[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 225 / SETTEMBRE 2026 (CCLVI)


contemporanea

CAMOUFLAGE
LONtANO DAL FRONTE, DENTRO AL CONFLITTO

di Leila Tavi

 

C'è un momento in Camouflage (Камуфляж), primo lungometraggio di Mykyta Gibalenko (Микита Гібаленко), in cui la macchina da presa indugia sul terrazzo di un palazzo di Monaco di Baviera, mentre Vitalii (Віталій), in videochiamata con la sorella Yevheniia (Євгенія), rimasta in Ucraina, resta sospeso tra due mondi che faticano sempre di più a comunicare. È un'immagine che anticipa il tema centrale del film, presentato in concorso alla ventitreesima edizione delle Giornate degli Autori 2026.

 

Mykyta Gibalenko è un regista ucraino nato a Melitopol' (Мелітополь) nel 1993, città ucraina della regione di Zaporižžja (Запоріжжя), che dal 2022 è sotto occupazione russa. Il regista emergente è cresciuto a Kyiv (Київ), dove ha studiato ingegneria meccanica prima di scoprire la sua passione per le arti visive. Nel 2013 si è trasferito in Germania, dove ha intrapreso la carriera d’ingegnere, collaborando parallelamente con artisti della scena teatrale indipendente di Monaco di Baviera. Il 2016 è l’anno di esordio alla regia con il documentario Sinnspagat, a cui sono seguiti diversi cortometraggi, tra cui I See Them Bloom, candidato nel 2023 al Deutscher Kurzfilmpreis (Premio Tedesco per il Cortometraggio), il più importante riconoscimento nazionale tedesco dedicato ai cortometraggi. Ha inoltre realizzato la serie televisiva Nebo Ta Zemlia (Небо Та Земля – Cielo e Terra), del 2022.

 

Camouflage è ispirato all'esperienza personale del regista come espatriato in Germania. Un percorso che con l'invasione russa dell'Ucraina del 24 febbraio 2022 va riletto sotto una nuova luce, poiché il tragico evento ha trasformato una scelta individuale e la speranza di un’esistenza migliore in una riflessione sull'esilio, sul senso di appartenenza e sull’esperienza del conflitto vissuto da lontano.

 

Interpretato da Arthur Aliiev (Артур Алієв), Vitalii è un giovane universitario di ventidue anni balbuziente e vessato dai continui scherni di cui è oggetto. Camouflage si apre proprio con il suo rientro a casa, dopo l'ennesima bocciatura, e con l’irrevocabile decisione di trasferirsi in Germania. Il ragazzo cerca di tenere nascosto il suo piano soprattutto alla madre Tetyana (Тетяна), forse per vergogna, o per mancanza di dialogo, o per paura del giudizio della donna. Così il biglietto del treno per Monaco di Baviera è gelosamente custodito tra il materasso e la sponda del suo letto. A scoprire le intenzioni del ragazzo è invece la sorella Yevheniia, alla quale presta il volto Yelyzaveta Tsilyk (Єлизавета Цілик). La ragazza compone musica elettronica ed è la sua unica confidente. Ha sempre incoraggiato Vitalii a non abbandonare gli studi, nonostante i pregiudizi dei docenti riguardo alla sua balbuzie.

 

Vitalii è però determinato a perseguire il suo obiettivo, nonostante la delusione che darà a sua madre Tetyana, interpretata da Anna Yaremchuk-Bobalo (Анна Яремчук-Бобало). Tetyana insegna letteratura russa e non riesce ad accettare che il Paese dei grandi autori e dei poeti che ama possa essere divenuto l'aggressore dell'Ucraina. Quei testi, che con dedizione condivide con i suoi allievi e con i suoi figli, diventano così il terreno di un doloroso conflitto interiore.

 

La prima parte del film è costruita sul tempo monotono legato alla quotidianità e alla grigia routine di un immigrato che non capisce neanche il tedesco: un lavoro come inserviente in una mensa universitaria, la solitudine, l’essere considerato invisibile dai suoi coetanei che ogni giorno vanno a mensa. Il cambio di passo avviene con l'incontro fra Vitalii e Fiona, studentessa benestante e regista di una compagnia teatrale studentesca interpretata da Klara Lange, che gli offre un ruolo, e con esso un'identità alternativa, ovvero il "travestimento" da cui il film prende il titolo: i capelli tinti, un nuovo nome tra gli amici, Vito, e una balbuzie che sul palco scompare, come accade non di rado a molte persone balbuzienti quando recitano, protette dal personaggio e libere dall'esposizione e dalle insicurezze della comunicazione quotidiana.

 

È il 24 febbraio 2022 a rompere questo equilibrio precario. Madre e sorella raggiungono Vitalii, in fuga dal loro Paese, bombardato e occupato dalle truppe russe, così l'appartamento tedesco di Fiona, che le ospita entrambe, diventa lo spazio in cui si scontrano due modi opposti di percepire la stessa guerra. Yevheniia crolla quando viene a sapere che la ragazza della quale è innamorata, Alina, interpretata da Alina Danko, una giovane e coraggiosa giornalista al fronte e scomparsa da giorni, è deceduta. Il dolore la rende incapace di riconoscere, nel fratello ritrovato, la persona che aveva lasciato partire con sogni e speranze di riscatto. «Non fingere di essere europeo», lo accusa a un certo punto, rovesciando sul piano familiare un conflitto che è insieme geopolitico e identitario. Tetyana, dal canto suo, passa nel corso del film da figura soffocante per il figlio a inattesa fonte di consolazione.

 

Il travestimento che ha ispirato il film, in questo senso, non riguarda soltanto Vitalii: anche Yevheniia, più apertamente impegnata nella causa ucraina rispetto al fratello, è costretta a ridefinire se stessa nello spazio asfissiante dell'esilio forzato. Camouflage è stato del resto candidato al Queer Lion 2026, premio assegnato infine ex aequo a Queer Edward II di Theo Rollason e a London di Victor Di Marco e Márcio Picoli: un riconoscimento mancato, ma che segnala quanto la dimensione dell'identità sessuale sia intrecciata, nel film, a quella nazionale e generazionale.

 

Sul piano formale, la regia di Gibalenko è misurata, attenta alla posizione dei corpi negli spazi domestici e teatrali: è lì, più che nelle immagini di guerra – nel film filtrate da immagini vere tratte da smartphone e da notiziari –, che si misura la distanza fra i personaggi. La colonna sonora elettronica di Mykyta Moiseiev (Микита Моісеєв) accompagna anche i momenti in cui il rapporto fra Vitalii e Yevheniia si ricompone attraverso la musica, in una delle scene più riuscite del film: una lunga jam in studio in cui il tedesco stentato del fratello viene trasformato da Yevheniia in un brano techno.

 

La critica intervenuta a Venezia ha apprezzato soprattutto le interpretazioni di Aliiev, Tsilyk, Yaremchuk-Bobalo e di Lange su tutti, nonché la scelta di raccontare la guerra attraverso le relazioni familiari, piuttosto che spettacolarizzando il conflitto. Più divisa è stata la valutazione della tenuta drammaturgica nella parte finale, dove le molte questioni aperte — l'identità nazionale, quella sessuale, il senso di colpa del migrante e il tema dell'appartenenza — faticano a trovare una sintesi.

 

Camouflage è nel complesso un’opera sincera, che rifiuta tanto il ricatto emotivo quanto le grandi dichiarazioni sul conflitto e che s’inserisce in un filone recente del cinema ucraino, più interessato al tempo lungo delle relazioni e della memoria che alla cronaca immediata della guerra. Lo stesso interrogativo è al centro di Lirica Ucraina di Francesca Mannocchi, altro titolo di questa stagione romana dedicato all'Ucraina in guerra. È proprio da questa vicinanza tematica, prima ancora che stilistica, che si misura quanto il cinema ucraino contemporaneo stia cercando, con strumenti diversi, un vocabolario comune per raccontare la guerra.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]