[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

191 / NOVEMBRE 2023 (CCXXII)


contemporanea

RICORDANDO MANZONI
SUI 150 anni DALLA MORTE DEL GRANDE ROMANZIERE

di Marina Migliavacca Marazza

  

Il 2023 è stato un anno di ricorrenze storiche e letterarie: i cent’anni dalla nascita di Italo Calvino, i sessant’anni dalla scomparsa di Sylvia Plath, i quattrocento anni dalla nascita di Molière, e infine, ma non per importanza, un secolo e mezzo tondo dalla morte di Alessandro Manzoni, il 22 di maggio, per le conseguenze di una caduta sui gradini della “sua” chiesa di San Fedele a Milano, sulla piazza dove ora c’è la sua statua, realizzata dal Barzaghi.

Val la pena di ricordarlo, il nostro Manzoni, tanto amato e odiato sui banchi di scuola, ripercorrendo la sua vita d’uomo prima che le sue pagine.

Nato nel 1785, prima della Rivoluzione francese, da una mamma illustre, quella Giulia Beccaria che fu figlia di Cesare, l’autore di “Dei delitti e delle pene”, donna vivace di ingegno e di costumi, dal momento che il padre di Alessandro non fu il di lei marito, Pietro Manzoni, ma il di lei cicisbeo, il brillante e charmant cavaliere Giovanni Verri, fratello dei grandi illuministi. Del resto Pietro Manzoni, vedovo da un primo matrimonio, aveva 26 anni più della sua mogliettina Giulia e bisogno di un erede, per cui accetta di buon grado quell’unico rampollo, prima che Giulia si separi da lui quando Alessandro è ancora bambino e inizi la sua storia con Carlo Imbonati, al fianco del quale rimarrà fino alla di lui morte nel 1805.

Alessandro ha due padri, uno ufficiale e uno naturale, ma è come se non ne avesse nemmeno uno, e fino alla morte di Carlo Imbonati anche mamma Giulia non è molto interessata a lui. Poi nasce il sodalizio tra di loro, e sarà mamma Giulia a perfezionare il suo primo matrimonio con Enrichetta Blondel, procurando al figlio una mogliettina sedicenne, e poi anche ad approvare il secondo, quasi trent’anni dopo, con la seconda moglie Teresa Borri, vedova del conte Stampa, dopo che Alessandro resterà vedovo di Enrichetta, morta “di languore” dopo 15 gravidanze, indebolita dalla tisi.

Nella sua lunga vita, Manzoni di sposa due volte. è figlio, marito, padre. Figlio di Giulia Beccaria e di due padri, marito di due donne ciascuna delle quali rimane al suo fianco per quasi un quarto di secolo, padre a sua volta di una decina di figlioli e figliole venuti al mondo e presto scomparsi. Le figlie di Manzoni sono accomunate da un destino ferale: hanno ereditato dalla mamma, venuta mancare a poco più di una quarantina d’anni, la fragilità della tisi, e moriranno tutte prima dei trent’anni, tranne Vittoria. Sono seppellite a Brusuglio, nel cimitero vicino alla proprietà che era tanto cara a Manzoni e che mamma Giulia aveva ereditato da Carlo Imbonati.

Dalla proprietà di Brusuglio alla casa di via Morone a Milano, acquistata con l’eredità della prima moglie Enrichetta, figlia di industriali della seta, Alessandro faceva avanti e indietro a passo di carica, da quel forte camminatore compulsivo che era: i suoi “poveri nervi” provavano sollievo con l’esercizio fisico e lui marciava di gran lena, mai solo, perché non sopportava di uscire non accompagnato. Soffriva di quelli che oggi chiamiamo “attacchi di panico” e temeva di ritrovarsi inerme in balia di sconosciuti.

Uomo complicato, Alessandro. Balbuziente, ma con grazia, schivo, poco portato alla soluzione pratica dei problemi, molto autoironico, come tutte le persone intelligenti, e dotato di un vivace appetito sessuale, sarà il pater familias di una famiglia che oggi definiremmo forse disfunzionale, con le due mogli che si susseguono al suo fianco e che muoiono prima di lui, come la maggior parte dei figli. Neanche i maschi Manzoni non erediteranno il suo talento, la sua passione per lo studio, la sua capacità di analisi e di scrittura: combineranno poco, si ficcheranno in affari sconclusionati dilapidando patrimoni, uno di loro finirà anche in prigione per debiti.

Quando Alessandro viene a mancare il 22 maggio del 1873 per le conseguenze del trauma cranico dovuto alla caduta ha 88 anni, una bella età per il suo tempo, ed è ancora un gentiluomo dalle basette bianche e dalla schiena dritta. Non è stato solo ritratto dai pittori, ma anche fotografato, anzi “dagherrotipato”. Anche il suo figliastro Stefano Stampa, figlio di primo letto della sua seconda moglie Teresa, si dilettava di fotografia, e ci sono rimasti documenti visuali. Enrichetta e Teresa se ne sono andate prima di lui, Enrichetta nel 1833 e Teresa nel 1861. Nella sua lunga vita, spesso Alessandro ha dovuto scrivere epitaffi per i suoi cari. Per le due mogli, per le figlie, per gli amici, come Rosmini o Grossi. Gli sopravvive la figlia Vittoria, che è andata a vivere in Toscana, la quale diventerà la vestale del suo ricordo, l’unica rampolla di Enrichetta che non è destinata a morire giovane.

Agorafobico e claustrofobico, nevrotico e contradditorio, sensibile e acuto, gran consumatore di cioccolata (aveva capito molto prima che i nutrizionisti ce lo spiegassero scientificamente che la cioccolata del pasticcere Nava di via Corsia dei Servi era un vero toccasana per il suo umore), Alessandro Manzoni si rivela nella sua umanità dalle lettere, dai memoirs, dalle testimonianze dei suoi contemporanei. Un’esperienza emozionale unica ritrovare nei documenti a disposizione la sua quotidianità, i modi di dire, le frequentazioni, gli amici cari, i detrattori, il Risorgimento che tesse la tela dell’unità d’Italia e la Milano in gran spolvero delle prime della Scala, delle Cinque Giornate, dei grandi nomi della cultura riuniti nel salotto della contessa Maffei.

Ho raccontato Manzoni in questa luce più privata nel romanzo Le due mogli di Manzoni, edito da Solferino e vincitore del Premio Acqui 2023 per il romanzo storico, con l’intento di rendergli omaggio e di mostrare quanto, nella sua natura di genio imperfetto, sia tanto simile a noi uomini e donne moderni. In fondo, una bibliografia essenziale di 120 titoli dove ritrovare don Lisander e il suo tempo.
 
 
Riferimenti bibliografici:

M. Marazza, Le due mogli di Manzoni, Solferino, Milano 2022.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]