Tra la fine degli anni ’70 ed i primi anni ’80 del
XX° secolo prese vita un’innovativa teoria estetica
volta a ripristinare quella ricerca intellettuale e
sperimentale, in ambito artistico, che aveva
costituito la base dei movimenti d’Avanguardia
nei decenni precedenti.
La
nascita dell’ Eventualismo può essere
ricondotta all’ambiente culturale formatosi tra la
galleria romana del Centro Studi Jartrakor e
la Rivista di Psicologia dell’arte, fondate
rispettivamente nel 1977 da Sergio Lombardo,
Anna Homberg e Cesare Pietroiusti e
nel 1979 dal già citato Lombardo.
Il
Centro Sudi Jartrakor è stato per lungo tempo una
Galleria d‘Arte ed uno spazio di estetica
sperimentale che ha ospitato mostre personali di
artisti prestigiosi come Giacomo Balla,
Piero Manzoni, Ettore Colla.
Ad
oggi è sede del Centro di documentazione del
Gruppo Eventualista e della Rivista di
Psicologia dell' Arte.
La
fondazione dello Jartrakor si inserisce in un
ambiente del tutto sfavorevole: il clima
sperimentale (motore dei primi movimenti
artistico-culturali riconosciuti come Avanguardia)
si era oramai spento da anni, come già l’Arte
Concettuale degli anni ’60.
Lo
sforzo più grande stava dunque nel tentativo di
restituire vigore e protagonismo alla più spinta
sperimentazione. Dopo l’esperienza concettuale, nel
1967 venne lanciata l’Arte Povera: questa
riuscì in breve a consacrare a livello
internazionale un’arte italiana legata ai valori
della povertà e della limitatezza, supportata da
segni minimi.
Da
qui in poi si potè assistere al declino di quella
corrente di ricerca realizzata sui principi
sperimentali della scienza empirica, per lasciare il
posto a coloro che potessero trovare un positivo
esito commerciale.
L’Arte Povera aveva, effettivamente, concesso anche
questo.
E’
in questo ambito, apparentemente del tutto avverso,
che Lombardo, Homberg e Pietroiusti si proclamano
pionieri di una vera e propria riforma estetica ed
intellettuale.
L’Eventualismo
è volto a raccogliere tra il pubblico esperienze
individuali e assolutamente non prevedibili, quindi
eventuali, casuali, rivelatrici di caratteri
latenti.
Esso non vuole presentarsi principalmente come
ermeneutica della psiche, ma innanzitutto come
esperienza estetica; una sorta di gioco
in cui lo spettatore può (e deve) liberamente
concedersi all’opera-strumento, senza
alcuno sforzo di lettura.
In
effetti è il pubblico ad essere letto
mediante lo strumento messo a punto dall’artista.
Lo
strumento è l’opera.
L’Eventualismo,
più che movimento artistico, è dunque un esperimento
estetico, una ricerca introspettiva. Lo spettatore
diviene, in un certo senso, l’analita.
L’artista è difatti l’analizzatore, e l’opera
d’arte il dispositivo per l’indagine, accuratamente
studiato, costruito e calibrato.
I
gradi della ricerca risultano relativamente semplici
e meccanici.
L’
esperienza, ogni volta del tutto pragmatica, inizia
con un dialogo tra artisti e pubblico, interazione
tra lo spettatore e l’opera d’arte, e si realizza
infine nel responso del pubblico stesso.
L’evento è il responso; la risposta di un qualsiasi
fruitore diviene elemento primario nella
realizzazione dell’intero processo estetico e,
dunque, nel compimento dell’opera d’arte.
L’opera d’arte, considerata nella sua fisicità,
perde qualsiasi valore stilistico-formale se non
accompagnata dalla sua complementare unità: lo
spettatore.
Il
valore estetico e i contenuti espressivi,
culturalmente impliciti nell’opera fino a quel
momento, subiscono una traslazione; l’opera diviene
mero stimolo, pura provocazione. Si instaura una
condizione di astinenza espressiva ereditata
dall’Avanguardia storica.
Nonostante le impressioni siano determinate da uno
stesso stimolo, queste sono sentite ed elaborate
intimamente da ogni individuo in maniera differente.
Da
qui derivano risposte diverse e tanto più queste si
distinguono, tanto più eventualista è lo stimolo.
Il
valore innovativo assunto dall’opera d’arte, nel
contesto eventualista, ha però delle limitazioni:
come qualsiasi avvenimento perde carattere di
esperienza nuova, quindi capace di sorprendere,
attraverso l’abuso.
Quando lo stimolo viene percepito per la prima
volta, gli utenti sono naturalmente in grado di
fornire risposte nuove, diverse e rivelatrici di
vari aspetti caratteriali o psichici (se,
successivamente, i dati raccolti vengono elaborati).
Nel momento in cui lo stimolo è diffuso, già noto ad
un gran numero di spettatori, alla percezione
seguono risposte che volgono progressivamente
all’immutabilità; diventano vuote, esclusivamente
formali, convenzionali.
Col tempo, l’evento si satura, e l’opera
perde qualsiasi valenza.
Sergio
Lombardo fornisce una semplice e chiarificante
spiegazione del senso della ricerca eventualista:
“Il
ruolo attivo di chi percepisce o di chi interpreta
l’evento è un tema centrale delle avanguardie, sul
quale regna una gran confusione. Spesso la richiesta
d’un coinvolgimento attivo del pubblico come
co-autore dell’opera d’arte compare nella storia
dell’arte contemporanea, dal Futurismo al Dadaismo,
dall’Agit-prop all’Happening, dal Fluxus alla
Performance... Si voleva creare un’opera d’arte in
grado di attivare lo spettatore rendendolo
compartecipe dell’atto creativo...
L’Eventualismo ha affrontato il
problema in termini rigorosi, in assenza dei quali,
quanto più la pittura si gonfia per invadere lo
spazio circostante, tanto più superficiale diventa
il coinvolgimento del pubblico. L’Eventualismo
affronta direttamente il valore qualitativo, la
profondità psicologica del coinvolgimento del
pubblico, la valutazione del suo comportamento
reattivo in termini di spontaneità, originalità e
variabilità”.
(Sergio Lombardo, presentazione della
mostra di G. Di Stefano, R. Galeotti, A. Homberg,
S.
Lombardo, P. Mottola, presso Jartrakor di via dei
Pianellari 20, Roma, 1989.)
Sono descritte, di seguito, alcuni esempi indicativi
di opere eventualiste.
Sergio
Lombardo nel 1968 realizza SFERA CON SIRENA,
una grande sfera dal diametro di 1.04 metri.
La
sfera viene posta in un ambiente liberamente
attraversato dal pubblico.
Se
urtata, accidentalmente o volutamente, e quindi
spostata da una iniziale posizione prestabilita, la
sfera emette un suono avvertibile fino a 800 metri.
L'allarme non termina finché la sfera non è
ricondotta nella posizione iniziale.
L’evento si traduce nelle reazioni, piuttosto
imbarazzate, delle persone che “s’imbattono” nella
sfera. Il pubblico partecipa, suo malgrado, ad un
meccanismo spesso imbarazzante e fastidioso, per sé
stessi ma soprattutto per gli altri.
Ancora Lombardo, nel 1979, progetta e realizza lo
SPECCHIO TACHISTOSCOPICO CON STIMOLAZIONE A SOGNARE.
Si
tratta di uno specchio, piuttosto sottile, montato
su una scatola.
Internamente è inserita un'immagine che diventa
visibile per un brevissimo istante quando la scatola
è illuminata da un flash.
Lo
spettatore è invitato a osservare la propria
immagine per qualche minuto, concentrandosi
sull'occhio destro.
Al
momento opportuno sarà lo stesso spettatore ad
attivare il flash mediante un pulsante.
La
notte stessa, o quella immediatamente successiva, lo
spettatore sognerà...
Sarà il sogno il vero evento.
Si
presume che questo sia indimenticabile e che
riguarderà l’immagine della persona in forme nuove,
simboliche.
La
persona sarà tenuta a descrivere, anche
graficamente, il sogno compiuto.
Secondo Lombardo si dovrebbe trattare della reale,
vera, autentica immagine di chi ha partecipato
all’esperimento.
Giovanni Di Stefano,
altro attivista eventualista, nel 1989 realizza
CORREZIONI DELLA MEMORIA. Dipinti in colori
vinilici su tela.
L’opera/stimolo consiste in figure geometriche,
disposte più o meno casualmente su di una base
bianca.
Il
fruitore osserva la composizione e successivamente
tenta di ricomporla esclusivamente servendosi del
proprio ricordo.
La
nuova composizione diviene così lo stimolo per lo
spettatore seguente.
L’esperienza viene ripetuto otto volte.
Questa è una tecnica compositiva, simile nella
meccanica ad un esercizio spesso eseguito in
ambiente surrealista. Questo gioco prendeva
il nome le cadavre exquis boira du nouveau vin
(il cadavere eccellente berrà il vino novello).
Ogni giocatore era tenuto a scrivere una singola
parola, una frase, comporre una poesia o un racconto
breve.
Al
termine di ciò, il giocatore successivo, avrebbe
dovuto continuare il lavoro precedente ignorandone
del tutto il contenuto o conoscendone solo la parola
finale.
Si
costruiva così un’opera tramite eventi successivi,
individuali e spontanei.
Quando venne eseguito per la prima volta, si ottenne
la frase "le cadavre exquis boira du nouveau vin";
da qui il nome dato al gioco.
Questo esercizio ha trovato tra i surrealisti anche
altre applicazioni.
Seguendo lo steso schema, il gioco è stato compiuto
mediante il disegno.
Ogni giocatore si trovava nella condizione di
continuare un disegno precedentemente eseguito, pur
non conoscendolo interamente.
I
risultati furono eccellenti: figure dinamiche e
grottesche, irreali, evocative di immagini ancora
più remote, come quelle realizzate da Bosch secoli
prima.
La
produzione artistica che più ha saputo tradurre il
pensiero surrealista, ha trovato un validissimo
strumento in questo gioco: “automatismo psichico
puro…”, come Andrè Breton dichiarava, senza
alcuna limitazione formale e stilistica; riversare
su carta immagini o parole la cui natura è spontanea
perché nasce da un input spontanei.
Come si osserva dagli esempi sopra decritti, gli
stimoli sono variabili, nella loro struttura e nel
meccanismo che essi possono innescare: circostanze
particolari nelle quali interagire spontaneamente
con oggetti, immagini, suoni che conducono comunque
ad una nuova idea di percezione e fruizione
dell’opera d’arte.
Sicuramente
più dinamica e coinvolgente.