[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

183 / MARZO 2023 (CCXIV)


contemporanea

SABINE SPIELREIN
UNA DONNA TRA PSICANALISI, PASSIONE E PROGRESSO

di Francesca Zamboni

 

Il progresso scientifico, nel corso degli anni, ha acquisito una connotazione degna dell’etimologia del termine, aprendosi seppur lentamente al mondo femminile, tanto che l’11 febbraio è stata istituita una giornata dedicata alle donne nella scienza per incentivare un percorso libero da stereotipi e tabù. Tuttavia la società mostra ancora vecchi pregiudizi con cui molte studiose del passato hanno dovuto confrontarsi per far sì che il progresso scientifico da un lato e quello femminile dall’altro potessero andare di pari passo.

 

Sabine Spielrein, psichiatra russa di origine ebrea, rientra sicuramente in questo duplice percorso, rendendola però nella sua breve esistenza una psicanalista di fama internazionale. Ricordata spesso come l’amante di Carl Gustav Jung e molto meno per i suoi meriti professionali, Sabine ancora oggi incarna invece una donna moderna e coraggiosa che ha sfidato una malattia psichiatrica, facendone un punto di forza senza lasciarsi etichettare da una patologia che, anziché distruggerla, l’ha resa più forte durante il suo processo di trasformazione.

 

Sabine infatti prima di diventare psichiatra è stata una paziente; durante l'adolescenza le venne diagnosticata l’isteria psicotica e per questo fu ricoverata in una clinica a Zurigo dove conobbe Jung e l’amore. Un amore non solo per il suo psicanalista, ma anche per la medicina. Sabine si laureò a pieni voti nel 1911 con una tesi dal titolo Il contenuto psicologico di un caso di schizofrenia, un lavoro eccellente, citato l’anno seguente dallo stesso Jung nella sua opera Simboli della trasformazione, portando la loro relazione su un piano meramente culturale.

 

Sabine però non ha mai dimenticato nei suoi scritti di sottolineare la paura di perdere se stessi, di dissolversi in un’altra persona amata, come se la parte scritta rappresentasse quel timore che lei stesso aveva saputo ben gestire, non lasciandosi travolgere negativamente dalla passione quando la storia con Jung non poteva più darle quello che lei stava chiedendo: un figlio.

 

A Sabine si deve inoltre l’inizio del rapporto professionale tra Jung e Freud così come quello della loro rottura. Tuttavia Sabine è sempre rimasta diplomaticamente in equilibrio tra queste due figure, contribuendo alla nascita di nuove teorie: il controtransfert e il concetto di pulsione di morte elaborati proprio da Freud.

 

E se la storia con Jung continuò soltanto sul piano professionale e a livello epistolare, la vita della Spielrein proseguì come quella di qualsiasi donna, affascinata dal proprio lavoro e dalla propria famiglia. Sabine difatti seppe conciliare ricerca e vita personale sposando il medico Peter Sheftel nel 1912 e da cui ebbe due figlie. Non solo, fino al 1923 lavorò a Ginevra come collega di Jean Piaget, avvicinandosi alla psicoanalisi infantile per poi stabilirsi a Mosca, dove aprì il primo Asilo Bianco con la collaborazione di Vera Schmidt, altra figura principale della psicoanalisi russa.

 

La struttura, in realtà un ospedale psichiatrico con mobili e pareti dipinte di di bianco, inizialmente fu un successo, un luogo dove i bambini e le bambine venivano educate al senso della libertà come un potente mezzo per essere un giorno adulti autodeterminati. All’interno furono sperimentati metodi pedagogici innovativi tuttavia contrari alla dottrina politica del tempo. Per questo motivo l’Asilo Bianco venne chiuso dalle autorità sovietiche, anche se inizialmente lo stesso Stalin pare vi avesse iscritto il figlio Vasilij.

Ma sabine continuò a praticare l’attività in modo privato sfidando il regime staliniano e le sue imposizioni; una situazione che degenerò, creando vuoti incolmabili nella vita della donna, portandole via l’amica Vera e privandola degli affetti più cari: prima i suoi fratelli e poi suo marito, vittime delle purghe staliniane.

 

Poi fu il suo momento e quello delle sue figlie, uccise nel 1942 in una sinagoga di Rostov da un gruppo di nazisti. Non si conosce il giorno esatto della sua morte, ma soltanto il mese: agosto. Da quel giorno indefinito Sabine è stata inghiottita dall’oblio fino a quando sono state ritrovati alcuni frammenti del suo diario e la sua corrispondenza con Freud e Jung. Un ritrovamento che ha portato alla luce una donna per molti anni sepolta dalla tragicità della storia, ma con un grande patrimonio culturale fatto di passione e scienza. Una donna e una scienziata, che ha avuto il merito di affrontare le proprie tempeste emotive e di metterle al servizio della società e del progresso.

 

A Sabine sono stati dedicate diverse pellicole cinematografiche da Prendimi l’anima di Roberto Faenza a A Dangeous Method di David Cronenberg . Ma il punto di riferimento per un’analisi approfondita è il saggio di Aldo Carotenuto Diario di una segreta simmetria che ci mostra una triangolazione analitica in cui Sigmund Freud, Carl Gustav Jung e Sabine Spielrein portano alla ribalta un avvenimento che avrebbe segnato la storia della psicoanalisi in un rapporto umano fatto di cura, guarigione, rinascita e amore nelle sue varie forme.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]