[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 226 / OTTOBRE 2026 (CCLVII)


ambiente

IL ROSPO E LA SUA SIMBOLOGIA
CREDENZE, TRADIZIONI E USI

di Giulia Cesarini Argiroffo

 

Rospo è il nome comune di vari anfibi anuri, soprattutto appartenenti al genere euroasiatico Bufo. Sebbene con questo termine si indichino anche specie di altre famiglie come Alytidi, Ceratophryidae (specie tropicali, originarie del Sud America) e Pipidi (i quali si distribuiscono in Asia Centro-Nord, Europa e Nord Africa), l'animale in questione possiede una simbologia complicata, come si vedrà di seguito.

 

In generale tale anfibio si caratterizza per avere un corpo appiattito, tozzo e una pelle ricca di ghiandole sporgenti. Quando si sente in pericolo si gonfia e le sue ghiandole secernono una sostanza lattiginosa velenosa, dannosa per molti animali ma di solito non per gli umani, per i quali irrita solo le mucose. Ha un colore molto variabile, dal bruno al verde olivastro, che può anche mutare camaleonticamente. Ha abitudini soprattutto notturne e terricole. Si nutre di insetti e animali di piccola taglia, spesso catturandoli allungando la sua lunga lingua appiccicosa. Generalmente si muove camminando sulle sue zampe, può fare piccoli balzi e arrampicarsi. Sa nuotare ma va in acqua di solito solo per la copulazione e la deposizione delle uova (riunite in piccoli cordoni lungo il corso d’acqua). Quindi nella stagione riproduttiva, dalle zone umide interne come boschi e foreste, si sposta in prossimità di corsi d’acqua a flusso lento o stagni. Di solito le femmine hanno una corporatura maggiore rispetto ai compagni. Questi ultimi nella stagione degli amori generalmente sono gli unici che durante la notte effettuano richiami alle partner, mentre queste tendono a tacere. I rospi scavano buche nel terreno o usano spazi sotto sassi e foglie per riposare il giorno, rintanarsi dal caldo e quando vanno in letargo nei mesi più freddi dell’inverno. I piccoli nascono e crescono in acqua dove subiscono una metamorfosi nella loro struttura fisica e, una volta adulti, diventano in gran parte terrestri.

 

In generale la simbologia del battrace è da sempre ambigua, sia positiva che negativa. Ad esempio aveva una buona connotazione nell’Antica Cina. Il rospo a tre zampe era un simbolo della Luna che si diceva ingoiasse nelle fasi di eclissi. Per la sua natura umida e appartata l’animale in questione si legava, anche in altri contesti, ai culti del “mondo lunare” e al principio dello yin. Tuttora le statuette di rospo a tre zampe sono uno dei simboli positivi e benauguranti del Feng Shui. Invece aveva una valenza negativa nell’Antico Messico, dove si descriveva come l’animale che abitava la terra e la scavava in profondità. Si pensa che fin dall’Antichità le sue secrezioni velenose si usassero come un mezzo atto a produrre alterazioni della psiche. In Giappone, come notava Shigeru Mizuki, tale anfibio ha sempre rivestito una connotazione misteriosa, spesso negativa. Da secoli si tramandano numerosi racconti sui rospi, Gama, come responsabili di strane storie descritte in molti vecchi libri. Ad esempio si credeva che uccidendone uno non ce se ne liberasse, ma anzi gli si permettesse di possedere la propria anima con risultati spiacevoli. Tuttora si pensa che i posseduti dal rospo non abbiano scampo e finiscano per morire, assumendone la forma.

 

In Europa, come notava Biedermann, talvolta la creatura in questione e la rana, per la loro capacità di trasformarsi, si associarono positivamente, fin dall'Antichità, alla sfera spirituale, in particolare a quella della resurrezione e della rinascita. Ciò è testimoniato da alcune incisioni rupestri preistoriche raffiguranti esseri simili a girini. Inoltre nell’Antichità il battrace era simbolo dell’utero materno e spesso le donne in pellegrinaggio portavano statuette con la sua forma perché si credeva che ciò favorisse la guarigione da malattie femminili. Prevalentemente però nella simbologia europea aveva una valenza negativa. Si disprezzava perché lo si considerava un animale dall’aspetto sgradevole e per la facoltà della sua pelle di secernere liquidi irritanti a scopo di difesa, ritenuti “magici poteri malefici”.

 

Nel Medioevo, come notava Pastoureau, l’animale in questione assunse una simbologia molto negativa. Ciò fu dovuto alle sue caratteristiche sopracitate, ma soprattutto per il suo colore verde, malvisto all’epoca. Infatti questa cromia la si associava pure alle pozioni e ai filtri di streghe e stregoni. Il rospo aveva un posto di primo piano nel corteo delle creature diaboliche che si affermò nel Medioevo. Si credeva fosse un animale che non stava in acqua, ma fosse parente della rana. Odiava la luce — ossia Dio —, viveva di notte, mangiava la terra (considerata però elemento “puro”), era bavoso, puzzava, sprigionava un veleno freddissimo che si diceva si trasformasse in ghiaccio o in gelo appena lo si toccava. Si pensava che fosse un animale lussurioso che si accoppiava nella penombra, come la rana, ma era ancora più avaro ed egoista. Il predicatore inglese Odone di Cheriton (ca. 1185-1247), autore di una raccolta di favole latine, riportava tale credenza dell’epoca. Di seguito un esempio: «Un rospo che viveva sulla terra chiese a una rana che viveva nel fiume di dargli un po’ d’acqua. Aveva sete. La rana acconsentì e gli diede tutta l’acqua che domandava. Poco tempo dopo, alla rana venne fame. Chiese al rospo di darle semplicemente un po’ di terra da mangiare. Le rispose: «Non ti darò cibo e non ho niente; ho paura poi di rimanere senza terra...». Così fanno gli avari. Si rifiutano di nutrire chi li ha nutriti e tengono per sé più di quanto gli serva».

 

All’epoca si riteneva il battrace «una rana condannata dal Signore a vivere sotto terra». Inoltre i bestiari ne sottolineavano la bruttezza, il carattere immondo e il legame con i maghi o stregoni. Lo si reputava un essere ipocrita, che partecipava al sabba con una livrea verde, quando il suo colore naturale era il grigio, e che si abbandonava alle orge con la cugina rana, detestata e invidiata perché viveva nell’acqua. Inoltre ciò che soprattutto di tale anfibio si disprezzava erano la bava, l’urina, le secrezioni e il veleno, che erano ingredienti di filtri e pozioni nocive. Si credeva che l'animale riunisse in sé quattro dei sette peccati capitali: avarizia, lussuria, ira e orgoglio. Quando si arrabbiava, e capitava spesso, si gonfiava a dismisura, come i vanitosi. Ma lui esagerava: si gonfiava talmente tanto che talvolta scoppiava. Questa si considerava però una giusta punizione, perché si riteneva eccessivo possedere quattro peccati capitali. Inoltre nei bestiari gli autori precisavano che dopo la morte l’anima delle persone cattive assumesse un aspetto orrendo come quello del rospo. Dalla seconda metà del IX secolo si diffuse nelle rappresentazioni anche quella di mostrare il batrace che entrava nella bocca di Giuda.

 

Nella classificazione zoologica medievale tale anfibio non apparteneva a una chiara categoria: spesso lo si inseriva in quella dei “serpenti”, animali che non si sapeva dove raggruppare. Si credeva che l'animale esalasse un veleno molto freddo e che fosse di natura talmente fredda da avere la meglio anche su chi era più forte di lui. I medici ricorrevano alle sue secrezioni per placare le febbri. Era parente della rana ma non era altrettanto chiacchierone. Pierre Bersuire (ca. 1295-1362), monaco benedettino poligrafo e compilatore di repertori per predicatori, sosteneva addirittura che il rospo fosse muto, ovunque tranne in Francia. Infatti diceva che i rospi che abitavano vicino alle frontiere del Regno si zittivano quando si avventuravano fuori dai confini.

L’emblema araldico dei re di Francia fu a lungo discusso, già nella seconda metà del XII secolo, ma soprattutto nel seguente, principalmente per legittimare i diritti al trono dei Valois. Ad esempio Raoul de Presles, verso il 1371-1372, scrisse su questo quanto segue: «Porta l’arme dei tre gigli quale segno della benedetta Trinità; attraverso l’angelo di Dio essi furono inviati a Clodoveo, primo re cristiano […] dicendogli che era necessario ripulire l’arme coi tre rospi che portava sul suo scudo e mettere al loro posto i gigli».

 

Tale leggenda dei tre gigli, che allora assunsero il simbolo della Trinità, protettrice del regno di Francia (in precedenza simboleggiavano le tre virtù: fede, sapienza e cavalleria), e che sostituirono l’arme originale coi tre rospi, conobbe una grande diffusione sino alla fine del XVI secolo. Si narrava che il Cielo li inviò a Clodoveo, re fondatore della monarchia francese, quando si convertì al Cristianesimo. Così i rospi — figure diaboliche — si sostituirono ai gigli. Questa leggenda durò a lungo, malgrado i dissensi degli eruditi del XVII secolo, e permase nei testi storici fino al XIX secolo. Oggi si attesta che in Europa non esistevano arme sino alla metà del XII secolo e il re di Francia non fu uno dei primi a usarle; ciò annulla automaticamente tali discussioni.

 

Nella simbologia alchemica il rospo indicava la partecipazione acquatico-terrestre alla purificazione della materia primordiale, ricollegata a quella dell’elemento volatile (“legare insieme il rospo della terra e l’aquila”, indicata spesso con rospi alati). L’allegoria alchemica di un rospo messo su un seno di una donna significava: «Se il rospo si attacca al seno della femmina e succhia, la donna muore e il rospo, nutrito del suo latte, diventa enorme». Questa singolare rappresentazione si collegava al processo alchemico detto ablactatio (svezzamento) per produrre la pietra filosofale: lungo tale procedimento la materia primordiale in formazione doveva impregnarsi di latte filosofico per nutrirsi e il “figlio” in crescita allattava la madre che, nel far ciò, moriva.

 

Nel Romanticismo la simbologia del rospo migliorò e tale rivalutazione proseguì ancora. Nel Novecento, ad esempio, nella psicologia di Jung i rospi rappresentavano una trasformazione interiore e degli aspetti rimossi della propria personalità. Inoltre la scienza ha smentito alcune superstizioni su questo animale. Oggi l'anfibio si considera invece un’importante presenza negli ecosistemi e un indicatore di salute ambientale.

 

In generale nelle fiabe tali creature simboleggiano spesso la bruttezza, ma con una nobiltà, delle capacità e una dignità nascoste sotto, che si rivelano poi trasformandosi ad esempio da rospo a principe. In altre fiabe i rospi sono “guardiani” di tesori. Nelle saghe popolari si trovava spesso l’animale in questione come personaggio dall’anima non ancora liberata, “rospo della colpa”. In altri casi, sotto tali sembianze, un uomo deceduto poteva adempiere ai propri voti dopo aver raggiunto strisciando l’altare di una chiesa della Pietà, e poi giungere in Cielo. In altre ancora era l’incarnazione degli spiriti protettori della casa. Così, notava Ruiz, attualmente tale trasformazione si può metaforicamente intendere come il passaggio, per chi è alla deriva emozionale, a un terreno più solido, radicato e stabile. Coupal ritiene che oggigiorno l’anfibio rappresenti i nostri istinti, le nostre recondite forze oscure e infernali, divenendo in tal modo anche sinonimo di bruttezza e goffaggine, ma non crede sia un segno di cattivo auspicio. In breve, attualmente il rospo simboleggia trasformazione, rinascita, mistero, istinti e forze interiori recondite.

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

Biedermann Hans, Enciclopedia dei Simboli, Garzanti Editore, Milano 1991.

Coupal Marie, I simboli dei sogni. Analisi psicologica, psicoanalitica, esoterica e mitologica, Il Punto d’Incontro Editore, Vicenza 2000.

D’Ancona Umberto, Zoologia, Scienze UTET Editore, Torino 1978.

Galimberti Umberto, Enciclopedia di Psicologia, Garzanti Editore, Milano 1999.

Pastoureau Michel, Figure dell’araldica. Dai campi di battaglia del XII secolo ai simboli della società contemporanea, Ponte alle Grazie Editore, Milano 2017.

Pastoureau Michel, Bestiari del Medioevo, Einaudi Editore, Milano 2012.

Pastoureau Michel, Verde. Storia di un colore, Ponte alle Grazie Editore, Milano 2008.

Pastoureau Michel, Medioevo simbolico, Laterza Editore, Bari-Roma 2007.

Ruiz José, Animali sciamanici di potere, Il Punto d’Incontro Editore, Vicenza 2022.

RUBRICHE


attualità

ambiente

arte

filosofia & religione

storia & sport

turismo storico

 

PERIODI


contemporanea

moderna

medievale

antica

 

ARCHIVIO

 

COLLABORA


scrivi per instoria

 

 

 

 

PUBBLICA CON GBE


Archeologia e Storia

Architettura

Edizioni d’Arte

Libri fotografici

Poesia

Ristampe Anastatiche

Saggi inediti

.

catalogo

pubblica con noi

 

 

 

CERCA NEL SITO


cerca e premi tasto "invio"

 


by FreeFind

 

 


 

 

 

[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]