.

home

 

progetto

 

redazione

 

contatti

 

quaderni

 

gbeditoria


.

[ISSN 1974-028X]


RUBRICHE


attualità

.

ambiente

.

arte

.

filosofia & religione

.

storia & sport

.

turismo storico



 

PERIODI


contemporanea

.

moderna

.

medievale

.

antica



 

EXTEMPORANEA


cinema

.

documenti

.

multimedia



 

ARCHIVIO


 

 

 

 

 

 

 

.

> Storia Contemporanea

.

N. 25 - Giugno 2007

IL MOVIMENTO PACIFISTA

La pace come valore globale

di Stefano De Luca

 

Nel 1981 il governo Spadolini accettava l’installazione a Comiso di una batteria di missili nucleari, come richiesto dal programma di riarmo del presidente americano Regan. Una serie di iniziative di protesta (tra le quali la marcia Perugina-Assisi e la manifestazione di Roma, che ha portato in piazza cinquecentomila persone), furono organizzate contro l’installazione da parte della Nato dei missili a testata nucleare Cruise e Pershing II.

Fino a quel momento il tema della pace aveva mobilitato solo alcuni gruppi religiosi e militanti del Partito Radicale, i quali avevano combinato azioni di sensibilizzazione con strategie di pressione più convenzionali. La campagna contro l’installazione invece coinvolse numerose formazioni politiche e movimenti preesistenti. In quell’occasione, per la prima volta dopo molti anni, la Nuova sinistra, la vecchia sinistra e i nuovi movimenti sociali cooperarono insieme per una campagna di protesta.

Anche in altre mobilitazioni, come ad esempio nella campagna contro l’intervento italiano nella guerra del Golfo, insieme ai pacifisti si sono mobilitati attivisti del movimento ecologista, femminista e del movimento degli studenti. Ciò mette in evidenza come il tema della pace viene collegato ai temi propri di altri movimenti.

Nei primi mesi del 1981 cominciano a diffondersi in tutta Italia ‘comitati di base per la pace’, in occasione del meeting internazionale promosso a Bruxelles nell’aprile dello stesso anno dallo Eurpean Nuclear Desarmament. Sin dall’inizio principale obbiettivo dei comitati era impedire l’installazione dei missili Cruise a Comiso.

Se Comiso rappresentava la tematica centrale delle mobilitazioni, fino ad assurgere a simbolo dei movimenti per la pace, i promotori delle manifestazioni si rendevano conto del fatto che lottare per un solo obbiettivo alla lunga poteva portare ad una disgregazione del movimento stesso. Veniva affermato che la battaglia contro l’installazione dei missili era inscindibile con lo sviluppo di un’iniziativa unitaria in grado di imporre una drastica riduzione delle spese militari. Sotto accusa venivano messi anche i nuovi poligoni di tiro sparsi nelle diverse regioni; la militarizzazione di alcune aree come le isole delle Maddalena e di Pantelleria, il golfo di Napoli; l’attacco al diritto all’obiezione di coscienza.

La struttura organizzativa che assunse il movimento pacifista, ma anche quella assunta da altri movimenti degli anni Ottanta, rifletteva la consapevolezza dei limiti dell’assemblearismo e della burocratizzazione, elementi che avevano invece caratterizzato la struttura organizzativa dei movimenti del decennio precedente.

Si svilupparono due tipi di struttura organizzativa: una caratterizzata dalla proliferazione di gruppi di base, autonomi l’uno con l’altro, e coordinati nei momenti di mobilitazione da apposite organizzazioni; un’altra caratterizzata dalla creazioni di vere e proprie associazioni, dotate di statuti e regolamenti.

L’organizzazione del movimento pacifista riflette il primo modello organizzativo, come dimostrata la struttura utilizzata nella protesta contro l’installazione dei missili a testata nucleare. La protesta fu portata avanti da comitati per la pace, che vennero costituiti in quartieri, fabbriche e scuole. I comitati erano dotati di una struttura informale, con una partecipazione inclusiva. In occasione di alcune iniziative, come convegni, marce e sit-in, questi comitati si coordinavano all’interno di appositi organismi. Fu costituito nel 1981, presso la sede della rivista romana Com-Nuovi Tempi, il Comitato 24 Ottobre con lo scopo di coordinare le attività dei vari comitati per la pace. Con l’obbiettivo di rafforzare la struttura del coordinamento nazionale il Comitato 24 Ottobre venne sostituito con un altro organismo in grado di gestire la crescita del movimento: il nuovo organismo assunse il nome di Coordinamento per la pace. Il Coordinamento aveva il compito, affiancato da commissioni permanenti di lavoro sui temi fondamentali, di indire gli appuntamenti nazionali.

Caratteristiche del modello organizzativo del movimento per la pace è la struttura decentrata e inclusiva, e il rifiuto della delega. Alla prima assemblea nazionale dei comitati nel 1981 infatti, i partecipanti rifiutarono il ruolo di delegati, presentandosi come individui impegnati in prima persona. Ritenevano inoltre di non poter prendere decisioni vincolanti per chi non partecipava direttamente agli incontri.

Come gli altri movimenti sociali degli anni Ottanta (femminista ed ecologista), anche le mobilitazioni del movimento pacifista si svolgevano su single-issue: le campagne di protesta erano organizzate su obbiettivi specifici. La mobilitazione su single-issue è stato indicata come una delle cause della crisi del movimento pacifista, dopo la ratifica parlamentare della decisione sull’installazione dei missili a Comiso e il fallimento dei negoziati di Ginevra tra le superpotenze.

Nonostante la mobilitazione su obbiettivi specifici, il movimento pacifista non ha del tutto perduto la dimensione utopica delle rivendicazioni. La mobilitazione contro i missili Cruise si è infatti allargata a tematiche sempre più varie: il ruolo dei blocchi militari, il disarmo nucleare, la promozione del dialogo tra i popoli, lo sviluppo di sistemi di difesa alternativi e non-violenti, la smilitarizzazione del territorio e la solidarietà a movimenti indipendentisti (in particolare in Nicaragua, San Salvador, Polonia e Afganistan), contro la costruzione di uno scudo di protezione stellare, la produzione di armi batteriologice e chimiche, l’intervento delle truppe italiane nel contingente di pace, campagne di sensibilizzazione sono state lanciate sulle guerre in corso.

Anche il movimento pacifista, come quello delle donne e quello ecologista, si è proposto come un movimento culturale. Ha insistito sulla necessità di profonde trasformazioni culturali. L’obbiettivo era la costruzione di una cultura di pace, basata sulla partecipazione e la convivenza pacifica tra i popoli del mondo. Soprattutto secondo l’ala antimilitarista e nonviolenta, il movimento della pace doveva sviluppare un nuovo sistema di valori e una visione alternativa dei rapporti fra gli individui.

Le strategie d’azione utilizzate dal movimento pacifista rispecchiano quelle che sono state le caratteristiche delle azioni messe in atto dai movimenti degli anni Ottanta (come abbiamo visto per quanto riguarda il movimento delle donne e quello ecologista). Le strategie preferite, sono state le azioni dirette nonviolente. Un esempio di azione diretta possono essere le attività di ostruzionismo che venivano messe in atto, all’ingresso della base di Comiso nel 1983, con lo scopo di bloccare l’attività della base. Queste attività venivano svolte all’interno dei ‘campi’, cioè un campeggio di tende piantate dai militanti in aree contigue all’obbiettivo dell’azione di protesta. Questi hanno avuto la stessa funzione che l’occupazione ha avuto per il movimento studentesco degli anni Sessanta.

Secondo i pacifisti la non-violenza è considerata l’unica forma d’azione adatta ad opporsi a tutte quelle logiche che producono militarizzazione, oppressione e guerra. Tra le tattiche non-violente vi era la disobbedienza civile, come la restituzione dei congedi militari, l’obiezione di coscienza e lo sciopero della fame. Ad esempio i gruppi della nonviolenza come la Lega obiettori di coscienza (LDU), il Movimento per la riconciliazione internazionale (MIR) e la Lega per il disarmo unilaterale (LDU) organizzarono l’invio al presidente della Repubblica dei congedi militari, per protestare contro la crescita delle spese militari e la corsa agli armamenti.

Venivano anche utilizzate delle azioni che avevano lo scopo di dimostrare la forza numerica, come le manifestazioni. Il movimento pacifista aveva ripreso dalla tradizione delle organizzazioni cattoliche alcune forme d’azione, come le marce per la pace Perugia-Assisi, la Via Crucis, le messe e preghiere comuni. 

Venivano utilizzate forme d’azione per dimostrare il consenso di cui dispone il movimento come ad esempio la raccolta di firme su petizioni, richieste di referendum e presentazioni di progetti di legge.

Il movimento pacifista degli anni Ottanta può essere considerato come uno dei momenti importanti nello sviluppo di una società civile globale. Ha avuto un forte orientamento internazionale, unendo i paesi europei coinvolti nello schieramento degli euromissili Cruise e Pershing II, stabilendo alleanze con la Freeze Compaign statunitense per il congelamento delle armi nucleari e con attivisti in Asia e nel Pacifico e, soprattutto, costruendo rapporti con la società civile e i gruppi pacifisti indipendenti dell’Europa Orientale, praticando una strada originale di distensione dal basso.

Gli eventi chiave che hanno costruito tali collegamenti internazionali sono state le Conventions of European Nuclear Disarmament (END), iniziate a Bruxelles nell’estate del 1981 (in occasione di questo evento in Italia cominciano a nascere i primi ‘comitati di base per la pace’). La Conventions comprendeva conferenze, azioni e manifestazioni pacifiste, alle quali ogni volta hanno partecipato migliaia di persone provenienti da molti paesi, con l’obbiettivo di influenzare la politica di sicurezza dei governi.

 



 

 

 

 COLLABORA

scrivi per InStoria



 

EDITORIA


GBe edita e pubblica:

.

- Archeologia e Storia

.

- Architettura

.

- Edizioni d’Arte

.

- Libri fotografici

.

- Poesia

.

- Ristampe Anastatiche

.

- Saggi inediti

.

catalogo

.

pubblica con noi



 

links


 

pubblicità


 

InStoria.it

 


by FreeFind

 

 

 

 

 

 

 

 

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA  N° 215/2005 DEL 31 MAGGIO]

.

.