[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

197 / MAGGIO 2024 (CCXXVIII)


ambiente

LA GUERRA DEL GOMBE
UN CONFLITTO TRA SCIMPANZÉ PER RIFLETTERE SULLA VIOLENZA
di Lorenzo Bruni

Una delle sage cinematografiche più apprezzate degli ultimi anni, sia da pubblico che critica, capace di ottenere riscontro positivo sia da critica che da pubblico, è quella de Il pianeta delle scimmie. Ispirata al romanzo dell’autore francese Pierre Boulle, pubblicato nel 1963, avrebbe in realtà avuto inizio già nel 1968, anno in cui venne prodotto un omonimo film, diretto da Franklin J. Schaffner, che ebbe considerevole successo; nel corso degli anni successivi videro la luce più seguiti di questo lungometraggio, ma poco a poco l’interesse verso il mondo apocalittico dominato dalle scimmie andò scemando, finché, nel 2001, Tim Burton non decise di tentare di ridare linfa alla storia ideata da Boulle, dirigendo un film che, nonostante un cospicuo budget utilizzato e un cast all’altezza, ricevette critiche molto negative e si rivelò un flop al botteghino.

 

Solo nel 2011, grazie a L’alba del pianeta delle scimmie, diretto da Rupert Wyatt e scritto magistralmente da Rick Jaffa e Amanda Silver, la saga ha finalmente trovato la giusta quadra: grazie a una sceneggiatura solida e trovate accattivanti, al momento consta di quattro film, tutti apprezzati e di successo, e punta a continuare nel tempo.


Quello che lo scrittore francese non poteva sapere, all’epoca della stesura del romanzo, era che il suo scritto sarebbe andato ad anticipare degli eventi clamorosi che si sarebbero verificati, pochi anni dopo, nel Parco nazionale del Gombe Stream, una riserva naturale in Tanzania: una escalation di violenza senza precedenti che avrebbe portato a un vero e proprio conflitto… tra scimmie!

 

A documentare gli eventi è stata l’etologa Jane Goodall, i cui studi sono stati recentemente digitalizzati e studiati in maniera approfondita: la ricerca di Goodall, oltre a testimoniare il conflitto, sono stati alla base di numerose teorie riguardo l’ineluttabilità della violenza negli esseri umani e sono tutt’oggi materia di discussione e studio.

Quando l’area tanzana divenne patrimonio naturale, nel 1968, la comunità di scimpanzé al suo interno non era numerosa come lo è al giorno d’oggi, dato che vi dimorano circa duecento specie di scimmie. Nel corso del 1974, però, si erano andati formando due principali gruppi distinti: a Sud si trovavano i Kahama, sei maschi adulti, tre femmine adulte e i piccoli, tra i quali il più grande, Sniff, già adolescente; nella parte centrale, invece, risiedeva la più numerosa tribù Kasakela: dodici femmine adulte e otto maschi adulti.

 

I due gruppi convivevano in maniera abbastanza tranquilla: come riportato da Goodall capitava spesso che, ricercando da mangiare, si scontrassero, dando il via a "teatrini" dove le scimmie battevano pugni a terra e urlavano per spaventare gli avversari, ma senza mai sfociare in veri e propri atti di violenza che anticipassero ciò che sarebbe accaduto in seguito.

 

L’inizio delle ostilità è stato datato al gennaio 1974, quando sei membri della tribù Kasakela attaccarono e assassinarono in maniera assai brutale Godi, membro Kahama. Nel corso degli  anni successivi, il gruppo Kahama mise in atto una missione punitiva, sembrerebbe guidata dalla vendetta, assassinando tutti e sei i colpevoli della morte di Godi.

 

Ciò però non bastò a sedare il conflitto: la rabbia dei Kasakela si manifestò con violente incursioni nel territorio nemico, nel corso delle quali le femmine Kahama venivano stuprate, uccise oppure fatte scomparire senza lasciare traccia. Le brutalità continuarono ad aumentare anche negli anni successivi: le testimonianze di Goodall e dei suoi studenti sembrano indicare che gli scimpanzé, oltre a uccidere i membri della comunità nemica, si divertivano a infliggere loro del dolore, per esempio strappando loro i genitali, del tutto o in parte, e prolungando la sofferenza con morsi e attaccando con bastoni.

 

Il conflitto si concluse nel 1978, quando i Kasakela presero possesso delle zone in precedenza Kahama, cacciandoli via; si trattò di una vittoria senza valore, in realtà, perché negli anni successivi dovettero abbandonare le aree a causa dei continui attacchi della comunità Kalende, proveniente da Nord, molto superiore sia in forza che in numero.


Al giorno d’oggi, quantunque le ricerche condotte sugli studi di Goodall da Joseph Feldblum e Anne Pulsey, studentessa di Goodall ai tempi della guerra, pubblicati poi sull’American Journal of Physical Anthropology, non è possibile stabilire quale sia stata la scintilla che ha portato allo scoppio del conflitto; allo stesso modo ci è impossibile determinare il motivo per il quale la comunità di scimpanzé, nel 1974, si sia divisa in due sottogruppi in rapporti così tesi fra loro.

 

Feldblum, capo ricercatore dietro le ultime ricerche relative alla Guerra, ha avanzato più teorie nel tentativo di rispondere a queste domande. Innanzitutto lo studioso ha scartato l’ipotesi secondo la quale questi gruppi fossero separati già in partenza e si fossero uniti solo per la convenienza nel ricevere il cibo fornito dagli uomini, definendola molto poco probabile; anzi, proprio l’assenza di risorse, e quindi la presenza di alcuni alberi da frutto più ricchi rispetto ad altri, e quindi più importanti da controllare, secondo lui avrebbe potuto essere elemento fondante nella nascita delle ostilità.

 

Feldblum ritiene però che siano stati due i fattori scatenanti del conflitto. Per prima cosa, lui e Pulsey hanno evidenziato come all’epoca fosse in corso una lotta al potere della comunità unita, tra Humprey, il maschio alpha nonché la scimmia più forte, e i due fratelli Charlie e Hugh, più piccoli e deboli ma abituati a combattere in coppia e, per questo, temuti dal primo: questa relazione tesa avrebbe dunque portato ai primi scontri e, soprattutto, alla nascita delle due distinte fazioni. In secondo luogo gli studiosi hanno evidenziato come a partire dal 1972 la disparità tra maschi e femmine all’interno del gruppo si sarebbe andata accentuando, con una netta predominanza maschile: proprio tale condizione avrebbe portato al montare di malumore interno e di forte nevrosi tra gli scimpanzé.

Tralasciando la parte storica dell’evento, è opportuno sottolineare come la ricerca condotta da Goodall abbia causato grande turbamento e fatto nascere critiche assai divise e divisive: il fatto che gli scimpanzé studiati fossero appartenenti alla razza dei "Pan troglodytes", molto legata all’uomo e con un antenato in comune, ha portato la ricerca sul piano antropologico.

 

È possibile, dunque, che se la violenza è innata in questo animale a noi così vicino, lo sia anche nell’uomo? Che quindi la nostra razza sia destinata alla conflittualità e che sia inutile cercare di annullare o inibire guerra e crudeltà, dato che sono tratti obbligati dalla nostra natura?

 

Se per alcuni la risposta è positiva, non sono molte le opposizioni alla ricerca di Jane Goodall, che cercano di evidenziare come l’elemento esterno sia stato decisivo per l’aumentare delle violenze: si sostiene per esempio che i primatologi avrebbero viziato il comportamento degli scimpanzé fornendo loro cibo e di conseguenza creando squilibri all’interno del gruppo che, così, sarebbero sfociati in azioni violente. C’è anche chi sostiene come in realtà la causa della rabbia degli animali sia da ritrovare nella deforestazione massiccia che in quegli anni aveva interessato la Tanzania, diminuendo loro le risorse per sopravvivere e rendendo quindi il procacciarsi il cibo più selvaggio e aggressivo.


Al di là di queste ipotesi, bisogna sottolineare come la guerra del Gombe sia considerata a tutti gli effetti un unicum nella storia: mai si era verificato, sia allora che in seguito, un simile conglomerato di violenza e crudeltà, perpetrato, all’apparenza, con premeditazione e spirito di vendetta.

 

Il pensiero corre quasi involontariamente a una delle scene cinematografiche più belle di ogni tempo: l’inizio di 2001: Odissea nello spazio. Sebbene girato prima della guerra del Gombe, non può che essere curioso come Stalney Kubrick abbia girato una perfetta genesi della violenza, quando il protagonista primate afferra un osso e, con intuito, riesce a trasformarlo in un’arma con la quale attaccherà i suoi simili. Nel Parco del Gombe, forse, sarebbe accaduta una cosa simile…

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]