[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 220 / APRILE 2026 (CCLI)


arte

SUL PARAKLAUSITHYRON
"NON LASCIARMI QUI SOLO DAVANTI ALLA PORTA” / IV
di Teresa Nicolangelo

 

Alla categoria degli ostacoli fisici a separare innamorati che si consumano, sospirando dinanzi a essi e comunicando attraverso di essi, e quindi a quella – si è detto – del paraklausithyron latu sensu inteso, possono agevolmente essere ricondotti anche balconi e finestre. Sarebbe lecito e immaginabile per il comune sentire leggere come un paraklausithyron l’iconico dialogo shakespeariano di Romeo e Giulietta (1595) oppure la dichiarazione di Cyrano-Cristiano sotto il balcone di Rossana? I entrambi i casi, una schermaglia amorosa doppia tra i due innamorati divisi e che culmina, al termine del celebre monologo di Giulietta Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo?” (atto II scena II, nella cornice del verziere dei Capuleti), in una dichiarazione d’amore nel primo, nell’altrettanto celeberrimo “apostrofo rosa” in richiesta di un bacio a suggello d’amore nell’altro caso (Cyrano de Bergerac, atto III scena X).

 

Nel dramma shakespeariano, la faida tra le famiglie non ferma lo sbocciare del sentimento tra i due giovani eredi di casate rivali e che insieme a esse pagheranno lo scotto della stupidità umana:

 

GIULIETTA appare a una finestra

ROMEO

Oh, quale luce vedo sprigionarsi
lassù, dal vano di quella finestra?
È l’oriente, lassù, e Giulietta è il sole! Sorgi, bel sole, e l’invidiosa luna
già pallida di rabbia ed ammalata
uccidi, perch
é tu, che sei sua ancella, sei di gran lunga di lei più splendente. Non restare sua ancella, se invidiosa essa è di te; la verginal sua veste
s’è fatta ormai d’un color verde scialbo e non l’indossano altre che le sciocche. Gettala via!... Oh, sì, è la mia donna, l’amore mio. Ah, s’ella lo sapesse!
Ella mi parla, senza dir parola.
Come mai?... È il suo occhio
che mi discorre, ed io risponderò.
Oh, ma che sto dicendo... Presuntuoso ch’io sono! Non è a me, ch’ella discorre. Due luminose stelle,
tra le più fulgide del firmamento
avendo da sbrigar qualcosa altrove,
si son partite dalle loro sfere
e han pregato i suoi occhi di brillarvi fino al loro ritorno... E se quegli occhi fossero invece al posto delle stelle,
e quelle stelle infisse alla sua fronte? Allora sì, la luce del suo viso
farebbe impallidire quelle stelle,
come il sole la luce d’una lampada;
e tanto brillerebbero i suoi occhi
su pei campi del cielo, che gli uccelli
si metterebbero tutti a cantare
credendo fosse finita la notte.
Guarda com’ella poggia la sua gota

[...]

Tra sé

Dice qualcosa... Parla ancora,

angelo luminoso, sei sì bella,
e da lassù tu spandi sul mio capo tanta luce stanotte
quanta più non potrebbe riversare sulle pupille volte verso il cielo degli sguardi stupiti di mortali
un alato celeste messaggero
che, cavalcando sopra pigre nuvole, veleggiasse per l’infinito azzurro!

[...]

Mia signora, per questa sacra luna che inargenta

le cime di questi alberi, ti giuro…

GIULIETTA

Ah, Romeo, non giurare sulla luna, questa incostante che muta di faccia ogni mese nel suo rotondo andare, ché l’amor tuo potrebbe al par di lei dimostrarsi volubile e mutevole.

ROMEO

Su che vuoi tu ch’io giuri?

GIULIETTA

Non giurare; o, se ti piace, giura su te stesso,

su codesta graziosa tua persona, l’idolo della mia venerazione,
e tanto basterà perch’io ti creda.

ROMEO

Se l’amor del mio cuore...

GIULIETTA

Non giurare, ho detto: benché tu sia la mia gioia,

gioia non mi riesce di trovare nell’impegno scambiatoci stanotte: troppo improvviso, troppo irriflessivo, rapido, come il fulmine, che passa prima che uno possa dir Lampeggia!”. Buona notte, dolcezza.
Questo bocciolo d’amore, schiudendosi all’alito fecondo dell’
estate,
potrà, al nostro prossimo incontrarci, dimostrarsi un bel fiore profumato. Buona notte. La pace ed il riposo discendano soavi sul tuo cuore,
come soave è tutto nel mio petto.

Oh, vuoi lasciarmi così insoddisfatto?

Insoddisfatto? E qual soddisfazione pensavi tu d’aver da me stasera?

Sentirmi ricambiar dalla tua bocca il mio voto d’amore.

ROMEO

Te l’ho dato, ancor prima che tu me lo chiedessi;

se pur vorrei che fosse ancor da dare. Vorresti ritirarlo? E perché, amore?

GIULIETTA

Per potermi mostrare generosa,
e dartelo di nuovo, a piene mani.
Io non desidero che quel che ho.
La mia voglia di dare è come il mare, sconfinata, e profondo come il mare è l’amor mio: più 
ne concedo a te, più ne possiedo io stessa,
perch
é infiniti sono l’una e l’altro.

 

Il dipinto Romeo e Giulietta nel giardino dei Capuleti del francese Charles Édouard Edmond Delort (1841-1895) cattura in una vivida immagine proprio l’iconica scena, attualizzandola attraverso personalizzazioni e aggiunte avulse dal testo shakespeariano: dal particolare del gruppo di volatili a terra, al mandolino evocante una serenata tra le mani del giovane Romeo, fino all’ambientazione diurna della scena, dettagli tutti che contribuiscono al gusto narrativo della rappresentazione, ove revival medievale si mescola a gusto accademico e romantico vicino all’estetica preraffaellita, sottolineata dall’intensa cromia che avvolge i protagonisti, facendoli emergere dai toni neutri dell’ambientazione.

 

Revival medievale romantico che si ritrova, questa volta fuso ad una vena verista di gusto tardo ottocentesco – che unisce dettagli suggestivi tratti da un’ambientazione storica (il parapetto che si intuisce decorato da un motivo a trifore, il costume di Romeo e l’affresco campeggiante al di sopra dell’architrave del portone, dai tratti stilistici tipicamente medioevali) ad altri desunti da un gusto più moderno che investe l’abbigliamento di Giulietta (dal corpetto stretto in vita agli sbuffi delle maniche al candido grembiule di corredo) –, nella tavola dell’austriaco Heinrich von Angeli (1840-1925).

Un’atmosfera sognante, soffusa, quasi fiabesca anima, invece, le illustrazioni di William Hatherell (1855-1928) per il Romeo e Giulietta del 1912 targato Hodder & Stoughton, all’interno della prima edizione impreziosita da 22 tavole a colori, perfetto specchio – nelladelicata e pastellata tavolozza cromatica – dell’intonazione sentimentale della scena e ulteriormente movimentate da un vivace gusto del dettaglio ambientale in bilico tra estetica preraffaellita e Art Nouveau.

 

Un luminismo dai toni quasi monocromi, accompagnato a un’intonazione elegiaca e a uno stile descrittivo e accademico – che si diletta nell’indugiare sui dettagli –, caratterizza il bozzetto a olio preparatorio di Sir Frank Diksee (1853-1928) per un’altra illustrazione, quella dell’edizione a stampa di un Romeo e Giulietta per Cassel & Co., ove una Giulietta tutta protesa verso l’amato al di sotto della balaustra affida le proprie emozioni e attese ai sussurri che ordiscono il piano del successivo incontro, quasi a voler colmare in un soffio la distanza fisica che divide i corpi.

Il balcone-ostacolo assiste e compartecipa, inoltre, anche alla separazione degli amanti, tanto nella scena dell’addio che prelude al triste epilogo (atto III, scena V), quanto nella sua resa per immagini realizzata agli inizi dell’Ottocento da Johann Heinrich Füssli (1741-1825).

 

Nella tela dell’inquieto e tormentato artista elvetico, il momento in cui Romeo saluta Giulietta, colta da funesto presagio, si fa carne dai versi all’immagine attraverso una cromia bruna e chiaroscurata; un’immagine che per la sua complessa struttura ha creato non poche perplessità e difficoltà all’autore, in special modo a causa del punto di vista rialzato ideato come coincidente con quello dell’eroina, con l’intento di generare quasi un inghiottimento, un risucchiamento del protagonista nel buio preconizzante l’epilogo, complice anche il moto spiraliforme del tessuto che lo congiunge idealmente all’amata: “Dannazione a quel piccoletto – pare abbia esclamato l’autore per l’ostica realizzazione di un personaggio credibile nella resa della sua concezione originaria – assomiglierà a Pollicino!”

Ma il balcone che separa gli amanti è nuovamente protagonista – e lo si è già accennato – nell’altrettanto celebre scena del Cyrano de Bergerac (1897) di Edmond Rostand, in una ulteriore variatio che presenta un triangolo amoroso, protagonisti Rossana, Cyrano-Cristiano e l’iconico ‘apostrofo rosa tra le parole t’amo’ a designare il bacio quale suggello e pegno d’amore arditamente richiesto da Cristiano:

 

ROSSANA

sporgendosi sul balcone

Siete voi?

Parlavamo di... di... di un...

CYRANO

Bacio. La parola è dolce.

Non capisco perché la vostra bocca non osa;

se già brucia, come sarà quando si tradurrà in cosa?

Non ve ne spaventate:

non avete, poco fa, quasi inavvertitamente

abbandonato lo scherzo, scivolando impavidamente

dal sorriso al sospiro, e dal sospiro alle lacrime!

Scivolate ancora un po’ con fare candido:

dalle lacrime al bacio non v’è che un attimo!

ROSSANA

Tacete!

CYRANO

Un bacio, dopo tutto cos’è?

Un giuramento fatto un po’ più da vicino, una promessa

più precisa, il sì ad un assenso,

un punto rosa sulla i di amor mio;

un segreto confidato alla bocca invece che all’orecchio,

un istante d’infinito che fa il ronzio d’ape,

una comunione che ha il gusto del fiore,

un modo per respirarsi un poco il cuore,

e un po’ gustarsi, a fior di labbra, l’anima!

ROSSANA

Tacete!

CYRANO

Un bacio è così nobile, signora,

che la regina di Francia, al più fortunato dei lord,

ne ha lasciato prendere uno, la stessa regina!

ROSSANA

O, allora!

CYRANO

Ho avuto anch’io mute sofferenze, come Buckingham,

come lui, adoro la regina che siete voi, Madame,

come lui sono triste e fedele…

ROSSANA

E tu sei bello come lui!

CYRANO, a parte, disilluso.

È vero, dimenticavo, son bello!

ROSSANA

Ebbene! Salite a cogliere questo fiore senza pari...

CYRANO, Spingendo Cristiano verso il balcone.

Sali!

ROSSANA

Quel gusto di cuore…

CYRANO

Sali!

ROSSANA

Quel ronzio d’ape…

CYRANO

Sali!
CRISTIANO, 
esitando.

Ma adesso mi sembra che sia male!

ROSSANA

Quell’istante d’infinito…

CYRANO, spingendolo.

Insomma, sali, animale!

Cristiano si lancia e, grazie alla panca, il fogliame e le colonne raggiunge la balaustra, che scavalca.

CRISTIANO
Ah! Rossana...

Labbraccia e si sporge verso le sue labbra.

CYRANO
Ahi! Che strano pizzicore al cuore!
– Bacio, io sono Lazzaro al tuo banchetto d’amore!

In quest’ombra mi spetta una briciola di te –
Ma sì, sento un po’ del mio cuore che ti riceve dentro di s
é, poiché sulla bocca sulla quale s’inganna già
Rossana bacia le parole che io ho detto poco fa.

 

Un dialogo tra i due innamorati (e terzo incomodo) divisi dalla balconata (atto III scena X) tanto celebre e citato, quanto assente in riprese iconografiche avulse dal testo: le uniche raffigurazioni del tema si svelano, infatti, agli occhi dell’osservatore – direttamente e strettamente collegate all’opera letteraria quali sono – all’interno di edizioni illustrate o libretti teatrali, attraverso immagini abbastanza stereotipate e ripetitive sia nell’impaginato iconografico, sia – tranne rare eccezioni – nelle modalità rappresentative e stilistiche che si collocano nell’alveo della più tipica tradizione illustrativa collegata alla produzione libraria e al gusto dell’epoca.

Esemplificative a tal proposito le due incisioni a guache all’interno del libretto di una rappresentazione teatrale, datata 1817, illustranti i due momenti salienti della scena, – schermaglia e bacio –, immagini declinate con un gusto tipicamente e pienamente ottocentesco, ben ravvisabile in acconciatura e abbigliamento femminile alla moda dell’epoca e non secondo l’ambientazione storica – seppur tentata – di metà Seicento, come invece accade per i personaggi maschili sfoggianti moustaches e gorgiera.

 

La notorietà che investe l’opera di Rostand (e in particolare la scena del balcone) risulta, poi, ampiamente attestata dai suoi utilizzo e diffusione in prodotti di consumo, quali i calendarietti profumati da barbiere, in parte riproducenti moduli iconografici tradizionali e al limite della stereotipizzazione, in parte denuncianti nelle illustrazioni l’influsso dello stile grafico pubblicitario dell’epoca.

 

Eccezione in questo quadro di non particolarmente fertile e fervida creatività, l’edizione a tiratura limitata dell’opera, pubblicata nel 1936 dal Limited Editions Club di New York, con apparato illustrativo affidato alla felice mano di Sylvain Sauvage (1888-1948): immagini fresche e vitali che innovano scena e personaggi attraverso uno stile raffinato e peculiare, caratterizzato da silhouette dalle proporzioni allungate e dalle pose enfatiche, aggiornamento grafico al più moderno e raffinato gusto Déco; immagini al tempo stesso sofisticate – grazie alla soffusa atmosfera, generata dal sapiente utilizzo della tecnica dell’acquarello – e cariche di brio, cui non manca neppure un ammiccamento ironico-grottesco, che ben si addice all’essenza dell’opera, nell’unificazione dei due innamorati maschili sotto la stessa lente della (bonaria) deformazione, che di fatto si ritrova a equiparare belloccio di turno e infelice, complessato innamorato nell’impietoso confronto con l’eterea grazia di Rossana.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]