[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 218 / FEBBRAIO 2026 (CCXLIX)


ambiente

LA DONNOLA E LA SUA SIMBOLOGIA
CREDENZE, TRADIZIONI E USI

di Giulia Cesarini Argiroffo

 

La donnola è un piccolo mammifero carnivoro dei mustelidi. Ne esistono molte specie, ognuna con le proprie peculiarità. Vivono in Europa, Asia, Africa e Nord America. Il suo habitat è vario: dalle zone montagnose fredde a quelle più calde in pianura, dalle zone boschive a quelle con vegetazione rada. Il termine deriva dal diminutivo (domina, “signora”) del latino tardo dominula, “signorina”, poi ha subito una sincope in domnula. Tale nome forse è dovuto all’agilità e alla grazia del movimento di questo animale.

 

In generale la struttura fisica di tali esemplari è minuta, snella, slanciata, fusiforme, aggraziata e flessuosa. Inoltre il loro corpo è interamente ricoperto di pelliccia e presentano coda lunga, zampe corte, muso prominente e artigli semi-retrattili che estendono quando aggrediscono e ritraggono, per esempio, quando camminano. Il piccolo mustelide è agilissimo nel camminare, correre, arrampicarsi, scavare e nuotare. A dispetto delle apparenze, però, si tratta di creature assai feroci. Si nutrono di topi e altri piccoli animali (inclusi alcuni rettili) anche di dimensioni maggiori rispetto a loro.

 

Tali predatori usano per rifugio buchi e cavità presenti negli alberi, nel terreno o nei cespugli. Un particolare macabro e cruento è che talvolta utilizzano come tane ex nidi di topi e talpe che hanno ucciso e mangiato. Successivamente tappezzano le loro nuove abitazioni con i peli delle loro vittime, oltre che di foglie. Soprattutto quando nevica, il piccolo mammifero in oggetto tende a spostarsi sottoterra in tunnel e gallerie, magari scavate da talpe o arvicole di cui si nutre. Conduce una vita sia diurna che notturna, ma di solito predilige il crepuscolo. L’andatura, soprattutto quando il carnivoro corre veloce, è quella di procedere a balzi. Salta sulle zampe posteriori e mette innanzi quelle anteriori, una dopo l’altra, al termine del balzo. Le femmine vivono separate dai maschi tranne che nel periodo degli amori e la cura della prole è a carico delle madri. La differenza di dimensione tra i sessi è spesso sorprendente: il maschio può pesare anche il doppio della propria compagna.

 

Questo animale ha una pelliccia folta, densa, soffice, termoisolante e la sua livrea muta. Nello specifico, le specie montane o addirittura artiche cambiano anche il colore del loro manto. Infatti, quando i giorni si accorciano, i peli bianchi cominciano a sostituire quelli più scuri dei fianchi verso il dorso, dando un aspetto chiazzato all’esemplare. Poi, entro circa un mese, il suo manto diventa totalmente bianco (o quasi). In questo modo il mustelide in inverno si può mimetizzare con la neve, mentre in primavera nuovi peli scuri cominciano a riapparire sul suo dorso morbido. Pure le specie che vivono nei climi caldi cambiano il pelo in autunno, anche se si mantiene dello stesso colore. Il loro manto è pregiato e per questo si soleva cacciarle o allevarle per il commercio delle loro pellicce.

 

Nota sin dall’Antichità, la donnola era considerata un animale positivo. Esopo l’inserisce anche in una sua favola come rivale del pappagallo. I Celti consideravano tali creature come esseri saggi, profetici e potenti guide spirituali in grado di spostarsi dal mondo terreno a quello dell’Aldilà. Sicuramente almeno nell’Antica Roma (ma forse già in epoca precedente), essa non era più selvatica ma un animale domestico. Viveva dentro o intorno alla casa e nelle fattorie dove, in maniera più o meno addomesticata, cacciava ratti e topi. Bisogna tener presente che in Europa, fino all’epoca feudale, per scacciare questi roditori si preferiva il piccolo mustelide rispetto al gatto. Quest’ultimo si amava nell’Antico Egitto ma si disprezzava nell’Antica Grecia e nell’Antica Roma, e la sua simbologia peggiorò ulteriormente con l’avvento del Cristianesimo. Infatti, lo si considerava un animale inquietante, diabolico e compagno prediletto delle streghe. Di conseguenza ai gatti, seppure addomesticati, non si permise di stare nelle case fino al XIV secolo.

 

Lo storico Michel Pastoureau osservava che tale cambiamento d’abitudine nei confronti di questi felini avvenne in concomitanza con la Peste Nera, l’orribile epidemia che in quattro anni (1346-1350) falcidiò un terzo della popolazione europea. Così lo studioso ipotizzava un collegamento tra i due fenomeni. Infatti, nonostante le rudimentali conoscenze mediche dell’epoca, nel XIV secolo ci si rese conto del ruolo svolto dai topi nella diffusione dell’epidemia. Inoltre si capì che nella caccia ai sorci i gatti erano spesso più efficaci dei piccoli carnivori addomesticati.

 

Malgrado la vicinanza quotidiana, nell’Antichità e anche in epoche successive questa creatura restava poco conosciuta. Per esempio la zoologia medievale europea, sulle orme degli autori antichi, riportava che essa concepisse i propri piccoli attraverso la bocca e li partorisse dall’orecchio. Invece altri autori di bestiari medievali, seppure meno numerosi, affermavano il contrario. In ogni caso, tutti nel Medioevo europeo concordavano nel considerarla nemica dei serpenti, che cacciava e divorava.

 

Si diceva che aggredisse perfino lo spaventoso basilisco, capace di uccidere solo con lo sguardo, ma che aveva paura della donnola, animale meraviglioso che proteggeva dal male. Inoltre si pensava che fosse una bestiolina sapiente e che conoscesse le piante medicinali. Per questa ragione era in grado di proteggersi da sola contro il veleno delle vipere mangiando una grande quantità di ruta, erba dotata di molteplici virtù. Si pensava persino che fosse in grado di resuscitare i propri piccoli ricorrendo a un fiore rosso colto nel bosco. In tale credenza bisogna notare il legame simbolico tra il colore rosso e la Resurrezione, in cui il fiore rappresentava il sangue di Cristo crocifisso.

 

A partire dal XIII secolo alcuni enciclopedisti medievali cominciarono a mettere in dubbio certe proprietà magiche dell’animale. PEr esempio fu Brunetto Latini che nel suo Tresor scrisse: “La donnola è una piccola bestia poco più lunga di un topo, che va a caccia di topi e colubri; ma quando combatte col colubro, va spesso a una pianta di finocchio e lo mangia per paura del veleno, poi ritorna al suo combattimento. E sappiate che la donnola è di due specie, una che abita in casa e una campestre; ma entrambe concepiscono attraverso le orecchie e partoriscono dalla bocca, secondo quanto testimoniano alcune persone, ma i più dicono che è cosa falsa”.

 

Nell’Europa medievale il piccolo mammifero cominciò ad acquisire anche una simbologia negativa. Soprattutto nell’Europa Orientale si credeva che possedesse capacità magiche e fosse una creatura ingannevole, spesso associata a vampiri e streghe. In Grecia si raccontava che una donna dell’Eubea, morta nel 1895, uscisse dalla tomba sotto forma di questo animale per nutrirsi dell’olio delle lampade votive.

 

Nell’araldica europea la creatura era simbolo di voracità e la si rappresentava rampante o passante, talvolta con in bocca un rametto di ruta. Per i nativi nordamericani, invece, era simbolo di morte e di cicli di vita, ma godeva anche della fama di cacciatore coraggioso. In Giappone, come riportava Shigeru Mizuki, era ritenuta un essere maligno capace di trasformarsi in un turbine di vento chiamato Kamaitachi, ovvero “donnola con le falci”, che feriva i viandanti con artigli affilatissimi. In generale, in Occidente attualmente la donnola simboleggia agilità, intuito, astuzia e resilienza. Inoltre le si attribuisce la capacità di smascherare gli inganni e di andare oltre le apparenze.

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

Hans Biedermann, Enciclopedia dei Simboli, Garzanti Editore, Milano 1991.

Tommaso Braccini, Prima di Dracula. Archeologia del vampiro, Il Mulino Editore, Bologna 2011.

Richard Carrington e redattori di LIFE, I Mammiferi, Mondadori Editore, Milano 1965.

Jules Champfleury, Gatti. Storia, abitudini, aneddoti, Elliot Editore, Roma 2020.

Michel Pastoureau, Figure dell’araldica. Dai campi di battaglia del XII secolo ai simboli della società contemporanea, Ponte alle Grazie Editore, Milano 2017.

Michel Pastoureau, Rosso. Storia di un colore, Ponte alle Grazie Editore, Milano 2016.

Michel Pastoureau, Verde. Storia di un colore, Ponte alle Grazie Editore, Milano 2013.

Michel Pastoureau, Bestiari del Medioevo, Einaudi Editore, Milano 2012.

Michel Pastoureau, Animali celebri, Giunti Editore, Firenze-Milano 2010.

Michel Pastoureau, Nero. Storia di un colore, Ponte alle Grazie Editore, Milano 2008.

Shigeru Mizuki, Enciclopedia dei Mostri Giapponesi, Kappalab Editore, Bologna 2015.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]