[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 219 / MARZO 2026 (CCL)


attualità

A PROPOSITO DI GUERRE E DIRITTI INTERNAZIONALI
L’esempio di Gandhi
di Giovanna D'Arbitrio

 

Oggi sentiamo spesso parlare di violazione dei diritti internazionali, in particolare dei diritti umani nell’escalation di guerre ben note, come quelle in Ucraina e Medio Oriente, oppure quelle dimenticate, in cui sembrano prevalere interessi geopolitici e legge del più forte, mentre muoiono milioni di civili, in particolare donne e bambine.

Il libro di Maria Franzè Le Donne, i Bambini e la Guerra (MG Press) viene così presentato: “I bambini, depositari di profonda saggezza rispetto a una società sempre più disumana e folle, dominano la prima parte del libro. Bambini, speranza di un futuro migliore, segnati da colpe e responsabilità di un mondo senza pietà, immerso in un divenire immutabile. E là dove c’è l’infanzia, c’è sempre la presenza eroica di una donna, àncora di salvezza (...) Differenti luoghi del mondo e diverse epoche storiche, ma quasi identici vissuti”.

Ritornando al Diritto Internazionale ci sembra giusto evidenziare che esso viene definito come un corpus di norme riconosciute dagli Stati come vincolanti per le loro relazioni mutue, comprese le loro relazioni con le organizzazioni internazionali, un sistema normativo complesso che ha l’obiettivo di garantire ordine e stabilità nelle interazioni globali, tutela dei diritti umani nei conflitti, protezione dell’ambiente, cooperazione economica, riconoscimento della sovranità territoriale e quant’altro. Il libro su “Diritto Internazionale” di Antonio Cassese (compianto docente di Diritto internazionale e rappresentante del governo italiano in vari organi dell’ONU, tra cui la Commissione dei diritti umani) spiega le dinamiche della statualità, sulla responsabilità degli Stati per fatti illeciti, sulle sanzioni, l’uso della forza e il sistema di sicurezza collettiva.

In questo contesto è importante anche ricordare “La Dichiarazione universale dei diritti umani”, anche nota come Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, un documento firmato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 a Parigi, dopo la II guerra mondiale. Il primo articolo è molto significativo: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. E purtroppo oggi non ci resta che costatare che le violazioni di tale documento sono davvero troppe e l’Onu stessa non riesce a incidere più come un tempo per cause già evidenziate in un precedente articolo su InStoria.

Ci viene allora in mente la significativa, indimenticabile figura di Mahatma Gandhi che ha rivoluzionato il concetto di relazioni internazionali introducendo la nonviolenza (Ahimsa) e la disobbedienza civile (Satyagraha) come strumenti di lotta politica e diritto alla resistenza. Il suo approccio etico, incentrato sulla verità e sulla giustizia, ha sfidato le norme coloniali basate sulla forza, promuovendo l'autodeterminazione dei popoli e l'armonia universale. La sua lotta ha accelerato la fine del dominio britannico in India (1947), influenzando i movimenti di decolonizzazione.

In effetti Gandhi proponeva un ordine internazionale basato su principi morali, l'armonia tra religioni e razze, la solidarietà, la giustizia sociale. Sarvodaya, che vuol dire “progresso per tutti”, era la sua visione per realizzare lo sviluppo globale degli esseri umani senza distinzioni. Il suo pensiero ha ispirato leader internazionali, come Martin Luther King Jr. e Nelson Mandela, nonché movimenti per i diritti umani e la pace, ponendo l'etica al di sopra della forza bruta nel contesto globale.

E in questi tempi drammatici e barbari, sconvolti dalle guerre, ci chiediamo dove sia finito il suo esempio, dove sia finita la Bellezza dei valori umani, come in Hymn to Intellectual Beauty del poeta inglese Percy Bysshe Shelley:

Spirito della Bellezza, che consacri
coi tuoi colori pensiero e forma umana
su cui risplendi, dove sei fuggito?
Perché ti dilegui e abbandoni il nostro regno,
l'immensa cupa valle di lacrime, vuota e desolata? (...)
La tua luce soltanto
– come nebbia sospinta verso i monti
o musica emanata dal vento notturno
di fra le corde di un silenzioso strumento
o luce lunare sul fiume a notte alta –
dona grazia e verità al sogno inquieto della vita
”.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]