Nel 476 l’Occidente romano, dopo la
strenua resistenza alle massicce
invasioni dei popoli barbari, in
particolare i Visigoti, crolla a
seguito della sconfitta di Romolo
Augustolo da parte del re degli
Eruli, Odoacre. Da questo momento in
poi si assiste ad una biforcazione
del destino delle due
partes imperii. Il progetto di
conquista ed integrazione attuato
dalla potenza romana in epoca
imperiale sfuma gradualmente e la
Pax Augusta si dissolve. È
comunque da considerare l'idea di
eliminare la guerra per l'uomo
antico, così come per l’uomo
pre-contemporaneo non appartiene
all'universo delle cose possibili:
si dà per scontato che il conflitto
appartenga alla categoria delle cose
ineliminabili quindi non ci si
occupa di eliminarlo, bensì di
disciplinarlo, contenerlo o almeno
di dare delle leggi che siano
rispettate.
Dalle ceneri dell’Impero romano
d’Occidente e dalla fusione della
cultura romana con le tradizioni
germaniche si sviluppa la civiltà
medioevale. L’impero si frammenta in
nuovi regni, le cui istituzioni e
stili di vita risultano lontane anni
luce dalla società romana. Il fronte
su cui è più agevole cogliere tale
distanza è il piano normativo: le
leggi in vigore presso le
popolazioni germaniche sono
consuetudini tramandate oralmente,
prassi consolidatesi nel tempo ed
estremamente lontane dal lavorio e
dalle riflessioni dottrinali dei
giuristi imperiali. Il processo di
osmosi si sviluppa dapprima sul
piano istituzionale. Quando il re
ostrogoto Teodorico sconfigge il
generale Odoacre e si insedia con
successo in Italia, decide di
avvalersi nel proprio governo di
coloro che sono stati burocrati
imperiali (è il caso di Cassiodoro)
e riprende alcune tradizionali
prerogative del senato, esercitando
il diritto di nominare un senatore
come console occidentale. Teodorico
attua un processo di
mimesis, imitazione e al tempo
stesso emulazione, degli antichi
sfarzi imperiali su più fronti: un
altro elemento di continuità
rispetto al passato è la
celebrazione dei
tricennalia. Per quanto
concerne il dato normativo, tra il
476 e il 479 vede la luce il
Codice Euriciano, a cui fa
seguito nel 507 la
Lex Romana Visigothorum,
compilazione formata da estratti del
Codice Teodosiano, delle
Sententiae di Paolo ed altri
testi provenienti da varie fonti
giuridiche. Si registrano mutamenti
anche sul piano linguistico: l'uso
comune del latino si dirada, mentre
si diffonde in misura maggiore il
greco.
Elemento di coesione tra due mondi
così diversi e base per lo sviluppo
della reciproca comprensione è la
religione. Il cristianesimo passa
dall’essere una religione
perseguitata a una religione
privilegiata. In un panorama in cui
i poteri pubblici non riescono più
ad incidere sulla società e
necessitano di un punto di
ancoraggio, la Chiesa inizia a
svolgere un ruolo da protagonista.
Le radici sono da rinvenire nella
nota conversione di Costantino al
Cristianesimo e nell’emanazione nel
313 dell’Editto
di Milano, con il quale veniva
sancita la libertà di culto
nell’Impero. Lo stesso Costantino
aveva accolto un segmento di
giustizia ecclesiastica all’interno
della giustizia romana,
istituzionalizzando la
episcopalis audentia e i suoi
successori si erano mossi nella
medesima direzione: con l’Editto
di Tessalonica il Cristianesimo
era stato elevato a religione
ufficiale dell’Impero. Dopo la
disgregazione di quest’ultimo il
consolidamento della cristianità tra
i nuovi regni è attribuibile sia
alla necessità di infrastrutture di
tipo romano che alla capacità dei
vescovi di contribuire attivamente
alla loro manutenzione e creazione.
L’intreccio tra potere ecclesiastico
ed imperiale a Bisanzio è sia
istituzionale che fisico: il palazzo
imperiale e il patriarcato sono
situati l’uno accanto all'altro.
L’Imperatore può nominare e
investire il patriarca di
Costantinopoli. Dispone inoltre del
potere di convocare e presiedere i
concili ecclesiastici, oltre a poter
imporre tributi alle chiese.
L’Imperatore esercitava un controllo
molto più stretto. I missionari
cristiani provenienti da Roma e
Bisanzio (Impero
Romano d’Oriente) giocano un
ruolo fondamentale nell’insegnamento
del cristianesimo ai popoli
germanici. A volte, re e governanti
diventano essi stessi cristiani, il
che rende più facile per il loro
popolo accettare il cristianesimo.
In questo modo le idee cristiane
diventano parte integrante del modo
in cui il loro paese viene
governato. Nella mentalità cristiana
bizantina, il governo per diritto
divino significava che un imperatore
che aveva ottenuto l'approvazione di
Dio poteva perderla se si fosse
trasformato in un tiranno,
un'interpretazione che si opponeva
al governo arbitrario.
I regni barbari esercitano un
impatto significativo sulla storia
europea per un periodo prolungato,
che si estende anche dopo l’Alto
Medioevo. I metodi di governo, la
condivisione delle tradizioni, le
strategie di accumulo di capitale e
le pratiche religiose contribuirono
a preparare il terreno per l’ascesa
dei sovrani degli Stati moderni e la
crescita della società europea. I
problemi che queste società si sono
trovate ad affrontare e le modalità
con cui sono state risolte
evidenziano la capacità di questi
popoli di dimostrare forza e
flessibilità durante periodi di
cambiamento, una sorta di
antesignana resilienza. Difficile
cogliere questi aspetti dal momento
che nella mente di molti di noi è
radicata l’idea della dicotomia tra
raffinata cultura romana e caos
barbaro. Pensiero controcorrente
rispetto a questa concezione comune
sarà quello di Montesquieu, secondo
il quale i Germani restituiscono
all’Europa la libertà politica e
personale che il dispotismo
tardoromano aveva represso.
In sostanza, i regni barbari
incontrarono alcune difficoltà nelle
fasi iniziali, ma contribuiscono in
modo significativo al governo
dell’Europa, alla sua cultura,
economia e religione durante il
Medioevo. Il loro impatto è di
portata storica, influenzando
significativamente l’evoluzione
politica, culturale, economica e
religiosa dell’Europa contemporanea.
Sebbene l’orientamento storiografico
prevalente dia una valenza
distruttrice al ruolo esercitato dai
barbari, la comprensione della loro
rilevanza storica è fondamentale per
una migliore comprensione della
società medievale europea. La
flessibilità sociale e l’apertura
della società bizantina derivarono
dal sistema sociale e politico tardo
romano, in particolare dalla
abitudine all’integrazione e alla
fusione con le popolazioni locali.
Alla conclusione della storia
antica, epoca caratterizzata dal
desiderio di conquista, che ha
nell’Impero romano il suo massimo
esponente, si apre un’era nuova con
la graduale crescita del commercio:
nei regni barbarici cominciò a
emergere l’economia e tornò a
rafforzarsi la circolazione
monetaria. Favorendo il commercio,
queste popolazioni avviano il
progresso politico e civile che
distingue l’Europa contemporanea.
La
pars Orientis, che resta in
vita fino alla conquista degli
Ottomani nel 1453, riesce a
resistere con tenacia alle invasioni
in parte per la più favorevole
posizione geografica, in parte per
il maggior prestigio dell’autorità
imperiale. Non mancano tuttavia
rivolte, dissenso religioso e
notevoli influenze delle popolazioni
barbare: sembra dimostrarlo il fatto
che nel 474 sale al potere Zenone,
originario dell’Isauria. Dopo aver
stipulato una pace duratura con i
Vandali in Africa, l’Imperatore si
trova a fronteggiare un colpo di
stato organizzato da uno dei suoi
consiglieri e da Basilisco, cognato
del suo predecessore. Zenone riesce
a riconquistare le redini del potere
nel 476.
Si cimenta altresì nella complessa
questione della religione con il suo
Henotikon, redatto con
l’ausilio del patriarca di
Costantinopoli Acacio ed emanato nel
482. L’Henotikon
mira a mitigare le divergenze tra
due gruppi cristiani, i calcedoniani
e i monofisiti, i quali professano
concezioni discordanti riguardo alla
natura di Cristo. In sostanza, i
calcedoniani riconoscono due nature
in Cristo, quella divina e quella
umana, mentre i miafisiti ne
considerano una sola, pienamente
divina e umana. Sebbene nella
prospettiva della mentalità
contemporanea tali discrepanze
possano apparire trascurabili,
nell’epoca di Zenone costituiscono
tematiche di estrema gravità,
talvolta sfociando in esiti letali.
Le suddette fazioni dividono il
popolo dell’Impero ed è proprio
Basilisco, il fautore del colpo di
Stato, a sostenere i miafisiti, le
cui idee si radicano nell’Asia
Minore, nell’Egitto e in Siria. In
sostanza, l’Henotikon
si astiene dall’esprimere
un’opinione definitiva sulla natura
singola o doppia di Cristo, optando
piuttosto per un approccio volto a
soddisfare entrambe le posizioni in
altri ambiti.
Tale scelta, come prevedibile, non
risulta soddisfacente per nessuna
delle parti coinvolte e conduce
persino alla condanna dell’atto da
parte del pontefice. Il tentativo di
creare un dialogo tra le due fazioni
si dimostra fallimentare e non
riesce a risanare la frattura
creatasi a seguito del concilio di
Calcedonia; anzi tale frattura
degenera in voragine quando le
statuizioni di papa Felice III
determinano il cosiddetto
scisma acaciano. L’acuirsi
delle tensioni tra Bisanzio e
l’Occidente ha origine in questo
scontro per il potere culturale nei
territori limitrofi, che agivano
anche da barriere politico-militari
e culturali tra il mondo romano
d’Oriente e le terre barbariche al
di là di esso. Il successore di
Zenone nella dignità imperiale è
Anastasio, che dopo aver professato
il calcedonismo al momento
dell’ascesa al potere, si dimostra
più vicino alle convinzioni
religiose monoteiste. Queste
convinzioni lo inducono a esiliare
Eufemio, patriarca della Chiesa di
Costantinopoli, per sostituirlo con
un calcedoniano. In un momento di
particolare tensione nel rapporto
tra Chiesa ed Impero bizantino sale
al pontificato Gelasio I, noto per
aver redatto una celebre lettera
indirizzata all’Imperatore.
Nella missiva, intitolata
Famuli uestrae pietatis e nota
anche con il nome di
Duo sunt, viene operata una
summa divisio tra l’autorità
consacrata dei vescovi, definita
auctoritas sacrata pontificum,
e il potere imperiale o
regalis potestas. Secondo
quanto asserito dall'autore, il suo
intento sarebbe quello di esprimere
non solo sentimenti di deferenza
verso l’Imperatore, ma anche il
desiderio di vederlo pio e devoto a
Dio. Viene sottolineato il compito
del vicario della sede apostolica di
vigilare sulla pienezza della fede e
al tempo stesso il dovere dei
prelati della Chiesa di conformarsi
alla volontà sovrana nelle questioni
concernenti l’ordinamento civile.
Sul piano dell’ordine religioso
risulta invece conveniente che sia
l’Imperatore a conformarsi
all’autorità del pontefice e dei
vescovi. Nella lettera Gelasio mette
in evidenza la necessità di
cooperazione tra i due poteri, per
arginare il fenomeno dell’eresia e
del paganesimo e giungere alla vera
pax. Numerosi sono i
riferimenti alle procedure di
condanna nei casi di eresia: in
questo contesto viene gettato il
seme dei processi inquisitori che
saranno tratto caratterizzante della
Chiesa in epoche medievali. Inizia
così a configurarsi un nuovo modello
di giustizia incentrato intorno alle
nozioni del pentimento e della
equivalenza tra reato e peccato.
È opportuno notare che, nonostante
l’apparente libertà d’azione sotto i
pontificati di Felice e Gelasio, la
Chiesa romana non ha ancora
raggiunto una concezione di sé
indipendente dai confini del potere
secolare cristiano. Tale potere,
unico e universale, è centralizzato
nell’Imperatore, il quale è garante
della pace mondiale e permette alla
Chiesa di svolgere la sua missione.
Il pontificato gelasiano è un
periodo in cui, in risposta
all’invasione dei Goti, il vescovo
di Roma, sebbene formalmente
sottomesso al potere imperiale,
mantiene un margine di autonomia
considerevole nell’esercizio delle
sue funzioni ecclesiastiche. Tale
autonomia, che si sviluppa oltre i
confini della sua giurisdizione
metropolitana, si estende a tutta l’ecumene
cristiana.
Al di là delle annose questioni a
sfondo religioso, il nome di questo
Imperatore è legato ad una
incredibile riforma monetaria, che
porta alla produzione di nuova
valuta e all’affermazione delle
monete di bronzo che presto
diventano più popolari del solido
aureo. L'ampia diffusione di nuove
emissioni di moneta in bronzo di
minor valore agevola il commercio
monetario. Grazie all’intervento di
Anastasio, Bisanzio riesce a
rispondere alla necessità di
mantenere il controllo su risorse
sufficienti per garantirsi una certa
forza economica e politica. Alla
morte di Anastasio, tra più
potenziali successori prevale
Giustino. Nonostante la sua
esperienza militare non riesce a
contenere le invasioni degli Slavi.
Durante il regno di Giustino si
assiste inoltre nuovamente ad un
acuirsi delle tensioni religiose, a
causa della pubblicazione di un
editto, da parte dell’Imperatore,
contrario alla dottrina
dell’arianesimo. Il successore nel
527 sarà Giustiniano, passato alla
storia per il sogno della
renovatio imperii e fautore di
un ambizioso progetto di
codificazione: il
Corpus iuris civilis. Con
Giustiniano l’Impero entra in una
nuova dimensione e si prepara ad
affrontare nuove sfide e nuove
opportunità.