[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 220 / APRILE 2026 (CCLI)


contemporanea

Carmelo Palladino, anarchico
Tra Bakunin e l'oblio
di Benedetto Asciuti

 

Nel ventennio successivo all’Unità d’Italia (1860–1880), una parte significativa dei protagonisti del Risorgimento maturò una profonda disillusione nei confronti del nuovo Stato nazionale. In questo clima di frustrazione politica e sociale si diffuse l’interesse per le idee anarchiche, favorito anche dalla presenza in Italia di Michail Bakunin, che contribuì alla nascita dell’anarchismo organizzato fondando la “Fratellanza Internazionale”, dalla quale emerse la prima generazione di anarchici italiani, tra cui Errico Malatesta, Carlo Cafiero e Carmelo Palladino.

 

Carmelo Palladino nacque a Cagnano Varano (Gargano) il 23 ottobre 1842. Il padre Antonio era un noto avvocato e patriota, la madre Raffaela Fiorentino apparteneva alla nobiltà locale. Con i primi studi compiuti a Napoli, entrò in contatto con Bakunin e si inserì attivamente nei circoli rivoluzionari cittadini. Partecipò alla fondazione della sezione napoletana dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, di cui fu segretario e corrispondente, costruendo una rete di relazioni con i principali esponenti dell’anarchismo italiano ed europeo.

 

Di particolare rilievo fu la sua corrispondenza con Friedrich Engels e Karl Marx, che testimonia l’inserimento di Palladino nei circuiti internazionali del socialismo ottocentesco; Marx gli donò anche un testo con dedica personale. Tornato a Cagnano Varano, Palladino sposò Antonia Caccavelli, dalla quale ebbe due figlie, ed esercitò la professione di avvocato senza interrompere l’impegno politico né i contatti con gli ambienti sovversivi.

 

Nel 1879 fu arrestato con l’accusa di cospirazione contro l’ordine costituito, ma venne scarcerato pochi mesi dopo su disposizione del tribunale di Lucera. Continuò a collaborare con giornali e pubblicazioni socialiste, elaborando tesi per i congressi dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori. La sua abitazione divenne un punto di riferimento per esponenti di primo piano dell’anarchismo italiano, tra cui Errico Malatesta e Francesco Merlino.

 

La vita di Palladino fu segnata da difficoltà economiche e dall’isolamento geografico del Gargano, come emerge chiaramente dalla sua corrispondenza privata. Negli anni Ottanta dell’Ottocento ricoprì l’incarico di avvocato del Comune di Cagnano Varano, che abbandonò nel 1888 ritenendo inadeguato il compenso rispetto alle responsabilità richieste. Nel 1881 fu inoltre sottoposto a misure di sorveglianza da parte delle autorità di polizia in seguito alla pubblicazione di articoli ritenuti sovversivi.

 

Palladino morì il 19 gennaio 1896, colpito alle spalle mentre rientrava nella propria abitazione. La sua figura cadde progressivamente nell’oblio, anche a causa della distruzione dei suoi scritti da parte dei familiari, circostanza che ne ha fortemente compromesso la memoria storica.

 

Il suo pensiero emerge soprattutto nella traduzione rielaborata di Parigi ceduta di Gustave Flourens e nel saggio Le caste, in cui analizza le profonde disuguaglianze della società postunitaria. L’anarchismo di Palladino si fonda prevalentemente su un forte senso di giustizia sociale e sulla denuncia di una struttura sociale rigidamente divisa in “caste”, che nega al lavoratore reali possibilità di emancipazione.

 

L’anarchismo di Carmelo Palladino nasce dalla constatazione delle profonde disuguaglianze della società postunitaria, da lui concepita non come articolata in ceti, ma rigidamente divisa in caste. In questo quadro il lavoratore è relegato a una condizione di subordinazione, mentre il possidente beneficia di privilegi che rendono quasi impossibile ogni mobilità sociale. Al proletario, privo di tutele e relazioni, resta solo l’emarginazione; il borghese, al contrario, può contare su reti di protezione e connivenze. Tra le due principali matrici del pensiero anarchico, l’esaltazione della libertà individuale e il senso della giustizia sociale, Palladino si colloca decisamente nella seconda.

 

La sua adesione all’anarchismo nasce dal rifiuto di una società segnata da disuguaglianze profonde e strutturali, in cui le distanze tra ricchi e poveri, tra borghesia e proletariato, restano sostanzialmente immutate. Anche con l’avvento della società di massa e di un benessere diffuso, le ricchezze continuano a concentrarsi nelle mani di pochi, mentre il lavoro diventa sempre più precario e, su scala globale, il capitalismo riproduce forme di sfruttamento estremo. Se in passato suscitava indignazione la condizione dei contadini garganici, oggi la stessa indignazione riguarda lo sfruttamento dei lavoratori migranti, inseriti in un sistema globale che accomuna contesti diversi nella medesima logica di oppressione.

 

Per Palladino, il superamento della società diseguale passa attraverso l’azione di un’avanguardia militante e, soprattutto, la partecipazione consapevole delle masse. Il cambiamento non assume forme di violenza rivoluzionaria, ma quelle di una trasformazione sostanzialmente incruenta, affidata alla forza collettiva e alla capacità di neutralizzare il potere dei possidenti. Centrale in questo processo è il ruolo dell’istruzione, intesa come strumento di emancipazione e come mezzo per superare la separazione tra lavoro manuale e intellettuale, in favore di una formazione integrale dell’individuo, secondo una prospettiva di chiara ascendenza bakuniniana, condivisa anche da Lev Tolstoj, il quale aveva elaborato il principio del “lavoro per il pane”.

 

Palladino non è stato un grande teorico ma un appassionato, e la passione gli consente di cogliere l’essenziale. E l’essenziale sono le parole con cui chiude un suo scritto del 1882 per la rivista “La Lanterna” di Firenze: “… e ci compenetriamo più di tutti delle sofferenze dell’Umanità; e malfattori come siamo, prepariamo per quelli che nasceranno: pane, uguaglianza, libertà, giustizia morale. Ci riusciremo? Un giorno lo registrerà la storia”.

 

La storia però ha seguito un’altra direzione: capitalismo e comunismo si sono divisi il mondo, poi il primo ha prevalso sul secondo. Le caste sono sopravvissute in entrambi i sistemi e tuttora continuano ad esistere. Eppure, contrariamente a quanto sosteneva Samuel Huntington, la storia non è finita e non finisce qui.

 

Non è escluso infatti che saranno proprio quei “malfattori”, bollati come sovversivi, a risultare nel giusto, per aver reclamato ciò che ancora oggi viene sistematicamente negato: uguaglianza e libertà per tutti.

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

Palladino, C., Le caste

Palladino, C., trad. e rielab., G. Flourens, Parigi ceduta

Bakunin, M., Scritti politici

Malatesta, E., Scritti scelti

Masini, P. C., Storia degli anarchici italiani

Romano, S., Il socialismo e l’anarchismo nell’Italia postunitaria

Sara Bellofiore, Dizionario biografico online degli anarchici italiani

Leonarda Crisetti, Carmelo Palladino, anarchico, era cagnanese

Mario Spagnoletti, Riflessi del dibattito ideologico sull'azione degli anarchici pugliesi (1874-1884)

Rivista La Lanterna, anno I, nr. 15, 11 giugno 1882articolo di Palladino Delle disuguaglianze Sociali

Domenico Tarizzo, L’Anarchia, storia dei movimenti libertari nel mondo

Michele Mango, La Capitanata, dalla pastorizia al capitalismo agrario

Giovanna Baldessari, Gli Anarchici

RUBRICHE


attualità

ambiente

arte

filosofia & religione

storia & sport

turismo storico

 

PERIODI


contemporanea

moderna

medievale

antica

 

ARCHIVIO

 

COLLABORA


scrivi per instoria

 

 

 

 

PUBBLICA CON GBE


Archeologia e Storia

Architettura

Edizioni d’Arte

Libri fotografici

Poesia

Ristampe Anastatiche

Saggi inediti

.

catalogo

pubblica con noi

 

 

 

CERCA NEL SITO


cerca e premi tasto "invio"

 


by FreeFind

 

 

 


 

 

 

[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]