RIFLESSIONI SU COSTITUZIONE ITALIANA
E REFERENDUM
Difesa dei valori democratici
di Giovanna
D'Arbitrio
Ci
sembra giusto riflettere
sull’importanza della nostra
Costituzione e sui vari tentativi
per modificarla, sempre più numerosi
in questi ultimi anni e in verità ci
sfuggono i reali obiettivi di tutto
ciò, per cui temiamo che i valori
democratici del nostro paese possano
correre qualche rischio. Ci
preoccupano in verità i referendum
passati e presenti sulla giustizia,
in particolare il referendum
costituzionale previsto per il 22-23
marzo 2026 mirante alla separazione
delle carriere tra giudici e
pubblici ministeri. Desta molta
preoccupazione soprattutto la
riforma che prevede due CSM distinti
(uno per i giudici, uno per i PM),
l’estrazione a sorte dei membri e
l’istituzione di un’Alta Corte
disciplinare.
Ricordiamo, pertanto, in un rapido excursus,
la Costituzione italiana, entrata in
vigore il 1° gennaio 1948, che
rappresenta un pilastro fondamentale
della democrazia in Italia, un
documento vivo che incarna i
principi fondamentali su cui si basa
la Repubblica, costruita
sull’equilibrio dei poteri e
radicata in principi democratici,
diritti civili e umani, equità
sociale, libertà di espressione,
diritto allo studio, al lavoro e
alla partecipazione politica. I
padri costituenti membri
dell’Assemblea Costituente italiana,
eletta il 2 giugno 1946, furono
incaricati di redigere la
Costituzione della Repubblica
Italiana. I principali esponenti
furono Alcide De Gasperi (DC),
Palmiro Togliatti (PCI), Pietro
Nenni (PSI), Benedetto Croce (PLI),
Giuseppe Saragat (PSLI), Umberto
Terracini (PCI), Piero Calamandrei (PdA).
Tra i costituenti c’erano anche 21
donne (le “madri costituenti”), tra
cui Nilde Iotti, Lina Merlin, Teresa
Mattei, Angela Gotelli, che
contribuirono significativamente ai
diritti civili. Provenienti tutti da
diverse culture politiche
(democratica, liberale,
social-comunista), seppero costruire
una base democratica condivisa dopo
il fascismo.
Ci vengono in mente le parole di
Piero Calamandrei ai giovani il 26
gennaio del 1955 quando affermò che
“la
libertà è come l’aria: ci si accorge
di quanto vale quando comincia a
mancare, quando si sente quel senso
di asfissia che
gli uomini della mia generazione
hanno sentito per vent’anni, e che
io auguro a voi, giovani, di non
sentire mai
(...) Quindi, voi giovani alla
costituzione dovete dare il vostro
spirito, la vostra gioventù, farla
vivere, sentirla come cosa
vostra, metterci dentro il senso
civico, la coscienza civica (...)
c’è dentro tutta la nostra storia,
tutto il nostro passato. Tutti i
nostri dolori, le nostre sciagure,
le nostre glorie son tutti sfociati
in questi articoli”.
Tornando al referendum sulla
giustizia, purtroppo prevalgono
molte polemiche e si è scatenata una
bagarre che non giova
all’informazione, in particolare su
ciò che si va a eliminare in diversi
articoli della Costituzione e su
cosa si va a sostituire non solo con
la separazione delle carriere, ma
soprattutto con il famigerato
“sorteggio” per evitare
condizionamenti di tipo politico
(come se poi i “sorteggiati” fossero
privi di idee politiche). Per
fortuna è intervenuto il Presidente
Sergio Mattarella a spegnere i toni
delle polemiche con un discorso
molto equilibrato che ha sollecitato
soprattutto al rispetto reciproco
tra Istituzioni. Vale sempre la
stessa domanda: “Cui prodest?”.
Ci vengono in mente numerosi casi di
suicidi in carceri sovraffollate
disumane, violente, invivibili, i
processi interminabili, il personale
ridotto al minimo, le montagne di
carte accumulate per carenza di
nuove tecnologie e quant’altro. Non
si costruiscono prigioni decenti per
rieducare e favorire il
reinserimento nella società. E
questa volta non c’è quorum per
il referendum. Un momento davvero
difficile, mentre a livello
internazionale prevalgono governi
autocratici e il diritto del più
forte. Che Dio ci aiuti!
Molto interessante il libro di
Giuseppe Fonseca La
Costituzione. Il Pilastro di
Cristallo (La Scuola di Pitagora
Editrice), presentato a Napoli il 20
gennaio 2011 alla Feltrinelli in un
significativo dibattito tra eminenti
personaggi (Francesco Paolo Casavola,
Gerardo D’Agostino, Michele Marotta,
Massimo Villone e l’autore stesso)
che misero in
rilievo l’importanza della cultura e
dell’educazione dei giovani a
salvaguardia dei valori etici e
democratici nonché del delicato
equilibrio tra i poteri, sanciti
dalla nostra Costituzione, scaturita
nel ‘48 dalla volontà del popolo
italiano provato
da dittatura e guerra.
L’intervento del professor Francesco
Paolo Casavola, in particolare, mise
in rilievo che mentre nelle
costituzioni moderne in genere il
popolo deve difendersi dalla “Forza
del Potere”, la Costituzione
italiana del ‘48, invece cerca di
superare il concetto di Forza in
base alla “Carta Universale dei
Diritti dell’Uomo”, redatta nello
stesso anno sull’onda dell’orrore
suscitato da tante violenze e
atrocità, in particolare quelle
dell’Olocausto. E dal dibattito
scaturirono confronti tra l’Italia
nel ‘48 che accettò la Costituzione
come uno “spazio condiviso” da tutte
le classi sociali, mentre oggi
invece il pericolo maggiore per essa
viene da un’Italia confusa e divisa
da conflittualità politiche.
Pertanto, pur essendo un pilastro,
la nostra Costituzione deve essere
gestita con cura poiché, se
modificata in modo invasivo,
potrebbe diventare fragile come il
“cristallo” se venissero alterati i
delicati equilibri tra i poteri
dello Stato.
Infine, in quel lontano 2011
Giuseppe Fonseca concluse il
dibattito affermando che l’Italia
più che stravolgere la Costituzione,
dovrebbe consolidare la sua “unità
nazionale”, poiché come disse
Benjamin Franklin “un serpente
riesce a camminare in avanti solo se
intero, non se è tagliato a metà”.
Forse a tali sagge affermazioni, a
distanza di diversi anni sarebbe
opportuno aggiungere l’auspicio di
un rinnovamento etico e culturale
dell’attuale società, in particolare
ora in un’epoca in cui perfino i
diritti umani dei bambini vengono
calpestati e aumentano i governi
autocratici, sanguinose guerre e
interessi geopolitici su terre rare.