Oltre il GELO DEL Mississippi
STORIA DI un Popolo in fuga
di Francesco
Arduini
Immaginate il freddo. Il freddo
intenso del Nord America; è il
febbraio del 1846. Sulle rive del
fiume Mississippi, migliaia di
famiglie di pionieri mormoni voltano
le spalle alle loro case
nell’Illinois. Non sono esploratori
ma “profughi” nella loro stessa
terra. Scacciati dalle folle, odiati
per le loro nuove e singolari
“Scritture” e per la devozione a
colui che consideravano un moderno
profeta, Joseph Smith, che era stato
appena assassinato.
Camminano verso il vuoto del West
americano, con carri e carretti,
diretti verso il nulla o, meglio,
verso un luogo che nessun altro
voleva.
Arrivarono oltre la valle del Great
Salt Lake; un suolo così alcalino
dove, a parere di molti, nemmeno il
mais sarebbe cresciuto. Era una
conca desolata, arsa dalla polvere.
Eppure, chi li dirigeva pronunciò le
parole impossibili: “this is the
right place”. Smisero di
scappare e decisero che, se il mondo
non avesse dato loro una casa, ne
avrebbero scavata una proprio lì,
nella roccia del deserto. Da
quell’esodo disperato nacque la
Chiesa di Gesù Cristo dei Santi
degli Ultimi Giorni. E qui risiede
un netto paradosso: un popolo che
fuggì dalla civiltà per isolarsi
nelle terre selvagge ha finito per
costruire la rete più interconnessa
della storia umana.
Credevano che i legami familiari
fossero eterni, destinati a durare
oltre la tomba; ritennero quindi
necessario mantenere vivo il ricordo
dei loro antenati, di preservarne il
nome. Così, proprio le persone che
si voleva “cancellare” dalla
società, iniziarono il compito
monumentale di “registrarla”. Oggi,
questa missione si è manifestata in
FamilySearch, il più grande
archivio genealogico al mondo.
Nel profondo delle scogliere di
granito della catena del Wasatch,
all’interno della
Granite Mountain Records Vault
(un enorme deposito scavato nella
roccia per proteggere i registri dai
disastri naturali e dal tempo
stesso) essi custodiscono miliardi
di immagini digitalizzate e
microfilm. Setacciano i registri
parrocchiali in Italia, gli archivi
polverosi in Cina, i municipi in
Brasile e in ogni angolo del pianeta
al quale hanno accesso, convertendo
milioni di documenti fisici in un
database globale consultabile.
Rendendo questi registri
completamente gratuiti e aperti al
pubblico, hanno democratizzato la
storia per chiunque, “mormone” o
meno.
Ma la loro eredità non riguarda solo
il passato; risiede anche nella
moderna logistica della compassione.
I “Santi” hanno imparato a proprie
spese che quando sei nel deserto, ti
puoi salvare solo se sei insieme
agli altri, se consideri il bene
comunitario. Questo ha forgiato una
cultura di radicale autosufficienza
e welfare che è divenuta oggetto di
analisi da parte di studiosi di
tutto il mondo. Quando un uragano
colpisce o un terremoto scuote la
terra, spesso le “casacche gialle”
dei loro volontari
Helping Hands arrivano prima
delle agenzie federali, portando
rifornimenti dai loro vasti
magazzini per guarire le ferite del
presente.
Forse la loro “Sion” non è mai stata
pensata per essere solo una fortezza
tra le montagne, ma un modello di
resilienza. Ci hanno insegnato che
il deserto può davvero “fiorire come
una rosa” ma solo se sei disposto a
irrigarlo con sudore e sacrificio.
Hanno dimostrato che una comunità
unita dalla fede può trasformare la
persecuzione più dura in un’eredità
di servizio.
Niente male per un popolo che,
attraversando il Mississippi
ghiacciato, sembrava destinato a
scomparire dai libri di storia.
Niente male affatto.