[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 219 / MARZO 2026 (CCL)


turismo storico

SULLE ANTICHE ORiGINI DI Bressanone
Un Territorio, molte Storie
di Jacopo Moretti

 

"Io sono convinta che quella terra (il Südtirol), in apparenza piccola e periferica rispetto agli imperi e alla repubblica, sia stata un crocevia importante, sia per la storia d’Europa sia per quella del nostro Paese" (Lilli Gruber).

Il territorio di Bressanone (Brixen), situato nella Val d’Isarco (Eisacktal) e appartenente all’odierna provincia autonoma di Bolzano, oltre a essere stata la prima città fondata nella regione (901), rappresenta uno dei luoghi della più antica colonizzazione umana del Südtirol, che si spinge fino al Mesolitico e precede Ötzi, l’uomo venuto dal ghiaccio, di migliaia di anni. È stata sede di un castelliere difeso da valli di pietrame e palizzate durante l’età del bronzo; divenne cuore pulsante della cultura di Laugen-Melaun a partire dal 1250/1200 a.C. ca.; in seguito, luogo d’insediamento di tribù retiche durante l’età del ferro, fino a diventare in epoca romana una mansio “stazione di sosta” molto importante.

La riflessione della scrittrice e giornalista altoatesina Lilli Gruber, da lei utilizzata in riferimento alla storia moderna della sua regione, si applica perfettamente anche all’antichità: il territorio brissinese, appartenuto durante l’età del ferro al regno norico-celtico, comprendente il Tirolo orientale, la Pusteria (Pustertal) e la Val d’Isarco, era già percorso da importanti tracciati in epoca protostorica, diventando un crocevia importante in epoca romana per via della sua significativa vicinanza geografica al confine tra Raetia, Noricum e Venetia et Histria. In età imperiale si trovava lungo l’importantissima direttrice del Brennero, che da Tridentum (Trento), dopo aver attraversato Endidae (Egna), percorreva in Südtirol la Val d’Isarco passando a destra del fiume, attraversando Bolzano (Pons Drusi), Sublavione (Sabiona di Chiusa – Val Gardena) e Vipitenum (Vipiteno), per poi raggiungere il Brennero e proseguire in Austra fino al Danubio, sostituendo celermente la via Claudia-Augusta che, toccando l’antica statio Maiensis (Merano), si diramava poi verso ovest superando il Passo di Resia e ricongiungendosi con la direttrice del Brennero ad Augusta Vindelicum, in Baviera.

Bressanone si trova, inoltre, a pochissimi chilometri da Fortezza (Franzensfeste), luogo di passaggio di un’altra via importantissima, che è la direttrice Vipitenum-Aguntum, che percorreva la Val Pusteria attraversando la famosissima mansio Sebatum, oggi San Lorenzo (St. Lorenzen), la stazione di Littamum, l’odierna San Candido (Innichen), per poi raggiungere Aguntum 4 km a est di Lienz, in Austria. Sempre in prossimità di Bressanone, Aica era il punto di diramazione fra il territorio degli Isarci e quello dei Saevates, e Sciaves l’innesto con la Pusteria (cfr. Tabarelli 2023, cap. X).

Le tracce più antiche di insediamenti umani in Südtirol risalgono al Paleolitico Superiore, tra i 18 e i 15 mila anni fa, quando il territorio alpino è diventato abitabile in seguito al ritiro dei ghiacciai würmiani; in ogni caso, è con il Mesolitico che le tracce di insediamenti di cacciatori-raccoglitori aumentano sempre di più e compaiono vestigia di stanziamenti umani abitati più a lungo anche nelle valli (il Mesolitico in Südtirol si data tra il 9000 e il 5500 a.C. ca.).

È proprio a questa fase che la conca di Bressanone, grazie al clima favorevole e alla disponibilità d’acqua, si è distinta tra le più antiche tracce di colonizzazione umana del territorio. Del Mesolitico in quest’area sappiamo comunque molto poco, ma ai piedi della Plose sono state scoperte rocce ricoperte da numerose coppelle (“Bildstein”), di cui la natura, a oggi, non risulta ancora chiarita (funzione rituale? Segnali di richiamo?). Le “misteriose” incisioni rupestri bressinesi, oltre alle coppelle, presentano anche altre evidenze: segni solari, tracce di meandri, e via discorrendo. Da un punto di vista storico e archeologico, al di là del loro significato ancora oscuro, queste testimonianze sono importantissime perché permettono di riconoscere, a partire da oltre 10 mila anni fa, la presenza di popolazioni preistoriche nel territorio brissinese (per l’esattezza, è il colle di Pinàz nei pressi di Elvas – probabile luogo di culto preistorico – che ci ha restituito le testimonianze d’insediamenti più remoti).

Giusto per avere un riferimento più preciso, Ötzi risale a 5 mila anni fa, perché si stima che sia vissuto tra il 3350 e il 3100 a.C.: il luogo di confine naturale in cui il suo corpo è stato rinvenuto dimostra che nell’età del rame, per spostarsi da un luogo a un altro, era salito a più di 3000 m s.l.m.

Durante l’età del bronzo, sul cucuzzolo del colle Pinàz (Pinatzbühel) a Elvas, frazione vicinissima a Bressanone e sul quale l’altura si affaccia direttamente, sorgeva un insediamento fortificato (castelliere) difeso da valli di pietrame e da palizzate in legno, che sfruttava la posizione elevata e naturale del colle.

A partire dal 1250/1200 a.C., nell’area dell’odierno Trentino Alto Adige, si sviluppa la cosiddetta cultura di Laugen-Melaun, che prende il nome dalle due località in cui le tracce di cultura materiali sono più consistenti: una è Monte Luco (Laugen), che si trova a cavallo tra la Val di Non e la Val d’Ultimo, a nord-ovest di Bolzano, mentre la seconda (Melaun) si trova nelle immediate vicinanze di Bressanone. Caratterizzata per quanto riguarda la cultura materiale da una ricca ceramica di qualità, comprendente anche vasi sapientemente decorati, la cultura di Laugen-Melaun è rimasta ben distinguibile durante l’età del bronzo perché, malgrado le vie di comunicazione preesistenti, ha raggiunto a malapena il Tirolo settentrionale, dove la cultura bavarese è rimasta quella dominante.

Quali siano stati i fenomeni esatti che hanno portato allo sviluppo di questa nuova corrente culturale, non è del tutto chiaro, ma la scienza presuppone che questo nuovo impulso possa essere stato importato da movimenti di popolazioni provenienti da sud (non è però un fatto certo). Certamente, durante il bronzo finale, il Südtirol era luogo di sfruttamento di importanti giacimenti di rame, ed era già area di controllo di importantissime vie commerciali, sia verso nord, sia verso sud.

L’area di Bressanone è stata un centro fondamentale di questa nuova manifestazione culturale, la quale, negli ultimi due secoli del II millennio a.C., rappresenta l’apogeo della preistoria altoatesina (Mazohl, Steininger 2020, pp. 16-18).

La cultura di Laugen-Melaun ha continuato a esistere e a svilupparsi anche nei secoli successivi: a tal proposito, siccome stabilire delle cronologie – a maggior ragione quando si parla di preistoria – è sempre un’operazione complessa alla luce delle significative differenziazioni geografiche, si ricorda qui che in Südtirol una lavorazione sistematica del ferro è documentata soltanto a partire dall’VIII sec. a.C. in poi, e comunque in maniera graduale, quindi parlare di “bronzo tardo” per gli ultimi secoli del II millennio a.C. è qualcosa di abbastanza relativo, perché la lavorazione del ferro nel territorio altoatesino si afferma più tardi, e la produzione di manufatti in bronzo trova ancora riscontri importanti nella successiva cultura retica.

La corrente culturale di Laugen-Melaun si colloca ancora in una fase di transizione tra la fine della preistoria e l’inizio della storia scritta, perché le fonti sono quasi esclusivamente reperti materiali.

Nel VI sec. a.C. l’area tirolese era caratterizzata da una notevole unità culturale, che si riconosce, nella media età del ferro, nel gruppo di Fritzens-Sanzeno, meglio nota come cultura retica. Fritzens si trova a nord-est di Innsbruck, nella grande regione che i Romani chiameranno Raetia, dal nome dei Raeti, i suoi abitanti, alla quale appartenevano anche Vipitenum ed Augusta Vindelicum, l’odierna Augsburg in Baviera. Sanzeno, invece, si trova nell’odierno Trentino.

La cultura materiale di questo gruppo, oltre a essere caratterizzata da forme ceramiche altamente specializzate, è la prima che ci restituisce delle case vere e proprie e testimonianze di scrittura su manufatti in bronzo, ceramica e osso. La cosiddetta casa retica consiste in un edificio in legno a due piani impiantato su un terreno di ghiaia o di roccia, inserendosi, per così dire, nella sua conformazione. Un aspetto molto innovativo riguarda le porte, che presentavano già delle sorte di serrature a chiavistello (ibidem, p. 18). Nel territorio bressinese, nel quartiere di Rione Stufles, è attestata durante l’età del ferro la presenza di due case retiche datate al IV sec. a.C., che recenti scavi hanno portato alla luce in via Elvas.

Il ritrovamento di manufatti con iscrizioni incise sopra è di straordinaria importanza perché, oltre a essere le prime forme di scrittura attestate nel Südtirol, sanciscono l’inizio dell’età storica nel territorio altoatesino. Le iscrizioni bolzanine appartenenti al gruppo Fritzens-Sanzeno sono scritte in una lingua che non è indogermanica, ma affine a quella etrusca, e da ciò si evince che sono certamente avvenute delle forme di contatto tra i Raeti e gli Etruschi padani.
La fase di istituzione della cultura retica è di enorme importanza perché le evidenze restituiscono testimonianze di una civiltà relativamente complessa che utilizza già, più o meno limitatamente, la scrittura. Le testimonianze archeologiche, inoltre, cominciano a essere integrate, seppur molto sommariamente, anche da fonti scritte indirette di popoli vicini, che in questo caso sono quelle romane (lo storico Tito Livio, ad esempio, parla di un hospitium publicum tra il senato romano e il regno norico-celtico a partire dal 170 a.C.).

Gli esponenti del gruppo Fritzens-Sanzeno hanno avuto certamente degli intensi rapporti con il mondo celtico, e lo stesso toponimo Bressanone lo rivela esplicitamente. Il nome della città tirolese compare per la prima volta nei documenti storici nelle forme Prassena e Brixina all'interno del cosiddetto Quartinus-Urkunde, documento redatto nell’827 da un nobile bressinese protagonista di una importante donazione fondiaria; la forma usuale latina e italiana diventa Bressanone, mentre quella tedesca è Brixen, attestata alla fine del XIII sec. Il toponimo tedesco Brixen, conservatosi fino a oggi, deriva da una radice celtica *brik-/brig-, che significa “altura”. La radice è comune ad altri toponimi dell’area alpina e padana: Bressanone condivide certamente la radice con il nome romano di Brescia, che è Brixia (brik-/brig-(e)s-i-a, dove la e cade e ks/gs dà come esito una x). Se Brixia significa “altura” e il suo diminutivo Brixellum (Brescello) vuol dire “piccola altura”, Bressanone significa “grande altura” essendo l’accrescitivo del nome, come si evince dal suffisso -one nel suo toponimo italiano (Manzoni 1979).

A prescindere dai contatti con gli Etruschi padani e dagli intensi rapporti con i Galli, la cultura retica è da considerarsi in ogni caso autonoma e indipendente. Non sappiamo, però, se questa società tirolese fosse già caratterizzata da un’unità politica, perché le fonti romane parlano appena di gentes “tribù”, che difficilmente si riuscivano a distinguere in termini di lingua e cultura (Mazohl, Steininger 2020, p. 18).

Tutti gli insediamenti romani del Südtirol sono sorti in luogo di aree precedentemente popolate, e sono le mansiones “stazioni di sosta” che si sono ricordate nell’introduzione: Bolzano, Egna, Merano, Vipiteno, San Lorenzo e San Candido (quella che in assoluto ci ha restituito il maggior numero di evidenze archeologiche è sicuramente la mansio Sebatum). Con particolare riferimento a Bressanone, entrata a far parte della provincia romana della Rezia in seguito alla conquista di Druso nel 15 d.C., e forse ai tempi denominata Prassena, molti sono i solchi carrai rinvenuti nell’area e i resti di strade e camminamenti sui pendii. I profondi solchi impressi sugli assi stradali romani documentano un intenso traffico in questo crocevia così importante. Sappiamo comunque che l’uso dei carri risale all’età del ferro, e ciò permette di determinare che già i Raeti disponevano di un trasporto sistematico, verosimilmente ricalcato dalle direttrici romane.

Resti di una strada glareata romana assai simile a quella rinvenuta a Egna e a San Lorenzo di Sebato sono stati riportati alla luce a Bressanone nel quartiere di Stufles, dove sono emersi anche resti di ville romane datate al I sec. d.C. (il luogo è lo stesso in cui sono emerse anche le due case retiche dell’età del ferro, indice del fatto che i Romani hanno sfruttato luoghi di insediamenti preesistenti).

Se da una parte, nell’accezione moderna del termine, Bressanone rappresenta la più antica città del Südtirol, fondata nel 901 quando il vescovo di Sabiona Zaccaria ricevette in dono dal re tedesco Ludovico IV il maso “Prihsna” insieme a estese terre e feudi, è altresì vero che il territorio bressinese aveva già alle spalle una storia inesauribile, iniziata durante l’età della pietra quasi 20 mila anni fa proseguita, senza particolari interruzioni, durante l’età del bronzo, l’età del ferro e l’epoca romana, fino alla sua “fondazione” ufficiale sotto forma di città durante il medioevo, per poi diventare una importante sede vescovile. Basti pensare che la splendida città di Brunico (Bruneck) è sorta grazie a un vescovo bressinese di nome Bruno von Kirchberg, che nel 1250 ne fece costruire il castello sulla collina che sovrasta la città.

Guardando alla ricostruzione – seppur sommaria – restituita in questo articolo e articolata in senso diacronico, riallacciandosi alla citazione d’esordio, ci si accorge con grande enfasi che “quella terra in apparenza piccola e periferica [...] sia stata un crocevia importante” già a partire dalle sue origini più antiche, avendo accolto molte genti di culture diversificate, a partire dai primi gruppi di cacciatori-raccoglitori preistorici fino alle popolazioni protostoriche della cultura di Laugen-Melaun, ai Reti, agli Isarci, ai Galli e ai Romani. E certamente Bressanone periferica non è mai stata, essendosi trovata sin dall’età del bronzo in luogo di importanti vie di comunicazioni, sul confine naturale e stradale tra la Val d’Isarco e la Pusteria, e in prossimità del punto di confine tra Raetia, Noricum e Venetia et Histria durante la fase di romanizzazione.

 

Riferimenti bibliografici:

 

Manzoni G.(1979), Per l’ etimologia di Brixia,«Comm. Ateneo di Brescia» per l’anno 1978: 135.

Mazohl B., Steininger R. (2020), Geschichte Südtirols, München, 2a ed.

Tabarelli G.M. (2023), Strade romane nel Trentino e nell’Alto Adige, Trento.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]