.

home

 

progetto

 

redazione

 

contatti

 

quaderni

 

gbeditoria


.

[ISSN 1974-028X]


RUBRICHE


attualità

.

ambiente

.

arte

.

filosofia & religione

.

storia & sport

.

turismo storico



 

PERIODI


contemporanea

.

moderna

.

medievale

.

antica



 

EXTEMPORANEA


cinema

.

documenti

.

multimedia



 

ARCHIVIO


.

storia & sport


N. 129 - Settembre 2018 (CLX)

STORIE DI CICLISMO E DEL GIRO D'ITALIA

Fiorenzo Magni, il terzo uomo - Parte V

di Riccardo Filippo Mancini

 
Inserirsi nella lotta fra le due leggende Coppi e Bartali (dei quali non tratteremo in maniera specifica per due motivi: non basterebbe un articolo ciascuno e sono personaggi già assai noti, che non hanno bisogno di presentazioni) non è certo stata impresa da poco. Ci riuscì all’epoca Fiorenzo Magni, nativo di Vaiano, comune non autonomo nei pressi di Prato.


Fiorenzo nacque nel 1920, e lasciò la scuola da piccolo per aiutare il padre, titolare di una piccola impresa di trasporti. Alla morte del genitore nel 1937 a causa di un incidente stradale, si ritrovò a dover prendere le redini della famiglia, impegnandosi ancora di più nell’attività lavorativa.

 

Aveva già iniziato ad andare in bicicletta, nel 1936, e proprio nel ’37 erano arrivati i primi successi nella categoria allievi. Non era certo facile per lui conciliare gli impegni di “capofamiglia” con l’attività sportiva, nella quale già dimostrava di avere talento. Ma il toscano era un tipo coriaceo e dalla ferrea volontà, e non gettò la spugna.


Passò tra i dilettanti nel 1938 ottenendo buoni risultati e venendo convocato per il Mondiale del 1940 dalla nazionale italiana, corsa poi annullata a causa della guerra. Il passaggio nel mondo del professionismo avvenne nel 1941 nelle fila della Bianchi. Fece in tempo a vincere qualche corsa, tra cui il Giro del Piemonte nel 1942, nonostante la guerra che chiamò il giovane Magni alle armi: prima artigliere a Firenze, poi a Roma e ancora nel capoluogo toscano.

Dopo l’armistizio del 1943 venne chiamato a servire nella neonata Repubblica Sociale Italiana, alla quale aderì. E in quegli anni avvenne il fatto che ne segnò la vita, in qualche modo anche sportiva. Il ciclista fu infatti accusato di aver partecipato ad una strage in uno scontro a fuoco con un gruppo di partigiani vicino a Vaiano nel gennaio del 1944, la cosiddetta “strage di Valibona”.

 

La cronaca dice che in quell’episodio un gruppo di fascisti fu attaccato e circondato da un gruppo di partigiani, e nello scontro che ne seguì tre antifascisti persero la vita, altri furono fatti prigionieri. Lo scontro è rimasto conosciuto e importante non solo perché coinvolse Magni, ma perché fu in assoluto uno dei primi conflitti armati tra fascisti e antifascisti in Toscana, l’inizio dello scontro spesso fratricida che porterà poi l’Italia alla Liberazione.

Una volta finita la guerra Magni venne processato nel 1947, l’accusa chiese per lui 30 anni di reclusione. Contestualmente il ciclista toscano era stato sospeso dalla federazione e non poteva comunque tornare alle corse.


Aveva anche lasciato la sua Vaiano per sempre, capendo che non avrebbe più potuti farvi ritorno. Il dibattimento processuale si concluse con l’assoluzione di Magni il 27 febbraio di quello stesso anno: le prove a suo carico non erano abbastanza (e nel 1946 c’era anche stata l’”amnistia Togliatti”, che aveva contribuito a far cadere alcuni capi di accusa).


Non fu condannato dunque, ma l’etichetta di fascista e assassino gli rimasero comunque appiccate addosso per tutta la vita. Nel 1948 il sindaco comunista di Prato si congratulò col concittadino Magni per le sue imprese al Giro d’Italia: fu costretto a dimettersi per il trambusto creato dalle sue parole. Ancora oggi, nelle zone dove è nato, il suo nome non viene ricordato, quasi fosse stato cancellato dalla Storia.


Sulla vicenda che ha segnato la vita del grande corridore non si era mai fatta veramente luce fino a qualche anno fa, quando uno storico, John Foot, si è preso la briga di dare uno sguardo ai documenti processuali della vicenda, scoprendo cose molto interessanti.

 

Ci sono alcuni documenti in cui si dice che a Monza nel 1945 Magni aiutò la Resistenza. Questo non vuol dire che non fosse stato fisicamente presente alla strage di Valibona o che non vi abbia partecipato; vuol dire che se questi documenti possono essere considerati autentici almeno una parte della storia politica – se così vogliamo definirla – di Fiorenzo Magni andrebbe riscritta o modificata. Non sapremo probabilmente mai come andarono le cose, anche perché l’ex ciclista, scomparso nel 2012, non ha mai voluto parlare dell’argomento, in nessuna occasione.

Dal 1947 Magni potè tornare alle corse, anche se dovette subire più volte gli insulti e lo scherno di alcuni spettatori. Il toscano non si scompose mai troppo, e si costruì una carriera di altissimo livello. Partecipò proprio nel ’47 al suo primo Giro d’Italia concludendolo al settimo posto e vincendo la Tre Valli Varesine.


Nel 1948 arrivò il primo grande trionfo in carriera: Magni si aggiudicò il Giro d’Italia, seppur con qualche polemica. Sulle dolomiti infatti Coppi attaccò e riuscì a staccare Bartali, ma non Magni; la Bianchi, squadra di Coppi, accusò Magni aver beneficiato di alcune spinte in salita e il corridore toscano fu penalizzato di due minuti.

 

La Bianchi giudicò la pena troppo leggera e decise di ritirarsi in blocco dalla corsa, lasciando campo libero a Magni che andò a vincere con il minor distacco di sempre nella storia della corsa rosa: 11 secondi su Enzo Cecchi. All’arrivo al Vigorelli, Magni fu sonoramente fischiato dal pubblico presente: ma aveva trionfato.

 

Sempre in quella grande annata aveva provato per la prima volta le classiche del Nord, partecipando alla Parigi-Roubaix (arrivando quinto) e al Giro delle Fiandre, quella che diventerà la “sua” gara, dove si ritirò.

Nel 1949 tornò al Fiandre e vinse, cogliendo un trionfo meritato e preparato fin nei minimi dettagli nei mesi precedenti. La corsa belga regalerà a Magni le imprese più belle della carriera: la vinse anche nel 1950 e 1951, unico (ancora oggi) in grado di inanellare tre trionfi consecutivi. Questi successi gli valsero il soprannome di “leone delle Fiandre”.


Vinse poi il Giro del 1951, con uno spettacolare quanto folle attacco in discesa nella terzultima tappa, specialità di cui era maestro, staccando la maglia rosa del momento, ossia il belga Van Steenbergen.


Sempre nel 1951 sfiorò la vittoria del Mondiale, disputatosi a Varese, giungendo in seconda posizione, battuto allo sprint dallo svizzero K
übler (che nelle due edizioni precedenti aveva vinto un argento e un bronzo).


Tra il 1949 e il 1953 partecipò anche al Tour de France, arrivando al massimo in sesta posizione, ma vincendo in totale ben 7 tappe della prestigiosa corsa francese.
Nel 1952 fu secondo nel Giro letteralmente dominato da Coppi, che giunse a Milano con ben 9’18” sul leone delle Fiandre.


Nel 1953 vinse tre tappe nella corsa rosa (delle sue 6 totali in carriera), ma giunse lontanissimo dal vincitore, ancora una volta Coppi, posizionandosi in ottava posizione. Giunse poi in sesta piazza nel 1954, l’ultimo giro corso da Bartali e il primo con una doppietta straniera: vinse Clerici grazie a una delle fughe-bidone più famose della storia, davanti al suo connazionale e capitano Hugo Koblet.

Nel 1955 Fiorenzo Magni aveva ben 35 anni, età considerevole per un ciclista. Si presentò al Giro d’Italia in buonissime condizioni, dopo aver partecipato alla Vuelta a España vincendo tre tappe, consapevole che forse sarebbe stata l’ultima occasione di trionfare. In corsa c’era anche Coppi, ma Magni partì meglio, conquistando la seconda tappa e indossando la maglia rosa fino alla nona frazione.

 

La svolta della corsa arrivò nel giorno della cronometro individuale da Pineta di Cervia a Ravenna: vinse Fornara e ad indossare la maglia di leader fu Gastone Nencini, alla sua seconda partecipazione al Giro. Nencini guidò la corsa fino alla penultima tappa, quando Coppi e Magni si allearono per attaccarlo: il leader della corsa forò prima del San Pellegrino e gli avversari non ebbero pietà.

 

Coppi vinse la tappa (sua ultima affermazione nella corsa rosa), Magni vestì la maglia di leader. A Milano trionfò Il corridore toscano con soli 13” su Coppi: dopo gli 11” rifilati a Enzo Cecchi nella vittoria del suo primo Giro nel 1948, quello con cui sconfisse Coppi è ancora adesso il secondo minor distacco di sempre. Fiorenzo Magni vinse a 35 anni, altro record: è ad oggi il più anziano vincitore del Giro d’Italia.


Nel 1956 lottò ancora per la vittoria del Giro, arrivando secondo dietro a Charly Gaul. In quella sua ultima recita sulle strade della corsa rosa, Magni fece qualcosa che è rimasto epico: rottosi la clavicola nella discesa verso Volterra gli venne detto si ritirarsi; lui non si arrese, e corse legando una camera d’aria al manubrio, tenendola coi denti per non sforzare il braccio. Era la quindicesima frazione: Magni strinse i denti e giunse al traguardo finale di Milano con 3’27” di distacco dal vincitore.

Nel corso della sua carriera vestì anche per tre volte la maglia tricolore di Campione italiano (1951, 1953, 1954), e salì sul podio di tutte le classiche monumento (Milano-Sanremo, Parigi-Roubaix, Giro di Lombardia). Vinse in tutto oltre 70 corse, vestendo per 24 giorni la maglia rosa e per 9 giorni la maglia gialla.


Ritiratosi dalle corse decise di restare nel mondo del ciclismo. Fu Commissario tecnico della Nazionale dal 1963 al 1966, poi presidente dell'Associazione Corridori ed infine presidente della Lega del Professionismo.

Ancora oggi il suo nome divide, per la mancata chiarezza intorno all’episodio della strage di Valibona. Non è stato mai troppo amato in vita, soprattutto dai suoi concittadini, dalla gente di Prato.

 

Non gli è mai stata perdonata la sua militanza fascista: e poco importa che si sarebbe potuto indagare, scoprire, svelare la verità in merito al suo aiuto alla Resistenza. Lo stesso Magni non ha mai voluto farlo, fino all’ultimo. Chiamato in causa più volte per parlare del suo passato, diceva che: “Quello che conta nella vita è la nostra coscienza, il resto non ha importanza”.

 

Evidentemente lui si sentiva pulito: non basta ad accertare la verità storica di ciò che ha fato in vita, ma il suo lascito è questo.


Se ne è andato nel 2012, alla veneranda età di 92 anni. Resta oggi, almeno tra gli amanti del ciclismo, il ricordo di un grandissimo interprete delle due ruote, uno che seppe ritagliarsi la sua fetta di gloria nell’epoca del dominio di Coppi e Bartali: Fiorenzo Magni, il terzo uomo.



 

 

COLLABORA


scrivi per InStoria



 

EDITORIA


GBe edita e pubblica:

.

- Archeologia e Storia

.

- Architettura

.

- Edizioni d’Arte

.

- Libri fotografici

.

- Poesia

.

- Ristampe Anastatiche

.

- Saggi inediti

.

catalogo

.

pubblica con noi



 

links


 

pubblicità


 

InStoria.it

 


by FreeFind

 

 


[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE]


 

.