[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 216 / DICEMBRE 2025 (CCXLVII)


filosofia & religione

STORIA DELL'ALBERO DI NATALE
SULL’origine DI UN SIMBOLO UNIVERSALE

di Matteo Liberti

 

Secondo una tradizione dai contorni leggendari, l’albero di Natale come lo conosciamo oggi fu “inventato” all’inizio del XVII secolo. In proposito, si narra che la vigilia di Natale del 1611, a Brieg (Polonia), la duchessa Dorothea Sibylla, nell’addobbare il suo castello per la sacra ricorrenza, dispose in un angolo un piccolo abete e lo adornò con candeline e decori multicolori. Nacque così quello che molti considerano appunto il primo vero albero natalizio, destinato poi a nuovi perfezionamenti come l’aggiunta del puntale e delle palline. Peraltro, Le cronache attestano come già nei secoli precedenti vi fossero state iniziative simili, essendo la simbologia dell’albero al centro di numerose tradizioni fin dai tempi più antichi, prima ancora che s’imponesse lo stesso Natale.

 

Simbologia antica

 

Presente già nella Bibbia, dove appaiono l’albero “della vita” e quello “della conoscenza del bene e del male”, la simbologia arborea è da sempre connessa al concetto di spirito vitale e la si ritrova in più contesti, in particolare per quanto riguarda gli alberi sempreverdi, abeti in primis, per via della loro capacità di mantenere viva la chioma in ogni stagione. L’abete, divenuto simbolo di rinascita e fertilità, è così presente nella cultura greca, dov’era sacro alla dea Artemide, nell’antica Roma, dove si regalavano rametti di tale albero per augurare prosperità, e nel mondo celtico, associato alle festività del solstizio d’inverno. Proprio tra i celti si sarebbe diffusa la pratica di decorarne i rami, poi ripresa dai vichinghi, che usavano adornarlo con della frutta durante i giorni più bui dell’inverno, auspicando il rapido ritorno del sole. Il diffondersi del cristianesimo contribuirà poi a far associare tale albero alla figura di Gesù, come simbolo d’immortalità e della Trinità (vista la forma triangolare). Il legame tra sempreverdi e festività natalizie si irrobustì in epoca medievale, soprattutto nelle aree di lingua tedesca, e a ciò contribuì un episodio leggendario di cui fu protagonista San Bonifacio di Magonza (680-754). Si racconta che costui, nel convertire i pagani germanici, abbatté una quercia considerata sacra, dietro alla quale spuntò un piccolo abete. Il monaco affermò quindi che si trattava di un “legno della pace”, emblema di “vita senza fine”, e lo addobbò con delle candele, simboleggianti la discesa dello Spirito Santo tramite la nascita di Gesù, chiedendo infine ai suoi uditori di fare altrettanto ogni Natale.

 

Prototipi

 

Sul finire del Medioevo, nel 1441, un prototipo di albero natalizio apparve nella piazza di Tallin (Estonia): si trattava di un grande abete attorno a cui, sulla scia di antichi riti propiziatori, si misero a danzare giovani donne e uomini in cerca di consorte. Nel 1510 un albero simile fu allestito a Riga (Lettonia) per festeggiare il nuovo anno, come ricorda oggi una targa incastonata tra i ciottoli nel centro della città, mentre risale al 1527 il primo uso scritto dell’espressione “albero di Natale” (Weihnachtsbaum), presente in alcuni atti ufficiali della cittadina di Stockstadt am Main, in Baviera. Quelli dell’epoca erano peraltro alberi addobbati soltanto con frutta, dolciumi e fiori (a volte di carta), come nei vecchi rituali pagani, ed erano inoltre allestiti solo in spazi pubblici. Grazie alla promozione che ne fece Martin Lutero, artefice nel XVI secolo della riforma protestante, la tradizione iniziò quindi a sposarsi sempre più col mondo cristiano, e presto gli alberi di Natale entrarono nelle case private, iniziando inoltre a essere addobbati con le candeline (poi sostituite da luci elettriche), sull’esempio di San Bonifacio. Come fece nel 1611 la devota duchessa di Brieg, additata poi come inventrice del moderno albero natalizio. Assunta la loro caratteristica foggia, gli alberi di Natale dovranno tuttavia attendere ancora un po’ per ottenere un pieno successo. Nel 1840 risultò decisiva l’iniziativa di Elena di Meclemburgo-Schwerin, duchessa d’Orleans, che ne allestì uno a Parigi, nel giardino delle Tuileries, lanciando la moda in Francia. Da qui, la tradizione dell’albero di Natale superò quindi le acque della Manica, per essere rilanciata nel Regno Unito dal principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha (1819-1861), consorte della regina Vittoria, che impose gli alberi natalizi in tutte le residenze reali. Proprio nell’Inghilterra vittoriana nacque inoltre l’usanza del puntale, elemento decorativo che rappresentava in origine un angelo e che sarà poi prodotto in più fogge. Quanto alle palline, sarebbero nate attorno alla metà del XIX secolo grazie al soffiatore di vetro tedesco Hans Greine, che le realizzò rifacendosi alle forme dei tradizionali frutti. Frattanto, gli alberi di Natale avevano iniziato a dilagare anche oltreoceano, mentre in Italia, “patria” del presepe (tradizione promossa da San Francesco nel XIII secolo), si imposero solo sul finire dell’Ottocento, grazie alla pubblicità che gli fece la regina consorte Margherita di Savoia, che adottò l'usanza nel palazzo del Quirinale.

 

Boom

 

Presto il successo degli alberi di Natale cominciò ad alimentare un fiorente business, cresciuto con l’arrivo del XX secolo ed esploso definitivamente nel secondo dopoguerra, quando la diffusione divenne planetaria. Le industrie maggiormente coinvolte sono state naturalmente quelle produttrici di addobbi e quelle specializzate nella coltivazione di sempreverdi, senza dimenticare la crescente produzione di alberi “finti” (i primi modelli furono realizzati in Germania nel 1880, con piume d’oca pitturate di verde). Nel frattempo, l’antico valore sacro di tale simbolo è stato riconfermato nel 1982 dalla scelta del Vaticano, ai tempi di Giovanni Paolo II, di allestire un grande albero di Natale in piazza San Pietro, a Roma, nel cuore della cristianità. È questo oggi il più celebre del mondo, seguito da quello eretto ogni anno (dal 1931) al Rockefeller Center di New York, in un contesto peraltro più “profano” e commerciale. Il mix tra tradizione religiosa e clima di festa laica accompagna d’altronde fin dalle origini la storia dell’albero di Natale, oggi declinato in innumerevoli fogge e realizzato con ogni sorta di materiali, con tanto di modelli high-tech caratterizzati da impressionanti giochi di luci regolabili tramite smartphone.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]