PITTURA DEGLI ANIMALI
ISTINTO SU TELA, TRA FAUNA E FLORA
di Fabrizio
Mastio
La raffigurazione degli animali
nella pittura trova diffusione in
varie epoche e assume significati
che, come nel caso degli esseri
umani, evoca l’esistenza e il
rapporto tra la
stessa e la natura.
Artemide per i Greci, o Diana per i
Romani, è l’antica divinità, non a
caso femminile, custode di flora e
fauna e della
caccia in una dimensione in cui la
stessa è sopravvivenza e necessità,
ma non violenza o gratuita
efferatezza.
Artemide, secondo alcune narrazioni,
era figlia di Zeus e Latona e
sorella gemella di Apollo. Nata
nell’isola di Delo come il fratello,
costituisce una sorta di alter ego
del dio del Sole, personificandone
alcune caratteristiche. Armata di
Arco, frecce e faretra, diffonde con
i dardi epidemie e dispensa il bene
e il male: il potere distruttivo
trova compensazione nel potere di
cura nei confronti di umani, animali
e di tutela del mondo silvestre.
Se Apollo è il Sole, Artemide,
secondo alcune interpretazioni è la
Luna. Spietata, come traspare dal
mito di Orione che, reo di averla
insidiata, venne trafitto dalle sue
frecce e, pur distante dall’amore,
in diverse tradizioni compare come
nume tutelare della fertilità. Omero
cita la dea nei versi dell’Iliade,
dove, come Apollo si schiera a
favore dei Troiani nella guerra
contro i Greci.
Nel Libro IX (vv. 533-542) il poeta
cieco ne descrive così la forza
vendicativa: “Un male agli Etoli
mandò Artemide dal trono d’oro irata
ch’Eneo non le avesse offerto
primizie nel poggio della sua vigna;
altri dei si godevano i sacrifici,
ma solo a lei non ne fece, che
figlia era del grande Zeus, oblio o
incuria che fosse: svanito fu assai
nella mente. E irata la Saettatrice
un mostro gli suscitò contro, un
cinghiale selvaggio dalle candide
zanne che molti danni andava facendo
alla vigna d’Eneo: molti grandi
alberi , dalle radici divelti,
abbatteva con tutto il loro ceppo e
con tutti i frutti fiorenti”.
Artemide restituisce un’immagine
della natura e del mondo animale
come espressione viva del creato. La
vita non è esclusivamente umana, ma
emerge anche nella corsa selvaggia
di liberi equini in auree distese,
nel volo maestoso di un rapace nel
cielo dipinto dal vento o nella luce
notturna emanata dagli occhi di
predatori in agguato tra il fitto
fogliame lacustre.
Così anche nella pittura la
rappresentazione del mondo animale
non è una propaggine della vita
umana, ma un analogo simbolo di
esistenza, lotta e bellezza permeato
da un ideale estetico di
spiritualità, socialità, libertà e
sogno.
La fauna, come la flora, è vita ed
esistenza e riaffiora nelle opere di
pittori che nei secoli ne hanno
descritto l’essenza. Con Jacopo Dal
Ponte, detto Jacopo Bassano (1510
circa-1592, Pieter Bruegel il
Vecchio (1525/1530 circa-1569), Henri
Rousseau (1844-1910) e Salvador
Dalì (1904-1989) è possibile
esplorare il mondo animale
attraverso inaspettati percorsi. In
questo approccio viene dipinta una
serafica quiete o un irrefrenabile
istinto, dove razionalità umana e
istinto animale si incontrano o si
scontrano. Una giungla o un
paesaggio urbano costituiscono lo
scenario in cui artiglio e
intelletto lottano per la
sopravvivenza inseguendo l’ultimo
tramonto.
Animali e spiritualità
Jacopo Bassano, uno dei massimi
esponenti della Scuola Veneziana,
emerge nel Tardo Rinascimento come
un artista sperimentatore, capace di
coniugare un’estetica manierista con
aspetti propri della pittura
veneziana del XVII secolo. Seguace
di Tiziano e profondo conoscitore di
Tintoretto, mostra con i dipinti
dedicati alla rappresentazione
biblico-pastorale una particolare
attenzione a un mondo naturale e
animale intriso di un realismo come
preconizzazione del Barocco.
Un esempio di ciò è rinvenibile
nell’opera Entrata degli
animali nell’Arca di Noè (1570
circa), olio su tela (265 x 207cm),
custodito nel Museo del Prado di
Madrid. Nel quadro viene ripreso il
brano biblico della Genesi
(6:20) “Degli uccelli, secondo la
loro specie, del bestiame secondo la
propria specie, e di tutti i rettili
del suolo, secondo la loro specie,
due di ognuna verranno con te, per
essere conservati in vita”.

Nella tela c’è realismo nella
precisione in cui vengono riprodotti
gli animali e immaginazione nella
resa dei numeri, delle priorità di
ingresso nell’Arca o in alcuni
dettagli di animali esotici. Noè e i
familiari mostrano coinvolgimento in
un contesto di volere divino. Le
figure appaiono variamente
distribuite nella scena in
un’interazione dinamica con gli
animali, dove attesa e frenesia non
costituiscono un ossimoro, ma un
momento che precede estinzione o
salvezza.
La fauna manifesta la varietà della
natura: i due cavalli sulla destra
si osservano, un toro scruta
l’ascesa verso la lignea
imbarcazione, greggi di ovini e
caprini attendono di percorrere la
salita della scala, mentre cani,
gatti e conigli restano
accovacciati, in contrapposizione al
frenetico balzo di una lepre o
dell’apertura alare di un rapace.
Due leonesse, erroneamente
raffigurate con la criniera, si
accingono ad entrare nell’Arca con
passo elegante e sicuro, mentre
l’elefante a destra e l’asino a
sinistra sembrano portare i passi
dell’esistenza verso un porto
sicuro.
Il cielo cupo è attraversato da
stormi di uccelli, mentre sullo
sfondo si stagliano montagne e
alcuni alberi. All’ingresso
dell’Arca una figura femminile pare
attendere l’arrivo delle varie
specie. Nel dipinto ognuno svolge un
ruolo definito nel quale la fatica
prepara la redenzione e le schiene
curve degli umani accompagnano il
peso sopportato dagli animali da
soma.
Animali e spiritualità
Pieter Bruegel il Vecchio nei suoi
dipinti esprime una gestione di
spazi solo apparentemente
caratterizzati da confusione e
gremiti da figure che in realtà
trovano una collocazione attenta e
precisa, segno di una notevole
capacità di osservazione. L’olio su
tavola (117x162 cm) Cacciatori
nella neve (1565), custodito
presso il Kunsthistoriches Museum di
Vienna, rappresenta una delle serie
dei Mesi, dove emerge un nevoso
paesaggio invernale con la
raffigurazione in primo piano di un
gruppo di cacciatori che fanno
ritorno a casa dopo una battuta di
caccia. Gli stessi sono seguiti da
una muta di cani che hanno condiviso
con gli umani la giornata di caccia.

Emerge un ruolo sociale e
cooperativo degli animali in un
contesto dove altri vengono
sacrificati per scopi alimentari.
Una rappresentazione naturalistica
non descrive esclusivamente attività
umane, ma anche la presenza della
fauna che diviene all’occorrenza
sostentamento o collaborazione. La
composizione presenta tonalità
tipiche della stagione fredda:
grigio, grigio-verde, bianco e bruno
nerastro.
Sulla sinistra della scena, in una
locanda denominata “Al cervo”, un
gruppo di contadini si cimenta nella
strinatura di un maiale macellato,
anche se non visibile. In primo
piano alberi ad alto fusto spogli
come il paesaggio innevato che
scende fino a valle fra i tetti
bianchi delle abitazioni e piste
ghiacciate percorse da slittini e
pattini fino all’emergere di cime
coperte dal manto nevoso che
sembrano spezzare l’uniformità della
veduta.
Nella scenografia alcuni cani
assistono fedelmente gli umani nelle
loro attività, alcuni uccelli si
posano sui secchi rami invernali,
mentre un volatile si libra in volo
osservando il sottostante scorrere
dell’esistenza. Cielo e ghiaccio
completano la resa cromatica
dell’opera, secondo alcune
interpretazioni simbolo dell’inizio
di un ciclo, mentre parrebbe
descriverne in realtà la fine
attraverso il ritorno a casa dei
cacciatori, verso un riposo inteso
come termine di un tragitto. Nel
dipinto l’attività della caccia
invernale si potrebbe leggere come
relazione col mondo animale:
dispensatrice di vita e morte.
Alcuni animali servono l’umano che
caccia per sostentarsi, altri lo
alimentano con la fine della propria
vita. I cani addomesticati seguono i
cacciatori. In cielo, sopra di loro,
gli uccelli sono libera esistenza e
il volo è la distanza fra necessità
ed istinto.
Animali e libertà
Henri Rousseau, con il suo stile
primitivo e, secondo alcuna critica,
pervaso da ingenuità infantile, può
aprire un varco sospeso fra lo
spirito ferale e il rischio di una
libertà perduta. Il dipinto Tigre
nella giungla in tempesta (1891),
più noto col titolo Surprise!, olio
su tela (130x162 cm), custodito
presso la National Gallery di
Londra, è un enigma e la mancata
immediatezza manifesta in sé
un’incertezza del destino.

La scena si svolge in una
lussureggiante giungla tropicale che
si staglia come una tempesta
cromatica con diverse tonalità di
verdi , rossi, bruni e ocra colpita
dai fulmini cadenti da un cielo
plumbeo. L’artista non lasciò mai la
propria terra natia e non conobbe
direttamente le foreste esotiche, ma
nonostante ciò, la flora è resa con
notevole accuratezza e riproduce
specie tropicali e da appartamento.
I luoghi raffigurati nascono
dall’osservazione del Jardin des
Plantes di Parigi, sede del giardino
botanico e dello zoo e delle
Gallerie di Zoologia realizzate in
occasione dell’Esposizione
Universale del 1889.
Sulla sinistra della tela irrompe
una tigre con le fauci spalancate,
ma non traspare in modo netto una
postura da caccia o da fuga. La
vegetazione pare seguire un moto da
sinistra verso destra che accompagna
lo scatto del felino, disancorato
dal terreno. Alcune recensioni
narrano di una preda inserita nella
rappresentazione e successivamente
cancellata. La pioggia è resa
attraverso una griglia di linee
argentate e semi-trasparenti che
conferisce tridimensionalità al
contesto scenografico.
Il luogo è chiaramente immaginario,
ma l’evocazione di una libertà in
bilico viene percepita in una
raffigurazione che permette
l’agguato e l’irruzione e al tempo
stesso la fuga e un dileguarsi dal
rischio. In questa chiave
interpretativa la libertà animale
non è mai definitiva, ma permanente
conquista. La vegetazione è
rigogliosa e colorata, ma anche
insidiosa: il confine tra predatore
e preda è probabilmente l’enigma che
la natura abilmente custodisce fra
le proprie radici.
Animali e sogno
Salvador Dalí, figura chiave del
Surrealismo, in un saggio tentò di
definire il proprio approccio
artistico con queste parole: “Tutta
la mia ambizione, sul piano
pittorico, consiste nel
materializzare con la più
imperialistica smania di precisione
le immagini dell’irrazionalità
concreta”. Nelle sue opere si
manifesta una molteplicità
interpretativa e, nello sfidare la
comprensione del mondo fisico e il
senso del tempo, l’artista spagnolo
propone ansia e disagio, popolando
l’immagine di insetti e animali
secondo un canone onirico dove la
distorsione assume un significato
teleologico.
L’opera Sogno causato dal volo
di un’ape intorno a una melagrana un
attimo prima del risveglio
(1944), olio su tela (51x41 cm)
custodito presso il Museo
Thyssen-Bornemisza di Madrid,
riproduce una visione surreale dove
l’assurdo rivela una coerenza di
matrice freudiana. Nel dipinto
affiora una sovrapposizione di
fluttuazioni: uno scoglio appare
sospeso nel vuoto, sopra una donna
svestita dorme con le braccia che le
sorreggono il capo, mentre, quasi
per contrasto due tigri ne
minacciano la quiete. Fauci e
artigli paiono in procinto di
dilaniare il subconscio. Il felino a
sinistra proviene dalla bocca di un
pesce. Lo stesso fuoriesce da una
melagrana. La tigre a destra esce
dalla bocca dell’altra fiera.

Incurante, sullo sfondo, un elefante
aracnoide con le zampe lunghissime,
passeggia portando sul dorso un
obelisco, chiaro richiamo alla
celebre scultura di Gian Lorenzo
Bernini. La donna è minacciata anche
da una baionetta puntata verso il
suo braccio destro. Sotto, un’ape
volteggia su un’altra melagrana
priva di gravità. Il mare di un
azzurro delicato e un promontorio
accennato sulla destra completano lo
scenario immaginifico. Le
interpretazioni dell’opera sono
variegate e tra queste vi sarebbe
anche un’ispirazione legata a un
sogno della modella e compagna
dell’artista, Gala.
Lo stile evidenzia un uso della
palette cromatica, tale da delineare
una forte messa fuoco dei soggetti e
fedeltà nella rappresentazione del
dettaglio: le tigri presentano
striature gialle e nere, i frutti un
rosso rubino e la donna un incarnato
quasi eburneo. La provenienza della
luce è intuibile dalla proiezione
delle ombre, ma mare, cielo e roccia
conferiscono al dipinto
un’illuminazione fredda e
totale. Gli animali nell’opera di
Dalí proiettano irrealtà perché
rappresentano una deviazione dalla
razionalità. Tigri, api e pachidermi
con sembianze aracnoidee generano un
movimento del subconscio mentre
l’unica umana riposa: non osserva,
immagina; non si muove, levita.
L’istinto pare superare le barriere
dell’ordinario. Nel sogno gli
animali esprimono gli anfratti
dell’animo umano dentro il paradosso
di un’arte che riesce a descrivere
un’apparente irrazionalità con cura
del particolare.
Dignità animale
La presenza degli animali nel
tragitto percorso diviene presenza
spirituale nelle pennellate di
Jacopo Bassano, che ne dipinge un
significato di conservazione e
redenzione. Assume un ruolo sociale
e di fedele compagnia nei paesaggi
di Peter Brugel il Vecchio, che
evoca la loro vita e la loro morte
come inevitabile necessità e
destino, mentre la tela di Rousseau
è l’istinto bestiale come incerta
frontiera tra fuga e rischio,
sopravvivenza o cattura, in uno
scenario in cui la sicurezza è
l’eccezione illuminata dal fragore
di un fulmine che squarcia il cielo.
Con Dalí il viaggio trova un momento
di riposo nel sogno, dove gli
animali divengono proiezione del
percepito e del vissuto: un mosaico
delle emozioni recondite che
attanagliano l’esistenza.
Ma si tratta di una sosta dove un
significato che può emergere è la
dignità del mondo animale, non come
mera estetica dell’esistente, ma
come espressione di vita.
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