qualche amara sorpresa". E ancora: "Siamo convinti di riuscire a qualificarci per i quarti assieme all'URSS". Ma sia gli azzurri che i giornalisti italiani continuano a ridere dei coreani e a riversare fiumi di ironia sulla sconosciuta squadra asiatica. La sconfitta coi sovietici trasforma quella che doveva essere una passeggiata nella gara della vita. E i dubbi iniziano a farsi largo.

 

Sarà il gol di Pak Doo Ik, dentista coreano, a buttare l'Italia fuori. Certo, c'è da dire che l'infortunio di Bulgarelli, che si rompe una gamba lasciando di fatto l'Italia in 10, condiziona gravemente l'esito dell'incontro. Ma le sostituzioni sono ancora proibite e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Inevitabile il processo mediatico. La colpa è imputata soprattutto al tecnico Fabbri, reo di cambiare troppo spesso formazione e eccessivamente difensivista. M a Genova gli insulti e il lancio di pomodori sono per tutta la comitiva azzurra. Triste la storia di Pak Doo Ik, che finirà in un campo di prigionia per non aver "regalato" dei premi in soldi al governo nordcoreano.

 

Tra i grandi delusi c'è anche il Brasile di Pelè, che esce contro il Portogallo di Eusebio. Pelè è in cattive condizioni a causa del gioco eccessivamente violento consentito dai direttori di gara. Nell'incontro coi portoghesi viene letteralmente tartassato di falli, fino a riportare un brutto infortunio ai legamenti del ginocchio. Se il Brasile è eliminato a causa del gioco violento, l'Argentina viene buttata fuori nei quarti contro i padroni di casa grazie alla compiacenza dell'arbitro. I sudamericani, che giocano molto duro, vengono chiamati con disprezzo animals dagli inglesi. I leoni vincono grazie ad un gol di Hurst in netto fuorigioco. La gara finisce in rissa con l'intervento delle forze dell'ordine. A Buenos Aires, intanto, deve esibirsi un maestro d'orchestra inglese che, ovviamente, rischia il linciaggio e scappa. Nasce così la storica rivalità calcistica tra Inglesi ed Argentini.

 

Il Portogallo è eliminato in semifinale dai padroni di casa, guidati dal leggendario Bobby Charlton. La Germania Ovest di un giovane Beckenbauer elimina invece la forte URSS. Al termine di una splendida partita di 120 minuti, forse la più corretta di tutti i Mondiali, i leoni vincono la loro prima Coppa Rimet. Tra mille polemiche. Si va, infatti, ai supplementari col punteggio di 2-2. Hurst tira e colpisce la traversa. La palla rimbalza nei pressi della linea di porta velocemente. Gol? Non gol? L'arbitro non vede e chiede al guardalinee sovietico, che ci pensa un po' e assegna la rete. I tedeschi mollano e ne prendono un altro. Negli anni successivi si stabilirà che molto probabilmente quella palla non ha mai varcato la linea di porta...

 

MESSICO 1970 - BRASILE

E' il '70, i movimenti studenteschi sono al loro apice, così come le rivendicazioni sociali. C'è aria di cambiamento nel mondo. In Italia si approva lo statuto del lavoratore e la legge sul divorzio. Negli States è il momento delle contestazioni pacifiste, contro l'intervento americano in Cambogia e l'aggravarsi della situazione in Vietnam. In Cile viene eletto presidente Salvador Allende. Tra Germania Ovest ed Est ci sono i primi segnali distensivi. C'è aria di cambiamento. Così come nel mondo del calcio, Finalmente le sostituzioni sono accettate dal regolamento FIFA. Due per gara ogni squadra.

 

L'Italia, che un Mondiale tranquillo proprio non lo sa affrontare, arriva in Messico con l'esplosione del caso Mazzola-Rivera. L'abatino, come lo chiama Gianni Brera, non ci sta. Sente aria di esclusione. Se la prende di brutto con Mandelli, metà della strana coppia di tecnici, completata da Valcareggi. L'Italia si divide in due. Mazzola o Rivera? Concretezza o fantasia? A ricucire, almeno in parte, lo strappo, ci pensa Nereo Rocco, Ma il malcontento continua a serpeggiare.

 

In Messico si potrebbe chiudere la storia della Coppa Rimet. Sono 3 le squadre ad averla già conquistata 2 volte. Italia, Uruguay e Brasile. Se una di queste dovesse vincerla di nuovo, la Coppa sarebbe sua per sempre. Il girone degli azzurri è abbastanza deludente. Riva, attesissimo, sbaglia tutte le gare e non segna neanche una rete. Si arriva comunque ai quarti come primi classificati del girone.

 

Ad attendere Riva e compagni ci sono i padroni di casa. Il primo tempo si chiude sull'uno pari. Valcareggi prende coraggio, lascia Mazzola negli spogliatoi e fa entrare Rivera. La partita cambia volto. Segna Riva, finalmente. Poi lo stesso Rivera. E, infine, ancora Riva. E' un trionfo. La semifinale riserva all'Italia la Germania di Gerd Muller. I tedeschi eliminano ai quarti i campioni del mondo in carica. Una rivincita per i tedeschi della finale persa 4 anni prima e del torto subito col gol-non gol di Hurst: sotto di 2 gol, rimontano e vincono 3-2.

 

L'Inghilterra riceve in Messico l'accoglienza che l'Italia ha ricevuto in Cile. La causa risale ai Mondiali precedenti, in cui i sudditi di sua maestà hanno chiamato in modo sprezzante i latini, gli argentini soprattutto, animals. Insulti e lancio di oggetti in campo accompagnano tutte le uscite dei leoni in terra messicana. A complicare ancora di più le cose per gli inglesi ci si mette anche un presunto caso di furto. Bobby Moore, al rientro da due amichevoli premondiali, a Bogotà e a Quito, viene fermato con l'accusa di aver rubato un braccialetto d'oro, con smeraldi e diamanti (valore di 1.500 dollari dell'epoca). Le autorità colombiane non ci pensano su due volte e per il capitano inglese scattano le manette.

 

Viene rilasciato prima dell'inizio della competizione, ma il danno, d'immagine e morale, è ormai fatto. Gli inglesi diventano per tutti i messicani i ratones (ladri). Sarà Pelè, nell'incontro con gli inglesi del 7 giugno, a scagionare moralmente il capitano inglese. A fine gara gli va incontro, lo accarezza, lo abbraccia, gli porge la maglia chiedendogli la sua. Moore, una statua di sale fino ad allora, scoppia in un pianto liberatorio.

 

La semifinale tra Italia e Germania è storia nota. Si tratta, probabilmente, della più avvincente partita di un Mondiale mai vista. Fiumi di inchiostro sono stati scritti per quel 4-3 che ha fatto storia. Ovviamente il tifo infernale dello stadio Azteca, è tutto per i tedeschi. Nulla di personale, come in Cile, ma gli azzurri hanno pur sempre eliminati i padroni di casa. Al gol del pareggio di Schnellinger, allo scadere dei tempi regolamentari, dalle tribune si leva una sola voce, scandita ritmicamente "Alemagna, Alemagna".

 

La girandola di emozioni dei supplementari è, ormai, leggenda. L'Italia in quella partita raggiunge quasi la luna: 28 milioni di italiani stanno incollati davanti alla tv. Solo lo sbarco sulla luna ha fatto meglio, con una media di 35 milioni. Approfittando dell'interesse destato dalla gara, anche tra i secondini, 23 prigionieri del carcere di Città del Messico evadono proprio durante quegli storici tempi supplementari.

 

In finale, ad aspettare gli eroi azzurri, c'è il Brasile. Chi vince, si prende la coppa per sempre. L'Italia si ferma davanti allo strapotere dei sudamericani e al loro attacco a 5 stelle. Quello di Jairzinho, Gérson, Tostào, Rivelino e di Pelè. Nonostante l'ottimo Mondiale, l'Italia viene accolta nel peggiore dei modi al rientro. Soprattutto la dirigenza e il tecnico Valcareggi, colpevoli di aver concesso solamente 6 minuti a Rivera, eroe della gara contro i tedeschi.

 

La coppa Rimet è del Brasile, anche se non per sempre. Nel 1983, a Rio de Janeiro, la coppa viene rubata e, probabilmente, fusa da alcuni ladri per essere poi rivenduta. La Federcalcio Brasiliana ne costruisce un duplicato identico, ma l'originale è persa per sempre. Come per sempre resteranno nella storia le imprese di quel magnifico Brasile per tre volte sul tetto del mondo.



 

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