[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 215 / NOVEMBRE 2025 (CCXLVI)


attualità

A PROPOSITO DEL GREGGIO RUSSO
LA SITUAZIONE DEL BOSFORO

di Leila Tavi

 

Nel cuore della strategia geopolitica russa c’è sempre stata una costante: la ricerca di sbocchi verso mari che garantissero navigazione tutto l’anno. Dalla Russia zarista all’Unione Sovietica fino alla Federazione Russa di Putin, il controllo di porti e di stretti ha determinato guerre, alleanze e scontri diplomatici. Il Mar Nero, e in misura diversa il Mar Baltico, rappresentano spazi vitali per la proiezione economica e militare russa.

 

L’esplosione delle petroliere Kairos e Virat a fine novembre, nei pressi della bocca settentrionale dello Stretto del Bosforo dirette verso il porto russo di Новороссийск (Novorossijsk), ha sicuramente causato un grave danno ambientale, ma anche l’ennesimo scontro in un’area dove la tensione tra sicurezza marittima e rivalità regionali rischia di compromettere la stabilità del commercio internazionale e la libertà di navigazione.

 

Secondo il database OpenSanctions, la Kairos e la Virat appartengono alla cosiddetta shadow fleet russa, una flotta poco regolamentata impiegata per trasportare greggio aggirando le sanzioni occidentali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. La Virat risulta inserita nelle liste nere di Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito e Svizzera. Si tratta di Paesi che, in vario modo, rientrano nel gruppo di alleati di Ankara, anche se il governo turco non ha aderito in modo ufficiale alle sanzioni e si muove in una zona grigia, cercando di evitare di diventare un canale di elusione per Mosca, mantenendo al contempo relazioni energetiche vitali.

 

La Kairos è stata bloccata dall’Unione Europea, insieme a Regno Unito e Svizzera, per il trasporto di petrolio russo. Le indagini evidenziano una serie di attività irregolari e ad alto rischio per le due navi: frequenti cambi di bandiera, utilizzo del registro gambiano e periodi in cui i transponder di localizzazione automatica venivano disattivati nei pressi dei porti russi.

 

Secondo le autorità turche le prime indagini indicano un “impatto esterno”, ipotizzando mine alla deriva o attacchi con droni o missili. Sebbene il traffico nello stretto non sia stato interrotto, l’episodio evidenzia la vulnerabilità della strategia russa basata sul controllo dei corridoi energetici del Mar Nero, già al centro delle tensioni geopolitiche tra Mosca, Ankara e le potenze occidentali.

 

Lo Stretto del Bosforo, lungo 32 chilometri, collega il Mar Nero al Mar di Marmara e costituisce uno dei principali chokepoint geopolitici del pianeta. Con circa 55.000 navi che lo attraversano ogni anno, il traffico è tre volte superiore a quello del Canale di Suez e quattro volte quello del Canale di Panama (Pădureanu & Oneașcă, 2024). La larghezza varia da 750 metri, tra l’Anatolia e la Fortezza Rumeli, fino a 3.700 metri alla bocca del Mar Nero. Per la Russia, il Bosforo rappresenta l’unico accesso marittimo verso il Mediterraneo, ma il suo transito è regolato dalla Convenzione di Montreux, firmata il 20 luglio 1936. Questo accordo, tuttora in vigore, stabilisce la libertà di passaggio per le navi mercantili in tempo di pace, ma impone restrizioni alle unità militari di Paesi non rivieraschi del Mar Nero, limitando tonnellaggio e permanenza.

 

Secondo l’articolo 2 della convenzione: «In tempo di pace, le navi mercantili godranno della completa libertà di passaggio e di navigazione negli Stretti, di giorno e di notte, sotto qualsiasi bandiera e con qualsiasi carico». Gli Stati firmatari originari sono: Turchia, Unione Sovietica (oggi Federazione Russa), Bulgaria, Romania, Grecia, Francia, Regno Unito, Giappone e Jugoslavia (oggi sostituita dagli Stati successori). La Convenzione nacque per garantire la sicurezza della Turchia e l’equilibrio strategico nella regione, in un contesto di crescenti tensioni prebelliche.

 

Il regime giuridico stabilito dalla Convenzione di Montreux continua a conferire alla Turchia un ruolo cruciale nel controllo degli Stretti, trasformando il Bosforo in una leva geopolitica di primaria importanza nelle relazioni tra Mosca, Ankara e le potenze occidentali. Sebbene il testo della Convenzione non abbia subito modifiche formali dall’inizio della guerra russo-ucraina nel 2022, la sua applicazione è divenuta oggetto di una gestione più rigorosa da parte della Turchia. Invocando l’art. 19, Ankara ha qualificato il conflitto come “stato di guerra” e ha chiuso gli Stretti alle navi da guerra russe, limitandone significativamente la libertà di movimento. Questa attivazione delle clausole di Montreux ha avuto effetti rilevanti sull’equilibrio navale del Mar Nero: da un lato, ha ridotto la capacità della Federazione Russa di proiettare potenza fuori dall’area; dall’altro, ha confermato i limiti strutturali imposti dalla Convenzione alla presenza di navi da guerra di Stati non rivieraschi, incluse quelle della NATO. L’uso attento delle disposizioni convenzionali da parte della Turchia dimostra come Montreux, nato per garantire sicurezza regionale nel periodo interbellico, continui oggi a funzionare come uno strumento essenziale di gestione delle tensioni geopolitiche, in particolare nel contesto della guerra in Ucraina e delle trasformazioni strategiche del Mar Nero (Eroglu, 2025).

 

Questa applicazione selettiva della Convenzione di Montreux sottolinea come il controllo degli Stretti sia oggi una leva strategica per Ankara e, indirettamente, una vulnerabilità per Mosca. Tale fragilità si inserisce in un quadro più ampio di riduzione degli sbocchi marittimi russi, iniziato con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, Mosca ha perso diversi porti di importanza strategica. Riga e Tallinn, oggi membri della NATO, hanno chiuso de facto ogni accesso russo al Mar Baltico, costringendo Mosca a fare affidamento soltanto su Kaliningrad, exclave priva di continuità territoriale. Ancora più critica è stata la perdita del porto di Odessa, in Ucraina, considerato uno sbocco storico verso il Mediterraneo e i mercati globali. L’indipendenza dell’ex repubblica ha rappresentato per la Russia la rottura definitiva con un passato imperiale che garantiva accesso continuo e strategico all’Europa meridionale.

 

Il rafforzamento delle misure economiche adottate dagli Stati Uniti nel luglio 2025 ha introdotto un controllo più stringente sul traffico marittimo legato al petrolio russo, attraverso l’impiego di sistemi avanzati di monitoraggio e l’ampliamento delle verifiche su navi sospette in acque internazionali. A differenza delle precedenti amministrazioni, tuttavia, tali misure non si configurano come un tentativo di indebolire strutturalmente l’economia russa: il documento National Security Strategy 2025 pone infatti come obiettivo primario la rapida stabilizzazione del fronte europeo e la ricostruzione di condizioni di strategic stability con Mosca, così da ridurre i rischi di escalation e consentire una cessazione delle ostilità in Ucraina nel più breve tempo possibile.

 

In questo quadro la pressione esercitata su alcuni Paesi terzi come l’India, divenuta negli ultimi anni un importante acquirente di greggio russo, è stata orientata non tanto alla punizione economica quanto al riallineamento delle pratiche commerciali e agli standard di trasparenza richiesti dagli Stati Uniti, evitando però misure che potessero destabilizzare il sistema energetico globale. Ne è derivata una riduzione del traffico navale russo nello Stretto tra agosto e novembre 2025, accompagnata da un incremento dei premi assicurativi e da una maggiore cautela operativa, senza tuttavia compromettere l’obiettivo strategico delineato dalla NSS: riequilibrare i rapporti con la Russia entro un quadro negoziale sostenibile, preservando allo stesso tempo la sicurezza delle rotte marittime internazionali.

 

Le recenti crisi geopolitiche e il rafforzamento delle sanzioni statunitensi nel luglio 2025 hanno trasformato le rotte marittime globali, con effetti significativi sulle emissioni di carbonio associate. In particolare, le restrizioni sul commercio energetico russo e il monitoraggio delle navi sospette hanno ridotto il traffico diretto verso l’Europa, determinando una diminuzione incidentale delle emissioni di CO₂ nello Stretto del Bosforo. In particolar modo, la guerra tra Russia e Ucraina ha modificato in modo sostanziale i flussi di navigazione nel Mar Nero e, di conseguenza, nel Bosforo. Le emissioni di CO₂ derivanti dal traffico navale nella zona economica esclusiva dell’Ucraina sono diminuite in media del 17,88% annuo, riflettendo il crollo delle operazioni portuali e delle esportazioni. Al contrario, le zone economiche di Romania e Turchia hanno registrato incrementi rispettivamente del 36,30% e del 16,08% annuo, con Istanbul che ha visto crescere il traffico di navi cisterna e bulk carrier attraverso il Bosforo, spesso in rotte più lunghe e complesse per aggirare restrizioni e sanzioni (Xu et al., 2025). A livello di singola rotta, il commercio marittimo tra Russia e Unione Europea ha subito una contrazione evidente, mentre sono aumentati i flussi verso Paesi asiatici e mediorientali, con conseguente riallocazione delle emissioni lungo corridoi che passano quasi sempre per il Bosforo, sollevando interrogativi sulla sostenibilità ambientale e sulla sicurezza energetica in un contesto geopolitico instabile.

 

Queste dinamiche non si limitano all’ambito ambientale: la riallocazione dei flussi marittimi e la riduzione incidentale delle emissioni nello Stretto del Bosforo riflettono un quadro strategico più ampio. Le misure statunitensi di monitoraggio e controllo del traffico marittimo non sono più orientate, come nelle precedenti stagioni sanzionatorie, al danneggiamento strutturale delle entrate energetiche russe, bensì alla prevenzione di rischi sistemici e alla gestione degli effetti indiretti della guerra. In questa logica si inserisce l’incontro del 4 e il 5 dicembre scorsi, in occasione del 23° Annual Summit India–Russia a Nuova Delhi, dove Vladimir Putin e Narendra Modi hanno ribadito la volontà di proseguire la partnership energetica: Modi ha confermato l’intenzione di continuare ad approvvigionarsi di greggio russo, mentre Putin ha garantito “spedizioni di carburante ininterrotte”. Washington ha reagito con cautela, senza ulteriori sanzioni immediate, ma ha ribadito tramite la Casa Bianca e analisti ufficiali che “gli Stati Uniti non vedranno favorevolmente” un potenziamento del legame energetico tra Mosca e Nuova Delhi. Il 7 dicembre 2025, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha accolto con favore la National Security Strategy 2025, sottolineando a proposito del documento «Там говорится о необходимости диалога и выстраивания конструктивных, добрых отношений. Это не может не импонировать, и это абсолютно соответствует нашему видению» (Si parla della necessità di dialogo e di costruzione di relazioni costruttive e positive. Questo non può che essere apprezzato e corrisponde pienamente alla nostra visione – Fonte: RIA.ru). Questo approccio mette in luce una sorta di asse tacito tra USA e Russia, che punta a ridimensionare il ruolo dell’Unione Europea, considerata sempre più frammentata e poco autonoma, rispetto agli Stati Uniti.

 

Parallelamente, la Turchia di Erdoğan ha assunto un ruolo centrale. Grazie alla Convenzione di Montreux del 1936, controlla il passaggio delle navi nei Dardanelli e nel Bosforo e può limitarne l’accesso in tempo di guerra. Dal 2022 ha investito nel rafforzamento della propria marina e ha riattivato il dibattito sul Canale di Istanbul, una via artificiale alternativa pensata per ridurre il rischio ambientale e aggirare alcuni dei vincoli della convenzione. Il Kanal İstanbul è un canale artificiale in costruzione nella parte europea di Istanbul, progettato per collegare il Mar Nero al Mar di Marmara. Lungo circa 45 km, largo 275 metri e profondo 20,75 metri, il canale mira a ridurre la congestione del Bosforo e a migliorare la sicurezza del transito delle petroliere. L’infrastruttura consentirà alla Turchia di applicare tariffe di transito non vincolate alla Convenzione di Montreux, rafforzando il ruolo geopolitico di Ankara come hub energetico e logistico tra Europa e Asia. Tuttavia, il progetto solleva critiche per i rischi ambientali e per le implicazioni strategiche: potrebbe modificare gli equilibri nel Mar Nero, incidere sul commercio energetico russo e aumentare la competizione tra Turchia, UE e USA.

 

La Turchia si configura oggi, quindi, come un attore di primo piano nel Mar Nero, capace di influenzare gli equilibri energetici di tutta l’Eurasia, grazie alla sua posizione strategica che le consente di intermediare ogni flusso navale in uscita dal bacino (Özdilek 2025).

 

La Russia, costretta a ristrutturare la propria logistica marittima, ha puntato su rotte alternative come il corridoio meridionale via Iran e Mar Caspio, ma con risultati limitati. Le infrastrutture restano insufficienti e le tratte meno redditizie. I tentativi di rafforzare la cooperazione con la Cina sono ostacolati sia dalla distanza geografica sia dalla crescente competizione tra Mosca e Pechino per il controllo delle vie eurasiatiche (Gresh 2020). Anche nel Mar Nero, la Russia deve confrontarsi con la presenza crescente di forze navali turche e con l’attivismo geopolitico di Ankara nei confronti di Moldavia e Georgia, dove esercita un’influenza economica sempre più marcata.

La situazione attuale restituisce l’immagine di una Russia sempre più isolata, compressa tra la necessità di mantenere aperti i propri sbocchi marittimi e una dipendenza crescente dalla benevolenza turca. Il Bosforo non è più soltanto un canale commerciale: è il termometro del disordine geopolitico contemporaneo. La sua gestione, le sue interruzioni e i suoi incidenti rivelano le nuove fragilità del sistema internazionale e l’impossibilità di separare energia, commercio e politica estera. L’esplosione delle petroliere nel novembre 2025 ha segnato un punto di svolta: più che un evento isolato, rappresenta il simbolo di una Russia alla ricerca di spazi che non controlla più, in un mondo che ha ristretto sensibilmente i suoi margini di manovra.

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

Eroglu, E. (2025). The Montreux Convention: Mediating Geopolitical Dynamics in the Straits. IE University International Policy Review (IPR)Journal 6 Issue 1: 1-12.

Gresh, G.F. (2020). To Rule Eurasia’s Waves: The New Great Power Competition at Sea. Yale University Press.

Özdilek, E. (2025). Geopolitics of the Black Sea in the International Arena: Key Players and Türkiye-Russia Relations. Karadeniz Araştırmaları, (85), 231-267.

Pădureanu, M. A., & Oneașcă, I. (2024). “From synergy to strategy in the black sea region: Assessing opportunities and challenges”. EIR Working Papers Series, No. 51, European Institute of Romania, Bucharest.

Xu, Y., Zhao, P., Kang, T., & Qin, K. (2025). Russia-Ukraine war has altered the pattern of carbon dioxide emissions from shipping in the Black Sea region. Communications Earth & Environment, 6(1), 558.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]