[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

176 / AGOSTO 2022 (CCVII)


moderna

La "Piccola Venezia"
SULLA colonia sudamericana dei conquistadores tedeschi

di Enrico Targa

 

La Piccola Venezia (in tedesco Klein-Venedig chiamata anche Welser-Kolonie – colonia Welser – o Welserland, Paese Welser) fu il nome dato a una parte del territorio dell’attuale Venezuela dal 1528 al 1556 e concesso da Carlo V d’Asburgo imperatore del Sacro Romano Impero alla famiglia di banchieri tedeschi dei Welser dal 1528 al 1546 con lo scopo di colonizzare le terre in cambio del pagamento di alcuni debiti che l’imperatore aveva contratto con i Welser per comprare i favori dei principi elettori.
 

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Nieuwe caerte van het Wonderbaer ende Goudrjcke Landt Guiana di Jodocus Hondius (1598)

mostra la mitica città di Manoa o di El Dorado come la chiamano gli spagnoli sita sulla sponda nord-orientale dell’altrettanto leggendario lago Parime. La carta si ispira ai racconti di Sir Walter Raleigh,

partito alla ricerca di El Dorado nel 1595 nel pieno della guerra anglo-spagnola (1585-1608).


I Welser furono una famiglia patrizia delle libere città imperiali di Augusta e Norimberga e la colonizzazione della Klein-Venedig rappresenta il più grande sforzo di colonizzazione tedesca nelle Americhe nel XVI secolo. La motivazione principale di tale impresa fu la ricerca della leggendaria città di El Dorado ricca di oro che avrebbe consentito ai banchieri di rientrare dei capitali prestati all’imperatore.

La compagnia fu inizialmente guidata da Ambrosio Alfinger, che fondò Nueva Núremberg (l’attuale Maracaibo) nel 1529. Dopo la morte di Alfinger (1533) e del suo successore Georg Hohermut von Speyer, in spagnolo Jorge de Espira, (1540), Philipp von Hutten fratello del noto cavaliere ribelle Urlich continuò l’esplorazione nell’entroterra ma in sua assenza dalla capitale della provincia la corona di Spagna rivendicò il diritto di nominare un governatore.

Al ritorno di Hutten nella capitale, Santa Ana de Coro nel 1546, il governatore spagnolo Juan de Carvajal giustiziò de Hutten e Bartolomeo Welser e l’imperatore Carlo V prendendo come pretesto l’anarchia in cui versava la colonia revocò quindi lo statuto di concessione ai Walser.Gli antefatti risalgono al 1519 quando il re Carlo I di Spagna, per poter accedere al trono imperiale del Sacro Romano Impero (sotto il nome di Carlo V), ottenne importanti prestiti dalle famiglie di Augusta dei Welser e dei Fugger. Secondo le stime, Carlo I doveva a queste famiglie di banchieri tra 143.000 e 158.000 fiorini, grazie ai quali poté affermarsi sul trono contro il rivale Francesco I di Francia.

Carlo V pagò solo una piccola parte del suo debitoe allora si giunse a un accordo:nel contratto stipulato da García de Lerma di Burgos per conto del re con Bartolomeo V Welser, capo della società bancaria, si decise di affittare parte del Nuovo Mondo ai Welser come forma di pagamento, convertendo la provincia del Venezuela in feudo sotto il suo potere nel 1528, situazione che sarebbe finita nel 1546 quando la colonia passò a Juan Pérez de Tolosa, anche se i Welser avrebbero perso definitivamente i loro diritti nel 1556.

Il 27 marzo 1528 l’imperatore e i Welser concordarono nel “Contratto del Venezuela” (dagli storici viene ricordato con il nome “Contratto di Madrid”) le condizioni dell’accordo:i tedeschi avrebbero dovuto conquistare il paese da soli, reclutare solo truppe spagnole e fiamminghe (Carlo V ereditò tra gli altri territori anche le Fiandre e visse più qui che non in Spagna), equipaggiare due spedizioni di quattro navi e costruire due città e tre fortezze entro due anni dalla presa di possesso; potevano anche utilizzare governatori e dipendenti propri e ottennero anche l’esenzione dalla tassa sul sale e da tutti i dazi portuali nel porto spagnolo di Siviglia (sede della Casa de Contratación che possedeva il monopolio del commercio con le Americhe).

Il contratto autorizzò i Welser a ridurre in schiavitù gli indigeni ostili eludendo le leggi di Burgos del 1512 (previo avviso) e trasportare circa 4.000 schiavi africani mentre per gli immigrati europei in arrivo nella colonia erano previste assegnazioni di terreni arabili (i Welser potevano trattenere un utile netto del 4% dall’intera azienda). Il re spagnolo conservava un decimo dell’oro, dell’argento o delle pietre preziose che furono trovate; in seguito questa frazione è stata aumentata a un quinto (Il Quinto Real, o Quinto del rey fu un’imposta del 20% istituita nel 1504 che la Spagna riscuoteva sull’estrazione di metalli preziosi).

Poiché il Venezuela aveva la reputazione di contenere miniere d’oro, in seguito ottenne il permesso di inviare 150 minatori tedeschi. La Casa de la Contratación fissava i limiti del territorio locato: a ovest il Cabo de la Vela e a est il Cabo de Maracapana, distanti l’uno dall’altro circa 900 chilometri. Anche la fascia costiera (denominata “Costa delle Perle”) e le isole associate erano disponibili allo sfruttamento da parte dei Welser, a eccezione di Aruba, Bonaire e Curaçao. Non è stato invece definito un confine meridionale; si scriveva solo “da un mare all’altro”: questi mari erano probabilmente i Caraibi (“Mare del Nord”) e l’Oceano Pacifico (“Mare del Sud”).

Su un mappamondo appartenuto ai Welser del 1530, è scritto che il territorio dei Welser si estendeva fino allo Stretto di Magellano. In conformità con il loro contratto, i Welser radunarono una flotta e salparono da Sanlúcar de Barrameda (o Siviglia) il 7 ottobre 1528 sotto il comando di Ambrose von Alfinger che fu nominato capitano generale, insieme allo spagnolo García de Lerma e 281 coloni. Tra loro c’erano Don Pedro Briceño y Verdugo, originario di Arévalo, come Tesoriere Reale di Santa Marta e poi di Santafé de Bogotá e suo figlio Sancho Briceño e Verdugo Álvarez, che andò con i tedeschi. A Santo Domingo, da Lerma con 50 compagni partirono per Santa Marta, per ristabilire il controllo spagnolo dopo l’assassinio del governatore.

Alfinger con il resto della spedizione si diressero verso la costa venezuelana, arrivando il 24 febbraio 1529 a Neu Augsburg “Nuova Augusta” (l’attuale Coro), l’allora capoluogo di provincia del Venezuela; quasi immediatamente Alfinger sostituì il suo vice spagnolo, González de Leyva, con Nikolaus Federmann. Gli accordi prevedevano la riscossione dei debiti contratti da Carlo I principalmente attraverso la vendita di oro, sale, schiavi o legno prezioso, ma solo la tratta degli schiavi produceva il profitto desiderato. Pertanto, i governatori si impegnarono maggiormente nella vendita degli schiavi e, a loro volta, stavano diventando più spietati non solo contro gli indigeni dato che la popolazione spagnola si sentì sfruttata dai Welser.

Il missionario domenicano spagnolo Bartolomé de Las Casas scrisse: «I tedeschi sono peggio dei leoni più selvaggi. Per avidità, questi demoni umani agiscono molto più brutalmente di tutti i loro predecessori». Così il numero delle denunce all’Audiencia aumentò considerevolmente: nel 1536, su richiesta del Vescovo di Coro, si riunì una commissione per indagare sulle denunce di violenze contro spagnoli e indigeni. Tuttavia, l’allora governatore Speyer intraprese una spedizione alla ricerca di El Dorado e anche il suo vice Nikolaus Federmann non era interessato alle questioni di giustizia e organizzò anche una spedizione nel 1537.

Da Coro, Alfinger esplorò l’interno alla ricerca della leggendaria città d’oro di El Dorado; nell’agosto del 1529 fece la sua prima spedizione al lago Maracaibo ma fu aspramente osteggiato dagli indigeni Coquivacoa. Dopo aver vinto una serie di sanguinose battaglie, fondò l’insediamento di Nuova Norimberga (in tedesco: Neu-Nürnberg) l’8 settembre 1529 e chiamò il lago “Mara” in onore del valoroso capo dei Coquivacoa, morto nei combattimenti, la città fu ribattezzata Maracaibo dopo che gli spagnoli ne presero possesso. Alfinger contrasse la malaria e decise di riprendersi nelle comodità relativamente civili di Hispaniola, cedendo il potere provvisorio a Federmann il 30 luglio 1530. Al suo ritorno, Alfinger, con 40 soldati a cavallo, 130 fanti e un numero imprecisato di alleati indigeni, partì da Coro il primo settembre 1531 per la sua seconda spedizione nella presunta regione dell’oro a ovest.

Attraversarono le montagne Oca e Valledupar della Serranía del Perijá, avanzarono lungo il fiume Cesar e infine alla palude di Zapatosa. Lì la spedizione si fermò per circa tre mesi, poi proseguì verso sud, dove incontrarono una forte resistenza da parte delle tribù indigene, così si voltarono a est, lungo il fiume Lebrija. Durante questa spedizione furono costretti a mangiare i loro cavalli e cani e persero la maggior parte dei loro alleati indigeni; molti di essi morirono di freddo mentre attraversavano le montagne. Mentre tornavano a casa, furono attaccati dai Chitareros (così chiamati dagli spagnoli a causa dell’usanza che gli uomini dovevano portare appeso alla vita un calabazo o totumo “zucca” contenente vino di mais o chicha come lo chiamavano gli spagnoli).

Il 27 maggio 1533, Alfinger e il capitano Esteban Martín fuggirono in un burrone, dove furono sorpresi dagli indiani armati di frecce; Alfinger fu colpito al collo una freccia avvelenata. Nonostante le cure del padre agostiniano Vicente de Requejada, Alfinger morì il 31 maggio 1533 e fu sepolto sotto un albero. La spedizione tornò senza di lui a Coro. Ritornato in Europa dopo la morte di Alfinger, Speyer fu tra i giovani cercatori di fortuna richiesti dai Welser per colonizzare Nuova Granada nel 1534 e ottenne da Carlo V la nomina di governatore del Venezuela, nonostante le proteste di Nikolaus Federmannluogotenente del defunto Alfinger.

Appena nominato governatore Speyer organizzò una nuova spedizione in Spagna e nelle Isole Canarie e sbarcò a Coro il 22 febbraio 1534. Tra il 1535 e il 1538 cercò El Dorado nel Venezuela sudoccidentale e nel nord della Colombia, in compagnia di Nikolaus Federmann e di Philippvon Hutten. Contro il consiglio di quest’ultimo Speyer nominò Federmann suo luogotenente. Accompagnati da 450 truppe regolari e 1.500 indiani alleati, intrapresero un viaggio di esplorazione nell’entroterra.

Lasciando la città di Río de la Hacha seguirono il fianco orientale della catena montuosa seguendo l’esistente rotta commerciale del sale, dove si attraversavano le Ande e si entrava o meglio invadeva le terre dei Chibcha. I Chibcha rispetto alle altre popolazioni indigene che popolavano il territorio possedevano una cultura avanzatail cui regno era già stato parzialmente conquistato da Gonzalo Jiménez de Quesada partito da Santa Marta, l’attuale Colombia, agli ordini di Pedro Fernández de Lugo.

Dopo aver marciato insieme per quasi 200 miglia, Speyer e Federmann si divisero in due distinte spedizioni promettendo di ritrovarsi lungo il cammino. Speyer incontrò grandi difficoltà dovute alla resistenza da parte sia dei nativi ostili sia dai suoi soldati non abituati a marciare sotto un sole cocente. Quando finalmente raggiunsero il luogo designato dell’incontro senza trovare alcuna traccia degli altri, i soldati si persero d’animo mentre nel frattempo Federmann attraversò le Ande giungendo a Bogotá, dove lui e Sebastián de Belalcázar contestarono le pretese di Gonzalo Jiménez de Quesada su quella provincia.

Senza Federmann, Speyer radunò le sue truppe nella speranza di scoprire le ricchezze di El Dorado di cui i sopravvissuti alla spedizione di Alfinger, tra cui Federmann, avevano portato i primi rapporti. Continuarono la marcia verso sud, ma quando iniziò la stagione delle piogge, lo straripamento dei fiumi impediva il progresso e le febbri che ne seguirono decimarono i loro ranghi.

Speyer non si perse d’animo e perseverò a lungo nella sua ricerca di El Dorado, finché alla fine il suo progresso fu fermato da un possente fiume, probabilmente l’Orinoco, o il suo affluente l’Apure, e all’inizio del 1539 tornò a Coro a mani vuote con solo 80 cenciosi e malati. A causa di problemi di salute, Speyer si dimise da governatore nel 1539 e morì nel giugno 1540. Nel dicembre 1540 Hutten divenne Governatore (Capitano Generale) del Venezuela senza abbandonare il mito dell’El Dorado continuò la ricerca nell’entroterra.

Dopo diversi anni di peregrinazioni, vessato dagli indigeni e indebolito dalla fame e dalla febbre, lui e i suoi seguaci raggiunsero una grande città, la capitale degli Omaguas, nel paese a nord dell’Amazzonia, dove furono sconfitti dagli indigeni e Hutten fu gravemente ferito. Nel 1546 si recò con i superstiti a Coro, per scoprire che lo spagnolo Juan de Carvajal era stato nominato capitano generale dall’audencia real di Santo Domingoper preservare l’ordine in Venezuela.

Con il passare degli anni senza notizie di Hutten e dei suoi seguaci, Carvajal aveva fondato El Tocuyo insieme ai coloni di Coro e iniziò a sentirsi sicuro nella sua posizione e il ritorno degli avventurieri tedeschi ovviamente non fu ben accolto dal nuovo governatore. Quando si trovò davanti a sé i superstiti indeboliti, affamati e diminuiti di numero pensò bene che per i tedeschi l’unica speranza di sopravvivere fosse quella di riconoscere la sua autorità. Ma questo non avvenne e il tentativo di Carvajal di sottometterli non ebbe successo e anzi si rivelò quasi disastroso per lui, poiché fu ferito da un compagno di viaggio di Utre, Bartholomeo Welser (il giovane). Carvajal fu costretto a promettere il passaggio sicuro dei tedeschi verso Coro sulla costa.

Durante il loro viaggio verso la costa, gli avventurieri non presero precauzioni contro gli attacchi e furono facilmente catturati da una spedizione mandata da Carvajal nell’aprile del 1546, che, dopo aver tenuto Hutten e Welser in catene, li decapitò.Carlos V annunciò nel 1546 la risoluzione del “Contratto del Venezuela”; la politica coloniale dei Welser per lui fu un fallimento in quanto i governatori si arricchirono a scapito delle finanze reali, Nuova Norimberga era in rovina, Nuova Augusta perse il suo ruolo di capitale, Juan de Carvajal assunse il governo con documenti falsi e il cristianesimo era ancora completamente sconosciuto alla maggior parte degli indiani pagani che mostrarono un indomabile indole guerriera.

Fino al 1556 Bartolomeo Welser (il vecchio) difese i suoi di proprietà in Sud America, ma alla fine perse Klein-Venedig e la tenuta Federmann nella Nuova Granada dopo che Carlo V abdicò al trono del Sacro Romano Impero in favore di suo fratello Ferdinando I d’Asburgo mentre la colonia passò a suo figlio Filippo II nuovo re di Spagna.



Riferimenti bibliografici:


Jörg Denzer, Die Konquista der Augsburger Welser, 2005;
N. Federmann-H. Stades, Reisen in Südamerica: 1529-1555, Stoccarda 1859;
Noble David Cook, Born to Die: Disease and New World Conquest, 1492-1650, Cambridge University Press, 1998;
Victor von Hagen, L’Eldorado, Rizzoli, 2000.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]