[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 225 / SETTEMBRE 2026 (CCLVI)


antica

solone e l'eredità incompiuta
a proposito di democrazia

di Benedetto Asciuti

 

Il 15 settembre di ogni anno ricorre la Giornata Internazionale della Democrazia, istituita nel 2007 mediante una specifica risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (Assemblea generale delle Nazioni Unite, 2007). Tale ricorrenza non deve essere interpretata come una mera celebrazione simbolica o protocollare, bensì come un’occasione privilegiata per sottoporre a una riflessione critica lo stato delle istituzioni democratiche, la qualità della partecipazione politica e l’effettiva tutela dei diritti fondamentali nelle diverse aree del mondo.

 

La democrazia, infatti, non coincide esclusivamente con l’esistenza formale di procedure elettorali, ma presuppone un complesso sistema di garanzie, equilibri e pratiche civili: la libertà di espressione e di associazione, il pluralismo politico e culturale, la separazione dei poteri, la responsabilità degli organi di governo, l’eguaglianza dinanzi alla legge e lo svolgimento periodico di elezioni libere, competitive e fondate sul suffragio universale.

 

In questa prospettiva, l’azione dell’UNESCO si inserisce nel più ampio impegno della comunità internazionale volto a promuovere società pacifiche, inclusive e consapevoli, contribuendo al consolidamento delle istituzioni democratiche soprattutto nei contesti attraversati da transizioni politiche, conflitti sociali o fragilità istituzionali. La ricorrenza invita, pertanto, a considerare la democrazia non come un’acquisizione definitiva e irreversibile, ma come un processo storico che richiede una costante opera di educazione civica, vigilanza pubblica e rinnovamento istituzionale.

Dalla polis alle sfide contemporanee

 

Considerata nella sua accezione più generale quale esercizio della sovranità da parte del corpo civico e quale forma di governo fondata sulla partecipazione dei cittadini alla determinazione dell’indirizzo politico, la democrazia costituisce uno dei concetti più influenti e, al tempo stesso, più problematici della tradizione occidentale. La sua elaborazione non fu il risultato di un singolo evento, né l’applicazione immediata di un modello teorico già compiuto, ma l’esito di una lunga e conflittuale trasformazione dell’assetto sociale, giuridico e istituzionale della polis greca.

 

Fu soprattutto nell’Atene tra il VI e il V secolo a.C. che si definirono progressivamente alcuni dei presupposti essenziali del governo democratico, attraverso il ridimensionamento dei privilegi aristocratici, l’ampliamento degli spazi di partecipazione e la crescente centralità attribuita alla legge comune. Tale processo raggiunse una delle sue espressioni più mature nell’età di Pericle, quando l’assemblea dei cittadini assunse un ruolo decisivo nella vita pubblica e la partecipazione politica venne riconosciuta come elemento costitutivo dell’identità civica.

 

È tuttavia necessario ricordare che la democrazia ateniese rimase circoscritta a una porzione limitata della popolazione: donne, stranieri residenti e schiavi erano esclusi dall’esercizio dei diritti politici. Proprio questa tensione fra l’universalità ideale del principio democratico e la parzialità storica della sua applicazione costituisce uno dei nodi centrali per comprenderne l’evoluzione.

 

Norma e realtà: la fragilità delle istituzioni

 

Ogni riflessione rigorosa sulla democrazia deve dunque misurarsi con una questione teorica fondamentale: il rapporto, spesso problematico, tra il significato normativo del termine e le sue concrete realizzazioni storiche. Sul piano ideale, la democrazia rinvia all’autogoverno di una comunità composta da cittadini liberi ed eguali; sul piano effettuale, essa si manifesta invece attraverso istituzioni, procedure e rapporti di forza che possono limitarne, deformarne o persino contraddirne i presupposti.

 

Non è sufficiente, in altri termini, che un ordinamento si definisca democratico o che preveda consultazioni elettorali affinché la volontà popolare trovi un’espressione autentica e consapevole. Occorre considerare anche la distribuzione del potere economico e informativo, l’accessibilità degli strumenti di partecipazione, la qualità del dibattito pubblico, la capacità dei cittadini di formarsi un giudizio autonomo e l’effettiva possibilità di sottoporre i governanti a controllo e responsabilità.

 

Da questo punto di vista, la democrazia appare meno come una formula istituzionale statica che come un equilibrio sempre instabile fra libertà individuale, uguaglianza politica, rappresentanza, competenza e partecipazione. Interrogarsi sulle sue potenzialità e sui suoi limiti significa pertanto analizzare la distanza che può prodursi tra la proclamazione formale dei principi democratici e il loro concreto radicamento nelle strutture sociali e nella vita quotidiana delle comunità politiche.

 

La trasformazione moderna e l'eredità di Solone

 

Nel corso dei secoli, l’esperienza democratica ha assunto configurazioni profondamente differenti, adattandosi alle dimensioni degli Stati moderni, alla complessità delle società industriali e postindustriali e alla necessità di affidare l’esercizio quotidiano del potere a istituzioni rappresentative. Tale trasformazione ha consentito un’estensione senza precedenti della cittadinanza politica, ma ha anche introdotto nuove forme di mediazione e di distanza tra governanti e governati. La partecipazione diretta, caratteristica della polis antica, è stata progressivamente sostituita da meccanismi di delega, dall’azione dei partiti, dalla professionalizzazione della politica e dall’influenza crescente di apparati amministrativi, gruppi economici e sistemi di comunicazione. In questo contesto, la legittimazione elettorale può ridursi a un atto intermittente, mentre il cittadino rischia di assumere una posizione prevalentemente passiva, limitata alla scelta periodica dei propri rappresentanti.

 

Ne deriva la possibilità che, all’interno di ordinamenti formalmente democratici, si consolidino nuove oligarchie capaci di orientare le decisioni collettive senza un controllo pubblico adeguato, secondo una dinamica già individuata dalla teoria classica delle élite e delle organizzazioni politiche. Il richiamo all’opera riformatrice e conciliatrice di Solone acquista allora un valore non puramente antiquario: esso permette di interrogare criticamente le democrazie contemporanee sul rapporto tra partecipazione, giustizia sociale e contenimento delle concentrazioni di potere.

 

Senza pretendere di ricostruire in questa sede, in modo esaustivo, la complessa genealogia delle molteplici forme democratiche sviluppatesi nelle diverse civiltà e nelle varie epoche storiche, appare tuttavia opportuno concentrare l’attenzione sull’indebolimento di quell’impulso originario che caratterizzò le riforme di Solone e che contribuì a predisporre le condizioni necessarie per la successiva affermazione della democrazia ateniese. L’importanza di tali riforme non risiede soltanto nelle singole misure legislative adottate, ma soprattutto nel tentativo di ricomporre un corpo politico lacerato da profonde diseguaglianze economiche, tensioni sociali e contrapposizioni tra gruppi aristocratici e popolari.

 

Solone comprese che la stabilità della polis non poteva essere garantita mediante la semplice imposizione della forza o la perpetuazione dei privilegi tradizionali, ma richiedeva un ordinamento capace di riconoscere interessi diversi entro un quadro giuridico condiviso. Il suo progetto non fu democratico nel senso moderno del termine, né cancellò le gerarchie sociali esistenti; esso rappresentò tuttavia un passaggio decisivo verso la subordinazione del conflitto politico alla legge e verso una più ampia responsabilizzazione dei cittadini. Il progressivo venir meno di questa tensione mediatrice, orientata a contenere tanto l’arbitrio dei potenti quanto la disgregazione del corpo civico, costituisce un criterio utile per valutare criticamente le successive trasformazioni della democrazia.

 

Il contributo di Solone può essere pertanto interpretato come un momento fondamentale nella formazione di una nuova autocoscienza della polis. La comunità politica iniziò a configurarsi non più soltanto come il luogo di coesistenza di famiglie, ceti e interessi contrapposti, ma come uno spazio regolato da norme comuni, nel quale il destino di ciascun cittadino risultava connesso alla stabilità dell’intero corpo civico. Pur mantenendo una suddivisione della popolazione in classi fondate sul censo e senza giungere a una piena uguaglianza politica, il nuovo assetto introdusse principi destinati a esercitare un’influenza durevole: la limitazione dell’arbitrio personale, la centralità della legge, una più ampia accessibilità alla giustizia e il riconoscimento della responsabilità individuale nei confronti della comunità.

 

L’uguaglianza dinanzi alla legge non comportava ancora l’eliminazione delle differenze sociali, ma stabiliva un orizzonte normativo entro il quale tali differenze non avrebbero dovuto tradursi in un potere privo di limiti. La funzione della legge consisteva precisamente nel trasformare il conflitto da forza distruttiva in confronto disciplinato, preservando la coesione della polis senza sopprimere la pluralità degli interessi che la attraversavano. Sotto questo profilo, l’eredità di Solone conserva una sorprendente attualità: una democrazia può dirsi vitale soltanto quando è in grado di coniugare partecipazione e responsabilità, libertà e limite, pluralismo e appartenenza comune. Quando tali elementi vengono meno, la democrazia rischia di ridursi a un insieme di procedure prive di sostanza oppure di diventare lo strumento attraverso il quale minoranze organizzate ottengono una legittimazione formale.

 

Tornare a riflettere sulla lezione soloniana significa, dunque, recuperare l’idea che la convivenza democratica non sorga spontaneamente, ma debba essere costruita e continuamente preservata attraverso istituzioni equilibrate, leggi giuste e una cittadinanza consapevole del legame inscindibile tra diritti individuali e bene comune.

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

Aristotele, Costituzione degli Ateniesi.

Assemblea generale delle Nazioni Unite, Support by the United Nations system of the efforts of Governments to promote and consolidate new or restored democracies (Risoluzione A/RES/62/7), 2007.

Massimo Luigi Salvadori, Democrazia. Storia di un'idea tra mito e realtà. Dall'antica Grecia al mondo globalizzato, collana Virgola n. 124, Roma, Donzelli, 2015.

Plutarco, Vita di Solone, in Vite parallele.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]