SUl Mossad
Tra sicurezza nazionale e zone
d’ombra
di Davide Sansò
Nel mondo dei servizi segreti, il
nome del Mossad, la nota
agenzia d’intelligence
israeliana,
evoca immediatamente operazioni
spettacolari, agenti sotto copertura
e missioni al limite
dell’impossibile. Ma dietro questa
immagine si nasconde una realtà
molto più complessa, fatta non solo
di successi strategici ma anche di
azioni controverse, al confine – e
talvolta oltre – della legalità
internazionale.
Fin dalla sua nascita, il Mossad è
stato uno strumento fondamentale per
la sicurezza di Israele. In un
contesto segnato da conflitti
continui, l’intelligence ha
rappresentato un pilastro
strategico: raccolta di
informazioni, infiltrazioni,
sabotaggi e operazioni clandestine
sono state considerate necessarie
per garantire la sopravvivenza dello
Stato.
Un primo esempio emblematico è
l’operazione del 1960 che portò alla
cattura di Adolf Eichmann, uno dei
principali responsabili della
deportazione degli ebrei durante la
Seconda guerra mondiale. Il Mossad
lo individuò in Argentina e lo rapì
clandestinamente, trasferendolo in
Israele per processarlo. L’azione fu
accolta con favore dall’opinione
pubblica internazionale sul piano
morale, ma suscitò forti critiche
per la violazione della sovranità
argentina.
Un altro caso significativo riguarda
le operazioni seguite all’attentato
alle Olimpiadi di Monaco del 1972,
quando un gruppo terroristico
palestinese uccise undici atleti
israeliani. In risposta, Israele
avviò una spietata campagna segreta
– nota come “Ira di Dio” – con
l’obiettivo di eliminare i
responsabili. Il Mossad condusse una
serie di operazioni mirate in
diversi paesi europei e
mediorientali. Tuttavia, non
mancarono errori. Nel 1973, per
esempio, in Norvegia, venne ucciso
per sbaglio un cameriere marocchino
scambiato per un terrorista,
scatenando uno scandalo
internazionale.
Anche negli anni successivi, il
Mossad ha operato in contesti
controversi. Tra gli esempi più
discussi vi è l’eliminazione di
esponenti considerati ostili a
Israele attraverso operazioni
condotte in territorio straniero,
spesso senza il consenso degli Stati
coinvolti. Queste azioni, pur
giustificate come strumenti di
difesa preventiva, hanno sollevato
interrogativi sul rispetto del
diritto internazionale.
Secondo alcune ricostruzioni, il
Mossad avrebbe inoltre partecipato a
operazioni di sabotaggio e
intelligence legate alla
proliferazione nucleare in Medio
Oriente, in particolare contro il
programma nucleare iraniano. Anche
in questo caso, la difficoltà di
distinguere tra difesa legittima e
azione illegale rimane evidente.
Le diverse interpretazioni offerte
dalla storiografia riflettono questa
ambiguità. Alcuni studi sottolineano
l’efficacia del Mossad nel garantire
la sicurezza di Israele in un
contesto ostile, mentre altri
mettono in evidenza i rischi legati
a un uso estensivo delle operazioni
segrete, spesso sottratte a un
controllo pubblico.
Il nodo centrale resta quello della
legittimità. In un mondo
caratterizzato da minacce
asimmetriche e conflitti non
dichiarati, i servizi segreti
tendono ad ampliare il proprio
raggio d’azione. Tuttavia, questa
espansione può entrare in tensione
con i principi del diritto e con i
valori democratici.
Il Mossad rappresenta quindi un caso
emblematico: un’organizzazione
altamente efficiente, ma la cui
attività si muove spesso in una zona
grigia. Comprendere il suo operato
significa interrogarsi su una
questione più ampia: fino a che
punto uno Stato può spingersi per
garantire la propria sicurezza?
Riferimenti bibliografici:
Benny Morris, Ian Black, Mossad.
Le guerre segrete di Israele,
BUR.
Claire Hoy, Victor Ostrovsky,
Attraverso l’inganno.
Il rapporto
scandalo sul Mossad, scritto da uno
dei suoi agenti,
Tropea.
Michael Bar-Zohar, NissimMishal,
Mossad. Le più grandi missioni
dell’intelligence israeliana,
Newton Compton.