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N. 116 - Agosto 2017 (CXLVII)

anna comnena
La principessa letterata alla corte di Costantinopoli - parte iI

di Gilda Galesi

 

Alessio, ormai avanti negli anni, vedeva avvicinarsi il momento di prendere una decisione in merito alla successione. Convinto che la stabilità dello Stato potesse derivare solo dalla continuità di un’unica dinastia, propendeva totalmente per Giovanni. Niceta Coniata ci rivela che Irene, invece, ritenendo Giovanni inadatto al governo e adorando Niceforo e Anna, non faceva altro che screditare il figlio presso l’imperatore per indurlo a nominare il genero suo erede.

 

Alessio a volte preferiva non ascoltare, altre volte si lasciava scappare la promessa di prendere in considerazione la proposta, ma più spesso rimproverava la moglie dicendo che se avesse lasciato il regno a Niceforo, pur avendo un figlio naturale, sarebbe scaduto nel ridicolo.

 

L’imperatore, tuttavia, non prese subito una decisione, perché, essendo malato, aveva bisogno dell’aiuto della moglie, che doveva seguirlo anche durante le campagne militari. Fu così che Irene ottenne, se non la nomina di Niceforo, almeno il ritardo della nomina di Giovanni.

 

Alessio soffriva di un’affezione podalgica, di cui Anna ci fornisce spiegazioni, facendo però attenzione a non intaccare l’immagine idealizzata che voleva fornire di Alessio. Ella dà del male modalità e cause, descrivendolo come evento accidentale, in maniera tale che non sembrasse frutto di una tara ereditaria o di una condotta smodata.

 

In questo frangente Anna dimostra anche la sua competenza in campo medico. L’affezione podalgica che tormentò il sovrano ebbe inizio quando un suo amico, mentre giocavano a palla, cadde da cavallo finendo sopra Alessio, che da quel momento in poi accusò dolori alla rotula e al piede, aggravatisi nel tempo a causa del fatto che inizialmente vennero dal sovrano sottovalutati e minimizzati per ricomparire ancora più forti qualche tempo dopo (Alessiade XIV, 4, 2).

 

La situazione tracimò all’inizio del 1118, di ritorno dalla spedizione militare contro i Turchi. Alessio fu trasportato al palazzo dei Mangani, dove era un ospedale. Peggiorava di giorno in giorno e non era più solo la gotta o un reumatismo o l’artrite a minare la salute dell’imperatore. In base alla testimonianza di Anna, che ci riporta il parere dei medici (Alessiade XV, 11, 5), il male mostrava tutti i sintomi di quello che oggi chiameremmo tumore.

 

Tutti accorsero al capezzale di Alessio. La sua infermità aveva provocato un pericoloso vuoto di potere e Irene non era ancora riuscita a ottenere dal marito il consenso per la successione di Niceforo.

 

Secondo Coniata, Giovanni, di nascosto dalla madre, si inginocchiò al capezzale del padre morente e tolse dalla mano di lui l’anello col sigillo. Secondo quanto ci testimonia Zonaras, invece, nella sua Epitome historiarum, Alessio era d’accordo: quello di Giovanni non fu un colpo di stato.

 

È ancora Coniata a raccontarci dei tentativi di Irene di porre rimedio all’ascesa del figlio. In un primo momento Irene tentò di convincere Giovanni a tornare sui propri passi, ma il figlio si rifiutò. Esortò quindi Briennio a impadronirsi del potere, ma anche il genero non se la sentì di accondiscendere a un tale incitamento. Infine l’imperatrice tentò di convincere Alessio a condannare il gesto del figlio, ma anche questo tentativo non trovò riscontro.

 

Tra il 15 e il 16 agosto del 1118 Alessio morì. Anna non riuscì mai a farsi una ragione della morte del padre, tanto da chiedersi come fosse possibile che non si fosse data la morte dopo tanto dolore (Alessiade XV, 11, 21), il giorno in cui si era spento “Alessio il Grande, fiaccola del mondo” (Alessiade XV, 11, 21), il giorno in cui era “tramontato il suo sole” (Alessiade XV, 11, 20).

 

Le ultime pagine dell’Alessiade ci mostrano un’Anna veramente addolorata al ricordo della morte del padre. Nel racconto vengono omessi gli intrighi e le ambizioni che aleggiavano attorno al capezzale del padre. Vi è solo un accenno alla fretta di Giovanni di lasciare il letto del padre morente per andare a impossessarsi del palazzo imperiale.

 

Niceta Coniata ci riferisce inoltre che Giovanni, consapevole della scarsa solidità del suo potere, non partecipò ai funerali per presidiare il palazzo. Subito dopo il nuovo imperatore assegnò le cariche più importanti a quei famigliari che erano sempre stati dalla sua parte. Probabilmente lasciò Anna e Niceforo nella loro posizione, se Niceta continua a chiamare kaisarissa la principessa. In Anna però cominciò a maturare la decisione del colpo di stato.

 

Non era passato neanche un anno che, con l’appoggio di una parte della famiglia, Anna cominciò a tramare contro il fratello Giovanni. Anna, Irene, Niceforo e Andronico, fratello di Anna, riunirono attorno a sé un gruppo di congiurati. Essi avrebbero dovuto uccidere Giovanni, che in quel momento si trovava nel ritiro di caccia del Philopation.

 

Dopo aver corrotto il comandante della guardia imperiale, avrebbero proceduto col piano che sarebbe culminato nella proclamazione a imperatore di Niceforo Briennio. Tuttavia, Niceforo, che non era per nulla incline agli intrighi, si tirò indietro: non era per nulla ambizioso e nutriva non pochi dubbi sulla legittimità delle pretese della moglie, anzi avrebbe dichiarato che il cognato aveva tutti i diritti al trono.

 

A causa della defezione di Niceforo, la congiura fallì e fu anche scoperta. In quel frangente, la kaisarissa maledisse la natura rimproverandola di avere fatto a lei il sesso diviso e incavato e al marito il membro eretto e stondato. Anna non rimproverò Briennio per la sua indolenza, ma solo la natura per aver dato a lei il disagio di avere uno spirito virile in un corpo di donna, l’impotenza e la rabbia che ne derivavano.

 

Anna non ci lascia traccia nella sua opera di questi avvenimenti, né dell’atteggiamento ambiguo del marito, di cui lascerà un’immagine più che positiva. È Niceta che ci riferisce sia della congiura che della reazione di Anna alla defezione del marito, nonché della reazione dell’imperatore. I congiurati avrebbero potuto incorrere nella pena di morte, ma Giovanni volle compiacersi di essere clemente: comminò ai congiurati la sola confisca dei beni.

 

L’odio che Anna nutriva nei confronti del fratello non fu da lui ricambiato: le restituì i beni, lasciò a Briennio le sue importanti cariche e trattò con benevolenza i suoi figli. Nonostante Coniata taccia la notizia, Giovanni rinchiuse Anna e Irene nel monastero della Theotòkos Kecharitomène, per mettersi al riparo da altri loro eventuali tentativi di usurpazione. Per lo stesso motivo fu vietato loro qualsiasi contatto col mondo esterno. Anna aveva solo trentasei anni.

 

Nella solitudine della clausura Anna sentì l’esigenza di dare sfogo alle proprie malinconie e ai propri ricordi, sentì l’esigenza di riscattare la propria esistenza e quella dei propri cari, esigenza dalla quale scaturirà l’Alessiade. È infatti in monastero che Anna iniziò a scrivere la sua opera, in alcuni passi della quale ci testimonia di questo periodo di clausura.

 

La principessa, ormai avanti negli anni, ricorda gli anni felici della sua giovinezza, le sue speranze imperiali, opponendo a tutto ciò la tristezza del presente. Al giovane Costantino, al glorioso Alessio, alla madre Irene, all’amato marito oppone i vecchi amici che ora l’avevano abbandonata e i parenti che la odiavano.

Tuttavia, il nipote Manuele, nel momento in cui divenne imperatore, le restituì la possibilità di ricevere visite e una certa libertà nelle uscite, senza la quale non avrebbe potuto raccogliere documenti e testimonianze sugli avvenimenti di cui andava scrivendo.

 

L’opera di Anna si configura come la biografia di Alessio, di cui elogia virtù militari e politiche, nonché l’impegno che profuse nella restaurazione dell’impero. La kaisarissa mostra finissima capacità di analisi dei più svariati aspetti della vita e della civiltà bizantina. La sua preparazione risulta veramente eclettica e rende l’opera una vera miniera di informazioni. Una delle cose che più ci stupisce di quest’opera è l’estrema competenza di Anna in argomenti militari. L’Alessiade fornisce una miriade di informazioni sull’esercito e la marina imperiale.

 

L’opera è una preziosa fonte di informazioni sulla prima crociata, avvenimento che Anna visse in prima persona e sul quale volle soffermarsi, permettendoci così di analizzare quell’interessante fenomeno che è l’incontro di popoli diversi, così come lei lo visse.

 

Inutile dire che i suoi giudizi su quelle genti rispecchiano l’opinione che l’élite aristocratica bizantina aveva degli Occidentali. In effetti, a partire dalla metà dell’XI e fino alla caduta di Costantinopoli, i rapporti tra mondo bizantino e mondo latino si fecero sempre più stretti.

 

Visto il disinteresse dimostrato dai contemporanei di Anna nei confronti dell’Europa Occidentale, l’Alessiade è una preziosa fonte per gli avvenimenti determinati da questo avvicinamento.

 

Le fonti di Anna, in un primo momento, durante il regno di Giovanni, furono costituite esclusivamente dai suoi ricordi e da quelli della madre. Con l’avvento al trono di Manuele, invece, poté consultare gli archivi dell’impero e interrogare parenti e amici, che le fornirono testimonianze preziose, anche scritte. Anna non cita mai il marito come fonte, ma dovette ricordare i colloqui che avevano avuto durante la loro vita coniugale.

 

L’Alessiade, pur essendo scritta in prosa, si presenta strutturalmente come poema epico in quindici libri. Nei libri I – IX Anna prende le mosse dalla giovinezza di Alessio per proseguire con gli avvenimenti che portarono all’ascesa al potere dei Comneni.

 

Si parla quindi del colpo di stato e dei primi atti di governo di Alessio, nonché della serie di guerre che segnarono gli anni dal 1081 al 1091 contro Normanni, Turchi e Peceneghi. I libri X – XIII sono dedicati al racconto della prima crociata: preparazione e passaggio dei crociati per Costantinopoli, lotte sostenute da Alessio per imporre la propria autorità ai principi crociati di Antiochia. Nel libro XIV Anna descrive la genesi dell’opera e difende la propria imparzialità. Nel libro XV riporta le ultime campagne militari del padre contro i Turchi, i Franchi e la setta eretica dei Bogomili. L’opera si chiude con la narrazione dell’agonia e della morte di Alessio.

 

L’impianto elogiativo dell’opera mina l’obiettività di Anna. Infatti, nonostante nel libro XIV difenda la propria imparzialità, molto spesso la kaisarissa tace gli avvenimenti che avrebbero potuto offuscare la fama di Alessio. Tace gli intrighi orditi da lei stessa prima e dopo la morte di Alessio per raggiungere il potere; fornisce una versione parziale del colpo di stato attuato da Alessio, attribuendo agli incontri tra Comneni e Dukas un carattere assolutamente fortuito; descrive il legame tra Alessio e Maria d’Alania come puramente platonico. Tuttavia, se è vero che la parzialità di Anna riduce un po’ il valore storico dell’opera, è anche vero che non ne diminuisce l’interesse. La principessa facilmente si lascia andare al bello stile e all’eleganza del fraseggio – caratteri comuni alla letteratura bizantina “alta”.

 

In monastero, dunque, Anna iniziò la lunga fine della sua esistenza, durante la quale le lettere furono la suprema consolazione del suo ritiro. Solo grazie a esse riuscì a reagire al crollo delle sue ambizioni. La sua prorompente personalità non poteva però restare nell’ombra: era destinata a grandi cose. Fu così che riversò le sue ambizioni nella narrazione delle gesta del padre.

 

Scrittrice erudita, si cimentò anche nella ricerca di uno stile elegante. Rese così se stessa immortale e consegnò il suo tempo in eredità ai posteri. Ella riuscì a contrapporre la scienza storica all’inesorabile trascorrere del tempo, come dice lei stessa nel prologo alla sua opera: «Il Tempo, nel suo scorrere perpetuo e irresistibile, trascina via con sé tutte le cose create, e le sprofonda negli abissi dell’oscurità, siano esse azioni di nessun conto o, al contrario, azioni grandi e degne di essere celebrate, e pertanto, come dice il grande poeta tragico, “porta alla luce ciò che era nascosto e avvolge nell’oscurità ciò che è manifesto [Sofocle]”. Ma il racconto dell’indagine storiografica è un valido argine contro il fluire del tempo, e in certo modo costituisce un ostacolo al suo flusso irresistibile, e afferrando con una salda presa quante più cose galleggiano sulla sua superficie, impedisce che scivolino via e si perdano nell’abisso dell’Oblio» (Alessiade, Prooimion I, 1).

Questo il grande lascito di questa donna d’eccezione.

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

G. CAVALLO (a cura di), L’uomo bizantino, Laterza, Bari 2005.

C. DIEHL, Figure bizantine, Einaudi, Torino 2007.

P. MORELLI – S. SAULLE, Anna. La poetessa, Jaca Book, Milano 1998.

E. NARDI, Né sole né luna, Olschki, Verona 2002.

E. R. A. SEWTER, The Alexiad of Anna Comnena, Harmondsworth, 1969.

Annae Comnenae Alexias, recensuerunt D. R. REINSCH et A. KAMBYLIS, W. De Gruyter, Berolini et Novi Eboraci 2001.

Georges et Dèmètrios Tornikès: Lettres et discours, ed. J. DARROUZÈS, Èditions du Centre National de la Recherche Scientifique, Paris 1970.

Niceta Coniata, Grandezza e catastrofe di Bisanzio: narrazione cronologica, testo critico e commento a cura di R. MAISANO, traduzione di A. PONTANI, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori, 1994.



 

 

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