[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 218 / FEBBRAIO 2026 (CCXLIX)


arte

PITTURA DEGLI ANIMALI
ISTINTO SU TELA, TRA FAUNA E FLORA
di Fabrizio Mastio

 

La raffigurazione degli animali nella pittura trova diffusione in varie epoche e assume significati che, come nel caso degli esseri umani, evoca l’esistenza e il rapporto tra la stessa e la natura. Artemide per i Greci, o Diana per i Romani, è l’antica divinità, non a caso femminile, custode di flora e fauna e della caccia in una dimensione in cui la stessa è sopravvivenza e necessità, ma non violenza o gratuita efferatezza.
 
Artemide, secondo alcune narrazioni, era figlia di Zeus e Latona e sorella gemella di Apollo. Nata nell’isola di Delo come il fratello, costituisce una sorta di alter ego del dio del Sole, personificandone alcune caratteristiche. Armata di Arco, frecce e faretra, diffonde con i dardi epidemie e dispensa il bene e il male: il potere distruttivo trova compensazione nel potere di cura nei confronti di umani, animali e di tutela del mondo silvestre.
 
Se Apollo è il Sole, Artemide, secondo alcune interpretazioni è la Luna. Spietata, come traspare dal mito di Orione che, reo di averla insidiata, venne trafitto dalle sue frecce e, pur distante dall’amore, in diverse tradizioni compare come nume tutelare della fertilità. Omero cita la dea nei versi dell’Iliade, dove, come Apollo si schiera a favore dei Troiani nella guerra contro i Greci.
 
Nel Libro IX (vv. 533-542) il poeta cieco ne descrive così la forza vendicativa: “Un male agli Etoli mandò Artemide dal trono d’oro irata ch’Eneo non le avesse offerto primizie nel poggio della sua vigna; altri dei si godevano i sacrifici, ma solo a lei non ne fece, che figlia era del grande Zeus, oblio o incuria che fosse: svanito fu assai nella mente. E irata la Saettatrice un mostro gli suscitò contro, un cinghiale selvaggio dalle candide zanne che molti danni andava facendo alla vigna d’Eneo: molti grandi alberi , dalle radici divelti, abbatteva con tutto il loro ceppo e con tutti i frutti fiorenti”.
 
Artemide restituisce un’immagine della natura e del mondo animale come espressione viva del creato. La vita non è esclusivamente umana, ma emerge anche nella corsa selvaggia di liberi equini in auree distese, nel volo maestoso di un rapace nel cielo dipinto dal vento o nella luce notturna emanata dagli occhi di predatori in agguato tra il fitto fogliame lacustre.
Così anche nella pittura la rappresentazione del mondo animale non è una propaggine della vita umana, ma un analogo simbolo di esistenza, lotta e bellezza permeato da un ideale estetico di spiritualità, socialità, libertà e sogno.
 
La fauna, come la flora, è vita ed esistenza e riaffiora nelle opere di pittori che nei secoli ne hanno descritto l’essenza. Con Jacopo Dal Ponte, detto Jacopo Bassano (1510 circa-1592, Pieter Bruegel il Vecchio (1525/1530 circa-1569), Henri Rousseau (1844-1910) e Salvador Dalì (1904-1989) è possibile esplorare il mondo animale attraverso inaspettati percorsi. In questo approccio viene dipinta una serafica quiete o un irrefrenabile istinto, dove razionalità umana e istinto animale si incontrano o si scontrano. Una giungla o un paesaggio urbano costituiscono lo scenario in cui artiglio e intelletto lottano per la sopravvivenza inseguendo l’ultimo tramonto.
 
Animali e spiritualità

 
Jacopo Bassano, uno dei massimi esponenti della Scuola Veneziana, emerge nel Tardo Rinascimento come un artista sperimentatore, capace di coniugare un’estetica manierista con aspetti propri della pittura veneziana del XVII secolo. Seguace di Tiziano e profondo conoscitore di Tintoretto, mostra con i dipinti dedicati alla rappresentazione biblico-pastorale una particolare attenzione a un mondo naturale e animale intriso di un realismo come preconizzazione del Barocco.
 
Un esempio di ciò è rinvenibile nell’opera Entrata degli animali nell’Arca di Noè (1570 circa), olio su tela (265 x 207cm), custodito nel Museo del Prado di Madrid. Nel quadro viene ripreso il brano biblico della Genesi (6:20) “Degli uccelli, secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie, e di tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie, due di ognuna verranno con te, per essere conservati in vita”.

 

 

Nella tela c’è realismo nella precisione in cui vengono riprodotti gli animali e immaginazione nella resa dei numeri, delle priorità di ingresso nell’Arca o in alcuni dettagli di animali esotici. Noè e i familiari mostrano coinvolgimento in un contesto di volere divino. Le figure appaiono variamente distribuite nella scena in un’interazione dinamica con gli animali, dove attesa e frenesia non costituiscono un ossimoro, ma un momento che precede estinzione o salvezza.
 
La fauna manifesta la varietà della natura: i due cavalli sulla destra si osservano, un toro scruta l’ascesa verso la lignea imbarcazione, greggi di ovini e caprini attendono di percorrere la salita della scala, mentre cani, gatti e conigli restano accovacciati, in contrapposizione al frenetico balzo di una lepre o dell’apertura alare di un rapace. Due leonesse, erroneamente raffigurate con la criniera, si accingono ad entrare nell’Arca con passo elegante e sicuro, mentre l’elefante a destra e l’asino a sinistra sembrano portare i passi dell’esistenza verso un porto sicuro.
 
Il cielo cupo è attraversato da stormi di uccelli, mentre sullo sfondo si stagliano montagne e alcuni alberi. All’ingresso dell’Arca una figura femminile pare attendere l’arrivo delle varie specie. Nel dipinto ognuno svolge un ruolo definito nel quale la fatica prepara la redenzione e le schiene curve degli umani accompagnano il peso sopportato dagli animali da soma.
 
Animali e spiritualità
 
Pieter Bruegel il Vecchio nei suoi dipinti esprime una gestione di spazi solo apparentemente caratterizzati da confusione e gremiti da figure che in realtà trovano una collocazione attenta e precisa, segno di una notevole capacità di osservazione. L’olio su tavola (117x162 cm) Cacciatori nella neve (1565), custodito presso il Kunsthistoriches Museum di Vienna, rappresenta una delle serie dei Mesi, dove emerge un nevoso paesaggio invernale con la raffigurazione in primo piano di un gruppo di cacciatori che fanno ritorno a casa dopo una battuta di caccia. Gli stessi sono seguiti da una muta di cani che hanno condiviso con gli umani la giornata di caccia.


 

 

Emerge un ruolo sociale e cooperativo degli animali in un contesto dove altri vengono sacrificati per scopi alimentari. Una rappresentazione naturalistica non descrive esclusivamente attività umane, ma anche la presenza della fauna che diviene all’occorrenza sostentamento o collaborazione. La composizione presenta tonalità tipiche della stagione fredda: grigio, grigio-verde, bianco e bruno nerastro.
 
Sulla sinistra della scena, in una locanda denominata “Al cervo”, un gruppo di contadini si cimenta nella strinatura di un maiale macellato, anche se non visibile. In primo piano alberi ad alto fusto spogli come il paesaggio innevato che scende fino a valle fra i tetti bianchi delle abitazioni e piste ghiacciate percorse da slittini e pattini fino all’emergere di cime coperte dal manto nevoso che sembrano spezzare l’uniformità della veduta.
 
Nella scenografia alcuni cani assistono fedelmente gli umani nelle loro attività, alcuni uccelli si posano sui secchi rami invernali, mentre un volatile si libra in volo osservando il sottostante scorrere dell’esistenza. Cielo e ghiaccio completano la resa cromatica dell’opera, secondo alcune interpretazioni simbolo dell’inizio di un ciclo, mentre parrebbe descriverne in realtà la fine attraverso il ritorno a casa dei cacciatori, verso un riposo inteso come termine di un tragitto. Nel dipinto l’attività della caccia invernale si potrebbe leggere come relazione col mondo animale: dispensatrice di vita e morte. Alcuni animali servono l’umano che caccia per sostentarsi, altri lo alimentano con la fine della propria vita. I cani addomesticati seguono i cacciatori. In cielo, sopra di loro, gli uccelli sono libera esistenza e il volo è la distanza fra necessità ed istinto.
 
Animali e libertà

 
Henri Rousseau, con il suo stile primitivo e, secondo alcuna critica, pervaso da ingenuità infantile, può aprire un varco sospeso fra lo spirito ferale e il rischio di una libertà perduta. Il dipinto Tigre nella giungla in tempesta (1891), più noto col titolo Surprise!, olio su tela (130x162 cm), custodito presso la National Gallery di Londra, è un enigma e la mancata immediatezza manifesta in sé un’incertezza del destino.

 

 

La scena si svolge in una lussureggiante giungla tropicale che si staglia come una tempesta cromatica con diverse tonalità di verdi , rossi, bruni e ocra colpita dai fulmini cadenti da un cielo plumbeo. L’artista non lasciò mai la propria terra natia e non conobbe direttamente le foreste esotiche, ma nonostante ciò, la flora è resa con notevole accuratezza e riproduce specie tropicali e da appartamento. I luoghi raffigurati nascono dall’osservazione del Jardin des Plantes di Parigi, sede del giardino botanico e dello zoo e delle Gallerie di Zoologia realizzate in occasione dell’Esposizione Universale del 1889.

Sulla sinistra della tela irrompe una tigre con le fauci spalancate, ma non traspare in modo netto una postura da caccia o da fuga. La vegetazione pare seguire un moto da sinistra verso destra che accompagna lo scatto del felino, disancorato dal terreno. Alcune recensioni narrano di una preda inserita nella rappresentazione e successivamente cancellata. La pioggia è resa attraverso una griglia di linee argentate e semi-trasparenti che conferisce tridimensionalità al contesto scenografico.
 
Il luogo è chiaramente immaginario, ma l’evocazione di una libertà in bilico viene percepita in una raffigurazione che permette l’agguato e l’irruzione e al tempo stesso la fuga e un dileguarsi dal rischio. In questa chiave interpretativa la libertà animale non è mai definitiva, ma permanente conquista. La vegetazione è rigogliosa e colorata, ma anche insidiosa: il confine tra predatore e preda è probabilmente l’enigma che la natura abilmente custodisce fra le proprie radici.
 
Animali e sogno

 
Salvador Dalí, figura chiave del Surrealismo, in un saggio tentò di definire il proprio approccio artistico con queste parole: “Tutta la mia ambizione, sul piano pittorico, consiste nel materializzare con la più imperialistica smania di precisione le immagini dell’irrazionalità concreta”. Nelle sue opere si manifesta una molteplicità interpretativa e, nello sfidare la comprensione del mondo fisico e il senso del tempo, l’artista spagnolo propone ansia e disagio, popolando l’immagine di insetti e animali secondo un canone onirico dove la distorsione assume un significato teleologico.
 
L’opera Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio (1944), olio su tela (51x41 cm) custodito presso il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, riproduce una visione surreale dove l’assurdo rivela una coerenza di matrice freudiana. Nel dipinto affiora una sovrapposizione di fluttuazioni: uno scoglio appare sospeso nel vuoto, sopra una donna svestita dorme con le braccia che le sorreggono il capo, mentre, quasi per contrasto due tigri ne minacciano la quiete. Fauci e artigli paiono in procinto di dilaniare il subconscio. Il felino a sinistra proviene dalla bocca di un pesce. Lo stesso fuoriesce da una melagrana. La tigre a destra esce dalla bocca dell’altra fiera.

 

 

Incurante, sullo sfondo, un elefante aracnoide con le zampe lunghissime, passeggia portando sul dorso un obelisco, chiaro richiamo alla celebre scultura di Gian Lorenzo Bernini. La donna è minacciata anche da una baionetta puntata verso il suo braccio destro. Sotto, un’ape volteggia su un’altra melagrana priva di gravità. Il mare di un azzurro delicato e un promontorio accennato sulla destra completano lo scenario immaginifico. Le interpretazioni dell’opera sono variegate e tra queste vi sarebbe anche un’ispirazione legata a un sogno della modella e compagna dell’artista, Gala.

 

Lo stile evidenzia un uso della palette cromatica, tale da delineare una forte messa fuoco dei soggetti e fedeltà nella rappresentazione del dettaglio: le tigri presentano striature gialle e nere, i frutti un rosso rubino e la donna un incarnato quasi eburneo. La provenienza della luce è intuibile dalla proiezione delle ombre, ma mare, cielo e roccia conferiscono al dipinto un’illuminazione fredda e totale. Gli animali nell’opera di Dalí proiettano irrealtà perché rappresentano una deviazione dalla razionalità. Tigri, api e pachidermi con sembianze aracnoidee generano un movimento del subconscio mentre l’unica umana riposa: non osserva, immagina; non si muove, levita. L’istinto pare superare le barriere dell’ordinario. Nel sogno gli animali esprimono gli anfratti dell’animo umano dentro il paradosso di un’arte che riesce a descrivere un’apparente irrazionalità con cura del particolare.

 

Dignità animale

 

La presenza degli animali nel tragitto percorso diviene presenza spirituale nelle pennellate di Jacopo Bassano, che ne dipinge un significato di conservazione e redenzione. Assume un ruolo sociale e di fedele compagnia nei paesaggi di Peter Brugel il Vecchio, che evoca la loro vita e la loro morte come inevitabile necessità e destino, mentre la tela di Rousseau è l’istinto bestiale come incerta frontiera tra fuga e rischio, sopravvivenza o cattura, in uno scenario in cui la sicurezza è l’eccezione illuminata dal fragore di un fulmine che squarcia il cielo.

 

Con Dalí il viaggio trova un momento di riposo nel sogno, dove gli animali divengono proiezione del percepito e del vissuto: un mosaico delle emozioni recondite che attanagliano l’esistenza.

Ma si tratta di una sosta dove un significato che può emergere è la dignità del mondo animale, non come mera estetica dell’esistente, ma come espressione di vita.

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

Gombrich E.H., La storia dell’arte, Phaidon, 2008.

Farthing S., Arte. La storia completa, Atlante Srl, Valsamoggia (Bo), 2018.

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Ferrari, A., Dizionario di mitologia greca e latina, UTET S.p.A., Torino, 1999.

Sciolla G.C., Studiare l’arte. Metodo, analisi e interpretazione delle opere e degli artisti, UTET, De Agostini Editore SpA, Milano, 2025.

Arpino G., Allegretti P., Brueghel, Skira Masters, Skira Editore, Milano, 2015.

Tazartes M., Arte e Dossier, Dossier Arte e neve, Anno XL, numero 439 - febbraio 2025.

Capoccia N., L’enigma della tigre di Henri Rousseau nel dipinto Sorpresa! Del 1891, Finestre sull’arte, 2025.

AA.VV., Dalí, Skira Masters, Skira Editore, Milano, 2016.

Omero, Iliade - Odissea, Newton Compton editori s.r.l, Roma, 2021.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]