[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 221 / MAGGIO 2026 (CCLII)


arte

SUL CODEX GIGAS
la "Bibbia del Diavolo" tra leggende e realtà

di Claudia Pucci

 

Il Codex Gigas (XIII secolo), o Libro Gigante, si presenta come un’opera imponente, tanto misteriosa e controversa da essere soprannominata “Bibbia del Diavolo”. Non si tratta soltanto del più grande manoscritto medievale mai realizzato: è un enigma, un oggetto che sembra sfidare le leggi del tempo, della fatica umana e della logica stessa. Alto quasi un metro, con un peso superiore ai 75 chilogrammi, contiene centinaia di pagine di testi sacri, cronache, pratiche mediche ed esorcismi. Ciò che lo rende unico, oltre alla sua grandezza, è l’aura che lo circonda.

Secondo una leggenda tramandata nei secoli, questo libro sarebbe stato scritto in una sola notte, e non da mani del tutto umane. La storia racconta di un monaco che, condannato a una punizione terribile, avrebbe stretto un patto disperato con una creatura oscura in cambio del tempo e delle capacità necessarie per completare l’opera. Un’opera che, a detta di molti, porterebbe impressa la firma del diavolo stesso. Ma quanto c’è di vero? Perché un manoscritto medievale dovrebbe contenere una gigantesca illustrazione demoniaca che occupa un’intera pagina? E come ha fatto una sola persona, se davvero fu una sola, a realizzare un lavoro così colossale?

 

Il volume è un vero colosso di pergamena, un’opera che per dimensioni e struttura non ha eguali nel Medioevo. Osservarlo dal vivo suscita stupore: è alto circa 90 centimetri, largo 50, spesso quasi 23. Più che a un libro, somiglia a una porta blindata. Per realizzare le sue pergamene sarebbe stato necessario utilizzare pelli di oltre 160 animali, un costo enorme per un monastero del XIII secolo. Ma la straordinarietà non risiede solo nel contenitore, bensì nel contenuto.

Il tomo raccoglie infatti in un unico volume ciò che all’epoca sarebbe stato distribuito in un’intera biblioteca: la Bibbia in latino nella versione della Vulgata, opere storiche, trattati medici, ricettari, prescrizioni terapeutiche, calendari, necrologi e una vasta sezione dedicata a esorcismi e pratiche di protezione. Una sorta di enciclopedia universale del sapere medievale dell’Europa centrale. Ancora più sorprendente è l’uniformità della scrittura: dalla prima all’ultima pagina la calligrafia resta stabile, senza variazioni evidenti, come se fosse stata realizzata in un unico, lunghissimo atto.

 

Secondo la tradizione, l’autore sarebbe stato un monaco benedettino di un piccolo monastero dell’Europa centrale, forse a Podlažice, in Boemia. La leggenda racconta che, condannato a essere murato vivo, egli promise di creare in una sola notte un libro straordinario in cambio della salvezza. Resosi conto dell’impossibilità dell’impresa, avrebbe invocato il diavolo, che completò il manoscritto al posto suo in cambio dell’anima. Come segno del patto, sarebbe rimasta la celebre illustrazione demoniaca che ancora oggi caratterizza il codice.

 

Le ricerche moderne offrono una spiegazione più plausibile, ma non meno affascinante. Gli studiosi attribuiscono l’opera a un unico copista, convenzionalmente chiamato Herman Inclusus (Ermanno il Recluso), che avrebbe lavorato per decenni con straordinaria disciplina. L’uniformità grafica suggerisce infatti una sola mano, ma distribuita nel tempo, non una creazione miracolosa in una notte.

 

La struttura interna del manufatto è sorprendentemente ordinata. La prima parte contiene la Bibbia completa, anche se con alcune varianti e disposizioni non del tutto canoniche. Seguono le opere di Flavio Giuseppe, fondamentali nel Medioevo per comprendere le radici del cristianesimo, e la Chronica Boemorum, testimonianza della storia della Boemia. A queste si aggiungono testi medici, formule terapeutiche, calendari e, soprattutto, una sezione dedicata a esorcismi e pratiche apotropaiche. La presenza di questi elementi non è insolita per l’epoca, ma nel Codex Gigas appare particolarmente evidente, contribuendo ad alimentare la sua fama oscura.

 

Uno degli aspetti più enigmatici riguarda le dodici pagine mancanti, rimosse con precisione in un momento imprecisato. Alcuni studiosi ipotizzano che contenessero testi ritenuti pericolosi o compromettenti, forse rituali o documenti sensibili. Qualunque fosse il loro contenuto, la loro assenza contribuisce a rendere il testo ancora più misterioso.

 

Anche la storia del monumentale codice è segnata da spostamenti e vicende drammatiche. Nato nel monastero di Podlažice, passò attraverso diverse abbazie fino a giungere a Praga. Durante la Guerra dei Trent’anni, nel 1648, fu portato in Svezia come bottino di guerra. Da allora è conservato a Stoccolma, nella Biblioteca Nazionale, dove è oggi custodito, studiato e digitalizzato.

 

Nel corso dei secoli, il libro è stato percepito come un oggetto quasi soprannaturale. Le sue dimensioni, la perfezione della scrittura e l’impressionante immagine del diavolo hanno alimentato miti e superstizioni. Oggi, a distanza di otto secoli, l’opera continua a esercitare un fascino straordinario. Non è soltanto un documento storico, ma un simbolo culturale: un enigma che ricorda come la storia sia fatta anche di zone d’ombra, dove realtà e leggenda si intrecciano in modo indissolubile.

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

Jaroslav Bures, The Codex Gigas: The Devil’s Bible, National Library of Sweden, Stoccolma.

Kamil Boldan, The Codex Gigas: The Largest Manuscript in the World, National Library of the Czech Republic, Praga, 2007.

Josef Krasa, The Devil’s Bible: The Secrets of the World’s Largest Book, London, 2008.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]