[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 224 / AGOSTO 2026 (CCLV)


moderna

SULL’ASSEDIO DI MALTA DEL 1565
L’EROICA DIFESA DEL GRAN MAESTRO JEAN DE LA VALETTE

di Francesco Biscardi

 

L’assedio ottomano di Malta del 1565 è stato uno degli eventi più significativi nel lungo confronto tra mondo cristiano e mondo islamico del XVI secolo. Tuttavia, spesso di questo avvenimento si sa poco, o viene ritenuto di minore importanza rispetto, ad esempio, alla battaglia di Lepanto del 1571. In realtà, il possesso dell’isola avrebbe costituito un successo geostrategico per il sultano Solimano il Magnifico: essa rappresentava una spinosa insidia nei rapporti marittimi fra Costantinopoli/Istanbul e il Maghreb, viste le continue azioni corsare dei nemici dell’Islam. In più la sua vicinanza alla Sicilia e quindi, per estensione, ai domini spagnoli, la rendevano una preda ambita.

 

Malta non era però priva di difensori: vi si era stanziato l’Ordine cavalleresco degli Ospitalieri di San Giovanni, di origine medievale, stabilitosi a Rodi dopo la caduta dei regni crociati, e da qui cacciato nel 1522, a seguito di conquista turca. I Cavalieri avevano allora dovuto riparare in più località d’Europa, finché Carlo V non assegnò loro il possesso dell’arcipelago maltese nel 1530. L’imperatore mostrò lungimiranza e sagacia: sapeva che l’isola avrebbe potuto essere oggetto delle attenzioni sultaniali, perciò si assicurò la presenza di abili combattenti in grado, all’evenienza, di difenderla sino alla morte.

 

L’organizzazione dei Cavalieri e il contesto

 

Quando costoro arrivarono, da allora noti come Cavalieri o Ospitalieri di Malta, possedevano solo tre navi (due caracche e una galeotta), ed erano indeboliti ed impoveriti rispetto ai tempi di Rodi. Ciononostante non si persero d’animo: guidati da un abile Gran Maestro, Philippe de Villiers de L’Isle-Adam, attesero a darsi una strutturazione interna, dividendosi in otto Lingue (dal 1534, a seguito della Riforma anglicana, furono ridotte a 7 perché venne esclusa quella inglese), in pratica “nazionalità”, ad ognuna delle quali era garantita una delle alte cariche (ad esempio, vi era la Lingua della Provenza, da cui proveniva il Gran commendatore, o quella dell’Alvernia, cui era concessa la figura del Gran maresciallo); avviarono poi il rafforzamento difensivo dell’isola e si diedero un sistema di norme che stabiliva, fra le varie cose, come potessero essere regolati i beni, le proprietà e i finanziamenti. Al gruppo iniziale si aggiunsero progressivamente nuovi arrivati da varie aree della Cristianità, i quali venivano avviati ad un processo di iniziazione e di formazione.

 

L’Ordine prese parte alle imprese di Carlo V, legò stretti rapporti con la Santa Sede e continuò con le attività corsare a cui era già assuefatto (godenti della Lettera di corsa erano sostanzialmente tutti i Cavalieri). Per un effimero periodo tenne anche sotto il proprio controllo Tunisi, fino alla riconquista islamica operata l’abile corsaro Dragut nel 1551.

 

L’Isle-Adam morì nel 1534; gli successero altri Gran Maestri fino a Jean Parisot de La Valette, eletto nel 1557, colui che diverrà celebre per la difesa dell’isola. Questi era un abile combattente ed un indefesso cristiano, membro dell’Ordine dal 1514. Aveva vissuto la caduta di Rodi ed un anno di prigionia in mano musulmana fra 1541 e 1542, quando era stato catturato insieme con la galea San Giovanni, poi rilasciato a seguito di uno scambio di prigionieri.

 

La preparazione allo scontro

 

Fu nel 1565 che Solimano attuò il tentativo di conquista di Malta inviando una flotta di circa 140 galee, una ventina di galeotte, numerosi vascelli di trasporto e circa 30.000 uomini. Partita da Navarino il 12 maggio, l’armata impiegò sei giorni per giungere nei pressi dell’isola. Qui, come nel resto della Cristianità, erano già da tempo giunte notizie che una grande impresa fosse nell’aria: si sapeva che dall’inverno precedente i cantieri navali turchi lavoravano a pieno ritmo, mentre si produceva numerosa polvere da sparo, si fondevano cannoni, si immagazzinavano viveri… non era difficile immaginarsi quale sarebbe potuta essere la preda. Pertanto, La Valette procedette ad evacuare in Sicilia donne, anziani e bambini, avviando iniziative di rinforzo delle difese.

 

Filippo II, re di Spagna e figlio di Carlo V, incaricò don Garcia de Toledo, suo Capitano generale del mare, di inviare dei primi contingenti di fanteria italiana e spagnola a sostegno dell’isola, ai quali si aggiunsero avventurieri e guerrieri da varie zone d’Europa. Al momento, il sovrano madrileno, fra l’altro preoccupato anche per le tendenze insurrezionali dei Paesi Bassi, non aveva possibilità o interesse ad impegnarsi direttamente contro il sultano: per El Rey Prudente, come era soprannominato, il rischio di perdere il grosso delle armate navali in uno scontro avventato contro quelle di Solimano rappresentava un pericolo maggiore rispetto a quello di perdere l’isola, che comunque poteva, verosimilmente, affidarsi ai Cavalieri e alle sue mura fortificate per il tempo necessario a fiaccare gli invasori e a preparare un’idonea spedizione di aiuto.

 

Senza il sostegno diretto di Filippo II, La Valette poteva contare, sulle prime, su circa 3.000 uomini per difendere Malta: la cavalleria fu dislocata a Mdina, la “Città Vecchia”, allo scopo di effettuare puntuali sortite, si immagazzinarono viveri in buche profonde, si collocò la polvere da sparo in luoghi sicuri, mentre si cercò di inquinare i pozzi che avrebbero costituito una primaria fonte di rifornimento per gli assedianti.

 

L’assedio del Forte Sant’Elmo e la resistenza

 

Giunta il 18 maggio, la flotta turca di Lala Mustafà, che poteva beneficiare del supporto del prode Dragut, avanzò lungo il litorale sud, presso la baia di Marsa Scirocco, importante ancoraggio maltese. Al momento del loro attracco, le fortificazioni di Birgu e di Senglea, importanti aree insediative, non erano ancora ultimate, mentre quelle del celebre Forte Sant’Elmo rischiavano di essere insufficienti. L’assedio a quest’ultimo iniziò il 24 maggio con i primi assalti, mentre i cannoneggiamenti furono avviati, dopo alcuni infruttuosi tentativi di conquista a mano armata, a fine mese. L’abilità dei difensori e le strategie messe in atto da La Valette ritardarono la sua caduta, che avvenne solo il 23 giugno.

 

Il tempo non giocava a favore degli ottomani che distavano circa 800 miglia da Costantinopoli, mentre don Garcia stava organizzando l’impresa di soccorso ed aveva intanto inviato un distaccamento di circa 600 uomini al comando di don Juan de Cardona. In più, l’architetto dei Cavalieri, mastro Evangelista, approfittò dei giorni in cui gli avversari erano impegnati a Sant’Elmo per rafforzare i Forti di Sant’Angelo e San Michele, oltreché Birgu e Senglea. Presso queste località si tennero i successivi assalti ottomani, tutti costosi in termini di mezzi e di uomini.

 

Il soccorso e la ritirata ottomana

 

Finalmente, con il beneplacito madrileno, ai primi di agosto si riunì a Messina un consiglio di guerra per avviare le operazioni di soccorso. Dopo circa dieci giorni dall’inizio dei lavori arrivò Gianandrea Doria, fido ammiraglio di Filippo II, con le ultime galee necessarie all’impresa. Il 26 agosto la flotta salpò alla volta di Malta, ma la sfortuna volle che il maltempo rallentasse la navigazione e provocasse alcuni incidenti, tanto che don Garcia optò per ancorare nel sud della Sicilia il 5 settembre, attirandosi non poche critiche per questo, non ultime quelle del Doria che lo spinse a ripartire già il giorno seguente. Vista la vicinanza, giunse comunque nel canale tra Gozo e Malta il 7 settembre, avviando in una rada sicura i primi sbarchi.

 

Nel contempo gli ottomani continuavano un assedio sempre più estenuante, vista la durata e le torride temperature estive, con sempre minori disponibilità di guerrieri e risorse. Anche per i difensori la situazione era sempre più al limite e le speranze di poter resistere a lungo si attenuavano. Per di più erano caduti importanti combattenti: fra questi un figlio di don Garcia e un nipote di La Valette, e lui stesso era stato ferito ad una gamba, segno che nessuno poteva sentirsi al sicuro. In questo quadro la missione di soccorso si rivelò salvifica: le prime migliaia di uomini, molte delle quali costituite dagli abili tercios di stanza a Milano, affrontarono nei pressi di Mdina l’ultimo importante assalto degli ottomani (per giunta ingannati da un moresco spagnolo che aveva minimizzato il numero dei soccorritori), andando incontro ad un massacro. I superstiti corsero ad avvisare Lala Mustafà, il quale dovette ordinare la ritirata. L’ultima galea turca lasciò le acque maltesi il 12 settembre.

 

Conclusioni e conseguenze

 

La Cristianità accolse con giubilo la notizia dell’eroica vittoria e La Valette ricevette onori ovunque, tanto che si conferirà il suo nome alla capitale dell’isola. Critiche furono, invece, rivolte alle tergiversazioni e al tardo intervento spagnolo, sebbene esso alla fine si sia rivelato provvidenziale. Dall’altra parte Solimano, destinato a passare a miglior vita l’anno seguente (1566), dovette digerire il boccone amaro e cercare di minimizzare la disfatta dicendo che “Malta non esisteva” in rapporto alle immense dimensioni dell’Impero ottomano. Tuttavia, essa in realtà, come precedentemente detto, sarebbe stata una conquista importante nello scacchiere mediterraneo.

 

Di contro, il trionfo cristiano fu salutato come un successo voluto da Dio, mentre la “sopravvivenza” dell’isola sotto i Cavalieri ha concesso a quest’ultima di prosperare sotto il profilo culturale, architettonico, artistico e sociale, fino a divenire quella terra che oggi affascina così tanto da attirare milioni di turisti l’anno.

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

Joe Attard, The Knights of Malta, Malta BDL Publishing 2024.

 Fernand Braudel, Civiltà e imperi nel Mediterraneo all’epoca di Filippo II (Vol. 2), Torino Einaudi 2010.

Franco Cardini, Antonio Musarra, Il grande racconto delle crociate, Bologna Il Mulino 2019.

Simone Sampoli, La sconfitta nel Mediterraneo. Venezia e Istanbul: incontri e scontri, da Carlo V alla guerra di Candia (1519-1669), Siena Nuova Immagine Editrice 2016.

Giovanni Staffa, Solimano, in I grandi imperatori, Roma Newton Compton Editori 2015, pp. 702-736.

RUBRICHE


attualità

ambiente

arte

filosofia & religione

storia & sport

turismo storico

 

PERIODI


contemporanea

moderna

medievale

antica

 

ARCHIVIO

 

COLLABORA


scrivi per instoria

 

 

 

 

PUBBLICA CON GBE


Archeologia e Storia

Architettura

Edizioni d’Arte

Libri fotografici

Poesia

Ristampe Anastatiche

Saggi inediti

.

catalogo

pubblica con noi

 

 

 

CERCA NEL SITO


cerca e premi tasto "invio"

 


by FreeFind

 

 


 

 

 

[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]