[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 224 / AGOSTO 2026 (CCLV)


attualità

RIFLESSIONI SU IL LIBRAIO DI GAZA
CULTURA SALVIFICA

di Giovanna D'Arbitrio

 

Quello che stiamo vivendo è purtroppo un periodo estremamente drammatico, soprattutto per i crescenti venti di guerra che in Ucraina e a Gaza hanno innescato un’escalation che speriamo tutti si blocchi prima di infliggere ulteriori dolorosi risvolti per tanti civili, in particolare per migliaia di bambini, vittime innocenti delle suddette guerre e di numerosi altri conflitti dimenticati.

 

Ci sembra giusto quindi riflettere sul romanzo Il libraio di Gaza, dell’islamista marocchino Rachid Benzine, che esalta il valore salvifico della cultura attraverso la storia di Julien, un fotoreporter francese a Gaza che incontra Nabil, il quale apre la sua libreria ogni giorno sotto le bombe.

 

Ecco come viene presentato il libro dalla casa editrice Corbaccio: “Nella città di Gaza, ogni mattina Nabil apre la sua libreria sotto le bombe. Lui sa che leggere Shakespeare fra le case in macerie, regalare un libro invece che venderlo, sono gesti di una radicalità assoluta. Nabil non ha risposte, lui ha ‘solo’ libri, ma i libri sono dei luoghi dove si respira quando manca l’aria.

 

Julien Desmanges è un fotografo francese inviato a Gaza. Un mattino, girando per le stradine più nascoste della città, incappa in un uomo seduto davanti alla sua bottega. Ai piedi e ai lati pile di libri vecchi e meno vecchi: Julien capisce subito che sarebbe uno scatto perfetto e domanda all’uomo il permesso di fotografarlo. E Nabil, questo il nome del libraio, glielo concede, ma solo dopo avergli raccontato la sua storia. Perché sono le parole che danno profondità all’immagine. Con un bicchiere di tè alla menta in mano, Julien ascolta allora la storia di Nabil, dall’esodo alla prigione, dall’impegno alla disillusione politica, dall’amore ai figli, dagli studi al teatro, dalle speranze al dolore di vedere soffrire chi si ama.

Si dice che quando muore un vecchio bruci una biblioteca intera: ed è questa verità che Nabil svela agli occhi del fotografo. In un racconto disseminato dei libri che hanno segnato la sua esistenza, il libraio narra la storia di un uomo tenacemente aggrappato all’idea che a ogni pagina che volterà sarà più libero”.

 

E il racconto di Nabil coinvolge e commuove il lettore mentre riflette sulla sua vita fatta di esodo, prigione, delusioni politiche, lontananza dai suoi cari, ma anche arricchita da un grande amore per la cultura. E mentre racconta si comprende che la libreria diventa un simbolo di resistenza contro la distruzione della guerra, una difesa del futuro e della memoria. In effetti le storie raccontate nei libri salvano gli esseri umani dalla disperazione e offrono dignità dove predomina solo la sopravvivenza contro l’orrore.

 

In verità l’obiettivo del libro non è quello di far propaganda politica, ma quello di suscitare emozioni in cui riconoscersi come esseri umani contro la distruttività di tutte le guerre, nel rifiuto della disumanizzazione e nella cultura intesa come estremo atto di libertà poiché, finché un uomo custodisce e racconta le storie, la vita e lo spirito resistono all’annientamento totale della brutalità della guerra.

 

Senz’altro ci vorrebbero ben altro che librai a Gaza! E in effetti, forse i libri dovrebbero leggerli certi politici che forse non hanno mai dato un’importanza rilevante a libri e cultura, per cui non hanno assimilato ideali di pace, democrazia, libertà, in particolare il rispetto per i diritti umani e civili. E mi chiedo dove sia finito l’amore per i bambini, vittime innocenti di orrende, disumane guerre.

 

Viene in mente una storia raccontata da Albert Camus nel suo libro L’uomo in rivolta e citata da Roberto Saviano nel saggio La bellezza e l’inferno. Eccola: un prigioniero in un campo di concentramento aveva costruito un pianoforte “silenzioso” con tasti di legno e, pur tra quegli orrori, riusciva a suonare una stupenda musica che egli solo poteva udire. Camus conclude, pertanto, che anche se gettate nell’inferno “le misteriose melodie e immagini crudeli della Bellezza fuggita, ci arrecheranno sempre in mezzo al delitto e alla pazzia, l’eco di quell’insurrezione armoniosa che attesta lungo i secoli la grandezza umana...”.

 

“L’inferno ha un tempo solo, la vita un giorno ricomincia”, conclude Roberto Saviano. E allora speriamo che l’inferno finisca e che finalmente trionfi la pace.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]