PITTURA DEL TEMPO
SIMBOLOGIA E METAMORFOSI DEL
DIVENIRE
di Fabrizio
Mastio
Cos’è il tempo? Il quesito potrebbe
apparire un esercizio filosofico
connaturato allo scorrere degli
eventi, eppure, come talvolta
accade, la risposta potrebbe essere
più indiscreta della domanda. La
mitologia greco-romana rimanda a
Crono, il più giovane dei Titani,
conosciuto anche come Saturno dai
Romani. Era figlio di Urano e Gea,
dunque del Cielo e della Terra e
padre di varie divinità, tra cui
Zeus, destinato a detronizzarlo.
Infatti, Crono, a sua volta, privò
il padre Urano del dominio sul mondo
e, secondo il mito tramandatoci,
essendo venuto a conoscenza che uno
dei suoi stessi figli sarebbe stato
più potente di lui, li divorò al
momento della nascita. Tuttavia la
moglie Rea riuscì a salvare Zeus,
l’ultimogenito, dandolo alla luce
segretamente e sostituendo il
nascituro con una pietra, in modo
che Crono non si accorgesse
dell’inganno.
Zeus avrebbe così sostituito il
padre Crono nel governo del mondo,
costringendolo, tra l’altro, a
rigettare i figli precedentemente
ingoiati. Crono venne
progressivamente associato al
concetto di tempo dai pensatori
greci, sia come entità assoluta che
come concetto relazionato alla vita
umana. Nel mondo romano Saturno
viene identificato con l’età
dell’oro, quale periodo più felice
della storia umana, narrato da
Virgilio nei Saturnia. Il
tempo diviene in tal modo ciclicità,
progresso, destino, ordine e misura:
quasi una sequenza riparatrice del
caos e questo rispecchia una
complessità che trova espressione
anche nell’arte, attraverso percorsi
pittorici in cui “l’altrove” non
trova mai rifugio in un luogo, ma in
un istante.
Tiziano Vecellio (ca. 1488-1576),
Nicolas Poussin (1594-1665),
Francisco Goya (1746-1828) e René
Magritte (1898-1967) disegnano una
possibile estetica in cui il tempo
può essere età, possibilità, destino
o sogno.
Tempo esistenziale
Tiziano fu uno dei più grandi
maestri del Rinascimento, come
evidenziato anche dal Vasari,
secondo il quale, citando Sebastiano
Veneziano, affermò: “...Tiziano da
Cador che non solo lo paragonò, ma
lo ha superato grandemente. Come ne
fanno fede le rarissime pitture sue
et il numero infinito de’ bellissimi
suoi ritratti di naturale, non solo
di tutti i principi cristiani, ma
de’ piú belli ingegni che sieno
stati ne’ tempi nostri”.
L’opera Allegoria del Tempo e della
Prudenza
(1565-1570), olio su tela (72,6 x
68,6 cm) custodito presso la
National Gallery di Londra,
costituisce un saggio di padronanza
di colore e simbolismo e troverebbe
nei Saturnalia di Macrobio
(430) e nell’Idea
del Theatro
di Giulio Camillo (1480-1544)
i propri riferimenti iconografici.
Nel dipinto, il tempo scorre come
l’esistenza. Tre busti maschili
divengono effigie e volgono ognuno
il proprio sguardo verso un’età e i
suoi significati: da sinistra verso
destra, giovinezza, maturità,
vecchiaia. I tre volti esprimono
un’allegoria zoomorfica attraverso
la rappresentazione di un lupo, un
leone e un cane, dipinti nella
sezione sottostante. Così il cane,
legato nell’interpretazione
specifica di quest’opera alla figura
del giovane, richiama la fedeltà e
la disponibilità ad accogliere il
tempo che si apre davanti a sé, in
una fase della vita caratterizzata
da spensieratezza.
Il leone osserva lo spettatore, come
l’uomo maturo vive nel presente con
la forza e la necessaria esperienza
per far fronte alle attività terrene
in una dimensione in cui l’ora è
adesso ed è ancora presto per
ripensare il trascorso e per
immaginare il destino. Il lupo
simboleggia il ricordo, corollario
dell’età avanzata, dove il branco
non percorre più le verdi distese
boscose, ma si disperde lentamente
nella tundra spazzata dal vento.
Secondo alcune interpretazioni
iconologiche, l’artista, nel
trattare il tempo, suggerisce la
prudenza quale virtù da seguire.
La tela è sormontata dai motti EX
PRAETERITO / PRAESENS PRVDENTER AGIT
/ NI FVTVRA(M) ACTIONE(M) DETVRPET
(Sulla base del passato / il
presente prudentemente agisce / per
non guastare l'azione futura), che
invitano l’umanità ad agire
saggiamente, in una composizione
estetica in cui vivere non è
sufficiente: occorre anche esistere.
Lo spettatore osserva una triade
costituita dai tre volti umani
attribuibili, secondo alcune fonti,
a un autoritratto dello stesso
Tiziano, al figlio Orazio e al
nipote Marco. La base, costituita
dai tratti degli animali, assume un
valore morale: lo sfondo non è
narrativo. Dal punto di vista
stilistico, Tiziano si serve di
pennellate libere e vibranti, con
l’utilizzo di velature sovrapposte
per attribuire profondità. La luce e
il chiaroscuro dipingono il
passaggio del tempo, reso
sapientemente con un’illuminazione
laterale e selettiva, in cui colori,
caldi e terrosi, emergono su uno
sfondo scuro. Così Tiziano
trasfigura il naturale fluire del
tempo in un paesaggio dell’umanità.
Tempo possibile
Nicolas Poussin evoca il tempo con
una straordinaria lettura del suo
Classicismo permeato dall’antichità
greca e romana, resa ne La Danza
della Musica e del Tempo (ca
1634-35), olio su tela
(84x107 cm), custodito presso la
Wallace Collection di Londra.
Nell’opera, commissionatagli dal
Cardinale Giulio Respiglio, poi
divenuto Papa Clemente IX, l’artista
francese sintetizza la vita
attraverso la collocazione di
quattro allegorie che richiamano
Ricchezza, Povertà, Lavoro e Piacere
unite da una danza al ritmo di una
sinfonia suonata dal profilo alato
seduto sulla destra in primo piano,
identificato col Tempo.
Anche in questo caso, il tempo, come
in altre opere di Poussin, è
avvertimento: la morte fa parte
della vita, come simboleggiato dal
putto seduto a destra mentre osserva
i granelli di sabbia cadere nella
clessidra e il putto che a sinistra
si diletta con le bolle di sapone,
perso nell’effimero divertimento
dove il gioco è la vita stessa. Il
Giano bifronte, divinità romana che
volge lo sguardo sul passato e sul
futuro, domina la scena a sinistra.
Tra le nubi del cielo, Apollo guida
il suo seguito, tenendo fra le mani
l’eternità, simboleggiata da un
cerchio. La struttura piramidale
trasmette alla scena equilibrio,
armonia e stabilità.
Le allegorie vengono dipinte con tre
figure femminili e una figura
maschile, che nei movimenti paiono
riprodurre la ciclicità
dell’esistenza. Secondo
un’interpretazione ampiamente
condivisa, l’opera intende
rappresentare lo scorrere del tempo
e il rapido alternarsi delle fasi
della vita: la povertà è la figura
maschile scalza, con le spalle
rivolte allo spettatore e guarda con
desiderio verso Labor, la danzatrice
sulla destra.
Labor, giovane e muscolosa, balla a
piedi nudi. Le spalle nude e i
capelli coperti indicano la durezza
del suo lavoro e si volta con
entusiasmo per afferrare la mano
della Ricchezza.
La Ricchezza, porta sandali e vesti
dorate e, sprezzante, stringe la
mano del Lavoro mentre guarda verso
l'esterno con sicumera. Infine, il
Piacere, col viso arrossato e la
spalla nuda e rotonda, osserva
maliziosamente lo spettatore.
Anche
l’aspetto cromatico delle vesti
assume un significato riscontrabile
nella simile tonalità del rosso
delle vesti del Lavoro e della
Ricchezza.
Poussin, nel riprodurre alcuni
elementi presenti anche in
Pastori d’Arcadia, rappresenta
il tempo come possibilità, dove ogni
figura danzante diviene scelta e
destino e in questo è
significativamente classico.
Tempo inesorabile
Francisco Goya, artista spagnolo
vissuto tra il Settecento e
l’Ottocento, oscilla tra
neoclassicismo, stilemi anticipatori
del romanticismo e realismo
popolare.
Saturno che divora i suoi figli
(1821-1823),
murale trasferito su tela, (143,5 x
81,4 cm) custodito presso il Museo
del Prado di Madrid, si discosta dal
neoclassicismo, per avvicinarsi alla
drammaticità del Romanticismo e
sfociare in una cupezza visionaria.
La tela riprende il celebre mito,
secondo il quale, come descritto,
Saturno divora la propria prole,
simboleggiando l’ineluttabilità del
tempo. C’è cieca violenza e sorda
razionalità: la scena trasmette
raccapriccio e tensione.
La tecnica utilizzata eclissa
l’atmosfera, resa con zone di colore
steso a macchie che suggeriscono la
fusione di figura e sfondo. I colori
chiari e scuri definiscono i
contorni delle figure. Il dipinto è
lugubre e solo un lampo interno alla
scena illumina la schiena del figlio
e parte del corpo di Saturno. Negli
occhi sgranati del dio traspare
follia e l’inconsapevolezza del
turpe gesto in un tetro scenario
ammantato di angoscia. Il titano
morde il corpo del figlio con
istinto ferale causando la
fuoriuscita di rivoli di sangue. Il
corpo è privo della testa, mentre un
braccio viene addentato dal dio. Il
rosso del sangue è l’unico colore
acceso tra il buio e il grigio della
scena e l’ocra e il marrone con cui
viene raffigurato Saturno.
Lo spazio indefinito descrive
astrattezza e irrazionalità: la
forma si dissolve in crude icone. La
divinità, parzialmente ruotata verso
sinistra, occupa la parte centrale
del quadro, generando una diagonale
culminante in alto a sinistra. Il
tempo, secondo una delle possibili
interpretazioni, qui è spietato:
fagocita l’esistenza e si dispiega
nella sua inesorabilità. È Saturno
che divora i propri figli: un
assassino silenzioso che scopre le
carte nascoste del destino. Il
tenebroso sfondo è la cifra esatta
dell’immutabile. Goya, con maestria,
trasmette l’inquietudine
dell’istante che muore per
necessità. Non c’è libero arbitrio,
ma fato divino.
Tempo surreale
Magritte, mentore del Surrealismo,
non copia la realtà, la crea. La sua
arte dipinge la differenza tra la
somiglianza come unicità e la
similitudine come moltiplicazione
del possibile. Il tempo qui è
sognato, ma non esclude il reale. La
concretezza osservata è distante
dall’abitudine.
La durata pugnalata (1938),
olio su tela (147 × 99 cm)
conservato presso il The Art
Institute of Chicago, raffigura una
sala con un ampio caminetto
sormontato da uno specchio con
cornice dorata, un orologio al
centro e due candelabri in ottone.
Dal camino esce una locomotiva che
espelle il fumo attraverso la canna
fumaria: l’unico elemento
implicitamente condiviso in un
contesto pervaso da dicotomie.
Il pavimento presenta un parquet in
rovere a liste parallele, mentre la
parete è decorata con eleganti
pannelli in legno. Tutti gli
elementi presentano linee nette e
una notevole nitidezza. La
locomotiva è parallela rispetto alle
assi del parquet e conferisce
staticità alla scena con la
raffigurazione del fumo aspirato
dalla cappa. Lo specchio riflette
esclusivamente l’orologio e il
candelabro collocato a sinistra,
mentre la luce genera una leggera
ombreggiatura. La varietà cromatica
è ristretta: il nero del treno e
dell’orologio emergono rispetto al
bianco marmo del camino e ai colori
tenui della stanza.
Nel dipinto viene evocata la
contrapposizione tra dinamismo e
staticità. L’ora diurna indicata
dall’orologio trattiene l’istante.
Il treno in corsa è velocità che
spezza le lancette: il corso degli
eventi diviene dilatazione
dell’attimo o sospensione
cronologica. La differenza abbraccia
la percezione. Qui emerge l’estetica
di Magritte. Il treno non percorre
rotaie, fluttua nell’etere del tempo
onirico. Gli oggetti rappresentati
sono reali, comuni. Non lo sono la
fermata, né il tragitto. Il tempo,
paradossalmente, non è misurabile.
Stimola il pensiero e vi trova
rifugio.
Il senso del tempo
Il tempo scorre come un fiume
dell’esistenza in Tiziano, si
proietta come i dadi di destino e
possibilità con Poussin, divora la
vita con Goya e fluttua tra sogno e
realtà nella pittura di Magritte. È
il volto giovanile e poi le sue
rughe, forse le muse che danzano ai
piedi dell’Olimpo, un dio che
rifiuta l’abdicazione, oppure la
proiezione del flebile confine tra
percezione e realtà. A volte è
attesa e speranza, oppure passato e
sentenza: scandisce la vita, dove
l’arte non è mero corollario, ma
testimonianza eterna dell’umanità.
Riferimenti bibliografici e
iconografici:
Gombrich E.H., La storia
dell’arte, Phaidon, 2008.
Farthing S., Arte. La storia
completa, Atlante Srl,
Valsamoggia (Bo), 2018.
Farthing, S., 1001 dipinti. Una
guida completa ai capolavori della
pittura, Atlante Srl,
Valsamoggia (BO), 2021.
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Sciolla G.C., Studiare l’arte.
Metodo, analisi e interpretazione
delle opere e degli artisti, UTET,
De Agostini Editore SpA, Milano,
2025.
Foucault M., Quaranta D.,
Magritte, Skira Masters, Skira
Editore, Milano, 2018.