.

home

 

progetto

 

redazione

 

contatti

 

quaderni

 

gbeditoria


.

[ISSN 1974-028X]


RUBRICHE


attualità

.

ambiente

.

arte

.

filosofia & religione

.

storia & sport

.

turismo storico



 

PERIODI


contemporanea

.

moderna

.

medievale

.

antica



 

EXTEMPORANEA


cinema

.

documenti

.

multimedia



 

ARCHIVIO


.

contemporanea


N. 125 - Maggio 2018 (CLVI)

le politiche economiche del brasile

tra gli anni 80 e la presidenza lula

da sarney a de mello - parte i
di Riccardo Filippo Mancini

 

Nel corso degli anni ’90 il Brasile attraversò quella fase di profonda trasformazione politica, economica e sociale che lo ha portato poi a diventare un importante attore del palcoscenico internazionale. Dopo tanti anni di dittatura militare, infatti, per il popolo brasiliano si aprirono le porte della democrazia.

 

La fase di transizione iniziò formalmente nel 1985, con il passaggio di consegne tra Joao Figueredo e Josè Sarney. Quest’ultimo era divenuto Presidente in quanto scelto come vice da Tancredo Neves, che morì a causa di una grave malattia appena prima di insediarsi.

 

Sarney non era dunque un Presidente eletto, aveva da poco lasciato le fila del partito filo-dittatoriale Aliança Renovadora Nacional, e non era amato né dai suoi antichi alleati per il recente abbandono del partito, né dai democratici che non si fidavano delle sue nuove e improvvise posizioni politiche di stampo democratico.

 

Sarney era stato al fianco dei militari durante la dittatura, e non aveva né la volontà politica né il sostegno parlamentare necessario a far emergere il Paese dalla crisi in cui versava in quel preciso momento storico, essendo troppo legato al vecchio sistema, di cui incarnava in qualche modo gli ultimi strascichi. Uno dei problemi maggiori che doveva affrontare il governo era legato all’inflazione, che stringeva in una morsa la zoppicante economia brasiliana.

 

La storia brasiliana è stata segnata in modo pesante negli anni proprio da questo problema di inflazione. Facendo un piccolo passo indietro per avere un quadro più generale della situazione del Brasile in quel periodo, è importante ricordare come verso la metà degli anni settanta il Paese aveva delle buone prospettive di crescita, disattese poi verso la fine del decennio. Nel 1973 il primo shock petrolifero aveva provocato in Brasile un peggioramento del saldo della bilancia commerciale che fu finanziato ricorrendo all’indebitamento e la situazione fu tamponata in qualche modo.

 

Il secondo shock petrolifero, nel 1979, ebbe invece conseguenze più pesanti: l’aumento del prezzo del petrolio portò anche ad un aumento deciso del tasso di inflazione che in pochi anni passò da quota 40% fino a toccare le punte massime del 180% nel 1982 e del 200% nel 1985, l’anno dell’insediamento del nuovo governo. Il presidente, seppur politicamente debole come detto in precedenza, tentò di intervenire con una manovra economica varando, nel febbraio del 1986, il Plan Cruzado, dopo che l’inflazione raggiunse la spaventosa cifra a gennaio del 400% su base annua.

 

Questa manovra economica si basava sul congelamento dei prezzi, sulla conversione dei tassi di interesse e su una nuova politica monetaria e fiscale. Nel breve periodo il piano riuscì a eliminare l’inflazione e la situazione sembrò stabilizzarsi. Il buon esito del Cruzado spinse il governo del Brasile a mettere in atto un nuovo piano espansionistico, che però ebbe l’effetto di far ripartire l’inflazione.

 

A fine anno fu lanciato il Plan Cruzado 2, che non conseguì risultati di rilievo. Nonostante i fallimenti dei piani eterodossi come i due Cruzado, si tentò di trovare una soluzione con manovre simili a quest’ultime: il Plan Bresser (dal nome del Ministro dell’economia dell’epoca che lo ideò) nel 1987 e il Plan Verão nel gennaio del 1989. Proprio nel 1989 la benzina aumentò del 614%, portando il tasso di inflazione accumulata al 1782,8%.

 

Nessuna delle manovre di stabilizzazione che venne adottata sortì effetti soddisfacenti. L’inflazione brasiliana saliva e scendeva a periodi alternati, senza trovare significativi momenti di stabilità. Questo momento storico verrà successivamente definito, in riferimento non solo al Brasile ma a tutta l’America Latina, come la decada perdida, il decennio perduto, fatto di stagnazione economica, timore di ritorno dei militari, e un forte aumento della diseguaglianza sociale.

 

Una cosa però resterà come eredità politica, in questo caso assolutamente positiva, della Presidenza Sarney: la nuova Costituzione brasiliana del 1988, all’interno della quale alcune frange più progressiste del governo riuscirono a far inserire grandi obiettivi da raggiungere in ambito sociale, economico e culturale (tutti tesi a crescita economica e sociale, soprattutto per le classi deboli). Questa carta costituzionale influenzerà le manovre dei successivi governi, indicando un tracciato da seguire.

 

Gli anni ’90 si aprirono in ogni caso in un clima di profonda incertezza e con un volto nuovo sulla scena politica brasiliana: Fernando Affonso Collor de Mello, ex Governatore di Alagoas. Con il Partido do Movimento Democratico Brasileiro (PMDB), divenne famoso a livello nazionale grazie alla lotta intrapresa per il taglio dei folli stipendi dei dipendenti pubblici.

 

Era giovane e dava un’immagine nuova, di un Brasile dinamico e in grado di superare il momento di stallo che ne bloccava la crescita e le aspirazioni. Si candidò alle elezioni presidenziali del 1989 con il Partido Nacional Renovador (PRN), sfidando Lula e il suo Partido dos Trabalhadores (PT), battendolo nella competizione per la presidenza. É considerato il primo Presidente brasiliano eletto direttamente e democraticamente, ed è stato il primo dopo il varo della nuova Costituzione. Divenne ufficialmente capo di Stato il 15 marzo del 1990.

 

Il neoeletto Collor De Mello, politicamente di spirito liberal-conservatore, non perse tempo e non appena insediato mise mano all’economia varando un primo piano di riforme, che ne prese il nome: il Plan Collor.

 

Dal punto di vista fiscale il piano prevedeva una forte lotta all’evasione (uno dei capisaldi del programma di De Mello, promessa durante la campagna elettorale) e un aumento di alcune tasse. De Mello inoltre iniziò un programma di privatizzazioni e di riforme amministrative che costituirono il secondo punto cardine della riforma.

 

Ci furono anche delle manovre sulla moneta, con la sospensione della convertibilità per un periodo di un anno e mezzo. A tutto questo si accompagnava l’oramai solito congelamento dei prezzi. Gli obiettivi della manovra non furono raggiunti appieno e l’inflazione continuò ad essere un problema importante.

 

Fu lanciato allora un secondo piano, il Plan Collor 2, che negli intenti non si discostava molto dal suo predecessore, ma aveva alcuni elementi nuovi che risulteranno importanti in seguito. De Mello puntava infatti a modernizzare l’industria brasiliana, arretrata e chiusa verso il mercato interno, e per la prima volta si aprì agli investimenti e alle imprese straniere, novità assoluta nel panorama verdeoro.

 

L’economia visse una fase di miglioramento generale, anche se l’inflazione nonostante tutto non scese, anzi andò crescendo. Questa manovra ebbe però il merito di introdurre alcuni nuovi aspetti permanenti: gli scambi commerciali crebbero e in qualche modo crebbe anche la produttività; l’economia del Brasile si era oramai aperta al mondo, e da questo punto non si sarebbe tornati indietro, proiettando il paese sudamericano in una nuova e sconosciuta dimensione.

 

Quindi, anche se l’inflazione non fu arginata, le mosse di De Mello ebbero il merito di avviare il processo di modernizzazione dell’economia brasiliana, gettando le basi per i successi futuri.

 

È poi giusto spostare per un attimo l’attenzione sul fronte internazionale, forse lo scenario dove De Mello ottenne il suo più grande e importante successo politico, o quantomeno il più duraturo e famoso. Nel 1991 infatti, insieme ad Argentina, Uruguay e Paraguay, il Brasile diede vita al Mercosur, il Mercato Comune del Cono del Sud.

 

Questa organizzazione, nata proprio sotto la spinta e la regia del Brasile, era stata pensata per facilitare e intensificare i rapporti commerciali tra i paesi dell’America Latina e oggi svolge un ruolo importante nell’equilibrio geopolitico dell’area (un processo simile a quello che portò alla nascita in Europa della CEE, anche se le condizioni di partenza tra le due realtà erano differenti).

 

Il Mercosur sarà un fondamentale e decisivo punto di partenza per il Brasile per l’inizio della sua crescita sul piano economico a livello internazionale, primo banco di prova e trampolino per spiccare il volo.

 

Nel 1992 un evento inaspettato scosse la Presidenza di De Mello si interruppe bruscamente a causa di accuse di corruzione che portarono le Camere ad aprire un procedimento di impeachment nei suoi confronti e a destituirlo. Al suo posto divenne Presidente il suo vice, Itamar Franco, che assunse l’incarico il 29 dicembre 1992.

 

Durante la Presidenza di Franco, il delicato ruolo di Ministro delle Finanze venne affidato, nel 1993, a Fernando Henrique Cardoso: l’uomo che segnerà gli anni ’90 del Brasile e il suo passaggio nel nuovo millennio.



 

 

COLLABORA


scrivi per InStoria



 

EDITORIA


GBe edita e pubblica:

.

- Archeologia e Storia

.

- Architettura

.

- Edizioni d’Arte

.

- Libri fotografici

.

- Poesia

.

- Ristampe Anastatiche

.

- Saggi inediti

.

catalogo

.

pubblica con noi



 

links


 

pubblicità


 

InStoria.it

 


by FreeFind

 

 


[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE]


 

.