RIFLESSIONI SU IL LIBRAIO DI GAZA
CULTURA SALVIFICA
di
Giovanna D'Arbitrio
Quello
che stiamo vivendo è purtroppo un
periodo estremamente drammatico,
soprattutto per i crescenti venti di
guerra che in Ucraina e a Gaza hanno
innescato un’escalation che speriamo
tutti si blocchi prima di infliggere
ulteriori dolorosi risvolti per
tanti civili, in particolare per
migliaia di bambini, vittime
innocenti delle suddette guerre e di
numerosi altri conflitti
dimenticati.
Ci sembra giusto quindi riflettere
sul romanzo Il
libraio di Gaza, dell’islamista
marocchino Rachid Benzine, che
esalta il valore salvifico della
cultura attraverso la storia di
Julien, un fotoreporter francese a
Gaza che incontra Nabil, il quale
apre la sua libreria ogni giorno
sotto le bombe.
Ecco come viene presentato il libro
dalla casa editrice Corbaccio:
“Nella città di Gaza, ogni mattina
Nabil apre la sua libreria sotto le
bombe. Lui sa che leggere
Shakespeare fra le case in macerie,
regalare un libro invece che
venderlo, sono gesti di una
radicalità assoluta. Nabil non ha
risposte, lui ha ‘solo’ libri, ma i
libri sono dei luoghi dove si
respira quando manca l’aria.
Julien Desmanges è un fotografo
francese inviato a Gaza. Un mattino,
girando per le stradine più nascoste
della città, incappa in un uomo
seduto davanti alla sua bottega. Ai
piedi e ai lati pile di libri vecchi
e meno vecchi: Julien capisce subito
che sarebbe uno scatto perfetto e
domanda all’uomo il permesso di
fotografarlo.
E Nabil, questo il nome del libraio,
glielo concede, ma solo dopo avergli
raccontato
la sua storia. Perché sono le parole
che danno profondità all’immagine.
Con un bicchiere di tè alla menta in
mano, Julien ascolta allora la
storia di Nabil, dall’esodo alla
prigione, dall’impegno alla
disillusione politica, dall’amore ai
figli, dagli studi al teatro, dalle
speranze al dolore di vedere
soffrire chi si ama.
Si
dice che quando muore un vecchio
bruci una biblioteca intera: ed è
questa verità che Nabil svela agli
occhi del fotografo. In un racconto
disseminato dei libri che hanno
segnato la sua esistenza, il libraio
narra la storia di un uomo
tenacemente aggrappato all’idea che
a ogni pagina che volterà sarà più
libero”.
E il racconto di Nabil coinvolge e
commuove il lettore mentre riflette
sulla sua vita fatta di esodo,
prigione, delusioni politiche,
lontananza dai suoi cari, ma anche
arricchita da un grande amore per la
cultura. E mentre racconta si
comprende che la libreria diventa un
simbolo di resistenza contro la
distruzione della guerra, una difesa
del futuro e della memoria. In
effetti le storie raccontate nei
libri salvano gli esseri umani dalla
disperazione e offrono dignità dove
predomina solo la sopravvivenza
contro l’orrore.
In verità l’obiettivo del libro non
è quello di far propaganda politica,
ma quello di suscitare emozioni in
cui riconoscersi come esseri umani
contro la distruttività di tutte le
guerre, nel rifiuto della
disumanizzazione e nella cultura
intesa come estremo atto di libertà
poiché, finché un uomo custodisce e
racconta le storie, la vita e lo
spirito resistono all’annientamento
totale della brutalità della guerra.
Senz’altro ci vorrebbero ben altro
che librai a Gaza! E in effetti,
forse i libri dovrebbero leggerli
certi politici che forse non hanno
mai dato un’importanza rilevante a
libri e cultura, per cui non hanno
assimilato ideali di pace,
democrazia, libertà, in particolare
il rispetto per i diritti umani e
civili. E mi chiedo dove sia finito
l’amore per i bambini, vittime
innocenti di orrende, disumane
guerre.
Viene in mente una storia raccontata
da Albert Camus nel suo libro L’uomo
in rivolta e citata da Roberto
Saviano nel saggio La
bellezza e l’inferno. Eccola: un
prigioniero in un campo di
concentramento aveva costruito un
pianoforte “silenzioso” con tasti di
legno e, pur tra quegli orrori,
riusciva a suonare una stupenda
musica che egli solo poteva udire.
Camus conclude, pertanto, che anche
se gettate
nell’inferno “le misteriose melodie
e immagini crudeli della Bellezza
fuggita,
ci arrecheranno sempre in mezzo al
delitto e alla pazzia, l’eco di
quell’insurrezione
armoniosa che attesta lungo i secoli
la
grandezza umana...”.
“L’inferno ha un tempo solo, la vita
un giorno ricomincia”, conclude
Roberto Saviano. E allora speriamo
che l’inferno finisca e che
finalmente trionfi la pace.