[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 220 / APRILE 2026 (CCLI)


contemporanea

IL FENOMENO BurrneshE
Una questione “gender” della tradizione albanese
di Francesco Antinolfi

 

Il termine albanese burrneshe (al singolare burrnesh) deriva dalla parola burr, uomo, ed è volutamente declinato al femminile per indicare tutte quelle donne che avevano deciso di vivere da uomini. Le vergini giurate erano un fenomeno del passato ad oggi ridotto a poche persone; per lo più si tratta di donne anziane che avevano trascorso i loro primi anni di vita in un contesto spesso rurale, retrogrado, dove la scelta di diventare burrnesh era stata in qualche misura obbligata, rappresentando gli ultimi retaggi del passato tribale balcanico.

 

Con le burrneshe, o vergini giurate, si identificavano donne di un paese balcanico, solitamente l’Albania settentrionale, il Kosovo e il Montenegro, che decidevano di vestire i panni dell’uomo e come tali venivano riconosciute dalle società in cui vivevano. Nelle comunità albanesi più arcaiche questa esigenza nasceva dal presupposto che una donna non potesse vivere da sola. La figura era riconosciuta dal diritto tradizionale di quei luoghi, chiamato Kanun, codice consuetudinario albanese, che riconosceva alle donne che sceglievano lo stato di burrnesh di acquisire gli stessi diritti e doveri giuridici che tradizionalmente, nelle società patriarcali, sono attribuiti alle figure maschili, e di conseguenza essere riconosciute come tali. Per esempio, una burrnesh poteva bere e fumare senza che nessuno si scandalizzasse. Stiamo parlando di qualcosa che difficilmente potremmo ritrovare anche oggi, nell’attuale società progressista in cui viviamo. Oggi le giovani albanesi non devono più scegliere questa strada ma molte burrneshe, ormai anziane, sono vive per raccontare la loro storia.

 

Scegliendo di diventare burrnesh si faceva un vero e proprio voto di castità, che non consentiva l’abiura, a cui comunque queste donne mai sarebbero venute meno, considerando la solennità con la quale erano sentiti e vissuti l’onore e la parola data all’interno della società albanese dell’epoca. Per diventare burrnesh, la donna partecipava a una cerimonia in cui faceva un “giuramento di conversione” davanti agli uomini più influenti del villaggio, faceva voto di castità e in questa occasione avveniva la vestizione ufficiale con abiti maschili e il taglio dei capelli.

 

Il giorno seguente il giuramento, le burrneshe avevano conquistato il proprio posto in una società marcatamente patriarcale, in cui il genere femminile era “solo un oltre, fatto per portare peso”, come scritto nel Kanun (il codice consuetudinario albanese), del tutto negato e privo di autonomia, potere decisionale, valore. Con due sole funzioni riconosciute: quella riproduttiva e di comandante delle faccende domestiche. Ma cosa spingeva queste donne a prendere una decisione così drastica e incontrovertibile?

 

Le origini delle burrneshe erano molto antiche. Gli antropologi che si sono impegnati per studiare questo particolare tipo di forma culturale hanno sviluppato diversi tipi di ipotesi e scenari per cercare di comprendere come molte donne di queste aree abbiano deciso di fare una scelta così radicale sulle proprie vite. In particolare, l’antropologa Antonia Young spiega nel suo libro Women who become men: Albanian sworn virgins che all’origine della scelta esistevano almeno tre ordini di fattori. Il primo era legato a una necessità e allo spirito di sopravvivenza. Se in una famiglia nascevano solo figlie femmine, era una maledizione, o nel caso in cui il padre fosse morto o laddove non fosse più stato in grado di provvedere, era necessario che una delle donne di casa dovesse assolutamente farsi carico del nucleo familiare. Per farlo, però, doveva rinnegare la propria natura di donna e iniziare ad acquisirne una maschile.

 

Una seconda ragione era spesso per fuggire a un matrimonio combinato. Le ragazze che si rifiutavano di trascorrere il resto della propria vita accanto a un uomo che non desideravano, costrette a subirne l’autorità cieca, o che volevano semplicemente sentirsi libere dal dominio maschile, accettavano di pagare il caro prezzo di quella scelta tagliando i capelli, indossando abiti maschili e imparando a vivere da uomini.

 

Il terzo motivo, invece, ha radici più recenti e ha attinenza con quella che oggi chiameremmo identità di genere. Quando una ragazza non voleva sposarsi affatto, oppure non riconosceva la propria identità sessuale di donna, oppure perché la ragazza era lesbica e non poteva dichiararlo apertamente, poteva scegliere di diventare burrnesh. Le burrneshe, in base agli studi di genere, sono dunque uomini a tutti gli effetti, nonostante siano nate in un corpo, per così dire, diverso.

 

Oggi le burrneshe sono figure anacronistiche, destinate all’oblio, poiché sempre minore è l’influenza del Kanun tra la popolazione albanese contemporanea. Resiste solo qualche famiglia, in sparuti villaggi dell’estremo nord, soprattutto tra le montagne al confine con il Kosovo, che osserva ancora le consuetudini. La libertà e l’emancipazione femminile presenti nell’Albania odierna cozzano profondamente con le antiche leggi del codice, consentendo una maggiore libertà personale per tutti.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]