[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 224 / AGOSTO 2026 (CCLV)


arte

SUGLI “OSPEDALI GRANDI” DI VENEZIA
TRA WELFARE E SPERIMENTAZIONE MUSICALE IN ETÀ MODERNA

di Maria Rosaria Teni

 

Nel panorama istituzionale della Serenissima tra i secoli XVII e XVIII, i quattro Ospedali Grandi – la Pietà, i Mendicanti, gli Incurabili e i Derelitti (Ospedaletto) – rappresentarono un modello di assistenza sociale unico in Europa. Fondati originariamente con scopi caritatevoli e di cura, queste istituzioni mutarono progressivamente la propria funzione pedagogica, trasformandosi in centri di alta formazione musicale di rilevanza internazionale. La storia degli Ospedali veneziani si rivela così ricca di fascino proprio perché intreccia carità cristiana, gestione dello Stato e una rivoluzione musicale che ha messo le donne al centro della scena europea.

 

In Età Moderna, gli Ospedali non operavano come semplici ospizi, ma come emanazioni del controllo statale sulla marginalità sociale. La musica assunse una valenza strategica. Strumento di autofinanziamento: la perizia tecnica delle esecuzioni garantiva un afflusso costante di nobiltà e viaggiatori del Grand Tour, le cui donazioni erano vitali per il sostentamento dell’istituto. Prestigio della Repubblica: la perfezione dell’armonia musicale fungeva da metafora del “buon governo” veneziano, proiettando all’esterno un’immagine di stabilità e benessere sociale.

 

L’aspetto più rilevante sotto il profilo della storiografia di genere è la creazione di uno spazio di espressione artistica d’eccellenza riservato esclusivamente alle donne. In un contesto storico in cui l’accesso femminile all’istruzione superiore era fortemente limitato, gli Ospedali veneziani istituirono un percorso formativo d’avanguardia. Mentre nel resto d’Europa l’istruzione musicale superiore era quasi esclusivamente maschile, a Venezia si compiva un piccolo “miracolo” di genere.

All’interno degli Ospedali, le fanciulle che mostravano talento venivano educate ai massimi livelli, studiando composizione e ogni tipo di strumento (anche quelli considerati “poco femminili” all’epoca, come il violoncello o il flauto). Spesso si esibivano dietro grate o tendaggi per preservare il decoro, creando un’aura di mistero che incantava cronisti come Jean-Jacques Rousseau e maestri del calibro di Antonio Vivaldi scrissero i loro capolavori proprio per queste virtuose.

 

Le orfane venivano distinte tra figlie di comun (dedite ai lavori manuali) e figlie di choro. Queste ultime ricevevano un’educazione musicale integrale. Padronanza strumentale: superando i pregiudizi dell’epoca sui “limiti” fisici femminili, le allieve si specializzarono in strumenti allora considerati maschili, come il violoncello, il contrabbasso e i fiati. Composizione e didattica: le figlie più dotate venivano nominate maestre, assumendo ruoli di insegnamento e talvolta di composizione, gestendo autonomamente la trasmissione del sapere musicale interno.

 

La figura di Maddalena Laura Lombardini (1745-1818) è emblematica del processo di emancipazione professionale reso possibile dagli Ospedali. Maddalena rappresenta il simbolo del successo di questo sistema. Musicista di spicco dei Mendicanti, ottenne il raro permesso di perfezionarsi con Giuseppe Tartini, di cui divenne allieva prediletta; non fu solo una violinista eccelsa, ma una delle pochissime donne dell’epoca a vedere pubblicate le proprie composizioni a livello internazionale. La sua figura rompe lo schema della “orfana protetta”: grazie alla sua formazione veneziana, Maddalena divenne una libera professionista, viaggiando per le corti d’Europa e dimostrando che il talento femminile, se coltivato in un’istituzione solida, poteva competere con quello dei grandi maestri uomini.

 

La sua carriera segna un punto di rottura. Dalla protezione al mercato: grazie alla dote accumulata tramite la musica, poté contrarre matrimonio con il violinista Ludovico Sirmen, mantenendo però un’autonomia artistica eccezionale.. Riconoscimento europeo: fu una delle prime compositrici a pubblicare quartetti e concerti apprezzati a Londra e Parigi, dimostrando come il sistema formativo veneziano fosse in grado di produrre professioniste capaci di competere ai vertici del mercato editoriale e concertistico europeo.

 

Gli antichi Ospedali veneziani, o ex conservatori, costituiscono un capitolo fondamentale della storia delle donne. Essi rappresentarono una “zona franca” dove il talento femminile, sostenuto da una struttura istituzionale solida e dalla guida di maestri quali Vivaldi, Galuppi e Hasse, poté elevarsi a forma d’arte assoluta, influenzando l’evoluzione della prassi esecutiva e del repertorio barocco e classico. Oggi, ricordare gli ex conservatori veneziani significa celebrare un’epoca in cui Venezia comprese che la cultura e l’arte erano la miglior forma di welfare. Quell’eredità vive ancora nelle note che risuonano tra le pietre dei vecchi Ospedali, testimoni di una storia di riscatto scritta da donne straordinarie.

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

Baldauf-Berdes, Jane. Women Musicians of Venice: Musical Patronage and Performance in the Eighteenth Century. Oxford: Clarendon Press, 1993.

Giron-Panel, Caroline. Musiqûer à Venise: Musique et société dans les hospices vénitiens (XVIe-XVIIIe siècle). Roma: École française de Rome, 2015.

Illero, Giuseppe, Scarpa, Jolanda, e Paolucci, Vittorio (a cura di). Arte e musica all’Ospedaletto: Schede d’archivio sull’attività musicale degli Ospedali Derelitti e Mendicanti di Venezia (sec. XVI-XVIII). Venezia: Stamperia di Venezia, 1978.

Arnold, Elsie, e Baldauf-Berdes, Jane. Maddalena Lombardini Sirmen: XVIII Century Composer and Violinist. Lanham: The Scarecrow Press, 2002.

Teni, Maria Rosaria. Una donna e la sua musica: Maddalena Laura Lombardini Sirmen e la Venezia del XVIII secolo. Lecce: Bibliotheca Minima, 2007.

Passadore, Francesco. “Maddalena Lombardini versus Ludovico Sirmen. La carriera e la musica da camera di due coniugi violinisti del secolo XVIII”. In Musica come pensiero e come azione. Studi in onore di Guido Salvetti, a cura di M. Vaccarini et al., 147-185. Lucca: LIM (Libreria Musicale Italiana), 2014.

Tartini, Giuseppe. Lettera del defonto signor Giuseppe Tartini alla signora Maddalena Lombardini servibile ad una importante lezione per i suonatori di violino. Venezia: Marelli, 1770.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]