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N. 118 - Ottobre 2017 (CXLVIII)

SUL NOBEL PER LA PACE ALL’ICAN
Un passo significativo contro le armi nucleari

di Giovanna D'Arbitrio

 

Grandi speranze contro la proliferazione delle armi nucleari ha destato il Premio Nobel per la Pace 2017 assegnato all’ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), organizzazione che si batte per l’abolizione di tali armamenti a livello internazionale. Nata in Australia e divenuta operante a Vienna nel 2007, sulla scia del successo per il bando delle mine antiuomo, ora ICAN include più di 400 gruppi in 100 paesi ed è sostenuta da numerosi premi Nobel per la pace, come Desmond Tutu (arcivescovo sudafricano), il Dalai Lama, guida spirituale buddhista, Ban-Ki-moon, segretario generale dell'ONU, e Jody Williams, pacifista statunitense fondatrice della Campagna Internazionale per il Bando delle Mine Antiuomo.

ICAN ha senza dubbio ha ottenuto il premio per le crescenti preoccupazioni destate dalla crisi nordcoreana e dall’imprevisto nuovo braccio di ferro tra Washington e Teheran. Qualche mese fa fecero discutere le dichiarazioni di Trump, secondo le quali ”l’arsenale nucleare Usa andrebbe ampliato per difendere Giappone e Corea del Sud dalla minaccia atomica sempre più pericolosa del regime nordcoreano”.

 

Anche le affermazioni al suo debutto all’Assemblea delle Nazioni Unite non furono rassicuranti per il tono duro usato sia contro Kim-Jong-un, da lui soprannominato “rocket man”, sia contro l’Iran per il quale ha riesumato la definizione di “stato canaglia” dei tempi di George W. Bush, senza contare poi le critiche all’ONU, accusata di inefficienza e costi eccesivi. Si comprende quindi pienamente la motivazione dell’assegnazione del Nobel all’ICAN “per il suo ruolo nel fare luce sulle catastrofiche conseguenze di un qualsiasi utilizzo di armi atomiche e per i suoi sforzi innovativi per arrivare a un trattato che le proibisca”.

 

La direttrice dell’ICAN, la trentacinquenne svedese Beatrice Fihn ha dichiarato che le aggressive politiche di Trump stanno accrescendo i pericoli legati all’uso del nucleare e che pertanto “continuare ad affidare la propria sicurezza alle armi atomiche è un atteggiamento inaccettabile”, considerando gli effetti catastrofici e disumani delle stesse.

 

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Beatrice Fihn, direttrice dell'ICAN

 

Il Comitato preposto all’assegnazione del Nobel ha inoltre evidenziato l’incremento di armi nucleari in molteplici paesi, esempio che potrebbe purtroppo essere imitato da altri ancora. Ha poi lodato il lavoro dell’ICAN, che lo scorso luglio 2017 ha influenzato la Conferenza dell’ONU alla quale hanno partecipato i delegati di 140 paesi. Nel corso di tale meeting è stato presentato un trattato votato da 122 paesi, un primo significativo accordo contro le armi nucleari: finora esso è entrato in vigore in 53 nazioni, anche se non è ancora stato sottoscritto da molte grandi potenze che possiedono il nucleare – tra le quali ci sono vari paesi NATO – Italia inclusa.

Diverse, tuttavia, sono in Italia le organizzazioni aderenti a ICAN, come Senzatomica, Rete Disarmo, Peacelink, Cormuse, Wilpf Italia, World Foundation for Peace, e Archivio disarmo, sempre in prima fila per questioni umanitarie. Una caratteristica, questa, che è per fortuna riconosciuta al nostro paese a livello internazionale, in particolare, al momento, per quanto riguarda l’accoglienza verso i migranti.

Quello dell'abolizione totale e definitiva delle armi atomiche è un cammino senz’altro lungo e difficile, un percorso irto di difficoltà, ma il premio assegnato all’ICAN è un importantissimo passo verso la sensibilizzazione dell’opinione pubblica mondiale. Non bisogna mai scoraggiarsi nel lottare per la pace poiché, come asseriva Gandhi, first they ignore you, then they laugh at you, then they fight you, then you win: "prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, alla fine vinci".



 

 

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