LA RIVOLUZIONE DI THOMAS COOK
NASCITA DEL TURISMO MODERNO
di Matteo Liberti
L’idea era tanto semplice quanto
remunerativa: organizzare “pacchetti
vacanza” che includessero trasporti,
pasti e alloggi. Fino all’estate
1841, però, nessuno l’aveva
compiutamente elaborata. Ci pensò
Thomas Cook, predicatore battista
col fiuto per gli affari che il 5
luglio di quell’anno allestì il
primo viaggio organizzato di tutti i
tempi: un pacchetto “all inclusive”
a uno scellino (una manciata di
euro) per una gita in treno da
Leicester a Loughborough e ritorno.
Il successo fu clamoroso, così Cook
aprì una vera agenzia di viaggi – la
prima di cui si abbia memoria – e
grazie a una serie di brillanti
intuizioni plasmò il moderno
concetto di turismo di massa.
Nobili intenti
Nato
il 22 novembre 1808 da una povera
famiglia di Melbourne (Derbyshire),
nel cuore verde dell’Inghilterra,
Cook ricevette un’istruzione
lacunosa (lavorò fin da piccolo) e
impregnata di religiosità. A
vent’anni divenne predicatore della
chiesa battista e si unì al
movimento della “temperanza”, che
attraverso
associazioni benefiche si batteva
contro il dilagante
alcolismo.
Nella sua “crociata”, il giovane
percorse a piedi decine e decine di
chilometri, acquisendo un’ottima
conoscenza del territorio inglese.
Si specializzò intanto nel mestiere
di tipografo, ma a cambiare le sue
prospettive fu la ferrovia. Quelli
erano infatti gli anni del primo
grande sviluppo delle rotaie: la
locomotiva a vapore era stata da
poco perfezionata e in Inghilterra
così come nel resto d’Europa stavano
spuntando diverse nuove tratte. In
tale scenario, quando nel 1840 fu
inaugurata una linea che passava da
Leicester, dove Cook lavorava, il
predicatore-tipografo ebbe l’idea di
promuovere il viaggio come attività
ricreativa per le classi disagiate,
utile a “distrarle” dall’alcol, il
cui abuso era frequente tra gli
operai. «Capì che per impedire alla
gente di ubriacarsi, più che
invocare le fiamme infernali serviva
trovarle uno svago alternativo, un
modo più soddisfacente di impiegare
il tempo libero», racconta Masolino
D’Amico, autore de Il viaggiatore
inglese (Skyra), ritratto
biografico di Cook. E se ci fosse
scappato
qualche guadagno per lui,
tanto meglio.
Business allettante
Abile
stampatore, Cook produsse una marea
di manifesti pubblicitari per
promuovere il viaggio tra Leicester
e Loughborough per i membri della
locale “società di temperanza”. Gli
iscritti allo storico tour, di
appena 23 miglia, furono quasi 600,
salutati alla partenza da una folla
entusiasta e dalle note di
un’orchestra. Un risultato
incredibile, se si pensa che il
viaggio era stato fino ad allora
privilegio delle classi
aristocratiche. «La gente comune non
viaggiava, non aveva la possibilità
nemmeno di sognarlo, e in
Inghilterra molti morivano senza
aver visto il mare una sola volta
nella vita», continua l’esperto. La
rivoluzione dei trasporti, in pieno
corso, aveva però reso gli
spostamenti rapidi ed economici, e
prendendo i giusti accordi con le
compagnie ferroviarie e navali si
potevano ottenere ulteriori sconti.
Così, fiutato il business, Cook aprì
l’agenzia che prese il suo nome,
inaugurando nuovi tour che
includevano città inglesi, come
Derby, Liverpool e Manchester, e
varie località gallesi e scozzesi,
in particolare quelle dei romanzi
storici di Walter Scott. Si accordò
inoltre con alberghi e ristoranti
nonché con castelli e associazioni
locali che organizzavano eventi
culturali, rendendo le offerte dei
suoi pacchetti sempre più variegate
e appetibili.
Espansione europea
Il
nome di Cook divenne definitivamente
celebre nel 1851, anno in cui si
tenne al Crystal Palace di Londra la
prima “grande esposizione
universale”.
Nell’occasione, il “Napoleone
dei viaggi organizzati” – come Cook
veniva già chiamato da qualcuno –
pianificò il trasporto e la visita
nella capitale inglese di oltre
160.000 persone, provenienti dalle
aree centrali del regno (Midlands).
«Londra non aveva mai visto una
simile calata di visitatori»,
riferisce D’Amico. «Il Times
manifestò preoccupazioni per
l’ordine pubblico, ma le folle si
comportarono benissimo e il giornale
finì per congratularsi». Consolidato
il “dominio” in patria, Cook puntò a
espandersi nel resto d’Europa e nel
1855 organizzò una traversata della
Manica in direzione Anversa con
successiva crociera sul Reno, fino a
Strasburgo, e puntata finale a
Parigi. Ampliò poi l’offerta con
itinerari in Svizzera e, dal 1864,
in Italia. Si sviluppò, intanto, un
notevole interesse popolare per
l’argomento “viaggi”, alimentato
dalla diffusione delle prime guide
turistiche nonché dalla
pubblicazione del Cook’s
Excursionist and Tour Advertiser,
innovativo catalogo di viaggio in
cui – come nelle brochure dei
moderni tour operator – erano
sintetizzate le mete e le tariffe
dei viaggi promossi dall’agenzia
“Thomas Cook”.
In
anticipo sui tempi
Quella dei cataloghi promozionali
per i “Cook’s Tour” non fu la sola
idea geniale del buon Thomas, che
pensò anche ad assicurazioni contro
gli infortuni in viaggio e a coupon
alberghieri per soggiornare a
tariffe ridotte negli hotel. Ancor
più celebre fu l’invenzione di
assegni rimborsabili che
consentivano ai suoi clienti di
muoversi all’estero senza dover
cambiare moneta e senza tenere i
soldi in tasca (da tale idea
nasceranno i traveller’s cheque,
messi in circolazione nel 1891
dall’American Express). Sarà sempre
lui a realizzare il primo compendio
con gli orari di tutte le ferrovie
d’Europa, l’European Rail
Timetable, diffuso per la prima
volta nel 1873 e tuttora edito. Non
solo: nel 1866, dopo aver preso in
società il figlio John Mason, Cook
aveva spostato la sede dell’agenzia
da Leicester a Londra, e qui aveva
inaugurato il primo negozio
totalmente dedicato al viaggio.
Oltre a biglietti e guide, vi si
vendevano valigie, scarpe, bussole,
cannocchiali, mappe, purificatori
per l’acqua e altre attrezzature. E
per non farsi mancare nulla, nello
stesso stabile Cook aprì un albergo,
il Temperance Hotel, dato in
gestione al figlio e alla moglie. La
“Thomas Cook and Son” si stava
intanto trasformando da impresa a
conduzione familiare in grande
multinazionale del turismo.
Fenomeno globale
A
sancire la dimensione globale
dell’impresa di Cook fu, sempre nel
1866, il primo viaggio turistico
negli Stati Uniti, dove
l’infaticabile businessman inaugurò
persino un “tour a tema” sui campi
di battaglia della recente guerra
civile americana. Nel 1868 coronò
quindi il sogno di una vita: un tour
in Terra Santa. «Qui, col tempo,
presero piede i cosiddetti “Biblical
Educational and General Tours”,
spedizioni che si concentravano sui
luoghi santi», aggiunge D’Amico. Nel
1869, anno dell’apertura del canale
di Suez, la famiglia Cook
“conquistò” anche l’Africa,
organizzando la prima crociera sul
Nilo e allargando poi gli affari
all’Asia. Infine, a sigillo della
sua crescita (che ricalcò quella
dell’impero britannico), Cook
organizzò nel 1872 il primo giro del
mondo: un tour di sette mesi
attraverso Atlantico, Usa, Pacifico,
Estremo Oriente, Oceano Indiano, Mar
Rosso e Mediterraneo, alternando
ogni mezzo di trasporto. Poi, nel
1879, all’apice del successo, si
ritirò e lasciò tutto al figlio,
abile ad ampliare gli affari aprendo
filiali in tutto il globo (la
“Thomas Cook and Son” sarà tra
l’altro la prima agenzia a usare
aerei per il trasporto turistico,
continuando poi a crescere, passando
di mano in mano, fino a tramutarsi
nell’odierno
“Thomas Cook Group”). Crebbe
nel contempo la concorrenza delle
agenzie di altri paesi europei
(Italia inclusa), che sulla scia di
Cook contribuirono a fare del
turismo un fenomeno di larga
diffusione nella nascente società di
massa. Quanto al Napoleone dei
viaggi, il 18 luglio 1892 se ne andò
per sempre, oramai consapevole di
aver rivoluzionato, con le sue
“invenzioni”, il nostro tempo
libero.