SULLE ANTICHE ORiGINI DI Bressanone
Un Territorio, molte Storie
di Jacopo
Moretti
"Io sono convinta che quella
terra (il Südtirol), in apparenza
piccola e periferica rispetto agli
imperi e alla repubblica, sia stata
un crocevia importante, sia per la
storia d’Europa sia per quella del
nostro Paese" (Lilli Gruber).
Il territorio di Bressanone (Brixen),
situato nella Val d’Isarco (Eisacktal)
e appartenente all’odierna provincia
autonoma di Bolzano, oltre a essere
stata la prima città fondata nella
regione (901), rappresenta uno dei
luoghi della più antica
colonizzazione umana del Südtirol,
che si spinge fino al Mesolitico e
precede Ötzi, l’uomo venuto dal
ghiaccio, di migliaia di anni. È
stata sede di un castelliere difeso
da valli di pietrame e palizzate
durante l’età del bronzo; divenne
cuore pulsante della cultura di
Laugen-Melaun a partire dal
1250/1200 a.C. ca.; in seguito,
luogo d’insediamento di tribù
retiche durante l’età del ferro,
fino a diventare in epoca romana
una mansio “stazione di sosta” molto
importante.
La riflessione della scrittrice e
giornalista altoatesina Lilli
Gruber, da lei utilizzata in
riferimento alla storia moderna
della sua regione, si applica
perfettamente anche all’antichità:
il territorio brissinese,
appartenuto durante l’età del ferro
al regno norico-celtico,
comprendente il Tirolo orientale, la
Pusteria (Pustertal) e la Val d’Isarco,
era già percorso da importanti
tracciati in epoca protostorica,
diventando un crocevia importante in
epoca romana per via della sua
significativa vicinanza geografica
al confine tra Raetia, Noricum e Venetia
et Histria. In età imperiale si
trovava lungo l’importantissima
direttrice del Brennero, che da Tridentum (Trento),
dopo aver attraversato Endidae (Egna),
percorreva in Südtirol la Val d’Isarco
passando a destra del fiume,
attraversando Bolzano (Pons Drusi), Sublavione (Sabiona
di Chiusa – Val Gardena) e Vipitenum (Vipiteno),
per poi raggiungere il Brennero e
proseguire in Austra fino al
Danubio, sostituendo celermente
la via Claudia-Augusta che, toccando
l’antica statio Maiensis (Merano),
si diramava poi verso ovest
superando il Passo di Resia e
ricongiungendosi con la direttrice
del Brennero ad Augusta Vindelicum,
in Baviera.
Bressanone si trova, inoltre, a
pochissimi chilometri da Fortezza (Franzensfeste),
luogo di passaggio di un’altra via
importantissima, che è la
direttrice Vipitenum-Aguntum, che
percorreva la Val Pusteria
attraversando la famosissima mansio
Sebatum, oggi San Lorenzo (St.
Lorenzen), la stazione di Littamum,
l’odierna San Candido (Innichen),
per poi raggiungere Aguntum 4 km a
est di Lienz, in Austria. Sempre in
prossimità di Bressanone, Aica era
il punto di diramazione fra il
territorio degli Isarci e quello dei
Saevates, e Sciaves l’innesto con la
Pusteria (cfr. Tabarelli 2023, cap.
X).
Le tracce più antiche di
insediamenti umani in Südtirol
risalgono al Paleolitico Superiore,
tra i 18 e i 15 mila anni fa, quando
il territorio alpino è diventato
abitabile in seguito al ritiro dei
ghiacciai würmiani; in ogni caso, è
con il Mesolitico che le tracce di
insediamenti di
cacciatori-raccoglitori aumentano
sempre di più e compaiono vestigia
di stanziamenti umani abitati più a
lungo anche nelle valli (il
Mesolitico in Südtirol si data tra
il 9000 e il 5500 a.C. ca.).
È proprio a questa fase che la conca
di Bressanone, grazie al clima
favorevole e alla disponibilità
d’acqua, si è distinta tra le più
antiche tracce di colonizzazione
umana del territorio. Del Mesolitico
in quest’area sappiamo comunque
molto poco, ma ai piedi della Plose
sono state scoperte rocce ricoperte
da numerose coppelle (“Bildstein”),
di cui la natura, a oggi, non
risulta ancora chiarita (funzione
rituale? Segnali di richiamo?). Le
“misteriose” incisioni rupestri
bressinesi, oltre alle coppelle,
presentano anche altre evidenze:
segni solari, tracce di meandri, e
via discorrendo. Da un punto di
vista storico e archeologico, al di
là del loro significato ancora
oscuro, queste testimonianze sono
importantissime perché permettono di
riconoscere, a partire da oltre 10
mila anni fa, la presenza di
popolazioni preistoriche nel
territorio brissinese (per
l’esattezza, è il colle di Pinàz nei
pressi di Elvas – probabile luogo di
culto preistorico – che ci ha
restituito le testimonianze
d’insediamenti più remoti).
Giusto per avere un riferimento più
preciso, Ötzi risale a 5 mila anni
fa, perché si stima che sia vissuto
tra il 3350 e il 3100 a.C.: il luogo
di confine naturale in cui il suo
corpo è stato rinvenuto dimostra che
nell’età del rame, per spostarsi da
un luogo a un altro, era salito a
più di 3000 m s.l.m.
Durante l’età del bronzo, sul
cucuzzolo del colle Pinàz (Pinatzbühel)
a Elvas, frazione vicinissima a
Bressanone e sul quale l’altura si
affaccia direttamente, sorgeva un
insediamento fortificato
(castelliere) difeso da valli di
pietrame e da palizzate in legno,
che sfruttava la posizione elevata e
naturale del colle.
A partire dal 1250/1200 a.C.,
nell’area dell’odierno Trentino Alto
Adige, si sviluppa la cosiddetta
cultura di Laugen-Melaun, che prende
il nome dalle due località in cui le
tracce di cultura materiali sono più
consistenti: una è Monte Luco (Laugen),
che si trova a cavallo tra la Val di
Non e la Val d’Ultimo, a nord-ovest
di Bolzano, mentre la seconda (Melaun)
si trova nelle immediate vicinanze
di Bressanone. Caratterizzata per
quanto riguarda la cultura materiale
da una ricca ceramica di qualità,
comprendente anche vasi
sapientemente decorati, la cultura
di Laugen-Melaun è rimasta ben
distinguibile durante l’età del
bronzo perché, malgrado le vie di
comunicazione preesistenti, ha
raggiunto a malapena il Tirolo
settentrionale, dove la cultura
bavarese è rimasta quella dominante.
Quali siano stati i fenomeni esatti
che hanno portato allo sviluppo di
questa nuova corrente culturale, non
è del tutto chiaro, ma la scienza
presuppone che questo nuovo impulso
possa essere stato importato da
movimenti di popolazioni provenienti
da sud (non è però un fatto certo).
Certamente, durante il bronzo
finale, il Südtirol era luogo di
sfruttamento di importanti
giacimenti di rame, ed era già area
di controllo di importantissime vie
commerciali, sia verso nord, sia
verso sud.
L’area di Bressanone è stata un
centro fondamentale di questa nuova
manifestazione culturale, la quale,
negli ultimi due secoli del II
millennio a.C., rappresenta l’apogeo
della preistoria altoatesina (Mazohl,
Steininger 2020, pp. 16-18).
La cultura di Laugen-Melaun ha
continuato a esistere e a
svilupparsi anche nei secoli
successivi: a tal proposito, siccome
stabilire delle cronologie – a
maggior ragione quando si parla di
preistoria – è sempre un’operazione
complessa alla luce delle
significative differenziazioni
geografiche, si ricorda qui che in
Südtirol una lavorazione sistematica
del ferro è documentata soltanto a
partire dall’VIII sec. a.C. in poi,
e comunque in maniera graduale,
quindi parlare di “bronzo tardo” per
gli ultimi secoli del II millennio
a.C. è qualcosa di abbastanza
relativo, perché la lavorazione del
ferro nel territorio altoatesino si
afferma più tardi, e la produzione
di manufatti in bronzo trova ancora
riscontri importanti nella
successiva cultura retica.
La corrente culturale di
Laugen-Melaun si colloca ancora in
una fase di transizione tra la fine
della preistoria e l’inizio della
storia scritta, perché le fonti sono
quasi esclusivamente reperti
materiali.
Nel VI sec. a.C. l’area tirolese era
caratterizzata da una notevole unità
culturale, che si riconosce, nella
media età del ferro, nel gruppo di
Fritzens-Sanzeno, meglio nota come
cultura retica. Fritzens si trova a
nord-est di Innsbruck, nella grande
regione che i Romani chiameranno Raetia,
dal nome dei Raeti, i suoi abitanti,
alla quale appartenevano anche Vipitenum ed Augusta
Vindelicum, l’odierna Augsburg in
Baviera. Sanzeno, invece, si trova
nell’odierno Trentino.
La cultura materiale di questo
gruppo, oltre a essere
caratterizzata da forme ceramiche
altamente specializzate, è la prima
che ci restituisce delle case vere e
proprie e testimonianze di scrittura
su manufatti in bronzo, ceramica e
osso. La cosiddetta casa retica
consiste in un edificio in legno a
due piani impiantato su un terreno
di ghiaia o di roccia, inserendosi,
per così dire, nella sua
conformazione. Un aspetto molto
innovativo riguarda le porte, che
presentavano già delle sorte di
serrature a chiavistello (ibidem, p.
18). Nel territorio bressinese, nel
quartiere di Rione Stufles, è
attestata durante l’età del ferro la
presenza di due case retiche datate
al IV sec. a.C., che recenti scavi
hanno portato alla luce in via Elvas.
Il ritrovamento di manufatti con
iscrizioni incise sopra è di
straordinaria importanza perché,
oltre a essere le prime forme di
scrittura attestate nel Südtirol,
sanciscono l’inizio dell’età storica
nel territorio altoatesino. Le
iscrizioni bolzanine appartenenti al
gruppo Fritzens-Sanzeno sono scritte
in una lingua che non è
indogermanica, ma affine a quella
etrusca, e da ciò si evince che sono
certamente avvenute delle forme di
contatto tra i Raeti e gli Etruschi
padani.
La fase di istituzione della cultura
retica è di enorme importanza perché
le evidenze restituiscono
testimonianze di una civiltà
relativamente complessa che utilizza
già, più o meno limitatamente, la
scrittura. Le testimonianze
archeologiche, inoltre, cominciano a
essere integrate, seppur molto
sommariamente, anche da fonti
scritte indirette di popoli vicini,
che in questo caso sono quelle
romane (lo storico Tito Livio, ad
esempio, parla di un hospitium
publicum tra il senato romano e il
regno norico-celtico a partire dal
170 a.C.).
Gli esponenti del gruppo
Fritzens-Sanzeno hanno avuto
certamente degli intensi rapporti
con il mondo celtico, e lo stesso
toponimo Bressanone lo rivela
esplicitamente. Il nome della città
tirolese compare per la prima volta
nei documenti storici nelle forme
Prassena e Brixina all'interno del
cosiddetto Quartinus-Urkunde,
documento redatto nell’827 da un
nobile bressinese protagonista di
una importante donazione fondiaria;
la forma usuale latina e italiana
diventa Bressanone, mentre quella
tedesca è Brixen, attestata alla
fine del XIII sec. Il toponimo
tedesco Brixen, conservatosi fino a
oggi, deriva da una radice celtica
*brik-/brig-, che significa
“altura”. La radice è comune ad
altri toponimi dell’area alpina e
padana: Bressanone condivide
certamente la radice con il nome
romano di Brescia, che è Brixia (brik-/brig-(e)s-i-a,
dove la e cade e ks/gs dà come esito
una x). Se Brixia significa
“altura” e il suo diminutivo Brixellum (Brescello)
vuol dire “piccola altura”,
Bressanone significa “grande altura”
essendo l’accrescitivo del nome,
come si evince dal suffisso -one nel
suo toponimo italiano (Manzoni
1979).
A prescindere dai contatti con gli
Etruschi padani e dagli intensi
rapporti con i Galli, la cultura
retica è da considerarsi in ogni
caso autonoma e indipendente. Non
sappiamo, però, se questa società
tirolese fosse già caratterizzata da
un’unità politica, perché le fonti
romane parlano appena di gentes “tribù”,
che difficilmente si riuscivano a
distinguere in termini di lingua e
cultura (Mazohl, Steininger 2020, p.
18).
Tutti gli insediamenti romani del
Südtirol sono sorti in luogo di aree
precedentemente popolate, e sono le mansiones “stazioni
di sosta” che si sono ricordate
nell’introduzione: Bolzano, Egna,
Merano, Vipiteno, San Lorenzo e San
Candido (quella che in assoluto ci
ha restituito il maggior numero di
evidenze archeologiche è sicuramente
la mansio Sebatum). Con particolare
riferimento a Bressanone, entrata a
far parte della provincia romana
della Rezia in seguito alla
conquista di Druso nel 15 d.C., e
forse ai tempi denominata Prassena,
molti sono i solchi carrai rinvenuti
nell’area e i resti di strade e
camminamenti sui pendii. I profondi
solchi impressi sugli assi stradali
romani documentano un intenso
traffico in questo crocevia così
importante. Sappiamo comunque che
l’uso dei carri risale all’età del
ferro, e ciò permette di determinare
che già i Raeti disponevano di un
trasporto sistematico,
verosimilmente ricalcato dalle
direttrici romane.
Resti di una strada glareata romana
assai simile a quella rinvenuta a
Egna e a San Lorenzo di Sebato sono
stati riportati alla luce a
Bressanone nel quartiere di Stufles,
dove sono emersi anche resti di
ville romane datate al I sec. d.C.
(il luogo è lo stesso in cui sono
emerse anche le due case retiche
dell’età del ferro, indice del fatto
che i Romani hanno sfruttato luoghi
di insediamenti preesistenti).
Se da una parte, nell’accezione
moderna del termine, Bressanone
rappresenta la più antica città del
Südtirol, fondata nel 901 quando il
vescovo di Sabiona Zaccaria
ricevette in dono dal re tedesco
Ludovico IV il maso “Prihsna”
insieme a estese terre e feudi, è
altresì vero che il territorio
bressinese aveva già alle spalle una
storia inesauribile, iniziata
durante l’età della pietra quasi 20
mila anni fa proseguita, senza
particolari interruzioni, durante
l’età del bronzo, l’età del ferro e
l’epoca romana, fino alla sua
“fondazione” ufficiale sotto forma
di città durante il medioevo, per
poi diventare una importante sede
vescovile. Basti pensare che la
splendida città di Brunico (Bruneck)
è sorta grazie a un vescovo
bressinese di nome Bruno von
Kirchberg, che nel 1250 ne fece
costruire il castello sulla collina
che sovrasta la città.
Guardando alla ricostruzione –
seppur sommaria – restituita in
questo articolo e articolata in
senso diacronico, riallacciandosi
alla citazione d’esordio, ci si
accorge con grande enfasi che
“quella terra in apparenza piccola e
periferica [...] sia stata un
crocevia importante” già a partire
dalle sue origini più antiche,
avendo accolto molte genti di
culture diversificate, a partire dai
primi gruppi di
cacciatori-raccoglitori preistorici
fino alle popolazioni protostoriche
della cultura di Laugen-Melaun, ai
Reti, agli Isarci, ai Galli e ai
Romani. E certamente Bressanone
periferica non è mai stata,
essendosi trovata sin dall’età del
bronzo in luogo di importanti vie di
comunicazioni, sul confine naturale
e stradale tra la Val d’Isarco e la
Pusteria, e in prossimità del punto
di confine tra Raetia, Noricum e Venetia
et Histria durante la fase di
romanizzazione.
Riferimenti bibliografici:
Manzoni G.(1979), Per l’
etimologia di Brixia,«Comm.
Ateneo di Brescia» per l’anno 1978:
135.
Mazohl B., Steininger R. (2020),
Geschichte Südtirols, München,
2a ed.
Tabarelli G.M. (2023), Strade
romane nel Trentino e nell’Alto
Adige, Trento.