solone e l'eredità incompiuta
a proposito di democrazia
di
Benedetto Asciuti
Il 15 settembre di ogni anno ricorre
la Giornata Internazionale della
Democrazia, istituita nel 2007
mediante una specifica risoluzione
dell’Assemblea generale delle
Nazioni Unite (Assemblea generale
delle Nazioni Unite, 2007). Tale
ricorrenza non deve essere
interpretata come una mera
celebrazione simbolica o
protocollare, bensì come
un’occasione privilegiata per
sottoporre a una riflessione critica
lo stato delle istituzioni
democratiche, la qualità della
partecipazione politica e
l’effettiva tutela dei diritti
fondamentali nelle diverse aree del
mondo.
La democrazia, infatti, non coincide
esclusivamente con l’esistenza
formale di procedure elettorali, ma
presuppone un complesso sistema di
garanzie, equilibri e pratiche
civili: la libertà di espressione e
di associazione, il pluralismo
politico e culturale, la separazione
dei poteri, la responsabilità degli
organi di governo, l’eguaglianza
dinanzi alla legge e lo svolgimento
periodico di elezioni libere,
competitive e fondate sul suffragio
universale.
In questa prospettiva, l’azione
dell’UNESCO si inserisce nel più
ampio impegno della comunità
internazionale volto a promuovere
società pacifiche, inclusive e
consapevoli, contribuendo al
consolidamento delle istituzioni
democratiche soprattutto nei
contesti attraversati da transizioni
politiche, conflitti sociali o
fragilità istituzionali. La
ricorrenza invita, pertanto, a
considerare la democrazia non come
un’acquisizione definitiva e
irreversibile, ma come un processo
storico che richiede una costante
opera di educazione civica,
vigilanza pubblica e rinnovamento
istituzionale.
Dalla
polis alle sfide
contemporanee
Considerata nella sua accezione più
generale quale esercizio della
sovranità da parte del corpo civico
e quale forma di governo fondata
sulla partecipazione dei cittadini
alla determinazione dell’indirizzo
politico, la democrazia costituisce
uno dei concetti più influenti e, al
tempo stesso, più problematici della
tradizione occidentale. La sua
elaborazione non fu il risultato di
un singolo evento, né l’applicazione
immediata di un modello teorico già
compiuto, ma l’esito di una lunga e
conflittuale trasformazione
dell’assetto sociale, giuridico e
istituzionale della
polis greca.
Fu soprattutto nell’Atene tra il VI
e il V secolo a.C. che si definirono
progressivamente alcuni dei
presupposti essenziali del governo
democratico, attraverso il
ridimensionamento dei privilegi
aristocratici, l’ampliamento degli
spazi di partecipazione e la
crescente centralità attribuita alla
legge comune. Tale processo
raggiunse una delle sue espressioni
più mature nell’età di Pericle,
quando l’assemblea dei cittadini
assunse un ruolo decisivo nella vita
pubblica e la partecipazione
politica venne riconosciuta come
elemento costitutivo dell’identità
civica.
È tuttavia necessario ricordare che
la democrazia ateniese rimase
circoscritta a una porzione limitata
della popolazione: donne, stranieri
residenti e schiavi erano esclusi
dall’esercizio dei diritti politici.
Proprio questa tensione fra
l’universalità ideale del principio
democratico e la parzialità storica
della sua applicazione costituisce
uno dei nodi centrali per
comprenderne l’evoluzione.
Norma e realtà: la fragilità delle
istituzioni
Ogni riflessione rigorosa sulla
democrazia deve dunque misurarsi con
una questione teorica fondamentale:
il rapporto, spesso problematico,
tra il significato normativo del
termine e le sue concrete
realizzazioni storiche. Sul piano
ideale, la democrazia rinvia
all’autogoverno di una comunità
composta da cittadini liberi ed
eguali; sul piano effettuale, essa
si manifesta invece attraverso
istituzioni, procedure e rapporti di
forza che possono limitarne,
deformarne o persino contraddirne i
presupposti.
Non è sufficiente, in altri termini,
che un ordinamento si definisca
democratico o che preveda
consultazioni elettorali affinché la
volontà popolare trovi
un’espressione autentica e
consapevole. Occorre considerare
anche la distribuzione del potere
economico e informativo,
l’accessibilità degli strumenti di
partecipazione, la qualità del
dibattito pubblico, la capacità dei
cittadini di formarsi un giudizio
autonomo e l’effettiva possibilità
di sottoporre i governanti a
controllo e responsabilità.
Da questo punto di vista, la
democrazia appare meno come una
formula istituzionale statica che
come un equilibrio sempre instabile
fra libertà individuale, uguaglianza
politica, rappresentanza, competenza
e partecipazione. Interrogarsi sulle
sue potenzialità e sui suoi limiti
significa pertanto analizzare la
distanza che può prodursi tra la
proclamazione formale dei principi
democratici e il loro concreto
radicamento nelle strutture sociali
e nella vita quotidiana delle
comunità politiche.
La trasformazione moderna e
l'eredità di Solone
Nel corso dei secoli, l’esperienza
democratica ha assunto
configurazioni profondamente
differenti, adattandosi alle
dimensioni degli Stati moderni, alla
complessità delle società
industriali e postindustriali e alla
necessità di affidare l’esercizio
quotidiano del potere a istituzioni
rappresentative. Tale trasformazione
ha consentito un’estensione senza
precedenti della cittadinanza
politica, ma ha anche introdotto
nuove forme di mediazione e di
distanza tra governanti e governati.
La partecipazione diretta,
caratteristica della
polis antica, è stata
progressivamente sostituita da
meccanismi di delega, dall’azione
dei partiti, dalla
professionalizzazione della politica
e dall’influenza crescente di
apparati amministrativi, gruppi
economici e sistemi di
comunicazione. In questo contesto,
la legittimazione elettorale può
ridursi a un atto intermittente,
mentre il cittadino rischia di
assumere una posizione
prevalentemente passiva, limitata
alla scelta periodica dei propri
rappresentanti.
Ne deriva la possibilità che,
all’interno di ordinamenti
formalmente democratici, si
consolidino nuove oligarchie capaci
di orientare le decisioni collettive
senza un controllo pubblico
adeguato, secondo una dinamica già
individuata dalla teoria classica
delle élite e delle organizzazioni
politiche. Il richiamo all’opera
riformatrice e conciliatrice di
Solone acquista allora un valore non
puramente antiquario: esso permette
di interrogare criticamente le
democrazie contemporanee sul
rapporto tra partecipazione,
giustizia sociale e contenimento
delle concentrazioni di potere.
Senza pretendere di ricostruire in
questa sede, in modo esaustivo, la
complessa genealogia delle
molteplici forme democratiche
sviluppatesi nelle diverse civiltà e
nelle varie epoche storiche, appare
tuttavia opportuno concentrare
l’attenzione sull’indebolimento di
quell’impulso originario che
caratterizzò le riforme di Solone e
che contribuì a predisporre le
condizioni necessarie per la
successiva affermazione della
democrazia ateniese. L’importanza di
tali riforme non risiede soltanto
nelle singole misure legislative
adottate, ma soprattutto nel
tentativo di ricomporre un corpo
politico lacerato da profonde
diseguaglianze economiche, tensioni
sociali e contrapposizioni tra
gruppi aristocratici e popolari.
Solone comprese che la stabilità
della
polis non poteva essere
garantita mediante la semplice
imposizione della forza o la
perpetuazione dei privilegi
tradizionali, ma richiedeva un
ordinamento capace di riconoscere
interessi diversi entro un quadro
giuridico condiviso. Il suo progetto
non fu democratico nel senso moderno
del termine, né cancellò le
gerarchie sociali esistenti; esso
rappresentò tuttavia un passaggio
decisivo verso la subordinazione del
conflitto politico alla legge e
verso una più ampia
responsabilizzazione dei cittadini.
Il progressivo venir meno di questa
tensione mediatrice, orientata a
contenere tanto l’arbitrio dei
potenti quanto la disgregazione del
corpo civico, costituisce un
criterio utile per valutare
criticamente le successive
trasformazioni della democrazia.
Il contributo di Solone può essere
pertanto interpretato come un
momento fondamentale nella
formazione di una nuova
autocoscienza della
polis. La comunità politica
iniziò a configurarsi non più
soltanto come il luogo di
coesistenza di famiglie, ceti e
interessi contrapposti, ma come uno
spazio regolato da norme comuni, nel
quale il destino di ciascun
cittadino risultava connesso alla
stabilità dell’intero corpo civico.
Pur mantenendo una suddivisione
della popolazione in classi fondate
sul censo e senza giungere a una
piena uguaglianza politica, il nuovo
assetto introdusse principi
destinati a esercitare un’influenza
durevole: la limitazione
dell’arbitrio personale, la
centralità della legge, una più
ampia accessibilità alla giustizia e
il riconoscimento della
responsabilità individuale nei
confronti della comunità.
L’uguaglianza dinanzi alla legge non
comportava ancora l’eliminazione
delle differenze sociali, ma
stabiliva un orizzonte normativo
entro il quale tali differenze non
avrebbero dovuto tradursi in un
potere privo di limiti. La funzione
della legge consisteva precisamente
nel trasformare il conflitto da
forza distruttiva in confronto
disciplinato, preservando la
coesione della
polis senza sopprimere la
pluralità degli interessi che la
attraversavano. Sotto questo
profilo, l’eredità di Solone
conserva una sorprendente attualità:
una democrazia può dirsi vitale
soltanto quando è in grado di
coniugare partecipazione e
responsabilità, libertà e limite,
pluralismo e appartenenza comune.
Quando tali elementi vengono meno,
la democrazia rischia di ridursi a
un insieme di procedure prive di
sostanza oppure di diventare lo
strumento attraverso il quale
minoranze organizzate ottengono una
legittimazione formale.
Tornare a riflettere sulla lezione
soloniana significa, dunque,
recuperare l’idea che la convivenza
democratica non sorga
spontaneamente, ma debba essere
costruita e continuamente preservata
attraverso istituzioni equilibrate,
leggi giuste e una cittadinanza
consapevole del legame inscindibile
tra diritti individuali e bene
comune.
Riferimenti bibliografici:
Aristotele,
Costituzione degli Ateniesi.
Assemblea generale delle Nazioni
Unite,
Support by the United Nations system
of the efforts of Governments to
promote and consolidate new or
restored democracies
(Risoluzione A/RES/62/7), 2007.
Massimo Luigi Salvadori,
Democrazia. Storia di un'idea tra
mito e realtà. Dall'antica Grecia al
mondo globalizzato, collana
Virgola n. 124, Roma, Donzelli,
2015.
Plutarco,
Vita di Solone, in
Vite parallele.