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[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 156 / DICEMBRE 2020 (CLXXXVII)


filosofia & religione

SUL PENSIERO DI AUGUSTE COMTE

GLI ELEMENTI PRINCIPALI

di Giovanni Pellegrino e Mariangela Mangieri

 

In questo articolo prenderemo in considerazione i principali elementi del pensiero di Auguste Comte (1798-1857). Si vuole in questa sede mettere in evidenza che l’unica filosofia della storia che per vastità di orizzonte, anche se non per profondità di pensiero, può essere paragonata alla filosofia della storia di Hegel è l’opera di Comte. Entrambe non sono soltanto filosofie della storia, ma sono esse stesse anzitutto filosofie storiche permeate del loro metodo dal senso storico.

 

Come Hegel anche Comte è convinto che nessun fenomeno può venir compreso filosoficamente senza esser compreso storicamente mediante l’individuazione della sua origine e destinazione temporale e della sua relativa giustificazione nell’intero processo storico. Sia la filosofia della storia di Hegel sia quella di Comte sono filosofie post rivoluzionarie, cioè ispirate dallo stimolo liberatore della rivoluzione francese. Nello stesso tempo Hegel e Comte tentano di introdurre nella dinamica rivoluzionaria del progresso moderno un elemento di stabilità: Hegel attraverso il carattere assoluto dello “Spirito”, Comte attraverso la potenza relativa dell’”ordine“, in cui si secolarizza la gerarchia cattolica.

 

La filosofia positiva di Comte si distingue fondamentalmente da quella teologico-metafisica in quanto relativizza tutti i concetti che prima erano assoluti. Mentre la teologia e la metafisica della storia sono assolute nella loro concezione, la filosofia positiva della storia è relativa nella sua concezione e determinata nella sua applicazione. Lo scopo generale della filosofia della storia di Comte è di chiarire il progresso dello spirito umano nella sua totalità, il quale perviene alla sua piena maturità nello stadio scientifico della nostra civiltà occidentale.

 

Per Comte lo sviluppo dell’umanità non è vagamente universale, ma ha il suo punto di partenza unitario e determinato nella razza bianca del mondo occidentale. Egli utilizza i concetti di” sviluppo e di progresso” che in quanto categorie scientifico-positive debbono escludere ogni valutazione morale, senza negare che il continuo sviluppo abbia come necessaria conseguenza anche un miglioramento e un perfezionamento dell’umanità. Comte tuttavia si guarda dall’impegnarsi nella sterile controversia sull’aumento della felicità assoluta nel succedersi delle varie epoche storiche. Dal suo studio sullo sviluppo universale Comte dedusse la “grande legge fondamentale” secondo la quale ogni ramo della nostra civiltà e della nostra conoscenza percorre successivamente tre diversi stadi: quello teologico (infanzia), quello metafisico (gioventù) e quello scientifico (maturità).

 

Come l’era cristiana fu considerata lo stadio finale, così anche l’era scientifica rappresenta l’ultimo stadio che conclude la tradizione del progresso storico dell’umanità. Tale era ha avuto inizio con Bacone, Galilei e Cartesio la cui opera deve essere ampliata e completata mediante l’elaborazione del metodo storico-sociologico che fa della filosofia della storia una scienza. La gerarchia delle scienze, dalla matematica alla sociologia viene determinata con metodo omogeneo e culmina nella “fisica sociale”, cioè nella sociologia, che completa il sistema delle scienze naturali.

 

In questo sviluppo progressivo lo stadio teologico costituisce il punto di partenza, quello metafisico uno stadio intermedio e quello scientifico la fase finale. Nel primo stadio lo spirito umano cerca la vera natura delle cose, le loro cause prime nonché la loro origine e il loro fine e cioè la conoscenza assoluta. Tale stadio rappresenta tutti i fenomeni come se fossero prodotti dall’intervento diretto e continuo di molteplici potenze soprannaturali (politeismo) o di un’unica potenza divina (monoteismo). Nello stadio metafisico queste potenze soprannaturali vengono sostituite da entità astratte.

 

Le questioni poste dalla metafisica sono ancora quelle teologiche, ma il modo di risolverle è già metafisico. Nello stadio positivo lo spirito ha finalmente capito l’impossibilità di costruire concetti assoluti. Esso rinuncia alla ricerca dei concetti assoluti e limita la sua ricerca unendo l’osservazione empirica e la deduzione logica alle relazioni immutabili delle successioni fenomeniche. Lo spirito ricerca le leggi naturali che sono alla base del progresso scientifico dell’umanità nello stadio positivo.

 

La nuova filosofia di Comte è un relativismo in senso radicale e letterario in quanto si rivolge esclusivamente allo studio di relazioni. Mentre ogni ricerca sulla natura delle cose deve essere assoluta, lo studio delle leggi dei processi, deve essere relativo. Esso presuppone un ininterrotto progresso della ricerca, commisurato al graduale miglioramento della nostra osservazione, senza che tuttavia la realtà venga mai rivelata completamente.

 

Il carattere relativo dei concetti scientifici è inseparabile dall’idea delle leggi naturali. Comte afferma che non vi è alcuna conoscenza, tranne quella rivelata, che non sia condizionata dall’oggetto agente su di noi e dall’organismo che reagisce ad esso. Questo relativismo è soprattutto evidente nella biologia e nella sociologia, ma è fondamentale anche per tutte le altre scienze positive. Per Comte spiegare un fenomeno significa null’altro che stabilire relazioni tra singoli fenomeni e alcune leggi generali, il cui numero diminuisce sempre più con il progresso della scienza. L’ideale irraggiungibile sarebbe la spiegazione di tutti i fenomeni mediante un’unica legge.

 

Per Comte la filosofia positiva si deve occupare soltanto di questioni che trovano la loro risposta nell’ambito del nostro orizzonte, mentre all’uomo primitivo, interessavano solamente quelle questioni alle quali non era possibile rispondere. Tali questioni riguardavano l’origine, lo scopo e l’essenza di tutte le cose presenti nell’universo. Tuttavia Comte tenta di giustificare la necessità storica del pensiero teologico.

 

Lo spirito maturo deve osservare i fatti per elaborare una teoria scientifica. Muoversi liberamente dentro questo cerchio tra teoria e fatti, o tra interpretazione e osservazione, sarebbe troppo difficile per una mente scientificamente impreparata. Essa deve pertanto iniziare la sua ricerca con un metodo più semplice, e presupporre un ente soprannaturale come causa ultima e diretta degli eventi osservati. Se l’uomo non fosse partito da una sopravvalutazione delle sue capacità conoscitive e della sua importanza nell’universo, non avrebbe mai appreso né compiuto tutto quello che effettivamente è in grado di fare.

 

La filosofia teologica offrì lo stimolo necessario per incitare la mente umana al faticoso lavoro, senza il quale essa non avrebbe fatto alcun progresso. D’altro lato per passare dalla speculazione soprannaturale alla filosofia positiva occorreva il sistema intermedio. Secondo Comte a tale scopo le concezioni metafisiche furono utili e necessarie, sostituendo alla direzione soprannaturale della natura e della storia entità corrispondenti. L’osservazione si rivolse più liberamente ai fatti stessi finché le cause metafisiche finirono per diventare mere astrazioni.

 

Dobbiamo mettere in evidenza che il fine generale a cui tende la storia universale di Comte è dunque il futuro aperto di un progresso lineare da stadi primitivi a stadi più evoluti. Questo progresso appare più evidente sul piano intellettuale che non su quello morale. Inoltre Comte sostiene che esso si è realizzato più nelle scienze naturali che in quelle sociali. Pertanto il compito ultimo è l’applicazione dei risultati delle scienze naturali alla sociologia, allo scopo di una riorganizzazione sociale.

 

Secondo Comte la grande crisi politica e morale in cui si trovavano le nazioni più civili in quel periodo storico aveva il suo fondamento in un’anarchia spirituale. A detta di Comte la mancanza di stabilità presente nell’ordine sociale è da ricondurre alla confusa coesistenza delle tre diverse filosofie: quella teologica, quella metafisica e quella positiva. Ciascuna di esse potrebbe da sola assicurare un certo tipo di ordine sociale, ma il loro coesistere fa sì che esse si neutralizzino a vicenda rendendo impossibile ogni ordine sociale.

 

Comte sostiene che per controbilanciare la tendenza anarchica al mero potenziamento dei diritti individuali alla libertà astratta e all’eguaglianza e per porre fine ai periodi rivoluzionari degli ultimi secoli, occorre riorganizzare la forza stabilizzatrice dell’ordine sociale. Soltanto il sistema sociale capace di unire l’ordine conservatore e il progresso rivoluzionario può condurre al suo ultimo e positivo fine. Tale fine è lo stato di cose caratteristico della storia europea dopo la distruzione dell’ordine sociale medievale. Ordine e progresso che secondo gli antichi si escludono l’un l’altro, costituiscono invece per la civiltà moderna due condizioni che debbono venire realizzate contemporaneamente. Secondo Comte la loro integrazione rappresenta la difficoltà fondamentale, ma anche il fondamento di ogni autentico sistema politico.

 

L’ordine sociale non può essere stabilito e mantenuto se incompatibile con il progresso. Infatti nessun progresso può compiersi se non è diretto anche al consolidamento dell’ordine sociale. Di conseguenza nella filosofia positiva ordine e progresso sono i due aspetti inseparabili di un medesimo principio. Comte afferma che storicamente la Chiesa cattolica fu la grande conservatrice della tradizione, della gerarchia e dell’ordine mentre al contrario il Protestantesimo ha promosso lo spirito critico del progresso. Nella società moderna il nuovo ordine sociale non sarà né cattolico né protestante ma semplicemente positivo e naturale come le leggi della storia sociale.

 

Comte spiega il progresso sociale relativamente limitato prima dell’avvento del positivismo con lo scarso sviluppo delle scienze positive. Inoltre la scarsa conoscenza delle leggi naturali impedì il progresso scientifico dell’umanità Comte mette in evidenza che la politica di Aristotele che si avvicina più delle altre sue opere a una concezione positiva non rivela né una tendenza progressiva né il minimo barlume delle leggi naturali della civiltà ovvero della legge dell’evoluzione. All’antichità classica il corso della storia in generale apparve non come un processo, bensì come una successione ciclica di fasi ricorrenti. Agli antichi mancò l’esperienza di una trasformazione diretta versa un fine futuro.

 

Comte sostiene che il primo presentimento del progresso umano fu ispirato dal Cristianesimo che proclamando la superiorità della legge evangelica su quella mosaica, diede origine all’idea di uno sviluppo progressivo della storia verso il suo compimento. Esso non poté tuttavia elaborare una teoria scientifica del progresso sociale che avrebbe contraddetto la sua pretesa di rappresentare lo stadio finale dello spirito umano. La prima teoria soddisfacente di un progresso generale fu proposta da un cristiano credente, che era contemporaneamente un grande scienziato ovvero Pascal.

 

Egli considerò la successione storica delle generazioni nel corso dei secoli come un unico uomo che continua a imparare. Secondo Comte il passo più importante verso una giusta comprensione della storia sociale fu compiuto da Montesqueu e da Condorcer. Quest’ultimo autore anticipò l’idea del continuo progresso della razza umana, idea tanto cara a Comte.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]