[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

161 / MAGGIO 2021 (CXCII)


turismo storico

LE FONTANE DI PIETRO LOMBARDI NEI RIONI DI ROMA
VI / FONTANA DEGLI ARTISTI
di Emanuel De Marchis

 

La fontana degli artisti, realizzata a Roma, in via Margutta, dall'architetto Pietro Lombardi, si mostra con un'ampia cornice marmorea a forma di arco (sulla quale spicca la scritta SPQR), addossata alla facciata del palazzo che la sostiene e che ben inquadra sul paramento murario questo piccolo monumento dedicato agli artisti.

 

Con una base triangolare su cui poggiano due cavalletti da pittore sostenenti altrettanti mascheroni dall'espressione contrapposta (uno cupo, l'altro ridanciano), ci ricorda le emozioni più note della vita, come appunto il pianto e la risata. Sopra a tutto, svetta un secchio di vernice e vari strumenti utilizzati da chi dell'arte ne ha fatto un mestiere, tra pennelli e scalpelli. Alla base, in un susseguirsi continuo di allusioni artistiche, troviamo invece tre sgabelli, che sembrano a loro modo sorreggere il peso dell'arte. L'acqua zampilla dai mascheroni e dagli snodi di un compasso scolpito ad arte nel bel mezzo dell'opera, andandosi a raccogliere in una vasca al di sopra del manto stradale dalla quale confluisce poi in una grata di ferro.

 

 

Pietro Lombardi, sorta di Giacomo Della Porta del Novecento, fu lo scultore e architetto al quale il comune di Roma affidò la realizzazione di alcune fontane che dovevano simboleggiare il rione al quale appartenevano, rifacendosi a un simbolo preciso, evidente e assolutamente riconoscibile, intorno al quale riunirsi e nel quale riconoscersi. Il Lombardi ebbe peraltro il merito di non indulgere in opere ridondanti o vanagloriose, ma pur non ostentando grandi magnificenze progettuali le fontane risultano piuttosto aggraziate e proporzionali, nonché sempre congeniali al tema proposto. I rioni presi in esame furono: Campo Marzio, sant'Eustacchio, Pigna, Borgo, Ripa, Tiburtino, Monti, Celio e Trastevere. Il periodo di realizzazione andò dal 1926 al 1929.

 

Rimanendo alla fontana degli artisti, particolarmente degni di un approfondimento sono i simboli costituiti dalle maschere e dal compasso.

 

La maschera o mascherone, comune a innumerevoli popolazioni, è utilizzata sin dall'età arcaica. Connessa a pitture corporali, tatuaggi o scarificazioni, essa si configura come un efficace mezzo di comunicazione tra gli uomini e le divinità, essendo uno strumento che permette di alienarsi dalle convenzioni spazio-temporali, al fine di proiettarsi in un altro mondo, divino, rituale, mistico. Colui che indossa una maschera perde la propria identità per assumere una diversa energia. Con l'urbanizzazione diffusa e l'inevitabile promiscuità che ne comporta, la maschera ha perso progressivamente la sua valenza rituale per essere inglobata in una sfera puramente ludica, perdendo gradualmente la relazione con le sue originarie funzioni. Proprio in tale contesto si è creata l'accezione metaforica e negativa del termine, ma la maschera non è solo quella dell'ipocrita che la indossa per questioni di calcolo e opportunità: essa è infatti anche quella che un po' tutti noi indossiamo automaticamente ogni qual volta ci rapportiamo in società. Quanto al compasso, che l'autore mette in rilievo facendovi appunto fuoriuscire la dissetante acqua (al pari di quanto avviene coi mascheroni), rappresenta la capacità, la volontà e il genio umano. In altre parole, esso è un richiamo all'ordine degli elementi e delle leggi naturali che governano l'universo. Tale strumento è tra l'altro antichissimo, venendo utilizzato già dai greci, che per primi definirono i principi della geometria piana. In passato veniva chiamato “sesto” per la sua capacità di dividere la circonferenza in sei parti. Viene adoperato, assieme al righello e alle squadre, sia nella costruzione di figure geometriche complesse sia nel disegno di circonferenze complesse, che nel disegno di archi.

 

 

Un'ultima nota: accanto all'arco marmoreo appare una targa, lì posta nel 1998, anno in cui la fontana è stata restaurata (un ulteriore intervento sarà effettuato nel 2016), e nella quale vi è una dedica ai genitori di Stefano Gasbarri, colui che finanziando i lavori ridiede nuova luce a questo piccolo, significativo capolavoro di Pietro Lombardi.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]