[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 223 / LUGLIO 2026 (CCLIV)


attualità

SUL NOBEL ALL'UE (E LO SFACELO DELL'ONU)
UN PREMIO TRADITO?

di Michele Santulli

 

Nel 2012 il Premio Nobel per la pace fu assegnato all’Unione Europea: un’iniziativa eccezionale e di enorme significato, che qualificava il particolare impegno e il valore di un progetto nato per promuovere “la riconciliazione, la democrazia, i diritti umani e la cancellazione della guerra”. Quali donne impareggiabili sedevano allora nel Parlamento Europeo, e quale impronta vi hanno lasciato: Simone Veil, Louise Weiss, Nicole Fontaine! E quali uomini, come David Sassoli! Pur tra mille difficoltà, l’istituzione nacque e prosperò.

E dire che la nostra beneamata Presidente del Consiglio più volte, o per ignoranza storica o per ingenua demagogia, ha sollecitato pubblicamente le autorità norvegesi al conferimento del prestigioso riconoscimento perfino all’amico Trump, dipinto come operatore di pace. Egli rappresenta, al contrario, l’incarnazione incontestabile della violenza più smaccata, della ferocia umana più palese, della prevaricazione e dell’assoggettamento più spietato dei propri partner politici alle mire economiche e finanziarie personali.

 

Oggi, alla luce delle attuali reggitrici della politica europea – in testa Ursula von der Leyen, i cui motti-guida sembrano essere esclusivamente armi, riarmo, odio verso la Russia, amore per Zelensky, guerra e sanzioni, in una totale ignoranza di concetti quali colloquio, solidarietà e pace – la situazione appare ribaltata. Lo stesso vale per Roberta Metsola e Pina Picierno, rispettivamente presidente e vicepresidente del Parlamento Europeo: l’una, maltese, pare conoscere solo la parola ‘guerra’; l’altra, che ha studiato lingue straniere a Vairano Scalo (ironicamente definita la Eton italiana), sembra masticare anch'essa solo certi linguaggi bellicosi.

 

A costoro si aggiunge Kaja Kallas, alta rappresentante degli affari internazionali dell'UE, accesa ed estone propagatrice ufficiale del suo personale risentimento verso la Russia e la Cina. Non va dimenticata, poi, la controparte italica, tutta effusioni e fondi per Kiev e aspre critiche per Mosca.

Qual è dunque il risultato del Premio Nobel all'UE dopo quasi quindici anni, alla luce di siffatti luminari e delle loro imprese che avvelenano i cittadini? Un’onta, una vergogna da suicidio politico: l'azzeramento e la cancellazione di tutti gli elementi fondatori e creativi che grandi statisti, nel corso di oltre mezzo secolo, erano riusciti a far diventare patrimonio comune dell’Europa. La Kallas, nella generale indifferenza, ha di fatto gettato quel Nobel nel cestino. La tragedia è totale e irrimediabile: in un'Europa serva degli Stati Uniti, di Trump e di Israele, i ragazzini a scuola imparano a conoscere solo carri armati e armamenti, violenza e conflitto. Gli stessi europei si ritrovano a parlare e discettare di missili e di droni, pur essendo intimamente ostili alle guerre.

 

Dopo tale esito, che ha ridotto a carta straccia il Nobel per l'UE, un secondo e analogo fallimento si registra in un organismo ancora più importante. Ci si riferisce allo sfacelo più che ventennale dell’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), il solo vero consesso globale messo assieme dagli Stati del pianeta con gigantesco impegno fin dal 1920 per la promozione della pace e l'allontanamento delle rivalità. Oggi esso appare ridotto a un evidente ed elargitore di stipendi e privilegi per migliaia di funzionari che occupano dorate stanze, in gran parte figli, nipoti o amici dei circoli dei paesi fondatori, tutto a beneficio e sinecura degli Stati Uniti. Lo sconforto e l’indignazione sono grandi, accresciuti dallo spettacolo manifesto per cui nessuna voce si sia alzata e nessunissima iniziativa sia stata messa in campo dai numerosi politici in prima pagina nel tentativo di arginare questo degrado esistenziale.

 

La risposta è chiara: in realtà, a nessuno interessa veramente l’efficienza istituzionale delle Nazioni Unite, né tantomeno la pace tra i popoli. L’essere umano, dopo migliaia di anni, resta sostanzialmente lo stesso: bellicista, guerrafondaio, violento e prevaricatore, mosso solo dal proprio interesse. Determinate funzioni dell’ONU – come l’UNESCO, l’UNICEF, la FAO o l'OMS – sono ormai considerate marginali. Ciò che conta davvero è lo sfruttamento minerario, l’abbattimento spietato delle ultime foreste, le colture intensive, l’annientamento degli animali in via di estinzione, il consumo del suolo, l’oppressione permanente delle popolazioni indifese e il benedetto commercio delle armi e del cemento. Tutto avviene senza controllo, nelle mani del capitale. Con riferimento allo sfacelo dell’ONU, atterrisce constatare che nessuna sua istituzione si sia distinta per un tentativo di risanamento: il risultato è lo zero assoluto, a partire dal suo segretario generale.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]