LA DONNOLA E LA SUA SIMBOLOGIA
CREDENZE, TRADIZIONI E USI
di Giulia
Cesarini Argiroffo
La
donnola è un piccolo mammifero
carnivoro dei mustelidi. Ne esistono
molte specie, ognuna con le proprie
peculiarità. Vivono in Europa, Asia,
Africa e Nord America. Il suo
habitat è vario: dalle zone
montagnose fredde a quelle più calde
in pianura, dalle zone boschive a
quelle con vegetazione rada. Il
termine deriva dal diminutivo (domina,
“signora”) del latino tardo dominula,
“signorina”, poi ha subito una
sincope in domnula. Tale nome
forse è dovuto all’agilità e alla
grazia del movimento di questo
animale.
In generale la struttura fisica di
tali esemplari è minuta, snella,
slanciata, fusiforme, aggraziata e
flessuosa. Inoltre il loro corpo è
interamente ricoperto di pelliccia e
presentano coda lunga, zampe corte,
muso prominente e artigli
semi-retrattili che estendono quando
aggrediscono e ritraggono, per
esempio, quando camminano. Il
piccolo mustelide è agilissimo nel
camminare, correre, arrampicarsi,
scavare e nuotare. A dispetto delle
apparenze, però, si tratta di
creature assai feroci. Si nutrono di
topi e altri piccoli animali
(inclusi alcuni rettili) anche di
dimensioni maggiori rispetto a loro.
Tali predatori usano per rifugio
buchi e cavità presenti negli
alberi, nel terreno o nei cespugli.
Un particolare macabro e cruento è
che talvolta utilizzano come tane ex
nidi di topi e talpe che hanno
ucciso e mangiato. Successivamente
tappezzano le loro nuove abitazioni
con i peli delle loro vittime, oltre
che di foglie. Soprattutto quando
nevica, il piccolo mammifero in
oggetto tende a spostarsi sottoterra
in tunnel e gallerie, magari scavate
da talpe o arvicole di cui si nutre.
Conduce una vita sia diurna che
notturna, ma di solito predilige il
crepuscolo. L’andatura, soprattutto
quando il carnivoro corre veloce, è
quella di procedere a balzi. Salta
sulle zampe posteriori e mette
innanzi quelle anteriori, una dopo
l’altra, al termine del balzo. Le
femmine vivono separate dai maschi
tranne che nel periodo degli amori e
la cura della prole è a carico delle
madri. La differenza di dimensione
tra i sessi è spesso sorprendente:
il maschio può pesare anche il
doppio della propria compagna.
Questo animale ha una pelliccia
folta, densa, soffice, termoisolante
e la sua livrea muta. Nello
specifico, le specie montane o
addirittura artiche cambiano anche
il colore del loro manto. Infatti,
quando i giorni si accorciano, i
peli bianchi cominciano a sostituire
quelli più scuri dei fianchi verso
il dorso, dando un aspetto chiazzato
all’esemplare. Poi, entro circa un
mese, il suo manto diventa
totalmente bianco (o quasi). In
questo modo il mustelide in inverno
si può mimetizzare con la neve,
mentre in primavera nuovi peli scuri
cominciano a riapparire sul suo
dorso morbido. Pure le specie che
vivono nei climi caldi cambiano il
pelo in autunno, anche se si
mantiene dello stesso colore. Il
loro manto è pregiato e per questo
si soleva cacciarle o allevarle per
il commercio delle loro pellicce.
Nota sin dall’Antichità, la donnola
era considerata un animale positivo.
Esopo l’inserisce anche in una sua
favola come rivale del pappagallo. I
Celti consideravano tali creature
come esseri saggi, profetici e
potenti guide spirituali in grado di
spostarsi dal mondo terreno a quello
dell’Aldilà. Sicuramente almeno
nell’Antica Roma (ma forse già in
epoca precedente), essa non era più
selvatica ma un animale domestico.
Viveva dentro o intorno alla casa e
nelle fattorie dove, in maniera più
o meno addomesticata, cacciava ratti
e topi. Bisogna tener presente che
in Europa, fino all’epoca feudale,
per scacciare questi roditori si
preferiva il piccolo mustelide
rispetto al gatto. Quest’ultimo si
amava nell’Antico Egitto ma si
disprezzava nell’Antica Grecia e
nell’Antica Roma, e la sua
simbologia peggiorò ulteriormente
con l’avvento del Cristianesimo.
Infatti, lo si considerava un
animale inquietante, diabolico e
compagno prediletto delle streghe.
Di conseguenza ai gatti, seppure
addomesticati, non si permise di
stare nelle case fino al XIV secolo.
Lo storico Michel Pastoureau
osservava che tale cambiamento
d’abitudine nei confronti di questi
felini avvenne in concomitanza con
la Peste Nera, l’orribile epidemia
che in quattro anni (1346-1350)
falcidiò un terzo della popolazione
europea. Così lo studioso ipotizzava
un collegamento tra i due fenomeni.
Infatti, nonostante le rudimentali
conoscenze mediche dell’epoca, nel
XIV secolo ci si rese conto del
ruolo svolto dai topi nella
diffusione dell’epidemia. Inoltre si
capì che nella caccia ai sorci i
gatti erano spesso più efficaci dei
piccoli carnivori addomesticati.
Malgrado la vicinanza quotidiana,
nell’Antichità e anche in epoche
successive questa creatura restava
poco conosciuta. Per esempio la
zoologia medievale europea, sulle
orme degli autori antichi, riportava
che essa concepisse i propri piccoli
attraverso la bocca e li partorisse
dall’orecchio. Invece altri autori
di bestiari medievali, seppure meno
numerosi, affermavano il contrario.
In ogni caso, tutti nel Medioevo
europeo concordavano nel
considerarla nemica dei serpenti,
che cacciava e divorava.
Si diceva che aggredisse perfino lo
spaventoso basilisco, capace di
uccidere solo con lo sguardo, ma che
aveva paura della donnola, animale
meraviglioso che proteggeva dal
male. Inoltre si pensava che fosse
una bestiolina sapiente e che
conoscesse le piante medicinali. Per
questa ragione era in grado di
proteggersi da sola contro il veleno
delle vipere mangiando una grande
quantità di ruta, erba dotata di
molteplici virtù. Si pensava persino
che fosse in grado di resuscitare i
propri piccoli ricorrendo a un fiore
rosso colto nel bosco. In tale
credenza bisogna notare il legame
simbolico tra il colore rosso e la
Resurrezione, in cui il fiore
rappresentava il sangue di Cristo
crocifisso.
A partire dal XIII secolo alcuni
enciclopedisti medievali
cominciarono a mettere in dubbio
certe proprietà magiche
dell’animale. PEr esempio fu
Brunetto Latini che nel suo Tresor scrisse:
“La donnola è una piccola bestia
poco più lunga di un topo, che va a
caccia di topi e colubri; ma quando
combatte col colubro, va spesso a
una pianta di finocchio e lo mangia
per paura del veleno, poi ritorna al
suo combattimento. E sappiate che la
donnola è di due specie, una che
abita in casa e una campestre; ma
entrambe concepiscono attraverso le
orecchie e partoriscono dalla bocca,
secondo quanto testimoniano alcune
persone, ma i più dicono che è cosa
falsa”.
Nell’Europa medievale il piccolo
mammifero cominciò ad acquisire
anche una simbologia negativa.
Soprattutto nell’Europa Orientale si
credeva che possedesse capacità
magiche e fosse una creatura
ingannevole, spesso associata a
vampiri e streghe. In Grecia si
raccontava che una donna dell’Eubea,
morta nel 1895, uscisse dalla tomba
sotto forma di questo animale per
nutrirsi dell’olio delle lampade
votive.
Nell’araldica europea la creatura
era simbolo di voracità e la si
rappresentava rampante o passante,
talvolta con in bocca un rametto di
ruta. Per i nativi nordamericani,
invece, era simbolo di morte e di
cicli di vita, ma godeva anche della
fama di cacciatore coraggioso. In
Giappone, come riportava Shigeru
Mizuki, era ritenuta un essere
maligno capace di trasformarsi in un
turbine di vento chiamato Kamaitachi,
ovvero “donnola con le falci”, che
feriva i viandanti con artigli
affilatissimi. In generale, in
Occidente attualmente la donnola
simboleggia agilità, intuito,
astuzia e resilienza. Inoltre le si
attribuisce la capacità di
smascherare gli inganni e di andare
oltre le apparenze.
Riferimenti bibliografici:
Hans Biedermann, Enciclopedia dei
Simboli, Garzanti Editore,
Milano 1991.
Tommaso Braccini, Prima di
Dracula. Archeologia del vampiro,
Il Mulino Editore, Bologna 2011.
Richard Carrington e redattori di
LIFE, I Mammiferi, Mondadori
Editore, Milano 1965.
Jules Champfleury, Gatti. Storia,
abitudini, aneddoti, Elliot
Editore, Roma 2020.
Michel Pastoureau, Figure
dell’araldica. Dai campi di
battaglia del XII secolo ai simboli
della società contemporanea,
Ponte alle Grazie Editore, Milano
2017.
Michel Pastoureau, Rosso. Storia
di un colore, Ponte alle Grazie
Editore, Milano 2016.
Michel Pastoureau, Verde. Storia
di un colore, Ponte alle Grazie
Editore, Milano 2013.
Michel Pastoureau, Bestiari del
Medioevo, Einaudi Editore,
Milano 2012.
Michel Pastoureau, Animali
celebri, Giunti Editore,
Firenze-Milano 2010.
Michel Pastoureau, Nero. Storia
di un colore, Ponte alle Grazie
Editore, Milano 2008.
Shigeru Mizuki, Enciclopedia dei
Mostri Giapponesi, Kappalab
Editore, Bologna 2015.