SUGLI
“OSPEDALI GRANDI”
DI
VENEZIA
TRA WELFARE E
SPERIMENTAZIONE MUSICALE IN ETÀ
MODERNA
di
Maria Rosaria Teni
Nel panorama istituzionale della
Serenissima tra i secoli XVII e
XVIII, i quattro Ospedali Grandi
– la Pietà, i Mendicanti, gli
Incurabili e i Derelitti (Ospedaletto)
– rappresentarono un modello di
assistenza sociale unico in Europa.
Fondati originariamente con scopi
caritatevoli e di cura, queste
istituzioni mutarono
progressivamente la propria funzione
pedagogica, trasformandosi in centri
di alta formazione musicale di
rilevanza internazionale. La storia
degli Ospedali veneziani si rivela
così ricca di fascino proprio perché
intreccia carità cristiana, gestione
dello Stato e una rivoluzione
musicale che ha messo le donne al
centro della scena europea.
In Età Moderna, gli Ospedali non
operavano come semplici ospizi, ma
come emanazioni del controllo
statale sulla marginalità sociale.
La musica assunse una valenza
strategica. Strumento di
autofinanziamento: la perizia
tecnica delle esecuzioni garantiva
un afflusso costante di nobiltà e
viaggiatori del Grand Tour, le cui
donazioni erano vitali per il
sostentamento dell’istituto.
Prestigio della Repubblica: la
perfezione dell’armonia musicale
fungeva da metafora del “buon
governo” veneziano, proiettando
all’esterno un’immagine di stabilità
e benessere sociale.
L’aspetto più rilevante sotto il
profilo della storiografia di genere
è la creazione di uno spazio di
espressione artistica d’eccellenza
riservato esclusivamente alle donne.
In un contesto storico in cui
l’accesso femminile all’istruzione
superiore era fortemente limitato,
gli Ospedali veneziani istituirono
un percorso formativo d’avanguardia.
Mentre nel resto d’Europa
l’istruzione musicale superiore era
quasi esclusivamente maschile, a
Venezia si compiva un piccolo
“miracolo” di genere.
All’interno degli Ospedali, le
fanciulle che mostravano talento
venivano educate ai massimi livelli,
studiando composizione e ogni tipo
di strumento (anche quelli
considerati “poco femminili”
all’epoca, come il violoncello o il
flauto). Spesso si esibivano dietro
grate o tendaggi per preservare il
decoro, creando un’aura di mistero
che incantava cronisti come
Jean-Jacques Rousseau e maestri
del calibro di Antonio Vivaldi
scrissero i loro capolavori proprio
per queste virtuose.
Le orfane venivano distinte tra
figlie di comun (dedite
ai lavori manuali) e figlie di
choro. Queste ultime
ricevevano un’educazione musicale
integrale. Padronanza strumentale:
superando i pregiudizi dell’epoca
sui “limiti” fisici femminili, le
allieve si specializzarono in
strumenti allora considerati
maschili, come il violoncello, il
contrabbasso e i fiati. Composizione
e didattica: le figlie più dotate
venivano nominate maestre, assumendo
ruoli di insegnamento e talvolta di
composizione, gestendo autonomamente
la trasmissione del sapere musicale
interno.
La figura di Maddalena Laura
Lombardini (1745-1818) è
emblematica del processo di
emancipazione professionale reso
possibile dagli Ospedali. Maddalena
rappresenta il simbolo del successo
di questo sistema. Musicista di
spicco dei Mendicanti, ottenne il
raro permesso di perfezionarsi con
Giuseppe Tartini, di cui divenne
allieva prediletta; non fu solo una
violinista eccelsa, ma una delle
pochissime donne dell’epoca a vedere
pubblicate le proprie composizioni a
livello internazionale. La sua
figura rompe lo schema della “orfana
protetta”: grazie alla sua
formazione veneziana, Maddalena
divenne una libera professionista,
viaggiando per le corti d’Europa e
dimostrando che il talento
femminile, se coltivato in
un’istituzione solida, poteva
competere con quello dei grandi
maestri uomini.
La sua carriera segna un punto di
rottura. Dalla protezione al
mercato: grazie alla dote accumulata
tramite la musica, poté contrarre
matrimonio con il violinista
Ludovico Sirmen, mantenendo però
un’autonomia artistica eccezionale..
Riconoscimento europeo: fu una delle
prime compositrici a pubblicare
quartetti e concerti apprezzati a
Londra e Parigi, dimostrando come il
sistema formativo veneziano fosse in
grado di produrre professioniste
capaci di competere ai vertici del
mercato editoriale e concertistico
europeo.
Gli antichi Ospedali veneziani, o ex
conservatori, costituiscono un
capitolo fondamentale della storia
delle donne. Essi rappresentarono
una “zona franca” dove il talento
femminile, sostenuto da una
struttura istituzionale solida e
dalla guida di maestri quali
Vivaldi, Galuppi e Hasse, poté
elevarsi a forma d’arte assoluta,
influenzando l’evoluzione della
prassi esecutiva e del repertorio
barocco e classico. Oggi, ricordare
gli ex conservatori veneziani
significa celebrare un’epoca in cui
Venezia comprese che la cultura e
l’arte erano la miglior forma di
welfare. Quell’eredità vive ancora
nelle note che risuonano tra le
pietre dei vecchi Ospedali,
testimoni di una storia di riscatto
scritta da donne straordinarie.
Riferimenti bibliografici:
Baldauf-Berdes, Jane. Women
Musicians of Venice: Musical
Patronage and Performance in the
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Clarendon Press, 1993.
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hospices vénitiens (XVIe-XVIIIe
siècle). Roma: École française
de Rome, 2015.
Illero, Giuseppe, Scarpa, Jolanda, e
Paolucci, Vittorio (a cura di).
Arte e musica all’Ospedaletto:
Schede d’archivio sull’attività
musicale degli Ospedali Derelitti e
Mendicanti di Venezia (sec.
XVI-XVIII). Venezia: Stamperia
di Venezia, 1978.
Arnold, Elsie, e Baldauf-Berdes,
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XVIII Century Composer and Violinist.
Lanham: The Scarecrow Press, 2002.
Teni, Maria Rosaria. Una donna e
la sua musica: Maddalena Laura
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XVIII secolo. Lecce: Bibliotheca
Minima, 2007.
Passadore, Francesco. “Maddalena
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La carriera e la musica da camera di
due coniugi violinisti del secolo
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come azione. Studi in onore di Guido
Salvetti, a cura di M. Vaccarini
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(Libreria Musicale Italiana), 2014.
Tartini, Giuseppe. Lettera del
defonto signor Giuseppe Tartini alla
signora Maddalena Lombardini
servibile ad una importante lezione
per i suonatori di violino.
Venezia: Marelli, 1770.