A PROPOSITO DI GUERRE E DIRITTI
INTERNAZIONALI
L’esempio di Gandhi
di Giovanna
D'Arbitrio
Oggi sentiamo spesso parlare di
violazione dei diritti
internazionali, in particolare dei
diritti umani nell’escalation di
guerre ben note, come quelle in
Ucraina e Medio Oriente, oppure
quelle dimenticate, in cui sembrano
prevalere interessi geopolitici e
legge del più forte, mentre muoiono
milioni di civili, in particolare
donne e bambine.
Il libro di Maria Franzè
Le Donne, i Bambini e la Guerra
(MG Press) viene così presentato: “I
bambini, depositari di profonda
saggezza rispetto a una società
sempre più disumana e folle,
dominano la prima parte del libro.
Bambini, speranza di un futuro
migliore, segnati da colpe e
responsabilità di un mondo senza
pietà, immerso in un divenire
immutabile. E là dove c’è
l’infanzia, c’è sempre la presenza
eroica di una donna, àncora di
salvezza (...) Differenti luoghi del
mondo e diverse epoche storiche, ma
quasi identici vissuti”.
Ritornando al Diritto
Internazionale ci sembra giusto
evidenziare che esso viene definito
come un corpus di norme riconosciute
dagli Stati come vincolanti per le
loro relazioni mutue, comprese le
loro relazioni con le organizzazioni
internazionali, un sistema normativo
complesso che ha l’obiettivo di
garantire ordine e stabilità nelle
interazioni globali, tutela dei
diritti umani nei conflitti,
protezione dell’ambiente,
cooperazione economica,
riconoscimento della sovranità
territoriale e quant’altro. Il libro
su “Diritto Internazionale” di
Antonio Cassese (compianto docente
di Diritto internazionale e
rappresentante del governo italiano
in vari organi dell’ONU, tra cui la
Commissione dei diritti umani)
spiega le dinamiche della statualità,
sulla responsabilità degli Stati per
fatti illeciti, sulle sanzioni,
l’uso della forza e il sistema di
sicurezza collettiva.
In questo contesto è
importante anche ricordare “La
Dichiarazione universale dei diritti
umani”, anche nota come
Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo, un documento firmato
dall'Assemblea generale delle
Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 a
Parigi, dopo la II guerra mondiale.
Il primo articolo è molto
significativo: “Tutti gli esseri
umani nascono liberi ed eguali in
dignità e diritti. Essi sono dotati
di ragione e di coscienza e devono
agire gli uni verso gli altri in
spirito di fratellanza”. E purtroppo
oggi non ci resta che costatare che
le violazioni di tale documento sono
davvero troppe e l’Onu stessa non
riesce a incidere più come un tempo
per cause già evidenziate in un
precedente articolo su InStoria.
Ci viene allora in mente la
significativa, indimenticabile
figura di Mahatma Gandhi che ha
rivoluzionato il concetto di
relazioni internazionali
introducendo la nonviolenza (Ahimsa)
e la disobbedienza civile (Satyagraha)
come strumenti di lotta politica e
diritto alla resistenza. Il suo
approccio etico, incentrato sulla
verità e sulla giustizia, ha sfidato
le norme coloniali basate sulla
forza, promuovendo
l'autodeterminazione dei popoli e
l'armonia universale. La sua lotta
ha accelerato la fine del dominio
britannico in India (1947),
influenzando i movimenti di
decolonizzazione.
In effetti Gandhi proponeva
un ordine internazionale basato su
principi morali, l'armonia tra
religioni e razze, la solidarietà,
la giustizia sociale. Sarvodaya, che
vuol dire “progresso per tutti”, era
la sua visione per realizzare lo
sviluppo globale degli esseri umani
senza distinzioni. Il suo pensiero
ha ispirato leader internazionali,
come Martin Luther King Jr. e Nelson
Mandela, nonché movimenti per i
diritti umani e la pace, ponendo
l'etica al di sopra della forza
bruta nel contesto globale.
E in questi tempi drammatici
e barbari, sconvolti dalle guerre,
ci chiediamo dove sia finito il suo
esempio, dove sia finita la Bellezza
dei valori umani, come in Hymn to
Intellectual Beauty del poeta
inglese Percy Bysshe Shelley:
“Spirito della Bellezza, che
consacri
coi tuoi colori pensiero e
forma umana
su cui risplendi, dove sei
fuggito?
Perché ti dilegui e abbandoni
il nostro regno,
l'immensa cupa valle di
lacrime, vuota e desolata? (...)
La tua luce soltanto
– come nebbia sospinta verso
i monti
o musica emanata dal vento
notturno
di fra le corde di un
silenzioso strumento
o luce lunare sul fiume a
notte alta –
dona grazia e verità al sogno
inquieto della vita”.