[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 226 / OTTOBRE 2026 (CCLVII)


arte

CRONISTORIA D’UNA SCOPERTA
ASSISI, IL Tetramorfo E POSSIBILI ATTRIBUZIONI

di Nicoletta Nardelli

 

Nell’estate 1997, durante i lavori di restauro della facciata della chiesa superiore di San Francesco in Assisi, fui incaricata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria (PG) di effettuare il rilievo grafico del rosone (XIII secolo).

Il restauro divenne l’occasione preziosa per un’indagine dettagliata degli elementi decorativi e delle sculture lapidee presenti in situ. Il rosone è circoscritto da un quadrato ideale nei cui angoli sono posti i simboli scolpiti dei Quattro Evangelisti o Tetramorfo, con i loro vangeli. Si distinguono da sinistra a destra in senso antiorario: Matteo l’uomo alato, Marco il leone, Luca il vitello o il toro e Giovanni l’aquila.

 

Per la Chiesa il Tetramorfo, sempre rappresentato con le ali, ha un valore simbolico cristologico, come enunciato nell’aforisma di San Gregorio Magno (omelie su Ezechiele, Libro 1, omelia 4, VI secolo): “Christus homo nascendo, vitulus moriendo, leo resurgendo, avis ad caelos ascendendo” (Cristo è uomo nel nascere, vitello nel morire, leone nel risorgere, aquila nell’ascendere al cielo) per sintetizzare in poche parole tutta la vita di Cristo.

 

Dopo un esame accurato a distanza ravvicinata, si evince che potrebbero essere state tagliate o accidentalmente cadute le ali all’uomo, al leone e al toro e sostituite le due teste: quella dell’uomo con un’altra testina antica di raffinata fattura realizzata in marmo e la testa del vitello con quella di un leone scolpita in travertino terroso; si fa presente che le quattro sculture, Marco quasi a tutto tondo e le altre tre ad altorilievo, sono state realizzate in travertino, materiale decisamente diverso da quello degli elementi sostituiti; se si avesse la presenza della certezza che tali manomissioni fossero di poco successive alla costruzione del rosone e del Tetramorfo, sarebbe lecito pensare che, con il taglio delle ali, si sia voluto dare un ulteriore significato simbolico inserendo un messaggio ideologico o politico.

 

In particolare dobbiamo mostrare attenzione alla evidente sostituzione della testa di Marco l’uomo alato (ora privo delle ali). Quest’ultimo infatti, a livello del collo, mostra un visibile taglio di giunzione incongruente; la testina non è pertinente all’originaria scultura perché di marmo bianco di pregiata qualità, inoltre è visibilmente macchiata da una patina di verde rame (fig. 2). Le caratteristiche sopra descritte suggeriscono che si possa trattare di un elemento antico riutilizzato, distaccato da altro monumento, verosimilmente una fontana, struttura in cui l’acqua, sgorgando da bocchette di rame, tracimando da catini o zampillando da sculture di bronzo, causava l’ossidazione dei metalli.

 

Ad una attenta osservazione analitica, sia pure solo visiva, si apprezza lo stile puro, rigoroso, essenziale tipico del gusto arnolfiano. Se confrontiamo la testina del Tetramorfo assisiate con quelle dei personaggi (cinque frammenti) della fontana degli Assetati di Perugia attribuita ad Arnolfo di Cambio, il riscontro stilistico evidenzia una stretta omogeneità esecutiva (i cinque frammenti della fontana in pedis platee, detta Fontana degli Assetati del XIII secolo, sono conservati presso la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia).

 

Il confronto tra la testa e il torso acefalo dello scriba (o giurista) rivela una perfetta coerenza formale e sintattica, inoltre l’andamento della linea di frattura alla base del collo “dialoga” visivamente con l’incasso del torso, che presenta un foro di giunzione.

 

La trattazione plastica dei capelli dell’uomo alato trova un immediato riscontro stilistico nella resa della chioma a ciocche ricciolute del Malato alla fonte, modellata con la gradina e l’unghietto per i dettagli minuti. Le labbra serrate, le palpebre ben incise, gli occhi grandi di taglio allungato, lo sguardo fisso in avanti danno al volto un’espressione austera; il manufatto, eseguito magistralmente, denota forte rigore plastico tipico dello stile di Arnolfo. La superficie del marmo è liscia e ben levigata malgrado alcuni segni del tempo; inoltre la dimensione della testa assisiate è proporzionale al busto acefalo.

 

Occorre considerare che nel periodo in cui a Perugia fu realizzata la fontana degli Assetati (1277-1281), smantellata tra il 1301 e il 1308, ad Assisi è documentata la presenza di Giotto, impegnato tra il 1290 e il 1296 nella decorazione della Basilica superiore con le storie di San Francesco. Nei riquadri si colgono evidenti richiami allo stile arnolfiano. È pertanto verosimile che Giotto abbia incontrato Arnolfo e abbia potuto studiare direttamente i frammenti della fontana, compresi i Giuristi/Scribi, la cui solida volumetria confluisce poi nella sua pittura.

 

Questo studio è stato bruscamente interrotto dagli eventi sismici del 26 settembre 1997. Da allora sono passati trenta lunghi anni e mi è rimasto un senso di incompiutezza e il rammarico di non aver potuto condurre un’indagine tecnica più estesa, un limite che tuttavia non inficia la forza del raffronto stilistico.

 

A supporto dell’ipotesi formulata ho suggerito al Professor Fabio Marcelli, noto storico, PhD in Storia dell’Arte e professore associato di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università degli Studi di Perugia, di far svolgere un rilievo con scansione in 3D mediante l’impiego di una piattaforma aerea o, in alternativa, di un aeromobile a pilotaggio remoto (drone) ai fini di permettere una sovrapposizione digitale.

 

La ricostruzione virtuale potrebbe essere finalmente per la Storia dell’Arte la chiusura di un cerchio aperto da 720 anni. La fontana Minore (o degli Assetati) di Arnolfo di Cambio ritroverà così l’interezza di uno dei suoi protagonisti perché la testina, ricostruita in 3D, potrà essere ricongiunta virtualmente alla statua oggi acefala. La scheda del capolavoro cambierebbe finalmente da “Giurista acefalo” a “Giurista/Scriba, fontana degli Assetati, 1277-1281”.

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

Vasari Giorgio, Le Vite de' più eccellenti pittori, scultori, e architettori (1550/1568), ed. Bettarini Barocchi, Sansoni, Firenze, vol. 1, vita di Arnolfo: «... fece in Ascesi [...] molte cose di architettura». Vedi anche Romanini Angiola Maria, Arnolfo di Cambio e lo stil novo nel gotico italiano, C. Bestetti, Milano, 1969, pp. 78-85, per la Fontana in pede platee (1277-81) e il soggiorno umbro.

Bellosi Luciano, La pecora di Giotto, Einaudi, Torino, 1985, pp. 45-72, che colloca la prima presenza di Giotto ad Assisi intorno al 1290, e le storie di San Francesco al 1296-99. 

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]