[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 217 / GENNAIO 2026 (CCXLVIII)


contemporanea

Sandro Pertini

Partigiano che sfidò il Fascismo
di Giorgia Lucci

 

Alessandro Giuseppe Antonio Pertini, conosciuto più comunemente con il diminutivo di Sandro, fu un partigiano, giornalista e uomo politico, tra le figure più rappresentative dell’antifascismo italiano. Prima di diventare il settimo Presidente della Repubblica, fu soprattutto uno dei principali esponenti della Resistenza. Nato il 25 settembre 1896 a San Giovanni, frazione del comune di Stella, in provincia di Savona, crebbe in una famiglia borghese e cattolica, da sempre sensibile ai problemi sociali.

I genitori, Alberto Gianandrea Pertini e Maria Giovanna Adelaide Muzio, gli trasmisero valori di giustizia e onestà. La coppia ebbe cinque figli; in particolar modo, uno di loro, Eugenio, dopo essere stato arrestato nel 1944 dai nazisti come oppositore politico, fu imprigionato nel campo di concentramento bavarese di Flossenbürg, noto per le condizioni estreme. Nel 1945, durante la marcia della morte, incapace di proseguire il cammino e ormai allo stremo delle forze, fu eliminato senza indugi. Questo episodio trafisse profondamente l’anima di Pertini, rafforzando ulteriormente il suo senso di responsabilità nei confronti della vita e della dignità umana e spingendolo a lottare ancor più contro ogni forma di oppressione.

Questi avvenimenti incisero profondamente sulla formazione personale e politica di Pertini, così come la sua esperienza sul campo durante la Prima guerra mondiale, che lo segnò in modo indelebile. Il contatto diretto con la violenza e con la sofferenza portata dal primo conflitto mondiale rafforzò in lui una spiccata sensibilità verso le ingiustizie di ogni genere, alimentando un viscerale senso di solidarietà verso i più deboli e gli emarginati. Terminata la guerra, dopo la laurea in Giurisprudenza e in Scienze politiche e sociali, si avvicinò alla politica aderendo al Partito Socialista Italiano (PSI), scelta che ben presto si rivelò alquanto coraggiosa. Pertini si oppose sin dall’inizio al regime dittatoriale, rifiutando qualsiasi tipo di compromesso, convinto che la libertà non permettesse negoziazioni.

Utilizzò anche il giornalismo come arma di lotta e propaganda politica, dando piena voce a tutti quei principi che il fascismo, invece, voleva reprimere. Nel maggio del 1925 fu arrestato per aver realizzato e diffuso il giornale clandestino Sotto il barbaro dominio fascista, in cui denunciava nero su bianco le responsabilità della monarchia e il discutibile comportamento del Senato, allora composto in larga parte da sostenitori del fascismo, a cui seguirono nei suoi confronti accuse gravissime dinanzi al Tribunale di Savona. Egli non cercò mai scuse per il proprio operato, ma riconfermò sempre le proprie convinzioni, accettando qualsiasi conseguenza derivata dalle sue azioni, a dispetto di qualsiasi possibile sentenza.

Nel giugno 1925 il Tribunale lo assolse dall’accusa di istigazione all’odio di classe, ma lo condannò comunque alla prigionia e al pagamento di un’ammenda per le violazioni relative alla stampa clandestina e all’oltraggio alle istituzioni. Nonostante la condanna inflittagli, la sua volontà non vacillò e, appena liberato, riprese immediatamente la sua attività. Costretto all’esilio tra Parigi e Nizza, svolse ogni tipo di lavoro: muratore, manovale, tassista, comparsa cinematografica, senza mai interrompere l’attività a favore della Resistenza. Collaborò con figure centrali come Filippo Turati e Carlo Rosselli e continuò la sua attività contro il regime, arrivando persino a organizzare comunicazioni radio clandestine pur di riuscire a contattare i compagni in Italia. Anche qui, nuovamente arrestato, venne rilasciato dietro il pagamento di una sanzione pecuniaria.

Ritornò in Italia nel 1929 con un passaporto falso a nome del cittadino svizzero Luigi Roncaglia, grazie al quale riuscì a oltrepassare il confine da Chiasso e rientrare in patria. Numerosi furono per lui i processi davanti al Tribunale Speciale e lunga la detenzione che ne conseguì, che lo portò nei carceri di Regina Coeli, Santo Stefano e Turi, dove strinse un profondo legame con Antonio Gramsci, condividendo lunghe riflessioni politiche e filosofiche con altri prigionieri sulla giustizia e sul futuro di un’Italia libera dalla dittatura e contribuendo a mantenere vivo l’animo e la speranza, quanto mai necessari ai detenuti. Nel 1933 sua madre presentò, senza consultarlo, una richiesta di grazia, proposta che Pertini declinò con forza in una inflessibile lettera, dichiarandosi estremamente offeso anche al solo pensiero di rinnegare sé stesso e le proprie convinzioni. Fu poi trasferito nuovamente a Pianosa, Ponza e alle isole Tremiti e, solo dopo aver minacciato lo sciopero della fame, a Ventotene (nel carcere sull’antistante isolotto di Santo Stefano).

Tra carcere e confino trascorse oltre quattordici anni di prigionia, diventando un punto di riferimento per molti. Liberato il 25 luglio 1943, in seguito alla caduta di Mussolini, partecipò alla ricostituzione del Partito Socialista Italiano insieme a Pietro Nenni e Giuseppe Saragat e, l’8 settembre, dopo l’Armistizio di Cassabile, entrò attivamente nella Resistenza, prendendo parte alla difesa di Roma a Porta San Paolo. Arrestato dai nazisti nell’ottobre dello stesso anno insieme a Saragat, fu condannato a morte. Secondo il ricordo di Giuseppe Saragat, che condivise con lui l’esperienza del carcere di Regina Coeli, Pertini riusciva a trasformare persino la condizione di detenuto in un atto di resistenza: «volle subito il vestito da galeotto, lo pretese. I secondini di Regina Coeli avevano di fronte a lui un complesso di inferiorità, perché conosceva il regolamento meglio di loro.

Diffondeva attorno a sé una serenità che sosteneva i prigionieri in attesa di fucilazione, perché anche in carcere si comportava come se fosse stato a casa sua. Voleva che gli abiti fossero stirati bene: metteva i pantaloni da galeotto sotto il materasso in modo che al mattino la piega fosse perfetta. Aveva l’eleganza del duca di Edimburgo». Il verdetto di morte non venne tuttavia mai eseguito grazie a un’audace evasione dal carcere di Regina Coeli, organizzata dalla Resistenza romana e dalle Brigate Matteotti e portata a termine il 24 gennaio 1944, con un piano ideato alla perfezione che coinvolse alcuni collaboratori favorevoli alla causa antifascista. Un ruolo determinante fu svolto dal medico del penitenziario, Alfredo Monaco, che insieme a Giuseppe Gracceva e Giuliano Vassalli elaborò il piano di fuga utilizzando il pretesto di una visita medica e l’ausilio di documenti falsi.

L’operazione si concluse con la forza del solo ingegno, senza l’uso di alcun tipo di violenza, rappresentando uno dei successi più luminosi della Resistenza romana. Finalmente liberi, Pertini e Saragat, insieme ad altri detenuti, vennero immediatamente messi al sicuro, lontano dalla minaccia delle truppe tedesche. Saragat ricordò: «Si rifletta che da quel braccio si usciva in un modo solo: per andare di fronte al plotone di esecuzione. Qualche volta si poteva uscire già morti per le percosse subite dagli aguzzini durante gli interrogatori. Se Pertini e io ne siamo usciti miracolosamente in un terzo modo, e fu caso unico, è faccenda che non riguarda né Pertini né me, ma un gruppo di valorosi partigiani che rischiarono la loro vita per salvare la nostra». Tornato in clandestinità e trasferitosi a Milano, Pertini assunse un ruolo centrale nella lotta partigiana, diventando uno dei principali leader politici del Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia (CLNAI), contribuendo al coordinamento politico-militare delle formazioni resistenti nella zona settentrionale del Paese.

In questo periodo conobbe la sua futura moglie, Carla Voltolina, giovane giornalista partigiana, con la quale restò unito tutta la vita. Il 25 aprile 1945 prese parte all’insurrezione generale che sancì la caduta del regime fascista e dell’occupazione tedesca, annunciando da Radio Milano Libera l’inizio della rivolta: «Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire».

Mentre i nazisti e i fascisti si ritiravano dalla città, le sue parole contribuirono direttamente alla liberazione dell’Italia. Nel dopoguerra fu direttore dell’Avanti! (1946-47, 1949-51) e tra i protagonisti della nuova Repubblica, come deputato dell’Assemblea Costituente (1946-1948), contribuendo alla stesura della Costituzione. Ricoprì importanti incarichi come presidente della Camera, distinguendosi per il rigore morale e per la costante difesa dei valori e degli ideali per cui tanto aveva combattuto. Eletto Presidente della Repubblica dopo le dimissioni di Giovanni Leone, divenne una guida per l’intero Paese, simbolo di coraggio, integrità e difesa della libertà.

Durante il suo mandato al Quirinale, Pertini attribuì un’attenzione costante alle nuove generazioni, considerate come il pilastro fondamentale per il futuro del Paese. In un messaggio di fine anno del 1979, rivolgendosi in particolare ai giovani italiani, pronunciò parole destinate a lasciare un segno duraturo: «Giovani, se voi volete vivere la vostra vita degnamente, fieramente, nella buona e nella cattiva sorte, fate che la vostra vita sia illuminata dalla luce di una nobile idea». Amatissimo dal popolo italiano, anche come presidente, continuò a definirsi un partigiano, mostrando sempre in egual misura il suo affetto per l’Italia e per i suoi cittadini. Ricordò spesso come la libertà sia un bene necessario, ma destinato a perire se non difeso quotidianamente.

La sua vita e il suo impegno politico furono guidati da una coerenza morale incrollabile e inviolabile, trasformando il coraggio in un principio di forza interiore che ancora oggi riecheggia come monito per il popolo italiano.

RUBRICHE


attualità

ambiente

arte

filosofia & religione

storia & sport

turismo storico

 

PERIODI


contemporanea

moderna

medievale

antica

 

ARCHIVIO

 

COLLABORA


scrivi per instoria

 

 

 

 

PUBBLICA CON GBE


Archeologia e Storia

Architettura

Edizioni d’Arte

Libri fotografici

Poesia

Ristampe Anastatiche

Saggi inediti

.

catalogo

pubblica con noi

 

 

 

CERCA NEL SITO


cerca e premi tasto "invio"

 


by FreeFind

 

 

 


 

 

 

[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]