CRONISTORIA D’UNA SCOPERTA
ASSISI, IL Tetramorfo E POSSIBILI
ATTRIBUZIONI
di Nicoletta Nardelli
Nell’estate 1997, durante i lavori
di restauro della facciata della
chiesa superiore di San Francesco in
Assisi, fui incaricata dalla
Soprintendenza Archeologia, Belle
Arti e Paesaggio dell’Umbria (PG) di
effettuare il rilievo grafico del
rosone (XIII secolo).
Il restauro divenne l’occasione
preziosa per un’indagine dettagliata
degli elementi decorativi e delle
sculture lapidee presenti in situ.
Il rosone è circoscritto da un
quadrato ideale nei cui angoli sono
posti i simboli scolpiti dei Quattro
Evangelisti o Tetramorfo, con i loro
vangeli. Si distinguono da sinistra
a destra in senso antiorario: Matteo
l’uomo alato, Marco il leone, Luca
il vitello o il toro e Giovanni
l’aquila.
Per la Chiesa il Tetramorfo, sempre
rappresentato con le ali, ha un
valore simbolico cristologico, come
enunciato nell’aforisma di San
Gregorio Magno (omelie su Ezechiele,
Libro 1, omelia 4, VI secolo):
“Christus homo nascendo, vitulus
moriendo, leo resurgendo, avis ad
caelos ascendendo” (Cristo è
uomo nel nascere, vitello nel
morire, leone nel risorgere, aquila
nell’ascendere al cielo) per
sintetizzare in poche parole tutta
la vita di Cristo.
Dopo un esame accurato a distanza
ravvicinata, si evince che
potrebbero essere state tagliate o
accidentalmente cadute le ali
all’uomo, al leone e al toro e
sostituite le due teste: quella
dell’uomo con un’altra testina
antica di raffinata fattura
realizzata in marmo e la testa del
vitello con quella di un leone
scolpita in travertino terroso; si
fa presente che le quattro sculture,
Marco quasi a tutto tondo e le altre
tre ad altorilievo, sono state
realizzate in travertino, materiale
decisamente diverso da quello degli
elementi sostituiti; se si avesse la
presenza della certezza che tali
manomissioni fossero di poco
successive alla costruzione del
rosone e del Tetramorfo, sarebbe
lecito pensare che, con il taglio
delle ali, si sia voluto dare un
ulteriore significato simbolico
inserendo un messaggio ideologico o
politico.
In particolare dobbiamo mostrare
attenzione alla evidente
sostituzione della testa di Marco
l’uomo alato (ora privo delle ali).
Quest’ultimo infatti, a livello del
collo, mostra un visibile taglio di
giunzione incongruente; la testina
non è pertinente all’originaria
scultura perché di marmo bianco di
pregiata qualità, inoltre è
visibilmente macchiata da una patina
di verde rame (fig. 2). Le
caratteristiche sopra descritte
suggeriscono che si possa trattare
di un elemento antico riutilizzato,
distaccato da altro monumento,
verosimilmente una fontana,
struttura in cui l’acqua, sgorgando
da bocchette di rame, tracimando da
catini o zampillando da sculture di
bronzo, causava l’ossidazione dei
metalli.
Ad una attenta osservazione
analitica, sia pure solo visiva, si
apprezza lo stile puro, rigoroso,
essenziale tipico del gusto
arnolfiano. Se confrontiamo la
testina del Tetramorfo assisiate con
quelle dei personaggi (cinque
frammenti) della fontana degli
Assetati di Perugia attribuita ad
Arnolfo di Cambio, il riscontro
stilistico evidenzia una stretta
omogeneità esecutiva (i cinque
frammenti della fontana in pedis
platee, detta Fontana degli
Assetati del XIII secolo, sono
conservati presso la Galleria
Nazionale dell’Umbria di Perugia).
Il confronto tra la testa e il torso
acefalo dello scriba (o giurista)
rivela una perfetta coerenza formale
e sintattica, inoltre l’andamento
della linea di frattura alla base
del collo “dialoga” visivamente con
l’incasso del torso, che presenta un
foro di giunzione.
La trattazione plastica dei capelli
dell’uomo alato trova un immediato
riscontro stilistico nella resa
della chioma a ciocche ricciolute
del Malato alla fonte,
modellata con la gradina e l’unghietto
per i dettagli minuti. Le labbra
serrate, le palpebre ben incise, gli
occhi grandi di taglio allungato, lo
sguardo fisso in avanti danno al
volto un’espressione austera; il
manufatto, eseguito magistralmente,
denota forte rigore plastico tipico
dello stile di Arnolfo. La
superficie del marmo è liscia e ben
levigata malgrado alcuni segni del
tempo; inoltre la dimensione della
testa assisiate è proporzionale al
busto acefalo.
Occorre considerare che nel periodo
in cui a Perugia fu realizzata la
fontana degli Assetati (1277-1281),
smantellata tra il 1301 e il 1308,
ad Assisi è documentata la presenza
di Giotto, impegnato tra il 1290 e
il 1296 nella decorazione della
Basilica superiore con le storie di
San Francesco. Nei riquadri si
colgono evidenti richiami allo stile
arnolfiano. È pertanto verosimile
che Giotto abbia incontrato Arnolfo
e abbia potuto studiare direttamente
i frammenti della fontana, compresi
i Giuristi/Scribi, la cui solida
volumetria confluisce poi nella sua
pittura.
Questo studio è stato bruscamente
interrotto dagli eventi sismici del
26 settembre 1997. Da allora sono
passati trenta lunghi anni e mi è
rimasto un senso di incompiutezza e
il rammarico di non aver potuto
condurre un’indagine tecnica più
estesa, un limite che tuttavia non
inficia la forza del raffronto
stilistico.
A supporto dell’ipotesi formulata ho
suggerito al Professor Fabio
Marcelli, noto storico, PhD in
Storia dell’Arte e professore
associato di Storia dell’Arte
Moderna presso l’Università degli
Studi di Perugia, di far svolgere un
rilievo con scansione in 3D mediante
l’impiego di una piattaforma aerea
o, in alternativa, di un aeromobile
a pilotaggio remoto (drone) ai fini
di permettere una sovrapposizione
digitale.
La ricostruzione virtuale potrebbe
essere finalmente per la Storia
dell’Arte la chiusura di un cerchio
aperto da 720 anni. La fontana
Minore (o degli Assetati) di Arnolfo
di Cambio ritroverà così l’interezza
di uno dei suoi protagonisti perché
la testina, ricostruita in 3D, potrà
essere ricongiunta virtualmente alla
statua oggi acefala. La scheda del
capolavoro cambierebbe finalmente da
“Giurista acefalo” a
“Giurista/Scriba, fontana degli
Assetati, 1277-1281”.
Riferimenti bibliografici:
Vasari Giorgio, Le Vite de' più
eccellenti pittori, scultori, e
architettori (1550/1568), ed.
Bettarini Barocchi, Sansoni,
Firenze, vol. 1, vita di Arnolfo:
«... fece in Ascesi [...] molte cose
di architettura». Vedi anche
Romanini Angiola Maria, Arnolfo
di Cambio e lo stil novo nel gotico
italiano, C. Bestetti, Milano,
1969, pp. 78-85, per la Fontana
in pede platee (1277-81) e il
soggiorno umbro.
Bellosi Luciano, La pecora di
Giotto, Einaudi, Torino, 1985,
pp. 45-72, che colloca la prima
presenza di Giotto ad Assisi intorno
al 1290, e le storie di San
Francesco al 1296-99.