I “DIAVOLI NERI”
BREVE STORIA DELLA BATTAGLIA DI
MOGADISCIO
di Ermando Ottani
Nell’interessante libro I
diavoli neri. La vera storia della
battaglia di Mogadiscio, curato
da Meo Ponte, il generale Paolo
Riccò narra la storia della
battaglia che infuriò il 2 luglio
1993 al checkpoint “Pasta” di
Mogadiscio tra i ribelli somali e la
XV Compagnia Meccanizzata di
Paracadutisti della Folgore, i cui
appartenenti erano noti col nome di
battaglia “Diavoli Neri”.
Il
contingente, partito dall’Italia
sotto l’egida dell’ONU, nell’ambito
dell’Operazione Ibis, era formato in
gran parte da ragazzi di vent’anni o
poco più, fra gli ultimi soldati di
leva dell’esercito italiano, che si
erano offerti volontari per una
missione di pace, trasformatasi di
colpo in guerra aperta e micidiale.
La
spedizione militare – voluta dal
governo italiano presieduto da
Giuliano Amato per partecipare a
quella che era stata definita “la
più grande operazione umanitaria
della storia” – aveva come obiettivo
principale quello di strappare la
Somalia alla morsa della carestia e
della guerra civile tra le milizie
armate che si contendevano il potere
dopo la caduta del regime tirannico
di Siad Barre. Infatti, pur
essendosi riavvicinato al blocco
occidentale dopo il tramonto
dell’URSS, nel gennaio del 1991 le
forze ostili al regime avevano
provocato il suo crollo definitivo e
la fuga rovinosa del dittatore
somalo.
Nonostante la Conferenza di
Riconciliazione Nazionale convocata
nel 1991 a Gibuti, la Somalia
precipiterà in una sanguinosa e
confusa guerra civile tra i vari
signori della guerra. Nel nuovo
contesto internazionale, segnato
dalla fine della guerra fredda e dal
rinnovato predominio americano, la
missione italiana si svolgerà,
inoltre, in un quadro politico
interno profondamente mutato, con la
prima Repubblica spazzata via dalle
inchieste giudiziarie e da
Tangentopoli. Fin dai primi giorni,
l’accoglienza riservata al
contingente italiano non è delle
migliori: l’ostilità somala nei
confronti della presenza militare
italiana non è tanto riconducibile
ai trascorsi coloniali, quanto al
fatto che i somali non hanno
dimenticato l’appoggio
incondizionato e i finanziamenti del
governo Craxi al dittatore Siad
Barre.
D’altro canto, il contingente
italiano sarà, dopo quello degli
Stati Uniti, il corpo di spedizione
più numeroso, sancendo così per
l’Italia repubblicana il secondo
grande impegno militare all’estero
dopo la partecipazione, nel 1982,
alla missione di pace in Libano.
Sono
ormai passati più di trent’anni da
quel 2 luglio 1993, il giorno della
battaglia di Mogadiscio tra le
truppe italiane e i ribelli somali.
Meglio conosciuta come la battaglia
del checkpoint “Pasta”, viene anche
ricordata dagli storici per essere
stata la prima che ha visto
impiegati i militari dell’esercito
italiano dalla fine della Seconda
Guerra Mondiale.
La
battaglia presso il checkpoint
“Pasta” fu uno scontro durissimo e
cruento, in cui persero la vita tre
soldati italiani, fra i quali il
paracadutista Pasquale Baccaro della
XV Compagnia Diavoli Neri, l’unico
reparto italiano che in quel tragico
frangente riuscì a rispondere con
successo all’attacco delle milizie
somale.
Nella
sua narrazione serrata e partecipe,
l’autore ricostruisce, attraverso
documenti e testimonianze inedite,
la vera storia di quel drammatico
giorno, in attesa che la versione
ufficiale ne sveli e ne chiarisca
tutti i particolari e gli aspetti
che non sono ancora stati resi noti.
Quanto a Paolo Riccò (Torino, 1963),
nella sua lunga carriera militare,
ha partecipato, in qualità di
comandante, oltre a quella in
Somalia, a importanti missioni in
Bosnia, Kosovo, Albania e
Afghanistan. Dal 2017 è il
comandante della Brigata AVES e
dell’Aviazione dell’Esercito. Fra i
suoi numerosi riconoscimenti, è
insignito, per la coraggiosa abilità
di comando dimostrata nel corso
delle operazioni in Somalia, della
Medaglia di Bronzo al Valore
Militare.
Riferimenti bibliografici:
Paolo Riccò, I diavoli neri . La
vera storia della battaglia di
Mogadiscio, Meo Ponte (a cura
di), TEA, Milano 2022.