A PROPOSITO di ETRUSCHI
L'IMMENSO COSMO CULTURALE DI UNA
SPLENDIDA CIVILTÀ
di
Federica Campanelli
Quando
Roma era ancora un piccolo villaggio
rurale sulle rive del Tevere, il
popolo degli etruschiera in pieno
fermento culturale. Già tra l’VIII e
il VII secolo a.C., l’Etruria aveva
mostrato grandi abilità nella
navigazione,
nella
lavorazione dei metalli e in ambito
ingegneristico-architettonico,
divenendo il maggiore partner
commerciale delle popolazioni egee e
delle colonie greche nel Sud Italia,
da cui apprese l’alfabeto. Tuttociò
contribuì a plasmare una civiltà
straordinaria e tecnologicamente
avanzata, con una salda tradizione
religiosa e un tessuto sociale
incredibilmente organizzato e
moderno, dovela donna godeva di più
diritti rispetto a quanto avveniva
altrove. Lungi dall’essere un popolo
caduto nell’oblio, gli etruschi
hanno trasmessotraccesignificative
del loro immenso cosmo culturale –
la cui eredità risulterà oltremodo
prezioso per lo sviluppo della
stessa Roma – negli antichi
insediamenti, nei reperti e
soprattutto nelle coloratissime
pitture tombali.
Organizzati
L’organizzazione del popolo etrusco
era molto simile a quello delle
poleis greche, fondata sulla
presenza di città-stato libere e
indipendenti tra di loro, ma
accomunate dagli stessi interessi
politici, commerciali e religiosi.
Stando agli autori antichi, tale
comunanza d’interessi portò alla
nascita della “lega etrusca”,
confederazione formata dalle dodici
città più importanti dell’Etruria
propria (il cui territorio
comprendeva Toscana, Umbria
occidentale e Lazio settentrionale),
ognuna delle quali era capeggiata da
un proprio re chiamato lucumone.
Non sappiamo con esattezza quali
fossero i componenti della lega, ma
di sicuro ne facevano parte Arezzo,
Cerveteri, Chiusi, Cortona, Perugia,
Populonia, Roselle, Tarquinia,
Volterra e Veio, a cui forse si
affiancavano Vetulonia e Bolsena.
Nemmeno gli scrittori del passato
hanno lasciato un elenco di queste
città, ma è interessante scoprire
come il numero “dodici” ebbe un
impatto significativo sulla neonata
Roma. Secondo lo storico
romano Tito Livio, autore di Ab
urbe condita (I secolo a.C.),
Romolo scelse infatti di circondarsi
di dodici littori (le guardie del
corpo del re) ispirandosi proprio
alla dodecapoli: «Non mi dispiace
l’opinione [...] che questa
specie di guardie di scorta sia
derivata, come pure il loro numero,
dai vicini etruschi. Perché dopo che
il re era stato eletto in comune dai
loro dodici Stati, ciascuno di
questi gli assegnava un littore».
Città sicure
E a
proposito di città: gli etruschi
sono noti per esser stati degli
eccellenti costruttori, capaci di
adattarsi appieno ai vincoli imposti
dal territorio. Nell’Italia
centrale, caratterizzata da un
profilo collinare,
costruirono i loro abitati su
fortezze naturali, circondati da
ripidi precipizi e cinte murarie
inattaccabili, come le “mura
ciclopiche” di Roselle (Grosseto) o
quelle di Volterra (Pisa). Altro
elemento peculiare del paesaggio
etrusco è il tufo, roccia vulcanica
tenerissima che influenzò
notevolmente la loro ingegneria
edilizia. In tal senso, un celebre
esempio è rappresentato dalle
spettacolari “vie cave” che sorgono
in buona parte nel territorio di
Sorano, Sovana e Pitigliano, nella
bassa Toscana. Si tratta di una
fitta rete di strade tortuose,
profondamente scavate nelle colline
tufacee e lunghe da poche centinaia
di metri a oltre un chilometro.
Poiché non esistono riscontri di
simili opere ingegneristiche in alte
civiltà, questi percorsi sono ancora
oggi avvolti nel mistero: oltre a
fungere da collegamento tra i centri
abitati e le necropoli, essi
potrebbero aver avuto anche una
funzione difensiva, vista la loro
profondità (che in alcuni punti
raggiunge i 25 metri). Laddove,
invece, la superficie del terreno si
presentava piana nacquero
insediamenti più regolari, come la
colonia di Kainua (attuale
Marzabotto, Bologna), situata
nell’Etruria padana, il cui impianto
cittadino presentava quattro assi
viari rigorosamente ortogonali e
disposti secondo i punti cardinali.
«Le città etrusche con piano
urbanistico ben definito venivano
fondate con l’ausilio di accurati
riti», spiega l’etruscologo
Jean-Marc Irollo nel saggio Gli
etruschi. Alle origini della nostra
civiltà (Dedalo). «I sacerdoti
determinavano l’orientamento della
città in base alle due linee che
s’intersecavano perpendicolarmente,
il decumanus, indirizzato
sull’asse est-ovest, e il cardo,
sull’asse nord-sud. Il fondatore
tracciava i confini scavando un
solco, quindi sollevava l’aratro là
dove sarebbero state le porte della
città». Tale modello urbanistico –
confluito nella struttura razionale
delle città romane – giunse peraltro
in Etruria attraverso la mediazione
delle città greche dell’Italia
meridionale.
Ingegneri
Anche in
campo ingegneristico, gli etruschi
non ebbero nulla da invidiare ai
vicini romani. Furono anzi le loro
competenze a permettere la
costruzione di alcune delle maggiori
infrastrutture della Roma delle
origini, su tutti la
Cloaca Maxima,
il più grandioso sistema fognario
cittadino. La sua
realizzazione si deve al primo re
della dinastia etrusca dei Tarquinii,
Tarquinio Prisco (616-579 a.C.), che
in tal modo rese possibile
la
bonifica dell’area paludosa compresa
tra Campidoglio, Palatino e
Quirinale, laddove sorgerà il Foro
Romano, cuore pulsante della vita
pubblica dell’Urbe.
«I
costruttori etruschi erano veri
esperti nelle tecniche di
risanamento delle terre», scrive
Irollo. «Furono infatti loro a
valorizzare le aree palustri
dell’odierna Maremma, dove
tracciarono un’immensa rete di
canali di scolo e di prosciugamento,
talvolta sotterranei, al fine di
drenare le acque stagnanti che la
rendevano insalubre». Di tale
perizia rimangono oggi mirabili
esempi tra cui il “Labirinto di
Porsenna” (così battezzato perché un
tempo ritenuto il mausoleo
dell’omonimo lucumone chiusino),
costituito da un intricato sistema
di canali idrici che si snodano
sotto a Chiusi (Siena), oppure la
vasta rete di cunicoli artificiali –
lunga complessivamente 50 chilometri
– realizzata nelle campagne di Veio
(Roma) per la regimazione delle
acque e l’irrigazione. Ma il lascito
più prezioso è forse l’arco a tutto
sesto, portato ai massimi splendori
dall’architettura romana: pur non
essendone gli inventori (l’arco era
già noto in Mesopotamia e in
Grecia), gli etruschi furono il
primo popolo italico a impiegarlo
nelle loro costruzioni, in
particolare nelle porte che si
aprivano sulle mura monumentali
delle città.
Tesori
dall’aldilà
Nel
complesso, la nostra conoscenza
sulla civiltà etrusca si basa sui
reperti archeologici, non essendoci
pervenute opere scritte o trattati
antichi che parlino in maniera
approfondita della loro cultura. In
tal contesto, le necropoli
rappresentano sicuramente una fonte
eccezionale di informazioni: grazie
alle ricchezze accumulate nelle
tombe delle famiglie più in vista,
apprendiamo per esempio che gli
etruschi eccellevano
nell’oreficeria, raggiungendo il
massimo nel VII secolo a.C., durante
il periodo “orientalizzante”. Le
tecniche utilizzate erano diverse,
dallo sbalzo all’incisione e dal
pulviscolo alla più raffinata
granulazione, introdotta
probabilmente dai maestri orafi
provenienti dal Mediterraneo
orientale. Un altro aspetto che
emerge dalle necropoli è il gusto
degli etruschi per il lusso. «Le
pitture tombali del VI-V secolo a.C.
ci offrono abbondanti prove della
gioia di vivere che caratterizzava
il ceto aristocratico, il cui tenore
di vita emerge dalle
rappresentazioni dei simposi e degli
svaghi che i signori si concedevano,
nonché dai costosi oggetti di cui si
circondavano, importati dalla Grecia
e dall’Oriente o commissionati agli
artigiani locali», spiega Irollo. Le
raffigurazioni pittoriche, tra
l’altro, sopperiscono alla mancanza
di reperti facilmente deperibili
come le stoffe. «Le pitture
attestano l’uso di tessuti preziosi
nell’arredamento e
nell’abbigliamento, con splendide
stoffe che adornavano le tavole e
ricoprivano i letti conviviali,
riccamente corredati da cuscini che
li rendevano più confortevoli»,
continua l’etruscologo. Insomma,
oltre a essere eccellenti
costruttori, mercanti e artigiani,
gli etruschi erano un popolo di
edonisti che ben sapeva come godersi
i piaceri della vita!