[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

166 / OTTOBRE 2021 (CXCVII)


medievale

MARGUERITE DE THIBOUVILLE, FEMMINISTA ANTE LITTERAM

LA CONDIZIONE FEMMINILE TRA PASSATO E PRESENTE

di Giovanna D’Arbitrio

 

Costante nel tempo appare il legame tra cinema e letteratura e, comunque vengano giudicati i film rispetto ai libri omonimi, spesso essi hanno il merito di riportarci alla memoria episodi e personaggi storici dimenticati. Tale è il caso della nobile Marguerite de Thibouville, femminista ante litteram che denunciò il suo stupro malgrado vivesse nel medioevo, di recente riportata in vita grazie a un libro e a un film che sollecitano riflessioni anche sull’attuale condizione femminile, poiché purtroppo stupri, violenze di tutti i generi, repressioni di libertà essenziali, sono fenomeni antichi e costanti nel tempo, difficili da sradicare anche nelle più moderne società civili che hanno leggi, più o meno efficaci, per contrastarli e combatterli.

 

E in effetti The Last Duel, di Ridley Scott, tratto dal romanzo storico L’ultimo duello. La storia vera di un crimine, uno scandalo e una prova per combattimento nella Francia medievale, scritto da Eric Jager, narra le vicende dell’ultimo “duello di Dio”, avvenuto in Francia nel XIV secolo, tra Jean de Carrouges e Jacques Le Gris.

 

Ecco come viene presentato il libro L’Ultimo Duello, edito in Italia da Garzanti: “Nel 1386, pochi giorni dopo Natale, una folla silenziosa si raccolse in uno spiazzo erboso, dietro un monastero parigino. Furono in migliaia ad assistere al combattimento mortale che doveva provare di fronte agli occhi di Dio chi, tra i due contendenti, avesse ragione. Quel duello, alla presenza del giovane sovrano Carlo VI, di molti nobili e del Parlamento, segnò il culmine di uno scandalo che infiammò tutta la Francia. Protagonista di questa sanguinaria vicenda è il cavaliere normanno Jean de Carrouges. Tornato da una spedizione militare in Scozia, aveva ritrovato la giovane moglie, Marguerite, incinta: la bella e coraggiosa dama accusava un nobile, Jacques Le Gris, di averla brutalmente violentata. Le Gris, favorito dalla corte, respingeva le accuse. Era un caso difficile da risolvere: per i risvolti sessuali, per l’amicizia che aveva legato i due uomini, per le implicazioni politiche e perché la faccenda aveva coinvolto l’intera corte. Il tribunale non riusciva a prendere una decisione e così si decise di affidare il verdetto al giudizio divino. Quel giorno per Jean de Carrouges la posta in gioco era altissima: se fosse stato sconfitto, Marguerite sarebbe stata messa al rogo come spergiura. Partendo da un’accurata documentazione storica, Eric Jager ha saputo raccontare questo episodio storico come un’appassionante indagine poliziesca, un intrigo di crimine, tradimento e vendetta all’epoca della crisi del feudalesimo”.

 

Il film si attiene più o meno alla trama e all’inizio ci mostra Jean de Carrouges (Matt Damon) e Jacques Le Gris (Adam Driver), un tempo amici, divenuti poi rivali per la diversità di caratteri e obiettivi: Jean de Carrouges, sempre impegnato in varie battaglie, crede nell’onore e non cerca il favore dei potenti, Jacques Le Gris, invece dissoluto, astuto e interessato si guadagna la protezione di Pierre d’Alençon (Ben Affleck), cugino del re Carlo VI (Alex Lawther), sottraendo al rivale onori e beni materiali. Purtroppo arriva addirittura a violentare la sua bella moglie Marguerite de Thibouville (Jodie Comer) che in modo inaspettato confesserà tutto al marito, invocando giustizia invece di tacere, come consigliano la suocera, le sue amiche e tanti altri. E così l’odio accumulato nel tempo tra i due rivali esplode dopo lo stupro e la difesa dell’onore appare solo come pretesto per regolare vecchi conti.

 

In effetti nessun’uomo sembra animato da nobili ideali nel film, nemmeno Jean de Carrouges che aveva accettato di sposare Marguerite, malgrado la cattiva reputazione di suo padre, spinto dalla cospicua dote più che dall’amore: rozzo, incolto, ottuso nella sua massa fisica di guerriero sempre impegnato nel mestiere delle armi, Jean non ha nessuna delle caratteristiche, né il fascino romantico degli antichi cavalieri esaltati nella letteratura medievale. E alla fine, quando la verità è difficile da scoprire, è proprio Jean che propone di affrontare il rivale nell’ultimo duello con il cosiddetto “giudizio divino”, pur sapendo che nel caso di una sua sconfitta sua moglie sarebbe stata messa al rogo come spergiura. È quanto gli fa notare la stessa Marguerite, donna colta e intelligente, femminista ante litteram che rigetta le norme di una società maschilista e patriarcale.

 

Diviso in tre capitoli, quante sono le versioni dei fatti fornite dai personaggi principali, il film ripropone più volte le stesse scene (anche se con sfumature diverse) per coinvolgere lo spettatore nella ricerca della verità. Ridley Scott si conferma come sempre grande regista in un film che ci fa riflettere anche sull’attuale condizione femminile.

 

E da donne purtroppo con dolore ripercorriamo in un breve excursus il duro iter della condizione femminile attraverso i secoli, ritornando a tempi crudeli e barbari, alle assurde dispute medievali sull’esistenza o meno di un’anima femminile, alle cinture di castità, alle streghe torturate e arse sui roghi, alle suffragette morte per conquistare il diritto al voto, ai condizionamenti, ai divieti di esprimere liberamente le proprie capacità e attitudini nei vari campi dello scibile umano, fino ad arrivare ai nostri giorni in cui ancora non si riescono a offrire pari opportunità e soprattutto piena dignità alle donne, malgrado tutte le battaglie femministe.

 

E ci chiediamo ancora cosa significhi oggi “essere donna”, quale sia il valore che la società assegna alla nostra esistenza qui sulla Terra, se siamo ancora esseri umani di serie B anche nei nostri “civili” paesi dove violenze fisiche e psichiche si verificano in casa e fuori, fino ad arrivare in tante parti del mondo in cui una bambina può per essere venduta in moglie a qualcuno o finirà nel racket della prostituzione e non avrà comunque diritto all’istruzione, come Malala Yousafzai, o potrebbe rischiare di essere lapidata, come Sakineh Mohammadi Ashtiani e tante altre.

 

Ci chiediamo, infine, con stupore come mai nel nostro civile mondo occidentale gli uomini sentano ancora il bisogno di violentare una donna, spesso anche in gruppo, malgrado ci sia tanta libertà sessuale (ad esempio l’orrendo crimine del Circeo, perpetrato ai danni di due ragazze).

 

Sono forse atavici, ancestrali istinti che albergano nell’inconscio collettivo maschile, oppure anche l’amore è entrato nel ciclo consumistico “usa e getta”? Ma dove sono i genitori, le scuole, gli educatori, gli psicologi, gli assistenti sociali? Chi veglia sui giovani? Chi li aiuta a “crescere”?

 

Domande inquietanti a cui è difficile rispondere.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]