[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 216 / DICEMBRE 2025 (CCXLVII)


arte

PITTURA DEL TEMPO
SIMBOLOGIA E METAMORFOSI DEL DIVENIRE

di Fabrizio Mastio

 

Cos’è il tempo? Il quesito potrebbe apparire un esercizio filosofico connaturato allo scorrere degli eventi, eppure, come talvolta accade, la risposta potrebbe essere più indiscreta della domanda. La mitologia greco-romana rimanda a Crono, il più giovane dei Titani, conosciuto anche come Saturno dai Romani. Era figlio di Urano e Gea, dunque del Cielo e della Terra e padre di varie divinità, tra cui Zeus, destinato a detronizzarlo. Infatti, Crono, a sua volta, privò il padre Urano del dominio sul mondo e, secondo il mito tramandatoci, essendo venuto a conoscenza che uno dei suoi stessi figli sarebbe stato più potente di lui, li divorò al momento della nascita. Tuttavia la moglie Rea riuscì a salvare Zeus, l’ultimogenito, dandolo alla luce segretamente e sostituendo il nascituro con una pietra, in modo che Crono non si accorgesse dell’inganno.

 

Zeus avrebbe così sostituito il padre Crono nel governo del mondo, costringendolo, tra l’altro, a rigettare i figli precedentemente ingoiati. Crono venne progressivamente associato al concetto di tempo dai pensatori greci, sia come entità assoluta che come concetto relazionato alla vita umana. Nel mondo romano Saturno viene identificato con l’età dell’oro, quale periodo più felice della storia umana, narrato da Virgilio nei Saturnia. Il tempo diviene in tal modo ciclicità, progresso, destino, ordine e misura: quasi una sequenza riparatrice del caos e questo rispecchia una complessità che trova espressione anche nell’arte, attraverso percorsi pittorici in cui “l’altrove” non trova mai rifugio in un luogo, ma in un istante.

 

Tiziano Vecellio (ca. 1488-1576), Nicolas Poussin (1594-1665), Francisco Goya (1746-1828) e René Magritte (1898-1967) disegnano una possibile estetica in cui il tempo può essere età, possibilità, destino o sogno.

 

Tempo esistenziale

 

Tiziano fu uno dei più grandi maestri del Rinascimento, come evidenziato anche dal Vasari, secondo il quale, citando Sebastiano Veneziano, affermò: “...Tiziano da Cador che non solo lo paragonò, ma lo ha superato grandemente. Come ne fanno fede le rarissime pitture sue et il numero infinito de’ bellissimi suoi ritratti di naturale, non solo di tutti i principi cristiani, ma de’ piú belli ingegni che sieno stati ne’ tempi nostri”.

 

L’opera Allegoria del Tempo e della Prudenza (1565-1570), olio su tela (72,6 x 68,6 cm) custodito presso la National Gallery di Londra, costituisce un saggio di padronanza di colore e simbolismo e troverebbe nei Saturnalia di Macrobio (430) e nell’Idea del Theatro di Giulio Camillo (1480-1544) i propri riferimenti iconografici.

 

Nel dipinto, il tempo scorre come l’esistenza. Tre busti maschili divengono effigie e volgono ognuno il proprio sguardo verso un’età e i suoi significati: da sinistra verso destra, giovinezza, maturità, vecchiaia. I tre volti esprimono un’allegoria zoomorfica attraverso la rappresentazione di un lupo, un leone e un cane, dipinti nella sezione sottostante. Così il cane, legato nell’interpretazione specifica di quest’opera alla figura del giovane, richiama la fedeltà e la disponibilità ad accogliere il tempo che si apre davanti a sé, in una fase della vita caratterizzata da spensieratezza.

 

Il leone osserva lo spettatore, come l’uomo maturo vive nel presente con la forza e la necessaria esperienza per far fronte alle attività terrene in una dimensione in cui l’ora è adesso ed è ancora presto per ripensare il trascorso e per immaginare il destino. Il lupo simboleggia il ricordo, corollario dell’età avanzata, dove il branco non percorre più le verdi distese boscose, ma si disperde lentamente nella tundra spazzata dal vento. Secondo alcune interpretazioni iconologiche, l’artista, nel trattare il tempo, suggerisce la prudenza quale virtù da seguire.

 

La tela è sormontata dai motti EX PRAETERITO / PRAESENS PRVDENTER AGIT / NI FVTVRA(M) ACTIONE(M) DETVRPET (Sulla base del passato / il presente prudentemente agisce / per non guastare l'azione futura), che invitano l’umanità ad agire saggiamente, in una composizione estetica in cui vivere non è sufficiente: occorre anche esistere.

 

Lo spettatore osserva una triade costituita dai tre volti umani attribuibili, secondo alcune fonti, a un autoritratto dello stesso Tiziano, al figlio Orazio e al nipote Marco. La base, costituita dai tratti degli animali, assume un valore morale: lo sfondo non è narrativo. Dal punto di vista stilistico, Tiziano si serve di pennellate libere e vibranti, con l’utilizzo di velature sovrapposte per attribuire profondità. La luce e il chiaroscuro dipingono il passaggio del tempo, reso sapientemente con un’illuminazione laterale e selettiva, in cui colori, caldi e terrosi, emergono su uno sfondo scuro. Così Tiziano trasfigura il naturale fluire del tempo in un paesaggio dell’umanità.

 

Tempo possibile

 

Nicolas Poussin evoca il tempo con una straordinaria lettura del suo Classicismo permeato dall’antichità greca e romana, resa ne La Danza della Musica e del Tempo (ca 1634-35), olio su tela (84x107 cm), custodito presso la Wallace Collection di Londra. Nell’opera, commissionatagli dal Cardinale Giulio Respiglio, poi divenuto Papa Clemente IX, l’artista francese sintetizza la vita attraverso la collocazione di quattro allegorie che richiamano Ricchezza, Povertà, Lavoro e Piacere unite da una danza al ritmo di una sinfonia suonata dal profilo alato seduto sulla destra in primo piano, identificato col Tempo.

 

Anche in questo caso, il tempo, come in altre opere di Poussin, è avvertimento: la morte fa parte della vita, come simboleggiato dal putto seduto a destra mentre osserva i granelli di sabbia cadere nella clessidra e il putto che a sinistra si diletta con le bolle di sapone, perso nell’effimero divertimento dove il gioco è la vita stessa. Il Giano bifronte, divinità romana che volge lo sguardo sul passato e sul futuro, domina la scena a sinistra. Tra le nubi del cielo, Apollo guida il suo seguito, tenendo fra le mani l’eternità, simboleggiata da un cerchio. La struttura piramidale trasmette alla scena equilibrio, armonia e stabilità.

 

Le allegorie vengono dipinte con tre figure femminili e una figura maschile, che nei movimenti paiono riprodurre la ciclicità dell’esistenza. Secondo un’interpretazione ampiamente condivisa, l’opera intende rappresentare lo scorrere del tempo e il rapido alternarsi delle fasi della vita: la povertà è la figura maschile scalza, con le spalle rivolte allo spettatore e guarda con desiderio verso Labor, la danzatrice sulla destra.

 

Labor, giovane e muscolosa, balla a piedi nudi. Le spalle nude e i capelli coperti indicano la durezza del suo lavoro e si volta con entusiasmo per afferrare la mano della Ricchezza.

La Ricchezza, porta sandali e vesti dorate e, sprezzante, stringe la mano del Lavoro mentre guarda verso l'esterno con sicumera. Infine, il Piacere, col viso arrossato e la spalla nuda e rotonda, osserva maliziosamente lo spettatore. Anche l’aspetto cromatico delle vesti assume un significato riscontrabile nella simile tonalità del rosso delle vesti del Lavoro e della Ricchezza.

 

Poussin, nel riprodurre alcuni elementi presenti anche in Pastori d’Arcadia, rappresenta il tempo come possibilità, dove ogni figura danzante diviene scelta e destino e in questo è significativamente classico.

 

Tempo inesorabile

 

Francisco Goya, artista spagnolo vissuto tra il Settecento e l’Ottocento, oscilla tra neoclassicismo, stilemi anticipatori del romanticismo e realismo popolare. Saturno che divora i suoi figli (1821-1823), murale trasferito su tela, (143,5 x 81,4 cm) custodito presso il Museo del Prado di Madrid, si discosta dal neoclassicismo, per avvicinarsi alla drammaticità del Romanticismo e sfociare in una cupezza visionaria. La tela riprende il celebre mito, secondo il quale, come descritto, Saturno divora la propria prole, simboleggiando l’ineluttabilità del tempo. C’è cieca violenza e sorda razionalità: la scena trasmette raccapriccio e tensione.

 

La tecnica utilizzata eclissa l’atmosfera, resa con zone di colore steso a macchie che suggeriscono la fusione di figura e sfondo. I colori chiari e scuri definiscono i contorni delle figure. Il dipinto è lugubre e solo un lampo interno alla scena illumina la schiena del figlio e parte del corpo di Saturno. Negli occhi sgranati del dio traspare follia e l’inconsapevolezza del turpe gesto in un tetro scenario ammantato di angoscia. Il titano morde il corpo del figlio con istinto ferale causando la fuoriuscita di rivoli di sangue. Il corpo è privo della testa, mentre un braccio viene addentato dal dio. Il rosso del sangue è l’unico colore acceso tra il buio e il grigio della scena e l’ocra e il marrone con cui viene raffigurato Saturno.

 

Lo spazio indefinito descrive astrattezza e irrazionalità: la forma si dissolve in crude icone. La divinità, parzialmente ruotata verso sinistra, occupa la parte centrale del quadro, generando una diagonale culminante in alto a sinistra. Il tempo, secondo una delle possibili interpretazioni, qui è spietato: fagocita l’esistenza e si dispiega nella sua inesorabilità. È Saturno che divora i propri figli: un assassino silenzioso che scopre le carte nascoste del destino. Il tenebroso sfondo è la cifra esatta dell’immutabile. Goya, con maestria, trasmette l’inquietudine dell’istante che muore per necessità. Non c’è libero arbitrio, ma fato divino.

 

Tempo surreale

 

Magritte, mentore del Surrealismo, non copia la realtà, la crea. La sua arte dipinge la differenza tra la somiglianza come unicità e la similitudine come moltiplicazione del possibile. Il tempo qui è sognato, ma non esclude il reale. La concretezza osservata è distante dall’abitudine.

 

La durata pugnalata (1938), olio su tela (147 × 99 cm) conservato presso il The Art Institute of Chicago, raffigura una sala con un ampio caminetto sormontato da uno specchio con cornice dorata, un orologio al centro e due candelabri in ottone. Dal camino esce una locomotiva che espelle il fumo attraverso la canna fumaria: l’unico elemento implicitamente condiviso in un contesto pervaso da dicotomie.

 

Il pavimento presenta un parquet in rovere a liste parallele, mentre la parete è decorata con eleganti pannelli in legno. Tutti gli elementi presentano linee nette e una notevole nitidezza. La locomotiva è parallela rispetto alle assi del parquet e conferisce staticità alla scena con la raffigurazione del fumo aspirato dalla cappa. Lo specchio riflette esclusivamente l’orologio e il candelabro collocato a sinistra, mentre la luce genera una leggera ombreggiatura. La varietà cromatica è ristretta: il nero del treno e dell’orologio emergono rispetto al bianco marmo del camino e ai colori tenui della stanza.

 

Nel dipinto viene evocata la contrapposizione tra dinamismo e staticità. L’ora diurna indicata dall’orologio trattiene l’istante. Il treno in corsa è velocità che spezza le lancette: il corso degli eventi diviene dilatazione dell’attimo o sospensione cronologica. La differenza abbraccia la percezione. Qui emerge l’estetica di Magritte. Il treno non percorre rotaie, fluttua nell’etere del tempo onirico. Gli oggetti rappresentati sono reali, comuni. Non lo sono la fermata, né il tragitto. Il tempo, paradossalmente, non è misurabile. Stimola il pensiero e vi trova rifugio.

 

Il senso del tempo

 

Il tempo scorre come un fiume dell’esistenza in Tiziano, si proietta come i dadi di destino e possibilità con Poussin, divora la vita con Goya e fluttua tra sogno e realtà nella pittura di Magritte. È il volto giovanile e poi le sue rughe, forse le muse che danzano ai piedi dell’Olimpo, un dio che rifiuta l’abdicazione, oppure la proiezione del flebile confine tra percezione e realtà. A volte è attesa e speranza, oppure passato e sentenza: scandisce la vita, dove l’arte non è mero corollario, ma testimonianza eterna dell’umanità.

 

 

Riferimenti bibliografici e iconografici:

 

Gombrich E.H., La storia dell’arte, Phaidon, 2008.

Farthing S., Arte. La storia completa, Atlante Srl, Valsamoggia (Bo), 2018.

Farthing, S., 1001 dipinti. Una guida completa ai capolavori della pittura, Atlante Srl, Valsamoggia (BO), 2021.

Ferrari, A., Dizionario di mitologia greca e latina, UTET S.p.A., Torino, 1999.

Sciolla G.C., Studiare l’arte. Metodo, analisi e interpretazione delle opere e degli artisti, UTET, De Agostini Editore SpA, Milano, 2025.

Foucault M., Quaranta D., Magritte, Skira Masters, Skira Editore, Milano, 2018.

RUBRICHE


attualità

ambiente

arte

filosofia & religione

storia & sport

turismo storico

 

PERIODI


contemporanea

moderna

medievale

antica

 

ARCHIVIO

 

COLLABORA


scrivi per instoria

 

 

 

 

PUBBLICA CON GBE


Archeologia e Storia

Architettura

Edizioni d’Arte

Libri fotografici

Poesia

Ristampe Anastatiche

Saggi inediti

.

catalogo

pubblica con noi

 

 

 

CERCA NEL SITO


cerca e premi tasto "invio"

 


by FreeFind

 

 

 


 

 

 

[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]